
Il salone centrale, vero e proprio cuore della palazzina, fu la prima idea dello Juvarra a essere portata a termine e il fulcro attorno al quale si sviluppò il suo intero progetto per il complesso. La sala si presenta come un grande ambiente di forma ovale culminante con una cupola chiusa da un soffitto a volta, senza tiburio né aperture superiori. Già nel 1730, la struttura muraria dello stesso salone poteva dirsi conclusa e il 10 febbraio 1731 il re commissionava ai fratelli bolognesi Giuseppe e Domenico Valeriani un grande affresco sulla volta, raffigurante il Trionfo di Diana, la dea classica della caccia che appare nella raffigurazione tra le nubi, al di sopra di un carro celeste sovrastante selve e boschi. Attorno si trovano inoltre putti con selvaggina o ghirlande di fiori, affiancati da ninfe e da geni silvani. All'apice dei quattro pilastri che sorreggono la cupola del salone, appena sotto il grande affresco, si trovano quattro medaglioni monocromi che rappresentano altri episodi relativi alla medesima divinità. I lavori per la realizzazione di tali affreschi iniziarono già l'8 marzo, concludendosi nel 1733. Sembra che lo Juvarra abbia imposto lo schema delle quadrature ai due fratelli per non rovinare il suo complesso disegno d'insieme: tale ipotesi appare avvalorata dalle finte architetture della volta, di stile juvarriano appunto.


Scomparso Juvarra, non venne più ultimata l'idea dell'artista messinese di porre dei grandi gruppi scultorei di cani e cervi presso i grandi finestroni del salone per non limitare eccessivamente la splendida vista prospettica di cui ancora oggi si gode guardando all'esterno. In compenso, venne completato il progetto, affidato a Giuseppe Marocco, delle trentasei ventole (appliques) in legno con teste di cervo che danno sfoggio di sé sulle pareti della sala. Dello stesso periodo sono gli intarsi in legno dorato della balaustra dei cantori nella parte superiore del salone e i paracamini, dipinti dal lombardo Giovanni Crivelli (1733).

