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La basilica di San Barnaba e l'antistante fontana del Tritone
seicentesca basilica dedicata a San Barnaba, patrono della città. La chiesa, che venne edificata per volere del Cardinal Girolamo Colonna su disegno di Antonio del Grande, deve l'aspetto attuale ai lavori di restauro effettuati nel 1908 per i danneggiamenti causati dal terremoto. La facciata, realizzata tra il 1652 ed il 1653, è progettata in elegante stile barocco.
Marino è un comune italiano della città metropolitana di Roma Capitale, nel Lazio.
Dal 1925 a Marino si celebra la Sagra dell'Uva, la manifestazione più antica in Italia nel suo genere, nata per promuovere il locale vino bianco a denominazione di origine controllata.
Sul territorio comunale si trova un sito patrimonio dell'umanità, un tratto di circa quattro chilometri e mezzo della Via Appia. Regina Viarum. Il sito archeologico del mitreo di Marino ospita una delle sole tre tauroctonie ad affresco esistenti in Italia.
L'affresco raffigurante la tauroctonia nel mitreo di Marino.
Buongiorno ❤️💛 buon inizio settimana
Ciò che ti distingue a volte può sembrare un peso e invece non lo è.
La maggior parte delle volte, è ciò che ti rende grande.
(Emma Stone)
Nel tempo le Sibille hanno ispirato poeti come Petrarca e Boccaccio, che ne amavano l’ambivalenza; filosofi e scrittori come Goethe e Hugo, affascinati dal loro linguaggio enigmatico; e numerosi artisti contemporanei che le vedono come simboli di conoscenza femminile, di intuizione e di mistero.
Il contesto scelto per accogliere questo capolavoro non è casuale. Piacenza è una città dove la tradizione sibillina ha lasciato tracce profonde. Tra la fine del Cinquecento e il pieno Seicento, tre grandi maestri scelsero di rappresentare queste figure con un’insistenza che non si ritrova altrove in Italia. Il Pordenone diede loro un ruolo centrale nella cupola di Santa Maria di Campagna, il Malosso le pose nella basilica di San Francesco e il Guercino, nel 1626-27, dipinse nella Cattedrale un ciclo grandioso in cui Sibille e Profeti dialogano da pari. Una scelta audace che sfidava le gerarchie iconografiche dell’epoca, riconoscendo alle profetesse una dignità pari a quella delle figure bibliche maschili.
La parola Sibilla evoca immediatamente la profezia, ma il mito è molto più complesso. Nell’antichità greco-romana queste figure erano donne dotate di poteri profetici, spesso legate a luoghi simbolici: grotte, sorgenti, montagne. La più famosa è la Sibilla Cumana, guida di Enea nell’Averno nel racconto virgiliano, custode di libri profetici e mediatrice tra uomini e dèi. Accanto a lei vivevano altre Sibille, come la Delfica, la Eritrea o la Ellespontica, tutte accomunate da un rapporto immediato e inquietante con il divino
La loro storia cambiò radicalmente con il cristianesimo. A partire dal Medioevo, grazie alla rilettura poetica di Virgilio, le Sibille furono considerate annunciatrici inconsapevoli della nascita di Cristo. Per questo compaiono nei cicli sacri accanto ai Profeti dell’Antico Testamento. Michelangelo le immortalò nella Cappella Sistina, attribuendo loro un’umanità e una forza fisica che ne fecero icone di sapienza. Raffaello le trasformò in monumentali figure a Santa Maria della Pace, mentre Guercino contribuì a consolidarne il culto visivo proprio nella città di Piacenza
opere di Zucconi non sono semplici accompagnamenti, ma rappresentano un’interpretazione moderna del mito sibillino. La traccia audio accompagna il visitatore in un percorso circolare di suoni e significati, estendendo il tema della profezia oltre il visivo e rafforzando il dialogo tra mito, tempo e contemporaneità.


















































































