Profilo BACHECA 13725
Sala del Sole e della Luna
L’ambiente prende il nome dall’affresco centrale della volta che raffigura i carri del Sole e della Luna. Citata come “salotto” nei documenti, la camera aveva la funzione di introdurre gli ospiti alle salette più riservate delle Imprese e di Ovidio. Alla sommità dell’ampia volta a schifo si apre uno sfondato prospettico che raffigura l’allegoria del carro del Sole al tramonto e quello della Luna che spunta, metafora del trascorrere incessante del tempo. Una lunga tradizione vuole che l’affresco sia stato eseguito dal più brillante allievo di Giulio Romano: il bolognese Francesco Primaticcio.
L’impresa della Salamandra, simbolo personale di Federico II, compare spesso accompagnata dal motto latino “Quod huic deest me torquet” ovvero “ciò che manca a costei tormenta me”.
Nel Rinascimento, infatti, si credeva che la salamandra fosse in grado di attraversare il fuoco senza bruciarsi. La capacità di questo animale di resistere al fuoco veniva interpretata come metafora della resistenza al fuoco d’amore, una dote di cui il Duca era assolutamente sprovvisto. Federico Gonzaga scelse, quindi, l’arguto motto come allusione al proprio amore passionale che lo legava alla sua amante, Isabella Boschetti.
Le salamandre sono nascoste ovunque nel palazzo: fra gli affreschi, sui camini, nelle decorazioni.
Il motto latino "Quod huic deest me torquet" accompagnava l'impresa e si riferiva al suo temperamento sensuale e all'amore per Isabella Boschetti. L'idea era che la salamandra, indifferente al fuoco, rispecchiasse la sua sensibilità al "fuoco" dell'amore
L'animale compare anche nei camini di Palazzo Te, a volte come parte integrante della decorazione.













































