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Le sinapsi  soffolte che regolano le azioni della politica italiana spesso sono insondabili e inspiegabili, è cosa nota. Ma nel caso trattato in questo articolo la benevola (...) influenza di Santa Romana sulle decisioni del nostro Legislatore mi sembrarono all'epoca molto meno oscure del solito, in forza della regola probatoria, ben nota alla  giurisprudenza   civile e amministrativa (es. in tema di misure di prevenzione), del "più probabile che non" ...

Settembre/Ottobre 2021

Le nozze impossibili tra  coerenza e incasso

Giornalisti, osservatori e politici si stanno affannando in queste ore a cercare i colpevoli del disastro della decenza e della civiltà andato in onda ieri al Senato con l’affossamento del DDL Zan. Ebbene, permettetemi di dirlo qui senza tentennamenti e pudori di sorta: il disastro va principalmente imputato   alla testardaggine del prof. Enrico Letta. Quando non hai maggioranze solide su un provvedimento, devi necessariamente provare a mediare. La destra omotransfobica aveva chiesto ritocchi su tre articoli del DDL sui quali si poteva e si doveva avviare un tavolo di trattative, perché non toccavano il CUORE del provvedimento, ossia la modifica dell’art. 604 bis c.p. Quando non hai maggioranze sicure, se vuoi far passare comunque un provvedimento importante e gli altri ti chiedono di metterne in discussione alcuni aspetti che in fondo non ne snaturano l’essenza, se sei un politico colleonico ti siedi e vai a vedere le carte degli altri. Perché l’uovo oggi è sempre meglio della gallina domani,  anche perché domani la possibilità concreta della gallina la potresti avere tu (con una salda maggioranza) e far modificare la legge approvata a suo tempo inserendo le prescrizioni che a suo tempo volevi tu e alle quali avevi dovuto (in tutto o in parte) rinunziare. Si è fatto così tante volte in passato, ma Letta, chissà perché , pur sapendo di non avere i numeri, ha sempre detto no.

E allora sorge francamente il dubbio che, da buon democristiano inevitabilmente sensibile su queste tematiche alle opinioni di Santa Romana Chiesa (anche se non l’ammetterebbe nemmeno sotto tortura), Letta inconsciamente la bocciatura se la sia quasi andata a cercare . In politica a pensare male, diceva Andreotti, ci si azzecca quasi sempre. Senza con questo sminuire  ovviamente la portata del carico da undici messo sul funerale del DDL dal caro Renzi, dalle sue  truppe cammellate  e dalle quinte colonne che, all’atto del divorzio dal partito fondato da Veltroni, il Matteo toscano ha opportunamente lasciato dentro il palazzo di via del Nazareno.  Anche se in tal caso, tuttavia,  l’attuale padrone del palazzo lo sapeva bene che il Signore di Rignano gli impetrava da tempo una mediazione sul testo, minacciando in caso contrario una marcia indietro del suo gruppo rispetto al voto favorevole espresso alla Camera.

In merito poi all’obiezione, avanzata da diversi osservatori (nel piccolo: da mia figlia ieri sera con la furente veemenza dei suoi vent’anni),  che altri Paesi europei da anni hanno leggi simili, molte addirittura approvate da governi di destra, ricordo sommessamente che gli altri Paesi non hanno la sede del Vaticano sul proprio territorio, ossia di un’istituzione capace di impedire per secoli l’Unità della Penisola, a partire da Longobardi versus Franchi. Figurarsi l’approvazione di una legge.  Le destre – specie quelle liberali – di altri Paesi dell’Europa occ.le (quelle dell’est sono forse anche peggiori delle nostre in tema di diritti civili), pur essendo pur sempre destre, sono infatti solitamente destre laiche. Le nostre sono tradizionalmente confessionali, perché è baciapile  la gran parte del loro elettorato.

Purtroppo chi ha vent’anni non può ricordare le indecenze che sono state urlate nei comizi dai politici conservatori italiani (DC e MSI in testa) durante le campagne referendarie contro il divorzio e l’aborto.

Io si. Purtroppo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Scrittore amatoriale, vincitore di premi letterari rigorosamente amatoriali, opinionista amatoriale... praticamente un fallito :-)

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Nota dell’autore

Che “La sponda sbagliata” sia un tipo di racconto lungo   che i francesi definirebbero un mero divertissement, senza alcuna pretesa valoriale in termini di stile o di contenuti, l’ipotetico lettore lo capirà fin dalle prime battute del testo. Però da buon siciliano, come tutti i siciliani, sono anch’io figlio inconsapevole di Pirandello e quindi anche in un semplice divertimento come “La sponda” alla fine gli specchi deformati, le illusioni ottiche e mentali, le doppie verità, il gioco delle maschere  inevitabilmente  reclamano la loro presenza. E’ come se la Marta Ajala del grande agrigentino o lo sciasciano prof. Laurana di A ciascuno il suo ci mettessero sempre lo zampino quando ci avventuriamo nei dedali della scrittura creativa.

E’ dunque quasi una inclinazione naturale di chi è parto di una terra come la Sicilia -“la chiave di tutto” di Goethe - rifletterne la complessità, le mille sfaccettature, le mille contraddizioni, le mille qualità e gli altrettanti difetti in uno scritto o in un’opera d’arte, a prescindere dalla levatura del prodotto.

Con la “Sponda” pertanto ho voluto, da un lato, smitizzare un fenomeno vecchio quanto il mondo come il tradimento di coppia, privandolo di quella carica di drammaticità che spesso gli viene attribuita nei film e nei romanzi e, dall’altro, esercitarmi anch’io con le verità proclamate che spesso celano quelle effettuali.

Per la prima “ambizione” mi ha ispirato Bernard Slade e la sua irresistibile e famosa commedia Lo stesso giorno, il prossimo anno; per la seconda…beh chi meglio del Brancati del bell’Antonio, dove la verità apparente è estetica e quella nascosta è erotica.

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