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Il lago di Nemi si è generato a causa dell’avvallamento di un cratere che sorge circa 200 metri al di sotto del paese.

Questo piccolo specchio d’acqua è nominato addirittura nell’Eneide, dove Virgilio lo cita come lago di Trivia (Diana), riferendosi al tempio che una volta sorgeva nelle vicinanze. Salì alla notorietà anche grazie all’imperatore Caligola, che durante l’età imperiale lo sfruttò per ospitare due gigantesche navi che utilizzava per divertirsi. Queste erano talmente grandi, da essere particamente due case galleggianti con sovrastrutture in muratura. Gli scafi di queste navi sono oggi esposte al museo delle Navi Romane, in via Diana 13.

Sulle sponde del lago di Nemi, estremamente selvagge e dotate di una folta vegetazione, si affacciano alcuni dei Castelli Romani, come l’omonima Nemi e Genzano di Roma. Durante la stagione estiva il lago è inoltre balneabile.

Il lago di Nemi è proprio ai piedi del paesino. Si tratta di un lago di origine vulcanica, come il vicino lago di Albano, rispetto al quale si trova a 25 metri di altitudine in più con i suoi 316 metri sul livello del mare. Questo ha una profondità ridotta, circa 24 metri, ma non è sempre stato così. Si pensa infatti che in passato le variazioni del livello dell’acqua durante l’anno fossero significative, tanto da richiedere la costruzione di un emissario per fare defluire l’acqua che diversamente avrebbe causato degli straripamenti.

L’emissario fu costruito addirittura intorno al IV secolo avanti Cristo, dagli Etruschi o dagli Ernici. Il suo letto è stato scavato nella roccia ed ha una lunghezza di circa 1650 metri che conduce fino alla valle di Ariccia.

 

 

 

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Santa Maria del Pozzo. Questa è la principale chiesa all’interno delle mura cittadine e le sue origini son avvolte nella leggenda. Si narra infatti che venne costruita in prossimità di un pozzo, dopo che la Madonna apparve ad alcune ragazze del luogo. Il pozzo qui presente era la cisterna che riforniva il castello fortificato che sorgeva in questa posizione.

L’attuale struttura della chiesa di Santa Maria del Pozzo risale al seicento, quando il marchese Mario Frangipane ne finanziò la ricostruzione sulla precedente chiesa del XII secolo. La facciata è invece degli inizi dell’ottocento e riporta l’iscrizione Deo et Beatae Virgini in Coelum Assuptae sopra al portale di ingresso.

Internamente gli spazi sono organizzati su di un’unica navata, con cappelle laterali e un transetto. Tra gli elementi più antichi che puoi trovarvi c’è un trittico in legno della seconda metà del quattrocento con Cristo, San Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista. La grande volta è decorata da un dipinto con tempera a spruzzo e ritocchi a secco risalente al 1934.
Sono invece più antichi i resti delle decorazioni delle cappelle, con rappresentati alcuni episodi della giovinezza di Gesù, dalla fuga in Egitto alla presentazione al Tempio.

 

 

 

 

 

fontana della Gorgone. Le sue dimensioni sono abbastanza contenute, ma è dotata di una grande statua in bronzo che riproduce il volto di Medusa, famosa per i suoi capelli di serpente. Come le altre fontane sparse per il centro storico, anche in questa colpiscono particolarmente gli occhi.

Al di sotto della testa di Medusa ci sono due cannelle da cui l’acqua fuoriesce in maniera continua verso la vasca. Tra le due cannelle c’è una piccola targhetta con un’iscrizione runica. In maniera insolita Luciano Mastrolorenzi, autore di anche questa fontana creata nel 2008, ha creato questa iscrizione a testimonianza del suo operato.

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Palazzo Ruspoli si sviluppa intorno al torrione a base circolare ed era dotato originariamente di altre due torri laterali, una delle quali è andata persa. Il castello costituì l’accesso al borgo fortificato fino al 1572, quando i Frangipane aprirono il centro storico verso l’esterno facendo demolire la chiesa interna e ricostruendola esternamente (la chiesa di Santa Maria del Pozzo). Fu in quel contesto che l’edificio passò dall’essere un castello a un palazzo. Nello stesso momento vennero operate diverse modifiche al complesso, tra cui un sostanziale ampliamento. I lavori furono in parte affidati a Giuseppe Valadier, l’architetto che progettò piazza del Popolo a Roma.

 

 

 

 

 

 

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Sul lago di Nemi "Era un ritorno. Il sole spandea per i boschi ducali, precipitando, un fuoco torbido. Ma su l'acque, chiuse dal quel gran cerchio di tronchi infiammati,un pallore cupo regnava.

Raggio non le feriva alcuno" D'Annunzio

 

 

 

 

 

Non puoi andartene da Nemi senza avere assaggiato una crostatina con crema e fragoline o il celebre fragolino di Nemi

 

 

 

 

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Fontana della dea Diana, che ricorda il vecchio santuario a lei dedicato che si trovava anticamente in queste zone.

 

 

 

Fontana dei Leoni. È facile intuire perché porti questo nome: ti è sufficiente guardare le due teste in bronzo da cui l’acqua sgorga verso la vasca rettangolare posta a terra. L’intera struttura è in tufo peperino, una particolare varietà di tufo abbandonate in queste zone.

Anche le due teste di leone sono opera di Mastrolorenzi e sono caratterizzate da occhi sbarrati e da un piccolo tassello sulla fronte in cui sono stati incisi alcuni alberi e la scritta Diana. Tra le due teste c’è una targa in marmo che ricorda la costruzione della fontana nel 1951.

L’acqua fresca che sgorga da questa fontana è anche leggermente frizzante e proviene dalla sorgente del fiume Algido.

 

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Buongiorno❤️💜.         È già Aprile. 

 

Il tempo scivola
via come la sabbia tra le dita,
restano granelli di ricordi incastrati fra cuore e anima.
Nel suo passare via ne comprendi li senso;
a volte con sollievo, spesso con tormento.
Si intrecciano passato e presente, i sogni belli con quelli brutti.
Conta i granelli, sono davvero tanti.
Trafiggono il cuore, feriscono l’anima.
Portano sollievo e qualche rimpianto.
Poi ne guardi il cuore, ne senti il profumo.
Volta pagina, non è finita.
Tra i ricordi ieri e quelli di domani
vivi il presente.

Silvana Stremiz

 

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Solo a seguito di un evento miracoloso la chiesa prese il nome di Santuario del Santissimo Crocifisso. Era il 1669 quando il frate francescano Vincenzo Da Bassiano tornò da un pellegrinaggio in Palestina portando con se un legno prelevato nel monte Calvario. Lo utilizzò per scolpire un crocifisso a grandezza naturale. Lo aveva quasi completato e doveva solo definirne il viso. Dopo averlo abbozzato però si sentì sfinito, perciò pregò per avere il tempo e la forza di concludere l’opera e poi si mise a dormire. Al suo risveglio trovò il crocifisso con il viso completato in maniera maestrale. Il crocifisso divenne quindi un’immagine sacra venerata da tantissimi pellegrini e anche dai pontefici fino a Giovanni Paolo II, ancora oggi esposto nella chiesa.

 

 

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Nel 1675 padre Felice da Napoli dipinse alcune opere alle pareti della chiesa. L'antica icona della Vergine di Versacarro venne rubata nel febbraio 2002 e in seguito ritrovata il 30 marzo 2006 a Messina dalla polizia

 

 

 

 

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