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Sala dei Cavalli.

 

 

Con i ritratti in grandezza naturale dei sei destrieri preferiti dei Gonzaga era la sala destinata all'accoglienza degli ospiti e alla celebrazione degli eventi più importanti. I cavalli sono dipinti a dimensione naturale e spiccano in tutta la bellezza delle loro forme su un paesaggio naturale che si apre dietro alcune colonne corinzie dipinte e che alternano i purosangue a figure di divinità mitologiche in false nicchie.

Arrivano fino ai tempi moderni i nomi di quattro di questi purosangue: Morel Favorito, Glorioso, Battaglia e Dario; due di questi recano ancora la scritta.

Nella parte superiore delle campate si possono ammirare finti bassorilievi di bronzo che illustrano le fatiche di Ercole. Il soffitto in legno a cassettoni e rosoni dorati accoglie il monte Olimpo e la salamandra, i simboli del duca e il suo schema è ripreso dal pavimento donando simmetria all'ambiente (il pavimento non è rimasto l'originale del tempo).

 

 

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La loggia fungeva da vestibolo per gli ospiti che, dal Cortile d’Onore, venivano introdotti negli ambienti interni di rappresentanza. A loro Federico II si rivolgeva ostentando i più alti modelli culturali del mondo antico, esaltati in tutto l’ambiente attraverso la pittura e la scultura. Alle Muse, protettrici delle arti e delle scienze è dedicata la volta.

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Buongiorno❤️❤️‍🩹

 

O gestisci il giorno o il giorno ti gestisce.

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Le vele della volta sono decorate a lacunari (192 tra losanghe e triangoli ai bordi della composizione) con rilievi di stucco, su fondo celeste, raffiguranti uomini, animali, emblemi e le imprese del Ramarro e del Monte Olimpo, predilette da Federico II. Le raffigurazioni sono tratte dal repertorio classico: monete e gemme, di cui Giulio Romano era collezionista. 

 

 

 

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