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francesco61dgl2 05 maggio

L'ARCHIVIO DEGLI ARTICOLI

Il brano di Longanesi  ho omesso  in questa sede di riportarlo per la sua lunghezza, ma è facilmente reperibile nei testi  di Paolo Longanesi e Pietrangelo Buttafuoco citati alla fine dell' articolo.

Luglio/Agosto 2021

RISVEGLI

Mi ha colpito molto stamattina, appena alzato, guardare su Repubblica online il video di un Achille Lauro struccato cantare insieme a Venditti Notte prima degli esami e leggere del  suo profondo debito di riconoscenza ai  grandi cantautori e alla grande musica italiana del passato. Mi ha colpito perché chi ha superato da parecchio la soglia degli anta come il sottoscritto  spesso è portato a formulare giudizi affrettati e ingenerosi sulle giovani generazioni, additate tutte come ottusamente movidare e serbatoio  di  cantanti che ragliano,  attori che raggiungono, grazie a social  e serie tv, successi inversamente proporzionali alle loro qualità, scrittori che riescono a pubblicare romanzi obiettivamente mediocri e pur tuttavia pubblicati da editori di prestigio e fatti oggetto di critiche fin troppo generose.

In questo quadro desolante, dunque, a chi ha memoria di tempi e di protagonisti culturali di ben altro livello, viene spontaneo ritenere che la mancanza di spessore e la povertà di contenuti delle espressioni artistiche  contemporanee siano figlie di quella cultura dell’informazione scultorea e sincopata che predomina  sui moderni mezzi di comunicazione,  quasi  una sorta di  futurismo al ribasso che farebbe inorridire futuristi veri come  Marinetti, Soffici e Papini e dove la velocità fa rima quasi sempre  e soltanto   con scurrilità o banalità.

Ecco perché sentire dalla voce di un giovane autore tra i più interessanti del panorama attuale (non foss’altro, a parte le canzoni, per le geniali provocazioni e le citazioni colte che ha esibito  in questi anni sui palchi  di tutta Italia, dalla trasgressiva contessa Luisa Casati Stampa, amante di D’Annunzio, a Elisabetta I d’Inghilterra, da David Bowie al San Francesco di Giotto)  un elogio così sincero e appassionato del patrimonio musicale italiano degli anni 70-80, stupisce piacevolmente e piacevolmente riconcilia con la generazione dei millennials, a molti dei quali però sommessamente vorremmo suggerire più quotidiani e meno tweet, più Calvino e Sciascia e meno Veronesi e Gamberale (con tutto il rispetto) , più Treccani e meno Wikipedia.

E visto che, per dirla con Bauman,  siamo in tema di società liquida, di una realtà fatta di apprendimenti sommari e settari del quotidiano e  della politica, di consumismo totemico, di individualismi rancorosi,  di giudizi affrettati, di confronti astiosi, di gare a chi strepita più forte , mi permetto di proporre questo mese ai lettori un brano  profetico di quel genio del nostro giornalismo e della nostra letteratura che è stato Leo Longanesi, maestro di stile e autore di analisi visionarie sulle poche virtù e sui molti vezzi e vizi degli italiani –  in primis il trasformismo e il pecoresco accodarsi al vincitore di turno – di impietose e caustiche disgressioni sulla  farsa mista a tragedia   che fu il fascismo e, in parte, anche il post fascismo nonché , da ultimo,  di aforismi al curaro su amici, nemici, parenti e conoscenti.  E’ un testo tratto da Fa lo stesso, raccolta di articoli di Longanesi pubblicati tra il 1931 e il 1953 e pubblicati in unico volume dal figlio  Paolo; testo  riportato peraltro anche nel libro Il mio Leo Longanesi di Pietrangelo Buttafuoco.  Leggendolo, fa veramente impressione la capacità dello scrittore ravennate di prevedere e motivare lucidamente, in un’epoca in cui c’erano solo radio e cinema a contrastarle, il declino miasmatico e inesorabile delle buone letture tra i cittadini italiani, che nei decenni successivi toccherà profondità abissali, probabilmente inimmaginabili persino per il facondo e scanzonato direttore di Omnibus.

 

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Mi descrivo

Scrittore amatoriale, vincitore di premi letterari rigorosamente amatoriali, opinionista amatoriale... praticamente un fallito :-)

Su di me

Situazione sentimentale

sposato/a

Lingue conosciute

Il rettiliano antico

I miei pregi

Se mi sforzo li trovo

I miei difetti

Mi trovano loro

Amo & Odio

Tre cose che amo

  1. La quiete
  2. Le persone colte e intelligenti
  3. La Storia

Tre cose che odio

  1. La stupidità
  2. La cattiveria
  3. I posti affollati

I miei interessi

Passioni

  • Lettura

AVVISO AI NAVIGANTI 

L'ipotetico visitatore di questo  spazio informatico  potrebbe essere tentato  di ritenerlo un monumento alla vanità del suo titolare. perchè chi pubblica  i propri articoli e le proprie recensioni  'collazionandoli' in un portale come Digiland,  in genere  lo fa  -  talvolta persino incosapevolmente -   perchè mosso da impulsi narcisistici, segreti o meno che siano. Niente di tutto questo: sto pubblicando da tempo su Digiland i miei scritti semplicemente per dar vita ad una personale "capsula del tempo" telematica da lasciare in dono alle mie tre figlie  per  quando  io per loro sarò solo ricordo.

Per la serie “To’ guarda che str… scriveva papà…”  J

 

 

Nota dell’autore

Che “La sponda sbagliata” sia un tipo di racconto lungo   che i francesi definirebbero un mero divertissement, senza alcuna pretesa valoriale in termini di stile o di contenuti, l’ipotetico lettore lo capirà fin dalle prime battute del testo. Però da buon siciliano, come tutti i siciliani, sono anch’io figlio inconsapevole di Pirandello e quindi anche in un semplice divertimento come “La sponda” alla fine gli specchi deformati, le illusioni ottiche e mentali, le doppie verità, il gioco delle maschere  inevitabilmente  reclamano la loro presenza. E’ come se la Marta Ajala del grande agrigentino o lo sciasciano prof. Laurana di A ciascuno il suo ci mettessero sempre lo zampino quando ci avventuriamo nei dedali della scrittura creativa.

E’ dunque quasi una inclinazione naturale di chi è parto di una terra come la Sicilia -“la chiave di tutto” di Goethe - rifletterne la complessità, le mille sfaccettature, le mille contraddizioni, le mille qualità e gli altrettanti difetti in uno scritto o in un’opera d’arte, a prescindere dalla levatura del prodotto.

Con la “Sponda” pertanto ho voluto, da un lato, smitizzare un fenomeno vecchio quanto il mondo come il tradimento di coppia, privandolo di quella carica di drammaticità che spesso gli viene attribuita nei film e nei romanzi e, dall’altro, esercitarmi anch’io con le verità proclamate che spesso celano quelle effettuali.

Per la prima “ambizione” mi ha ispirato Bernard Slade e la sua irresistibile e famosa commedia Lo stesso giorno, il prossimo anno; per la seconda…beh chi meglio del Brancati del bell’Antonio, dove la verità apparente è estetica e quella nascosta è erotica.

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