Ariccia

Anticamente chiamata Riccia o La Riccia o semplicemente 'A Riccia nei dialetti dei Castelli Romani, Ariccia è una delle località più conosciute e popolari dei Castelli Romani, sia per la rilevanza turistica del complesso monumentale chigiano e per l'importanza storica e architettonica delle opere del Bernini, sia per l'importanza religiosa del santuario di Santa Maria di Galloro.

Porta medioevale Il poeta latino Publio Ovidio Nasone nel libro XV vv. 536-546 de "Le metamorfosi" racconta come il figlio del mitico fondatore e primo re di Atene Teseo, Ippolito, dovette fuggire dalla Grecia dopo essere stato accusato di incesto con sua madre Fedra, e si rifugiò perciò in Italia dove venne accolto dalla dea Artemide nel suo bosco sacro sito in Lazio presso il lago di Nemi sui Colli Albani: la dea cambiò nome ad Ippolito chiamandolo Virbio (in lingua latina probabilmente vir bis, "due volte uomo", l'uomo nato due volte). La tradizione vuole che Virbio sia stato il fondatore di Aricia, il cui toponimo deriverebbe dal nome della moglie indigena del fondatore, chiamata appunto Aricia.
In alternativa, lo storiografo latino Gaio Giulio Solino al capitolo VII del suo "Collectanea rerum memorabilia" sostiene che la città venne fondata da alcuni Siculi comandati da un certo Archiloco, dal quale deriverebbe il toponimo della città.


Il ponte di Ariccia è un monumentale viadotto stradale fra i chilometri 23 e 24 della strada statale 7 Via Appia, eretto con lo scopo di rettificare il tracciato della via Appia tra Albano Laziale ed Ariccia. Il ponte fu ultimato nel 1854 su progetto dell'ingegner Giuseppe Bertolini (1790 - 1855).

Medaglia emessa per l'inaugurazione del ponte