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“Se si tratta di te, io sono felice”: una poesia di Carlos Ruiz Zafòn

 

E’ la tua voce che mi tranquillizza.
E’ il tuo modo di parlare, il tuo modo di chiamarmi,
quel nomignolo che mi riservi.
E’ il fatto di immaginarti perché non posso vederti.
E’ dovermi figurare la smorfia della tua bocca.
E’ che sei tu.
E quando si tratta di te, io non lo so che mi succede.
Per quanto cerco di trattenermi, se si tratta di te, io sono felice.

 

 

 

 

 

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“Vivere fuori dalla massa,

esprimere sempre se stessi,

senza curarsi del giudizio degli altri.

Conoscere i propri limiti,

cercare di superarli.

Vivere con leggerenza e responsabilità,

senza mai appesantire la vita di nessuno.

Esprimere la propria unicità,

riuscendo ad essere un regalo per se stessi

e per chi dimostra di meritarci.

Saper stare bene da soli

e stare con gli altri per scelta,

mai per paura della solitudine.

È questo il modo più semplice

ed efficace per vivere,

per essere autentici, sinceri, veri.

(Agostino Degas)

 

 

 

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3

 

Vengo a trovarti

molte volte ogni giorno

anche se

non porto il corpo con me,

così forse Tu non sai che io sono lì.

Ma mi piace venire in questo modo,

perché così nessuno mi vede,

e mi siedo e chiacchiero

e guardo il Tuo volto,

e nulla che disturbi.

Emily Dickinson

 

 

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“Attesa” di Vincenzo Cardarelli

“Oggi che t’aspettavo
non sei venuta.
E la tua assenza so quel che mi dice,
la tua assenza che tumultuava
nel vuoto che hai lasciato,
come una stella.

Dice che non vuoi amarmi.
Quale un estivo temporale
s’annuncia e poi s’allontana,
così ti sei negata alla mia sete.
L’amore, sul nascere,
ha di questi improvvisi pentimenti.

Silenziosamente
ci siamo intesi.
Amore, amore, come sempre,
vorrei coprirti di fiori e d’insulti”.

Attesa e speranza

Nella sua bellissima poesia, Vincenzo Cardarelli racconta l’attesa che si avvinghia come un parassita al cuore del poeta, che aspetta invano in ritorno dell’amante, e nel frattempo si nutre di desideri, dubbi e speranze sui sentimenti e su quanto questi siano ricambiati dalla persona amata.

Quante volte ci è capitato, e quante volte ancora ci capiterà, di rimanere ad aspettare incerti un segnale, una manifestazione, un simbolo che ci faccia capire che l’amore esiste anche dall’altro capo del filo, che non ce lo siamo immaginato, che vive tanto in noi quanto nel destinatario dei nostri sentimenti:

 

“[La tua assenza] Dice che non vuoi amarmi.
Quale un estivo temporale
s’annuncia e poi s’allontana,
così ti sei negata alla mia sete.
L’amore, sul nascere,
ha di questi improvvisi pentimenti”.

 

L’amore è una cosa difficile. Ci fa sentire su un’altalena precaria, e noi dondoliamo spaventati, divertiti, felici e un po’ preoccupati. Il più delle volte, continuiamo a dondolare sull’altalena consapevoli del dolore che proveremmo dopo una caduta. Ma si sa, l’emozione e la felicità che scaturiscono da questo gesto di primordiale libertà valgono più di tutte le ferite che ci procureremmo con una caduta. E allora amiamo, attendiamo e amiamo, nonostante tutto.

 

 

 

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Forgiando l’armatura

di Rudolf Steiner

 

Mi rifiuto di sottomettermi alla paura che mi toglie la gioia della libertà,

che non mi lascia rischiare niente, che mi fa diventare piccolo e meschino,

che mi afferra, che non mi lascia essere diretto e franco,

che mi perseguita e occupa negativamente la mia immaginazione,

che sempre dipinge cupe visioni.

Non voglio alzare barriere per paura della paura.

Io voglio vivere e non voglio rinchiudermi.

Non voglio essere amichevole per paura di essere sincero.

Voglio che i miei passi siano fermi perché sono sicuro e non per coprire la paura.

E quando sto zitto, voglio farlo per amore e non per timore delle conseguenze delle mie parole.

Non voglio credere a qualcosa solo per paura di non credere.

Non voglio filosofare per paura che qualcosa possa colpirmi da vicino.

Non voglio piegarmi solo per paura di non essere amabile,

non voglio imporre qualcosa agli altri per paura che gli altri possano imporre qualcosa a me;

per paura di sbagliare non voglio diventare inattivo.

Non voglio fuggire indietro verso il “vecchio” per paura di non sentirmi sicuro nel “nuovo”.

Non voglio farmi importante perché ho paura di essere altrimenti ignorato.

Per convinzione e amore voglio fare ciò che faccio e smettere di fare ciò che smetto di fare.

Dalla paura voglio strappare il dominio e darlo all’Amore. E voglio credere nel Regno che esiste in me.

 

 

 

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Fai solo quello che ti nutre davvero.

Il resto abbandonalo.

Non perdere tempo con attività per te noiose, con persone che non riescono ad arricchirti, con situazioni fastidiose.

Stai perdendo il tuo tempo.

E con esso anche le energie.Le tue preziose energie vitali.

Quelle che ti permettono di evolvere, di crescere, di comprendere.

Ma se sono impegnate in altro come puoi trovare la tua via?

Come puoi seguire la strada se sei stanco, triste, abbattuto, svuotato?

Hai mai visto un cavaliere stanco della vita vincere la sua battaglia?

Si vince se si è centrati, presenti, attenti e vitali.

E per esserlo bisogna abbandonare ciò che non fa per noi.

Anche se è la rassicurante ma paludosa abitudine, anche se ci fa sembrare egoisti, anche se va contro la recita che stiamo mettendo in atto da sempre.

Segui ciò che ti appassiona, ciò che ti ricarica, quello che non ti stanca e tutto ciò che ti rapisce completamente e amorevolmente.

Ubriacati delle tue passioni.

Senza sensi di colpa, senza ragionamenti, senza alcun tipo di paura.

Il mondo ha bisogno di persone vive, creative, vere.

Non farti distrarre da notizie, eventi o persone che vogliono bloccare la tua vitalità imprigionandoti nella paura, nella vergogna o nella disperazione.

Svegliamoci e andiamo nel mondo fieri, vigili ed entusiasti.

Fai solo quello che ti nutre davvero.

In modo spietato. Senza se e senza ma.

Questa è la vera rivoluzione, dentro e fuori di noi.

(Elena Bernabè).

 

 

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“Il funerale della volpe”: racconto di Gianni Rodari

 

Gianni Rodari è stato autore di tantissimi racconti, alcuni dei quali con una morale ancora molto attuale. “Il funerale della volpe” è uno di questi.

 

Una volta le galline trovarono la volpe in mezzo al sentiero. Aveva gli occhi chiusi, la coda non si muoveva. – È morta, è morta – gridarono le galline. – Facciamole il funerale.

Difatti suonarono le campane a morto, si vestirono di nero e il gallo andò a scavare la fossa in fondo al prato. Fu un bellissimo funerale e i pulcini portavano i fiori. Quando arrivarono vicino alla buca la volpe saltò fuori dalla cassa e mangiò tutte le galline.

La notizia volò di pollaio in pollaio. Ne parlò perfino la radio, ma la volpe non se ne preoccupò. Lasciò passare un po’ di tempo, cambiò paese, si sdraiò in mezzo al sentiero e chiuse gli occhi. Vennero le galline di quel paese e subito gridarono anche loro: – È morta, è morta! Facciamole il funerale.

Suonarono le campane, si vestirono di nero e il gallo andò a scavare la fossa in mezzo al granoturco. Fu un bellissimo funerale e i pulcini cantavano che si sentivano in Francia. Quando furono vicini alla buca, la volpe saltò fuori dalla cassa e mangiò tutto il corteo.

La notizia volò di pollaio in pollaio e fece versare molte lacrime. Ne parlò anche la televisione, ma la volpe non si prese paura per nulla. Essa sapeva che le galline hanno poca memoria e campò tutta la vita facendo la morta. E chi farà come quelle galline vuol dire che non ha capito la storia.

Gianni  Rodari

 

 

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GUARIREMO NOI E GUARIREMO LA TERRA 🌺🌲

“La gente rimase a casa

e lesse libri e ascoltò

e si riposò e fece esercizi

e fece arte e giocò

e imparò nuovi modi di essere

e si fermò

e ascoltò più in profondità

qualcuno meditava

qualcuno pregava

qualcuno ballava

qualcuno incontrò la propria ombra

e la gente cominciò a pensare in modo differente

e la gente guarì.

E nell’assenza di gente che viveva

in modi ignoranti

pericolosi

senza senso e senza cuore,

anche la terra cominciò a guarire

e quando il pericolo finì

e la gente si ritrovò

si addolorarono per i morti

e fecero nuove scelte

e sognarono nuove visioni

e crearono nuovi modi di vivere

e guarirono completamente la terra

così come erano guariti loro.”

🌺🔥Questi versi sono stati scritti dalla scrittrice Kathleen O'Meara nel lontano 1869 e sono più che attuali per il momento che stiamo vivendo🌺❤️

 

 

 

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