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Lapide della posa della prima pietra del Santuario

 

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Buona giornata❤️🧡

 

E quando penso che sia finita, è proprio allora che comincia la salita.

Antonello Venditti

 

 

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A destra e a sinistra del Santuario, due piccoli chiostri quadrati (ognuno formato da cinque colonne per lato – 16 colonne in tutto) rigorosamente uguali. Un lungo porticato a colonne (20 in tutto) unisce il sacello, con entrambi i chiostri laterali. La loro funzione era essenzialmente legata all’accoglienza dei malati, che, arrivando dall’esterno, scendevano le scale e venivano ricevuti direttamente nei due chiostri dal personale addetto alla registrazione

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San Francesco di Paola

 

 

 

 

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Di particolare rilevanza in questa chiesa, è l’imponente altare ligneo seicentesco costruito per ospitare al suo interno le spoglie di San Fortunato, martire cristiano, attuale patrono della Chiesa. E’ praticamente un tempio nel tempio. 

 

 

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Santa Maria alla Fontana è un gioiello rinascimentale: una chiesa di una bellezza inaspettata, forse non a tutti conosciuta, un tempo invece santuario mariano che raccolse pellegrini e devoti intorno alla sua fonte d’acqua miracolosa. La chiesa fu voluta dal governatore francese, Charles d’Amboise, nel 1507, che qui trovò guarigione dalla cecità bagnandosi con fede con l’acqua benedetta di quella fonte.

 

Nacque così una chiesa raccolta nella naturale depressione del terreno, ma allo stesso tempo accogliente ed aperta per favorire il passaggio dei pellegrini, specialmente dei malati, che potevano trovare conforto nella farmacia/sacrestia annessa, e anche alloggio in alcune costruzioni adiacenti. Un edificio che per secoli accolse fedeli e malati, diventando, insieme alla Ca’ Granda e al Lazzaretto, uno dei tre capisaldi su cui si articolava la struttura sanitaria della città.

 

Oggi la chiesa si presenta con il suo volto rinascimentale, non intaccato da trasformazioni moderne: la pianta centrale dall’armonioso rigore classico, l’ispirazione all’ideale perfezione di quei valori portati nella Milano sforzesca da Leonardo e da Bramante, i suoi muri dal caldo colore del cotto, gli affreschi di scuola leonardesca… E poi naturalmente, la fonte presso la quale ancora ci si accosta con la speranza del miracolo.

 

 

 

 

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