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VioletGemel

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VioletGemel più di un mese fa

Viaggia leggero: porta con te la malinconia come un ricordo prezioso, ma lascia che sia la speranza a guidare il volante.

 

 

La malinconia non è un peso, ma l'impronta di tutto ciò che abbiamo amato. Anche quando la strada si fa buia e l'incertezza spaventa, ricorda che il cuore non sceglie mai i percorsi più facili, ma quelli che ci insegnano a splendere.

Le lacrime puliscono lo sguardo per la bellezza che deve ancora venire. Non temere il domani: ogni passo, anche il più faticoso, è un nuovo inizio verso la luce.
 

 

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VioletGemel più di un mese fa

"Chi colleziona ciò che gli altri trascurano, non raccoglie scarti, ma frammenti di verità che solo un occhio attento e un cuore libero dai pregiudizi sanno riconoscere. È nell'ombra, nell'abbandono e nel silenzio che la vita nasconde i suoi tesori più autentici, per donarli a chi ha il coraggio di guardare oltre le apparenze e la pazienza di ascoltare le storie sussurrate da ciò che il mondo ha dimenticato."
 

 

 

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VioletGemel più di un mese fa

Se tu fossi quel primo raggio di sole, allora io aprirei le finestre anche d'inverno, solo per lasciarti entrare. Non c'è modo migliore di scacciare l'ombra della notte che sentire quel calore che, con delicatezza, convince anche il più assonnato dei sorrisi a venire fuori.

 

 

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VioletGemel più di un mese fa

Si può essere un insieme di frammenti scomposti, un disordine che cammina senza meta, eppure rappresentare un approdo.

Non serve la perfezione per essere rifugio; a volte la risorsa più preziosa non è saper risolvere il caos, ma conoscere fin troppo bene il suono di ciò che cade.

Il crollo non è un destino inevitabile. Le cose non devono per forza andare a pezzi: possono restare intere, se si sceglie di tenerle strette insieme.
 

"Did you call, did you fall, do you need someone?"

 

"I'm a mess myself but I think I could be someone if you need someone"

 

"things don't have to fall apart"

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VioletGemel più di un mese fa

 

 

Non è guardare, è fermarsi un attimo prima che l’occhio scivoli via.

È accarezzare l’ombra sotto una parola detta male, sentire il peso di un silenzio che non sa dove sedersi.

Accorgersi è scorgere la crepa prima che il muro crolli, è dare un nome al vento che cambia mentre gli altri tengono ancora l’ombrello chiuso.

È il coraggio di restare svegli mentre il mondo, distratto, cammina a occhi aperti nel sonno

 

 

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"Non è l'odio a essere l'opposto dell'amore, ma questo gelo siderale tra due persone che sanno ancora dove l'altro tiene il cuore, ma non hanno più alcuna intenzione di farlo battere."

 

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VioletGemel più di un mese fa

 

"Sono lontana per pensare, perché la vicinanza a volte fa troppo rumore. Sono lontana per riflettere, per vedere i contorni delle cose senza toccarle. E soprattutto per respirare."

​Perché da vicino si soffoca di aspettative, di sguardi, di parole altrui. La lontananza è l'unico luogo dove l'aria è abbastanza pulita da permetterti di sentire di nuovo il battito del tuo pensiero. Non sono triste, sono solo in apnea nel mondo, e ho bisogno di risalire a galla, altrove.

 

Perché sei 

sempre triste

le ho chiesto.

 

Non sono triste.

 

Si che lo sei.

Quando aspetti o ricordi.

 

Non è triste la gente che aspetta, 

e nemmeno quella che ricorda. 

Semplicemente è lontana

 

Alessandro Baricco

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​Ci muoviamo nel mondo come ombre familiari a noi stesse,

abitanti di un ritmo così stanco da apparire trasparente.

Siamo il gesto che si ripete, la polvere dell'abitudine,

una scia di passi che non lascia solchi negli occhi di chi passa.

​Eppure, d’improvviso, accade.

​Uno sguardo si posa oltre la superficie,

incrinando la certezza di essere sostanza immutabile.

In quel riflesso non riconosciamo il solito profilo,

ma una geometria di luci che credevamo spente,

un’intensità che vibra sotto la pelle del quotidiano.

​È un’invasione gentile, un’incredulità che toglie il respiro:

scoprire che le nostre minuzie — il modo in cui esitiamo,

la piega di un silenzio, la curva di un pensiero —

hanno per qualcuno il peso di un orizzonte.

​Resta, allora, una sospensione di rugiada.

Il rumore del mondo si fa remoto,

mentre ci guardiamo per la prima volta da lontano,

meravigliati di non essere solo polvere e abitudine,

ma un segreto finalmente rivelato a noi stessi.

 

 

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Il gatto è seduto sul bordo del tavolo, una sfinge di pelo immobile contro la luce del tramonto. Le sue pupille sono sottili fessure nere immerse in un mare di smeraldo liquido. Mi fissa. Non sbatte le palpebre.

​Gatto: "Ti osservo da ore. Perché corri?"

​Io: (fermandomi con le chiavi in mano) "Sono in ritardo. Ho scadenze, bollette, persone da chiamare... il mondo non si ferma mica."

​Gatto: "Il mondo è fermo sotto le mie zampe. Sei tu che vibri inutilmente. Perché ti affanni così tanto?"

​Io: "Se non mi affanno, perdo terreno. Se non lotto, non ottengo nulla. È così che funziona per noi."

​Gatto: (piegando leggermente la testa, un lampo verde più acceso nei suoi occhi) "E perché ti disperi quando quel 'nulla' non arriva? Hai il sole che entra dalla finestra e un respiro nel petto. Eppure cerchi sempre qualcos'altro, altrove."

​Io: "Forse perché non so come si faccia a stare... e basta."

​Gatto: "Vieni qui. Siediti. La polvere danza nella luce e io faccio le fusa. Il resto è solo rumore che inventi tu per non sentire il silenzio."

 

Mi siedo, come richiesto, ma il mio piede continua a tamburellare sul pavimento. Il gatto socchiude gli occhi, infastidito da quel ritmo nervoso.
​Gatto: "Vedi? Anche quando sei fermo, stai scappando. Il tuo corpo è qui, ma la tua testa è già a domani. Un errore tattico imperdonabile."
​Io: "È facile per te. Non hai una lista di cose da fare lunga tre metri. Come dovrei fare, secondo te? Ignorare tutto?"
​Gatto: "No. Devi imparare la Strategia della Sedia Vuota. Guarda quella poltrona nell'angolo. Cosa vedi?"
​Io: "Una poltrona... un po' graffiata dai tuoi artigli, tra l'altro."
​Gatto: "Dettagli estetici. Io ci vedo un regno. Quando io decido di occuparla, quella poltrona diventa l'unico luogo esistente nell'universo. Non esiste la cucina, non esiste il giardino, non esiste la ciotola vuota. Esisto io, il calore del tessuto e il mio respiro."
​Io: "Quindi il tuo consiglio è... ignorare i problemi?"
​Gatto: "Il mio consiglio è di essere interi. Se devi lottare, graffia con precisione. Se devi mangiare, assapora ogni molecola. Ma se decidi di riposare, fallo come se il tempo fosse stato inventato solo per servirti. Il tuo problema è che cerchi di graffiare mentre riposi e di riposare mentre lotti. Così finisci per fare male entrambe le cose."
​Io: "Quindi dovrei smettere di preoccuparmi del futuro?"
​Gatto: (si alza, si stira lentamente allungando le zampe anteriori e sbadigliando senza pudore) "Il futuro è un topo che non è ancora uscito dalla tana. Perché stancarsi a rincorrerlo ora? Aspetta che sia nel tuo raggio d'azione. Nel frattempo... quella mano che agita le chiavi potrebbe essere usata meglio per grattarmi dietro le orecchie."

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