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Un giorno, senza annunciarlo a nessuno,
iniziai a tacere.
Non perché non avessi nulla da dire,
ma perché capii
che non tutti quelli che ascoltano
sono capaci di sentire.
Non tutti quelli che restano accanto
lo fanno per esserci davvero.
Così, smisi di offrire le mie emozioni
come fossero fiori sul ciglio della strada.
Raccolsi i miei segreti,
li avvolsi nel silenzio
e iniziai a custodirli.
I sogni li portai sotto la pelle,
in stanze dove nessuno poteva entrare
senza chiavi forgiate
nel fuoco del vero interesse.
Costruii un muro.
Non di pietra.
Non di rabbia.
Un muro fatto di discernimento.
Invisibile agli occhi
ma solido come un voto interiore.
Non per chiudermi dal mondo,
ma per proteggere ciò che di più sacro
avevo imparato: la mia verità.
Accadde che chi era lì solo per curiosità,
si stancò.
Chi voleva solo raccogliere
senza restare, si dissolse.
Ma chi portava nel cuore
il seme della presenza vera,
trovò un modo.
Perché i muri non fermano gli spiriti affini.
Non c’è barriera che tenga
quando l’Anima chiama un’altra Anima.
E quelli che hanno occhi per vedere
e mani per costruire ponti, restano.
Pochi.
Ma eterni.
E da quel giorno,
ho smesso di contare le presenze.
Ho iniziato a onorare le presenze vere.
Perché un cuore custodito bene
non è un cuore chiuso.
È un tempio.
L’ingresso è solo per chi
sa inginocchiarsi davanti al mistero,
senza paura.
Luigi Silvestri
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