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LabileAurora

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Con tatto, il guardiano discese la scala, lasciandoli soli.

La piccola stanza rotonda in cima alla torre aveva pareti di legno verniciato. Nei suoi infissi d’ottone lucido, la spessa lente girava intorno con facilità la sua lampada elettrica da cinquecento watt, ingrandiva questa fonte di luce sino a darle la forza di sessantacinque candele, e si muoveva ad una velocità che provocava una serie costante di lampi. I riflessi della lente si agitavano sulle circostanti pareti di legno e, accompagnati da un intermittente cigolio, caratteristico dei fari la cui costruzione risalga al secolo scorso, quei medesimi riflessi giocavano sulla schiena del ragazzo e della sua fidanzata, che tenevano i volti appoggiati ai vetri della finestra.

Sentivano le loro guance così vicine che potevano toccarsi ad ogni istante, e ne sentivano anche il calore di fiamma … Davanti a loto si stendeva l’insondabile oscurità, interrotta a intervalli regolari dal fascio di luce del faro. E i riflessi della lente continuavano a girare nella piccola stanza, proiettando sulle pareti immagini che sparivano solo quando erano interrotti dalla camicia bianca e dal kimono con disegni a fiori.

Ancora una volta, Shinji, pur poco portato alla meditazione, inseguì i propri pensieri. Rifletteva che nonostante tutto avevano raggiunto il loro scopo, che infine si trovavano qui insieme, in regola col codice morale della loro gente, e senza aver mai compiuto atti che potessero allontanare la provvidenza degli dei … e che, in breve, quella piccola isola avvolta nel buio aveva protetto la loro felicità e portato il loro amore a compimento …

D’un tratto, Hatsue si volse verso Shinji e rise. Poi si tolse dalla manica una piccola conchiglia rosata e la fece vedere a lui.

“Ti ricordi?”

“Ricordo.”

I bei denti del ragazzo lampeggiarono in un sorriso. Poi, dalla tasca interna della sua camicia, estrasse l’istantanea e gliela mostrò.

Hatsue toccò il ritratto con mano leggera, che subito ricadde. I suoi occhi erano pieni d’orgoglio. Pensava ch’era stato quel ritratto a proteggere Shinji.

Ma in quell’istante Shinji sollevò le sopracciglia. Lui sapeva che era stata la sua forza a consentirgli di superare quella pericolosa notte.

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“Chi sei tu?” – mi chiede. – “Come mai conosci bene tante cose?”

Chi sono io, dovrebbe saperlo bene anche lei, rispondi. Io sono Kafka sulla spiaggia. Sono il suo amante, e suo figlio. Sono il ragazzo chiamato Corvo. E noi due non possiamo essere liberi. Ci troviamo in un grande vortice. A volte siamo fuori dal cerchio del tempo. Chissà dove, siamo stati colpiti da un fulmine. Da un fulmine silenzioso e invisibile.

La notte, fate di nuovo l’amore. Tu senti il rumore dello spazio vuoto dentro di lei che si va riempendo. E’ un rumore quasi impercettibile, come quello della sabbia lungo la costa, che si sbriciola al chiarore lunare. Trattenendo il respiro, tendi l’orecchio per cogliere quel rumore. Tu sei dentro la tua ipotesi. Ne sei fuori. Ne sei dentro. Ne sei fuori. Inspiri, trattieni, espiri. Inspiri, trattieni, espiri. Prince continua a cantare dentro la tua testa senza interruzioni, con la sua voce da mollusco. I rami del corniolo fuori dalla finestra sono percorsi da un fremito. Tu la stringi. Lei affonda il suo viso nel tuo petto. Senti il suo respiro sulla pelle nuda. Lei percorre con le dita i tuoi muscoli ad uno ad uno. Poi comincia a leccare dolcemente il tuo pene arrossato, come per curarlo. Tu vieni ancora una volta nella sua bocca. Lei ti ingoia come qualcosa di prezioso. Baci la sua vagina. La punta della tua lingua la fruga dappertutto. Li diventi un’altra persona, un’altra cosa. Sei altrove.

“Non c’è niente, dentro di me, che tu debba sapere”, dice lei. Fino a che verrà la mattina di lunedi, siete l’uno nelle braccia dell’altra, ad ascoltare il rumore del tempo che passa.

 

Murakami - Kafka sulla spiaggia

 

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"Anche a me piace. Oltre che bella è unica. E' semplice, ma ha una sua profondità. Esprime perfettamente la personalità dell'autrice."

 

"Il testo però è molto simbolico."

 

"Poesia e simbolismo sono sempre stati inseparabili. Come i pirati e il rum."

 

"Lei pensa che alla signora Saeki fosse chiaro il significato di quelle parole?"

 

Oshima solleva il viso, tendendo l'orecchio ai tuoni lontani, come a misurare la distanza, poi mo guarda e scuote la testa.

 

"Non è detto. Simbolo e significato sono cose diverse. Io credo che lei sia riuscita a scegliere le parole giuste, saltando i passaggi intermedi del significato e della logica. Ha estratto le parole dai sogni, come si cattura una farfalla mentre vola, prendendola dolcemente per le ali. Gli artisti hanno la capacità di evitare inutili prolissità."

 

"Vuol dire che la signora Saeki avrebbe preso i versi di quella canzone da una dimensione differente, come ad esempio quella dei sogni?"

 

"Credo che questo, in un modo o nell'altro, sia vero per tutta la grande poesia. Se le parole non riescono a trovare quel canale visionario che le mette in contatto con il lettore, non arrivano a creare poesia."

 

Murakami - Kafka sulla spiaggia

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