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trillyina 06 giugno

Gustave Caillebotte, Autoritratto al cavalletto (1880 circa; collezione privata)

 La quasi totalità della sua produzione, dopo la scomparsa, rimase proprietà della sua famiglia (e molte opere lo sono tuttora), e quindi celata agli occhi dei più. Questo per il fatto che Gustave, essendo ricco, non aveva bisogno di vendere i suoi dipinti. L’artista, insomma, dipingeva per pura passione: questo fatto però, invece di fargli guadagnare un’ottima reputazione, portò gli storici dell’arte a sottostimare la reale portata della sua arte.  Oggi, il nome di Gustave Caillebotte figura tra quelli dei grandi impressionisti, anche se, dati i trascorsi, fa ancora un po’ di fatica a imporsi presso il grande pubblico. Ma probabilmente non ci vorrà molto tempo affinché una figura notevole come quella di questo grande pittore riesca a ottenere la fama che le spetta.

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trillyina 06 giugno

 

Gustave Caillebotte, Vogatore con cilindro (1878; Yerres, Propriété Caillebotte)

 

 

Quando si pensa agli impressionisti, i più tendono a enumerare i tipici nomi da manuale: Monet, Manet, Renoir, Degas, qualche volta Sisley e Pissarro. Del resto, i pittori appena citati possono essere considerati i capifila di quella che è forse la corrente artistica più nota dell’intera storia dell’arte. Tuttavia, accanto ai nomi principali, ci fu anche un numero ben nutrito di artisti che, purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista), non sono finiti nell’immaginario collettivo. Ma non è detto che non fossero figure altrettanto (e forse più) suggestive rispetto a quelle dei loro colleghi più famosi. Uno di questi artisti solitamente dimenticati dal grande pubblico è Gustave Caillebotte (1848 - 1894).

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trillyina 05 giugno

Il pifferaio (Le Fifre) è un dipinto a olio su tela (160×98 cm) del pittore francese Édouard Manet, realizzato nel 1866 e conservato al museo d'Orsay di Parigi.

 

 

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trillyina 05 giugno

 Il castello di Neuschwanstein

Il nome tedesco Neuschwanstein può essere tradotto in italiano come Nuova pietra del Cigno, con possibile richiamo all'idea di Nuova roccaforte del Cigno; tale nome è collegato infatti alla sua costruzione nel territorio di Schwangau - Contea del Cigno - avvenuta successivamente rispetto ad altri castelli più antichi.

Commissionato dal re Ludovico II di Baviera come ritiro personale e omaggio al genio del musicista Richard Wagner da lui particolarmente amato, Ludovico pagò per la costruzione del palazzo coi propri fondi senza accedere al tesoro di Stato. Il re amava rimanere isolato dal mondo e questo luogo era divenuto per lui un rifugio personale, ma dopo la sua morte nel 1886 esso fu aperto subito al pubblico, desideroso di visitare quello che veniva decantato come un progetto fantasioso.

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