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trillyina 31 gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

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trillyina 31 gennaio

 

alberi da frutto, cipressi e una palma, simbolo di martirio. Tra gli uccelli in volo si vedono due coppie che volano assieme, simbolo dei cicli naturali che si rinnovano, e un pavone, simbolo di immortalità. Due vasi di fiori con richiami alla simbologia mariana (gigli, rose) adornano i lati delle lunette.

 

 

 

 

 

 

Il Cenacolo di San Marco (Ultima Cena) è un affresco (400×810 cm) di Domenico Ghirlandaio, databile al 1486 circa.

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trillyina 31 gennaio

 

L'affresco, ultimo di una serie di tre cenacoli dipinti da Ghirlandaio durante la sua carriera (gli altri sono il Cenacolo della Badia di Passignano del 1476 e il Cenacolo di Ognissanti del 1480), venne chiesto al pittore ormai all'apice della carriera dai frati domenicani di San Marco, per decorare il "Refettorio piccolo", dove mangiavano in genere le persone ospitate nel convento.

 

Giuda ha il braccio alzato nell'evidente gesto di inzuppare il tozzo di pane nel piatto di Gesù, derivato dal racconto evangelico, ed ha vicino un gatto, simbolo negativo, ma anche notazione domestica nella stanza, come se stesse aspettando un pezzo di cibo.

 

 

 

Sul tavolo si allineano bottiglie di vetro con acqua e vino, bicchieri, coppe, coltelli, pane, formaggi e vari frutti, tra cui soprattutto ciliegie, che col loro colore rosso ricordano simbolicamente il sangue della Passione; la tovaglia è una tovaglia perugina.

 

 

 

 

 

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trillyina 30 gennaio

 

 

Il Cenacolo di San Marco (Ultima Cena) è un affresco (400x810 cm) di Domenico Ghirlandaio, databile al 1486 circa e conservato nel Museo nazionale di San Marco a Firenze.

 

 

Si ritiene in genere che Domenico, a quel tempo al culmine della popolarità e pieno di commissioni, abbia preparato solo il disegno (con impostazione analoga al cenacolo di Ognissanti) differendo la realizzazione pittorica soprattutto al fratello Davide e al cognato Sebastiano Mainardi.

 

 

 

 

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trillyina 30 gennaio

 

Il dipinto è un ritratto ideale del Beato Angelico (al secolo Guido di Pietro) realizzato da Carlo Dolci Il dipinto, olio su tela, realizzato nel 1648 ed esposto oggi nella rinnovata Sala del Beato Angelico, fa parte della preziosa collezione di opere d’arte del Seicento e disvela quel singolare legame tra i due Maestri toscani che è fondato sulla comune e profonda fede religiosa, nonché sulla diretta vicinanza all’ordine domenicano.

 

Beato Angelico, da un lato, rappresenta uno dei membri più illustri del suo tempo; Carlo Dolci, dall’altro, appartiene alla Compagnia di San Benedetto Bianco che risiedeva in Santa Maria Novella.

 

Giovanni Antonio Sogliani – S. Francesco e Santa Elisabetta d’Ungheria, tavole, cm. 196 x 90, Museo di S. Marco, Firenze. Patrona degli infermieri, delle società caritatevoli e dei fornai,  1520 - 1544.

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trillyina 30 gennaio

 

Buongiorno❤️

 

Non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
(Paulo Coelho)

 

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trillyina 30 gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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trillyina 30 gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

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trillyina 29 gennaio

 

Buona giornata❤️

 

 

Ah, quello che io sono, tutti lo possono sapere… ma il mio cuore lo possiedo io solo.
(Goethe)

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trillyina 29 gennaio

 

 

 

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