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La cappella Gondi è la prima cappella a sinistra nella basilica di Santa Maria Novella a Firenze. La cappella è famosa per ospitare il Crocifisso di Filippo Brunelleschi, una delle rarissime opere scultoree dell'architetto della cupola di Santa Maria del Fiore, l'unica in legno policromo.

 

Crocifisso di Filippo Brunelleschi. Una scultura in legno policromo realizzata tra il 1410 e il 1415. Si trova all'interno della Cappella Gondi nella Basilica di Santa Maria Novella a Firenze. L'opera è nota per la sua armoniosa proporzione e il realismo raffinato

 

 

Questa cappella si celebrò, nel giorno di San Luca del 1279, la cerimonia della "Posa della prima pietra" dell'intera basilica di Santa Maria Novella da parte del cardinale domenicano Latino Malabranca Orsini, giunto a Firenze per mediare le dispute tra Guelfi e Ghibellini. Da quel giorno la cappella è intitolata proprio a san Luca. Resti di quel periodo sono i guastissimi affreschi della volta, raffiguranti i quattro evangelisti e risalenti agli anni '70 del secolo. Autori furono quei maestri bizantini di maniera greca dei quali parla Giorgio Vasari, anteriori alle rivoluzioni di Cimabue e Giotto.

 

 

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Buon pomeriggio❤️💛

 

Alcune persone, per quanto invecchino, non perdono mai la loro bellezza. La spostano semplicemente dal loro viso al cuore.
(Robert Buxbaum)

 

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Nell'edificio di destra, sui pilastri, si legge A.S. MCCCCII (1502) e la firma PHILIPPINUS DE LIPPIS FACIEBAT.

 

 

 

 

 

due alte colonne riccamente ornate, sui cui plinti si trovano le personificazioni della Carità (sinistra), che allatta tre fanciulli e ha vicino il fuoco, suo emblema, e della Fede (destra), con un crocifisso, una pisside e un'ostia.

Musa Pagana, parete centrale                                      Parthenice, la Musa Pagana che abitava nel Partenio, cioè il monte dell'Arcadia, che suona la lira con due amorini all'ombra di una palma, simbolo cristiano del trionfo sul mondo antico.

Muse Cristiane, parete centrale

 

 

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Resurrezione di Drusiana

 

A sinistra si trovano le Storie di san Giovanni Evangelista: in basso San Giovanni resuscita Drusiana e in alto il Martirio di san Giovanni.

 

 

 

Nell'edificio di destra, sui pilastri, si legge A.S. MCCCCII (1502) e la firma PHILIPPINUS DE LIPPIS FACIEBAT.

 

Tra le colonne del tempietto circolare si trova un'ara con l'iscrizione ORGIA, un'allusione ai riti pagani. Nel gruppo di donne sulla destra alcuni hanno proposto di identificare Selvaggia Gianfigliazzi, la vedova di Filippo Strozzi, tra le figlie Alessandra, Lucñrezia e Caterina.

 

 

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Dietro l'altare è presente la tomba di Filippo Strozzi, scolpita da Benedetto da Maiano (1491-1495): si presenta come un arcosolio, con una Madonna col Bambino entro un tondo sorretto da quattro angeli; il sarcofago è in pietra nera (la "pietra di paragone" o basanite), con decorazioni di cherubini a rilievo che reggono un cartiglio con bucrani; l'arcosolio è decorato da raffinate candelabre che incorporano le mezzelune araldiche degli Strozzi.

 

 

La vetrata venne disegnata dallo stesso artista entro il 1497 e collocata nel 1503. Vi sono rappresentati in alto la Madonna col Bambino e due angeli, sotto i quali, oltre una fascia con lo stemma Strozzi, si trovano i due santi titolari della cappella, Filippo e Giovanni Evangelista; La figura del Bambino che benedice verso san Filippo dimostra la preminenza del santo nel ciclo decorativo poiché protettore del committente. In alto si vede la figura dell'Agnello accovacciato, uno degli emblemi di Filippo Strozzi, con il motto MITIS ESTO ("sii mite"). L'impostazione della vetrata, filtro tra la luce naturale e quella "divina", è strettamente legata alle finte architetture che la circondano, tra le quali appare come il fornice di un arco di trionfo. Negli strombi della finestra corrono ricche candelabre intervallate da scudi triangolari inscritti in cerchi, dove si legge la parola GLO/VI/S, che va letta all'incontro come "SI VOLG[E]", alludendo alla fortuna variabile, come nella vita del committente, ma anche al volgersi della morte fisica in vita eterna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Buongiorno❤️💛

 

  • L’inverno è nella mia testa, ma una eterna primavera è nel mio cuore. (Victor Hugo)

     

     

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Non ingannatevi, non è il boccino d’oro di Harry Potter. Questa immagine del globo alato si ritrova su alcune lapidi di Santa Maria Novella. Antico simbolo egizio, usato anche dalla Massoneria, indica l’anima resa perfetta (la sfera) che vola verso il cielo…

 

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Secondo la Legenda Aurea, San Filippo fu costretto a recarsi al tempio di Marte per sacrificare al dio; durante il rito il diavolo apparve alla base dell’altare in forma di drago uccidendo con il suo alito pestilenziale il figlio del sacerdote. Filippino Lippi immortalò questa scena nel ciclo affrescato della Cappella Strozzi e Giorgio Vasari ci riporta un aneddoto divertente: uno degli apprendisti di Filippino, in assenza del maestro, ne aveva approfittato per mangiare qualcosa; al ritorno improvviso del Lippi tentò invano di nascondere il pranzo in quel buco nel muro, tanto reale appariva ai suoi occhi l’illusione dipinta dal maestro.

 

 

 

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San Filippo scaccia il dragone dal tempio di Hierapolis

 

 

 

Crocifissione di San Filippo     La maggior parte dei pagamenti all'artista avvenne infatti nel 1494-1498, ad opera di Alfonso Strozzi, figlio di Filippo. Alfonso fu uno dei più attivi oppositori di Savonarola; il frate nelle sue prediche attaccò coloro che si facevano allestire monumenti funebri particolarmente sontuosi e la cappella Strozzi fu in quel senso uno dei più vistosi del momento.

 

 

La presenza di fastose architetture "archeologiche" fa pensare all'influenza ricevuta dai monumenti romani durante il suo soggiorno nella città eterna. Lo stile segna la maturità dell'artista e il definitivo distacco dai modi di Sandro Botticelli: per la sfarzosità, i capricci e l'attenzione ai dettagli, questi affreschi vengono indicati come una delle più antiche testimonianze della maturazione di un gusto manierista a Firenze. Le vetrate, disegnate dallo stesso Filippino, vennero installate solo dopo la morte del committente, fra il giugno e il luglio 1503.

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