Buon inizio settimana❤️🤍 buongiorno.
la testa degli uomini è fatta di scatole vuote in cui i pensieri entrano ed escono, come nuvole spinte da un vento capriccioso. E poi, cosa sappiamo di sicuro? Nulla.
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la testa degli uomini è fatta di scatole vuote in cui i pensieri entrano ed escono, come nuvole spinte da un vento capriccioso. E poi, cosa sappiamo di sicuro? Nulla.
Vari spunti rimandano alla pittura fiamminga, verso la quale Lippi dimostrò un certo interesse a partire dal soggiorno padovano, come l'uso della luce che crea vari effetti di "lustro" a seconda della superficie, come la virtuosistica ampolla vitrea in primo piano, allusione allo Spirito Santo.
Non si conoscono le vicende della commissione del dipinto, ma la collocazione dovrebbe essere quella originale, in quella che all'epoca era detta cappella "degli Operai". La pala viene datata al 1440 su base stilistica e secondo alcuni indizi, come la presenza delle Storie di san Nicola nella predella, che farebbe pensare a una commissione da parte di Niccolò Martelli, ricco cittadino che fu tra i finanziatori della ricostruzione basilicale di San Lorenzo all'epoca dei Medici. Forse la pala venne commissionata dai suoi figli, in sua memoria.
1440-1450. Siamo in pieno Rinascimento, i Medici e le famiglie fiorentine sono all’apice della loro grandezza e tutti i migliori artisti gravitano intorno a Firenze. È in questi anni che Filippo Lippi esegue l’Annunciazione per la cappella degli Operai- Martelli nella basilica di San Lorenzo. Ogni opera di questo periodo ha qualcosa di nuovo, gli artisti si osservano e competono tra loro, e le botteghe brulicano di lavori. Grazie al restauro di questa pala d’altare, finanziato dai Friends of Florence ed eseguito dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, sono tornate alla luce peculiarità stilistiche e costruttive che hanno risvegliato la curiosità degli storici dell’arte.
L'Annunciazione Martelli è un'opera, tempera su tavola (175x183 con predella di cm 18x188) di Filippo Lippi, databile al 1440 circa e conservata nella cappella Martelli nel transetto sinistro della basilica di San Lorenzo a Firenze.
La mattina del 30 aprile del 1944 arrivò al convento una squadra di SS guidate dal capitano Karl Friederich Otto Wolf, che operava sotto l’autorità diretta di Hermann Göring, uno dei principali leader del Terzo Reich, con lo scopo di trafugare l’Annunciazione di Beato Angelico. Göring, ricordato come un grande amante dell’arte, aveva creato una squadra di SS specializzata in furti di dipinti, il Kunstschutz, un servizio che, con il pretesto di salvaguardare le opere d’arte dai bombardamenti e la promessa di restituirle alle ubicazioni originali alla fine del conflitto, era lo strumento attraverso cui i tedeschi saccheggiavano le opere d’arte in tutta l’Europa.
Göring aveva una lista di tutte le opere dei più grandi artisti, dai geni del Rinascimento agli Impressionisti; le opere che riusciva a trafugare le portava a Brandeburgo nel castello di Carinhall, sua residenza privata. Nel castello si potevano contare 1300 quadri e 250 sculture, per un totale di circa 1800 opere.
La vicenda dell’Annunciazione di Beato Angelico, sfuggita alle spoliazioni naziste, ci costringe a riflettere su uno dei momenti più terribili della nostra storia.
Apra quella chiesa e ci mostri il dipinto, frate. […] Ha capito che Göring in persona vuole quel dipinto? Lei adesso ce lo trova». In questa frase, tratta dal libro Muoio per te di Filippo Boni, possiamo già capire che l’Annunciazione di Beato Angelico a San Giovanni Valdarno cela in sé una storia che ha dell’incredibile
Nella predella si trovano cinque scene della vita di Maria (lo Sposalizio, la Visitazione, l'Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio, la Dormizione) attribuite ad un assistente dell'Angelico, Zanobi Strozzi. Dal primo pannello manca una porzione, dove probabilmente era raffigurata, all'interno di un edificio, la Natività della Vergine.
L'Annunciazione di San Giovanni Valdarno è un'opera di Beato Angelico (tempera su tavola, 195x158 cm) conservata nel Museo della basilica di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Valdarno e databile ai primi anni trenta del Quattrocento, forse il 1432. L'opera è probabilmente la seconda di una serie di tre grandi tavole dell'Annunciazione dipinte dall'Angelico negli anni trenta del Quattrocento; le altre due sono l'Annunciazione di Cortona e l'Annunciazione del Museo del Prado.
Non è sicuro che l'opera fosse destinata in origine alla chiesa francescana di Montecarlo presso San Giovanni, terminata nel ma qui restò fino alla fine del XX secolo. Non tutta la critica è concorde sull'autografia e sulla collocazione nel percorso artistico dell'Angelico. Alcuni vi leggono un'influenza delle opere di Filippo Lippi.
su una collinetta, si trova la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, primo momento di rottura tra l'Uomo e Dio che viene ricomposto proprio dall'accettazione di Maria.
Buona domenica❤️🧡
Il cuore dell’uomo è come il vestito del povero; è dove è stato rammendato più volte che è più forte.
(Paul Brulat)
Trittico di Hildesheim: Annunciazione, (esterno degli sportelli); Cristo in pietà con gli strumenti della Passione (tergo) 1440-1445 circa