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Camera di Ovidio, o delle Metamorfosi

 

Questo ambiente, detto "camerino" per le ridotte dimensioni,[9] costituisce la seconda stanza di un appartamento che ha la camera del Sole e della Luna come ingresso. Il camino è di marmo rosso di Verona, sormontato da una cappa di stucco a finto marmo che riporta la scritta "F(edericus) II G(onzaga) M(archio) M(antuae) V", ovvero Federico II Gonzaga quinto marchese di Mantova. La parte pittorica occupa il fregio e a partire dalla parete d'ingresso i soggetti ispirati alla mitologia sono: Orfeo agli InferiPunizione di Marsia Il giudizio di ParideBacco e AriannaDanza di satiri e menadiLa sfida tra Apollo e PanDioniso ebbroMenadi che tormentano un satiro. Il soffitto originale ha subito vari danni a causa dell'utilizzo della stanza come abitazione.

 

 

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Felice giornata❤️💙

 

Le grandi cose non vengono fatte per impulso, ma nascono da una serie di piccole cose messe insieme” - Vincent Van Gogh

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Buongiorno❤️🧡

 

Ho sempre voluto essere qualcuno, ma ora mi rendo conto che avrei dovuto essere più specifica.

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In occasione della visita dell'imperatore Carlo V, Giulio Romano ebbe l’incarico di riunire il Palazzo col castello mediante una nuova serie di sale, gallerie, scaloni, logge e cortili.

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Pare che il palazzo fosse, in origine, dipinto anche in esterno, ma i colori sono scomparsi mentre rimangono gli affreschi interni eseguiti dallo stesso Giulio Romano e da molti collaboratori. Oltre agli affreschi le pareti erano arricchite da tendaggi e applicazioni di cuoio dorate e argentate, le porte di legni intarsiati e bronzi e i caminetti costituiti di nobili marmi.

 

Abituato com'era stato sin da bambino all'agio e alla raffinatezza delle ville romane, trovò ottimo realizzatore della sua idea di "isola felice" l'architetto pittore Giulio Romano e alcuni suoi collaboratori, tra cui Raffaellino del Colle, con cui aveva lavorato a Roma al seguito di Raffaello. Alternando gli elementi architettonici a quelli naturali che la zona offriva, decorando sublimemente stanze e facciate, l'architetto espresse tutta la sua fantasia e bravura nella costruzione di palazzo Te.

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La zona risultava paludosa e lacustre, ma i Gonzaga la fecero bonificare e Francesco II la scelse come luogo di addestramento dei suoi pregiati e amati cavalli. Morto il padre e divenuto signore di Mantova, Federico II, suo figlio, decise di trasformare l'isoletta nel luogo dello svago, del riposo e dei festosi ricevimenti assieme agli ospiti più illustri e dove poter sottrarsi ai doveri istituzionali assieme alla sua amante Isabella Boschetti.

 

1512/1515, forse si tratta di Isabella Boschetti di Tiziano

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