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La parte superiore della lunetta è occupata dalle sole croci di Gesù e dei ladroni, con la grande iscrizione in ebraico su quella di Cristo. Altri elementi tipici dei Calvari dipinti sono la presenza del teschio di Adamo (figura dell'umanità perduta) alla base della Croce (come memento mori) e il gruppo dei dolenti a sinistra, con le tre pie donne e il giovane san Giovanni Evangelista.
Nella bordura inferiore è stata raffigurata la genealogia domenicana, con sedici papi, cardinali, vescovi, santi e beati dell'Ordine entro clipei, con al centro il fondatore. Secondo il Vasari, grazie all'aiuto di numerosi confratelli che visitarono quei personaggi e i loro luoghi d'origine, molti di questi ritratti sarebbero stati eseguiti "al naturale".
Antonino Pierozzi, nella genealogia domenicana alla base dell'affresco
San Benedetto
San Giovanni Gualberto
La Crocifissione con i santi è un affresco di Beato Angelico conservato nella ex-sala capitolare del convento di San Marco (oggi Museo nazionale) a Firenze. L'opera occupa una grande lunetta sulla parte superiore della parete nord (ben 550x950 cm) e risale al 1441-1442.
La Crocifissione della sala capitolare rappresenta l'unico caposaldo nella datazione del ciclo decorativo, poiché l'Angelico vi stava sicuramente lavorando nel 1441-1442. Da un atto notarile datato 22 agosto 1441 si apprende infatti che a quella data il Capitolo, a cui partecipava anche l'Angelico, si riuniva nella nuova sagrestia perché la sala non era ancora pronta; da un documento del 25 agosto 1442 si legge poi che le riunioni del Capitolo avevano già ottenuto la loro sede definitiva
Il cielo che in antico era blu, ma che la caduta del pigmento dell'azzurrite (o "blu d'Alemania") ha reso violaceo, scoprendo la preparazione rossiccia sottostante.
Risale al Vasari la notizia secondo cui l'Angelico nel dipingere quest'opera si commoveva fino alle lacrime; lo storico aretino, che descrisse minutamente l'affresco, scrisse anche che nel san Cosma l'Angelico ritrasse il suo amico Nanni di Banco.
Buongiorno❤️🤍
Ci sono tre cose nella vita che non dovresti mai perdere: il tuo sorriso, la tua gioia e il tuo modo di essere.
Buona domenica❤️
Il percorso della vita è un viaggio unico, fatto di crescita, cambiamenti e scoperte, dove l'importante è non fermarsi mai, imparare dalle cadute e dipingere la propria tela con tutti i colori possibili, trasformando le difficoltà in opportunità.
La terza scena mostra il Martirio di san Marco: il corpo del santo, trascinato per le vie di Alessandria, viene colto da una grandinata prodigiosa che mette in fuga gli aguzzini. La parte destra è occupata dalla rappresentazione della tempesta dalla quale fuggono concitatamente i personaggi, con azioni eloquenti che nell'opera dell'artista si ritrovano solo nelle scene della Vita dei santi Cosma e Damiano della pala di San Marco. La rappresentazione atmosferica della tempesta richiama il Miracolo della Neve del Sassetta a Siena, ma non trova riscontro nella pittura fiorentina.
Predella Il primo pannello della predella mostra San Pietro che detta il Vangelo a san Marco. Vi si vede il primo apostolo che da un pulpito ligneo a base esagonale predica alla folla mentre a sinistra san Marco seduto sta scrivendo, con l'aiuto di un novizio inginocchiato che gli regge il calamaio. Partecipano alla scena numerosi personaggi abbigliati secondo la moda dell'epoca, mentre lo sfondo è composto da una serie di edifici in prospettiva, che ricordano, più o meno fedelmente, scorci dell'architettura fiorentina dipinti con notevole rifinizione (il campanile della Badia, palazzo Vecchio, ecc.).
Il pannello centrale presenta un'innovativa Adorazione dei Magi, dove al posto del tradizionale corteo disposto orizzontalmente come un fregio (come nell'Annunciazione di Cortona) si trova una composizione di tipo circolare. La Vergine col Bambino è sempre seduta sulla destra a ricevere l'omaggio di due Magi, mentre il resto del corteo è disposto su una fila parallela in secondo piano, con il terzo magio occupato a parlare con san Giuseppe. Nella testa del giovane tra i due cavalli, dipinta con una tecnica pointillista, si è voluta riconoscere la mano del giovane Piero della Francesca.













































