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Bartolomeo Barattieri, amante del luogo, si deve la riedificazione dell’edificio tra il 1460 e il 1491, come documenta l’epigrafe su pietra muraria presente ancora oggi nel cortile dei Cavalieri. Nel 1678, per i servizi prestati allo Stato Farnesiano, Ercole e Paolo Emilio Barattieri ottennero dal Duca Ranuccio II il titolo nobiliare di Conte.
Il castello, attorniato da un vasto parco alberato, è disposto su un impianto quadrangolare da cui emergono il mastio e due torrioni rotondi, collocati a difesa del lato nord.
Costruito su una precedente fortificazione, il castello fu edificato nel 1491 per volere di Bartolomeo Barattieri, il quale nel 1512 fu ambasciatore di Piacenza presso Giulio II. I Barattieri mantennero la proprietà fino al 1993, anno in cui il castello passò agli Spaggiari.
4 novembre 1466 Bianca Maria Visconti, vedova del duca Francesco Sforza e il figlio Galeazzo Maria Sforza, vendettero a Francesco I Barattieri, figlio del giureconsulto Bartolomeo, le entrate dei dazi che si riscuotevano nel territorio di San Pietro in Cerro. Il 9 novembre fu così investito del feudo di San Pietro e dei suoi adiacenti
Buona domenica❤️💛
Vivi ogni giorno come se fosse ogni giorno. Né il primo né l’ultimo. L’unico.
(Pablo Neruda)
Storie dle Storie di Zeusi da Siracusa, pittore greco vissuto tra il V e il IV secolo a. C.
Anche di questo pittore Plinio ci fornisce numerosi aneddoti, fra cui uno ci indica la sua concezione dell’arte.
Uno dei più famosi è quello delle Quattro fanciulle di Agrigento.Plinio racconta che per rappresentare Elena nel tempio di Hera Lacinia, Zeusi ha fatto convocare nel suo studio le ragazze più belle della città.
Appena arrivate, le ha fatte spogliare e, di ognuna di esse, ha preso la parte più bella, per arrivare all’ideale di bellezza perfetta, assoluta.
La scena è suddivisa in due parti: il regno dell’arte è a sinistra, ambientato nello studio del pittore, e il regno della natura a destra.
In quest’ultimo troviamo la statua di Artemide Efesia rappresentata sullo sfondo, in basso due figure a mezzo busto che rappresentano la moglie e la madre dell’atista.































































