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Nel 1735-1736 Agostino Veracini restaurò le pitture ridipingendone larghe parti, rispettando per lo meno lo stile trecentesco. Un importante restauro venne effettuato tra il 1960 e il 1965, ma solo un anno dopo l'alluvione di Firenze provocò ingenti danni che resero necessari ulteriori restauri, al termine dei quali gli affreschi si presentarono con ritrovato splendore
La destinazione alle funzioni religiose per gli spagnoli fu decretata da Cosimo I nel 1566 a favore della moglie spagnola Eleonora di Toledo: risale a quell'epoca la decorazione della scarsella-abside con l'altare, con affreschi sulle pareti e sulla volta della cerchia di Alessandro Allori, così come la pala d'altare raffigurante San Jacopo condotto al martirio guarisce un paralitico, di mano del maestro (1592).
Gli affreschi vennero dipinti dal 1365 al 1367, da Andrea di Bonaiuto e vari collaboratori, sotto il priorato di Zanobi Guasconi, con un programma iconografico già definito dal priore precedente, fra' Jacopo Passavanti. Essi raffrigurano la Passione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo, la missione dell'ordine domenicano nella Chiesa per diffondere e sostenere la dottrina del sacrificio divino e, sulla parete di ingresso, le vicende della vita di san Pietro da Verona, attivo nella predicazione anche a Firenze attorno alla metà del Duecento
Nella parete opposta all'entrata sono raffigurate in un unico spazio Scene della passione di Cristo, quali l'Andata al Calvario (a sinistra), la Crocifissione (al centro in alto), e la Discesa agli Inferi (a destra).
A questa fase risalgono anche le lastre tombali sul pavimento, tutte riferibili a nobiluomini spagnoli vissuti a Firenze a parte quella più antica davanti ai gradini dell'altare, del benefattore Mico Guidalotti
L'opera raffigura l'albero genealogico dell'ordine domenicano, con figure all'interno di tondi che rappresentano i membri dell'ordine. L'affresco è attribuito alla bottega di Paolo Uccello.
La cappella è più o meno coeva all'ultima fase di costruzione della chiesa, e fu realizzata tra il 1343 e il 1355 circa da fra' Jacopo Talenti, autore anche del sottile campanile. Venne finanziata con lascito testamentario da Buonamico Guidalotti, detto Mico, il cui stemma ricorre alla base della volta, poco sopra i pilastri laterali. Oltre a lasciare una somma per coprire le spese di edificazione, il Guidalotti si impegnò anche per dotarla di affreschi, che vennero però messi in opera solo una decina d'anni dopo il termine dei lavori edilizi. È comunque possibile che pittori di origine fiorentina o senese vi avessero iniziato a lavorare prima, e che il loro lavoro finisse poi coperto dalla redazione definitiva che ancora oggi si vede.
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Il cappellone degli Spagnoli è l'antica sala capitolare della chiesa di Santa Maria Novella a Firenze. Famoso per il ricco ciclo di affreschi di Andrea di Bonaiuto (1365-1367), assunse il nome attuale nel 1566, quando fu ceduta alla colonia di spagnoli che era solita radunarsi qui, sin dall'arrivo in città al seguito di Eleonora di Toledo, andata in sposa a Cosimo I dei Medici nel 1539.Vi si accede dal Chiostro Verde, ed oggi fa parte del Museo di Santa Maria Novella.







































































