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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)

«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» Gv 10,1-10.

 

Cristo parla del suo ruolo di pastore: non è venuto per essere servito, non è venuto per trattare le persone con arroganza; è venuto per salvare le sue pecorelle e, se è necessario, per morire per loro.

 

(Prego)

O Dio misericordioso, che non consideri profano tutto quello che hai purificato, Fa' che accogliamo i doni del tuo Spirito attraverso tutte le vie che predisponi nella tua provvidenza, senza alcuna chiusura o impedimento.

 

(Agisco)

A volte incontriamo i nostalgici dei tempi che furono: spendo una parola per evidenziare sia le criticità attuali, sia le ricchezze e le possibilità di oggi!

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donmichelangelotondo più di un mese fa

GOAL EUROPEO

Di

 Rosa del Giudice

 -

Narrative care

Per utilizzare una metafora calcistica, il Centro di Orientamento Don Bosco ha centrato la porta con un goal importante e significativo vincendo, come Ente capofila, il bando relativo al Programma Erasmus Plus KA2 2021 con il progetto “Narrative Care”, che ha preso avvio ufficialmente il 7 aprile u.s.

NARRATIVE CARE è un percorso di ricerca‐formazione attraverso il metodo autobiografico: ricerca perché intende indagare e osservare ‐ attraverso storie professionali, dunque dentro la materialità del lavoro sociale, se e come le storie individuali vengono accolte, e in che modo concorrono a co‐costruire l’intervento socio-educativo; formazione perché, attraverso il lavoro di gruppo, si elabora un processo di co‐costruzione collettiva di significati.

L’utilizzo delle Metodologie Aubiografiche, come strumento di conoscenza di Sé e dell’Altro, si sviluppa all’interno di un contesto più ampio, quello di “MY LIFE in EUROPE: a new Methodology to insert Your Life IN the EUROPE contest”, di NKEY srl di Santa Croce sull’Arno(Pi), “sul valore terapeutico, sociale e culturale dell’autobiografia”(cit. dal sito mylifeineurope.nkey.it ).

I destinatari del progetto sono gli operatori sociali di diverse professionalità ed aree di intervento, del pubblico e del privato, che nei loro impegni professionali e di volontariato privilegiano l’approccio pedagogico‐educativo.

Il gruppo in formazione può essere eterogeneo, in quanto formato da operatori singoli provenienti da diversi servizi/enti/organizzazioni, oppure può costituire un’unica équipe o più équipe di un medesimo organismo che desiderano utilizzare il laboratorio come formazione del personale.

Le organizzazioni partner – Centro Orientamento “Don Bosco”- Ente Capofila (Andria, Italia), Bit Association (Debrecen, Ungheria), Viva Femina (Rzeszow, Polonia) – sono tutte impegnate in attività di formazione ed educazione. In particolare l’Ente Capofila (Italia) utilizza da qualche tempo le metodologie autobiografiche. Le suddette organizzazioni partner si rivolgono a target per i quali il RACCONTO DI VITA riveste una valenza non solo educativa ma anche terapeutica. Le esperienze, che i tre partner realizzeranno, costituiranno un know how metodologico già testato e riconosciuto in ambienti sia accademici che di lavoro sociale.

Tutte le fasi del percorso e le rispettive attività hanno già previsto il confronto tra i referenti delle organizzazioni partner. In virtù della creazione di un Focus Group iniziale, essi hanno potuto condividere le conoscenze e le eventuali pregresse esperienze sulle Metodologie Autobiografiche, fulcro del progetto.

Dopo aver raccolto e verificato i dati emersi dallo scambio di idee/esperienze all’interno del focus group, il docente Savino Calabrese (Libera Università di Anghiari), figura esperta nel settore, si è confrontato con i responsabili esteri sulle fasi di formazione successiva rivolta agli operatori sociali sia in rapporto ai contenuti che alla creazione di un linguaggio comune.

A seguire, il training, (per alcuni, incontri a distanza, per altri, in presenza), registrerà il coinvolgimento attivo e fattivo di tutti gli operatori sociali, che agiscono nel contesto delle Associazioni di riferimento nei rispettivi Paesi, e costituirà, durante le diverse sessioni formative, una continua possibilità di interlocuzione da parte di tutti i partecipanti.

I meeting dei responsabili delle tre Associazioni si sono svolti durante il mese di aprile, mentre il training online per il gruppo degli operatori ungheresi/polacchi e, separatamente, per il gruppo degli operatori italiani inizierà  il 9 maggio e il 20 maggio p.v.

Gli incontri in presenza coincideranno con tre mobilità: due si svolgeranno in  Ungheria e Polonia; il terzo si identificherà con la partecipazione, a Bologna, all’evento conclusivo del megaprogetto europeo sull’Autobiografia portato avanti dall’Associazione NKEY di Santa Croce sull’Arno, in cui operano le dott.sse Carla Sabatini e Grazia Chiarini. Molto probabilmente l’azione di disseminazione dell’iter formativo sarà appannaggio di un incontro/dibattito conclusivo ad Andria, con la partecipazione della collettività cittadina.

Tra la prima e la seconda mobilità si incastra lo step del percorso che prevede l’applicazione concreta delle Metodologie Autobiografiche da parte degli operatori sociali nei confronti dei soggetti attenzionati; anche in questa fase è ineludibile la focalizzazione delle conclusioni che ciascun operatore elaborerà al termine dell’esperienza realizzata.

L’approdo dell’itinerario formativo si tradurrà nella produzione collettiva di un opuscolo/documento, nella doppia lingua, inglese/lingua nazionale, sulle buone prassi, le cui linee-guida saranno applicabili anche in contesti differenti.

Vale la pena citare chi ha fattivamente operato nell’elaborazione dell’idea progettuale che l’INDIRE ha valutato molto positivamente finanziandola: Marianna Porro, progettista; Rosa Del Giudice, presidente pro–tempore del Centro don Bosco e coprogettista; Savino Calabrese, formatore esperto in Metodologie Autobiografiche.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Stella al Merito per Vincenzo De Vita

Di

 Miky Di Corato

 -

L’ing. andriese Vincenzo De Vita ha ricevuto dal Presidente della Repubblica “La Stella al Merito del Lavoro”. Tra i 42 destinatari dell’onorificenza, infatti, il dott. De Vita si è contraddistinto per laboriosità e perizia in Leonardo (aerospazio-difesa).

Salve, dott. De Vita. Quanto orgoglio le ha suscitato l’essere insignito dalla Presidenza della Repubblica con “La Stella al Merito del Lavoro”?

Mi ha onorato, poiché è stata riconosciuta la mia carriera lavorativa per risultati, dedizione e condotta morale. Mi ha dato ancora una volta l’orgoglio di aver lavorato per una grande azienda e, attraverso questa, di aver reso un servizio anche alla nostra Italia

Come giudica la sua esperienza in LEONARDO, avanguardia mondiale in campo aerospaziale?

È stata una esperienza di trentacinque anni molto gratificante. Da quando sono stato assunto non mi sono mai risparmiato e ho colto le opportunità di lavorare in contesti internazionali. Ho passato moltissimo tempo lontano dalla famiglia, ma sapevo di fare la cosa giusta per me e per loro. Ho avuto vari riconoscimenti anche dai partner esteri come la Boeing (dove sono stato diversi anni, per conto della mia azienda); inoltre ho ricevuto premi nazionali a fronte di svariati brevetti industriali. Ora sono in pensione da inizio anno, essendomi ritirato per seri problemi di salute

È possibile conciliare stacanovismo, ambizione e condotta morale?

Non solo è possibile, ma credo sia anche necessario. È un segnale che si dà ai colleghi, ai collaboratori e soprattutto ai giovani. Ovviamente questo funziona solo se le attività lavorative sono di interesse, altrimenti lo stacanovismo è solo sofferenza

A chi dedica questo prestigioso riconoscimento?

Alla mia famiglia, per quanto ho detto in precedenza. E poi a me stesso…..

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Olaf Scholz e il cambiamento…

Di

 La smorfia

 -

IL CANCELLIERE TEDESCO OLAF SCHOLZ: «IL MONDO DOPO QUESTA GUERRA E QUESTO ATTACCO NON SARÀ PIÙ LO STESSO DI PRIMA. GIÀ NON LO È PIÙ».

CIOÈ STAREMO ANCORA DI PIÙ NELLA

M E . . A???

(INSERIRE LETTERE MANCANTI,

DUE OPZIONI: L M – R D)

_ pallino umano _


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donmichelangelotondo più di un mese fa

Io e gli influencer preferiti di mio figlio

di Riccardo Luna
 

Io e gli influencer preferiti di mio figlio

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Ogni settimana esce una nuova indagine che certifica a che età i nostri figli hanno in mano un telefonino. Sempre prima. Alle elementari. In realtà non servirebbero neanche le indagini, basta guardarsi attorno. Un bambino su due ha il suo smartphone.

 

Le indagini però servono a capire le motivazioni: perché noi genitori cediamo sempre prima? La risposta in questo caso aiuta: perchè così possiamo chiamarli sempre, perché così ci possono chiamare sempre. Il che però non è vero: se lo scopo fosse soltanto la reperibilità telefonica basterebbe dar loro un vecchio telefonino, di quelli che, appunto, fanno solo telefonate (ce ne sono di ottimi per venti euro). E invece diamo loro uno smartphone che come è noto non è un telefonino intelligente ma una porta di accesso al web e ai social: è come se esponessimo i nostri figli ancora piccoli al mondo esterno. Per tutelarli ci sono diversi strumenti, che ne limitano la navigazione.

 

Epperò anche quando funzionano, e quindi gli sono preclusi contenuti pericolosi o inopportuni, accade lo stesso che dei bambini, o dei ragazzini, abbiano accesso ad una quantità di informazioni pressoché infinita. Io per esempio da un po’ con mio figlio di 12 anni sono in concorrenza con i suoi influencer preferiti che gli dicono tra le altre cose, cosa mangiare per stare in forma, come allenarsi, e anche a quale temperatura fare le doccia (gelata, boh). E’ una sfida impari: l’influencer è influente, dice le cose bene, con dei video carini, è molto credibile. Ma è una partita che non si può rinunciare a giocare. Non vietando, che ha poco senso, ma parlando. Ragionando con loro. Quando avevo l’età di mio figlio, al massimo avevo a disposizione un giornaletto a fumetti per informarmi. Lui ha il mondo. Se gli stiamo accanto, a questi ragazzini, un giorno potranno fare cose meravigliose.  

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Non esageri, che sarà mai

Alice Scagni con il suo assassino, il fratello Alberto

Alice Scagni con il suo assassino, il fratello Alberto

Conosco bene la nonna di due fratelli il cui padre ha ucciso la madre, anni fa. La nonna, nella disperazione, quando le parlai la prima volta non faceva che ripetermi che lei lo sapeva, che era andata tante volte dalla polizia, ai servizi sociali, che se lo sentiva: anzi, ne aveva le prove. La figlia non aveva mai denunciato il marito, come a tante donne accade per paura che le cose peggiorino: si confidava però con sua madre.

Nel piccolo paese in cui vive non le avevano dato retta: “Cosa vuole che sia”, le avevano detto, “sua figlia non ha nemmeno sporto denuncia, passerà”. La madre di Alice Scagni, uccisa da suo fratello Alberto, il giorno prima dell’omicidio si era rivolta per l’ennesima volta a un agente implorandolo di sorvegliare il figlio: le ha risposto di non “farla tragica”. Capisco che sia difficile distinguere l’apprensione di una madre da un allarme fondato. Difficile, non impossibile: è un lavoro e qualcuno deve farlo. Qualcuno di preparato, competente: capace di distinguere, appunto. Torno a quella nonna, che ha combattuto per l’affidamento nei nipoti.

I figli di un uomo che uccide una donna restano senza entrambi i genitori. I nonni, spesso, entrano in conflitto: i genitori di chi è morto non accettano che i nipoti restino coi genitori di chi ha ucciso. Si aprono faide familiari inestricabili e può capitare che i bimbi perdano anche i quattro nonni: che non siano assegnati a nessuno, ma a una terza famiglia. Orfani assoluti. Anche i genitori di un figlio che uccide l’altro figlio, come è successo agli Scagni, restano privi di entrambi. Solo che quando perdi i figli non c’è nemmeno una parola per dirlo.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

 (Leggo)

«Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?» Gv 6,60-69.

 

“Nessuno si deve aspettare da me qualcosa di cui io non sono capace”. Non si può non approvare chi parla così. Anche Dio non chiede a nessuno l’impossibile. Perché, quando qualcuno afferma: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”, ciò oltrepassa di molto il concepibile. E tuttavia: in nome dei Dodici, Pietro esprime la sua professione di fede in colui che parla in termini così poco comprensibili. Egli la giustifica in un modo sorprendente: “Soltanto le tue parole (incomprensibili) sono parole di vita eterna”.

 

(Prego)

Custodisci con instancabile amore, o Padre,
il popolo che hai salvato,
perché coloro che sono stati redenti dalla passione del tuo Figlio
partecipino alla gioia della sua risurrezione.

 

(Agisco)

Modellare il duro linguaggio di gesù in scelte forti e di vita per me.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

LA FIDELIS ANDRIA HANDBALL È CAMPIONE REGIONALE UNDER 17

 
 
 

E SI QUALIFICA ALLE FINALI NAZIONALI

La Fidelis Andria Handball vince il secondo titolo nella sua storia dopo il campionato UNDER 15 dello scorso anno.

È il primo titolo regionale UNDER 17 nella storia della pallamano andriese che si qualifica di diritto alle finali nazionali di categoria che si svolgeranno in Veneto a metà giugno.

Netto il percorso della squadra guidata da mister Colasuonno fatto di sole vittorie e trionfo raggiunto in campionato con tre giornate d’anticipo, esattamente lunedì 2 maggio, a Fasano, contro la Junior Fasano con il risultato di 33-48.

Immensa la gioia della società andriese che aveva posto come obiettivo stagionale la vittoria del campionato UNDER 17, oltre alla costante crescita dei ragazzi.

Con questa vittoria” – afferma coach Colasuonno -“abbiamo confermato la bontà del nostro lavoro nella crescita dei ragazzi di tutto il settore giovanile. Per ora siamo primi anche nei campionati UNDER 15 e UNDER 13. Quasi tutti i ragazzi dell’UNDER 17 giocano in pianta stabile in serie B e la loro crescita prosegue in maniera costante, settimana per settimana, anche sotto il punto di vista della personalità e dell’autostima. Siamo felici di esserci ripresi la vittoria che stavamo raggiungendo due anni fa in UNDER 15 con questo stesso gruppo che, purtroppo, non ha potuto godere della vittoria finale a causa dell’inizio della pandemia. Ora, a metà giugno, ci attenderanno le finali nazionali UNDER 17 e incontreremo squadre di alto livello e con importantissima tradizione in ambito nazionale e a livello giovanile. Ci godremo al massimo questa esperienza e giocheremo sempre per ottenere il massimo risultato”.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Come quando punti una lampadina tascabile contro il cielo

 
 
 
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«A volte, di notte, dormivo con gli occhi aperti sotto un cielo gocciolante di stelle. Vivevo, allora»
(Albert Camus)

In un ormai lontanissimo 2007, qualcuno mi regalò un libro dopo un evento triste e mi scrisse così: (…) un sogno in cui avrei voluto essere e, invece, non cero: scusa”.

Fu allora che imparai quanta storia facciano le assenze, quanto certi buchi nelle pellicole diventino le pellicole stesse, quanto certe scuse non abbiano scuse e quanto un gesto, uno, a farlo e a farlo bene, possa cambiare lintero corso di una vicenda.

Poi la vita va, ed ha sempre ragione lei. Ognuno sceglie di essere ricordato per qualcosa: il libero arbitrio regna sovrano.

È un attimo: le sfumature. Che bellezza! Stregonerie o incantesimi che appaiano a seconda degli epiloghi, hanno qualcosa di particolare, sempre. Le vedi, le vedi tutte e quello che sembra improvviso, non lo è affatto. Grandi altezze o decisi tracolli: un segno distratto di matita e il dado è tratto. In un verso o nellaltro.

Ci vuole cura. Ce ne vuole sempre, per essere attenti e per distrarsi. È sempre unarte che richiede attenzione, poiché qualcuno che se ne accorge non manca mai.

Quelli nell’immagine di copertina, per esempio, sono solo occhiali. Ognuno di loro passa le sue giornate sul naso di una storia e le storie, com’è giusto che sia, a un certo punto si uniscono e finiscono su un tavolo in un ordine imperfetto e colorato: lasciano i loro nasi e restano lì, a fare da sfondo sperando, pur senza averne alcun bisogno,  che qualcuno si accorga di loro e scelga di immortalarle in un momento che, in qualche modo, poi rimarrà eterno.

Perché? Semplice: ogni naso, anche quando è puntato all’insù, è legato ad una mente, ogni mente è sempre legata ad una pancia. Fra le due… i luoghi  delle anime, che sono luoghi lontani, fatti di vite antenate e vastissime campagne.

C’era una volta un uomo, aveva circa 65 anni, era colto, non si era mai sposato, era appassionato di astronomia, aveva un atlante del cielo. Quest’uomo amava passare le notti esattamente lì, fuori dalla sua casa di campagna, con il suo telescopio, nel buio pesto, sotto il cielo stellato, fra il canto dei grilli.

In quelle atmosfere surreali e indimenticabili, che chi ha visto anche una sola volta nella vita possederà per sempre, quell’uomo a volte insegnava a suo nipote, che era piccolo (aveva 10 anni) ed amava starlo a sentire, a riconoscere le stelle e durante una di quelle notti, puntò al cielo una lampadina tascabile.

Disse allora al bambino: Lo sai che se punti la luce di questa lampadina tascabile, tra circa mille anni qualcuno vedrà il segnale che stai mandando adesso?”

Da allora quel bambino ha mandato tanti segnali che sono in viaggio ed immagina ancora che ad anni luce, un giorno, un bambino come lo era lui, vedrà il suo messaggio. Vedrà una luce fioca e sarà quella della sua lampadina tascabile.

La verità è che credo di aver fatto un sogno, che non è certo quello del 2007 in cui qualcuno avrebbe voluto essere, ma non c’era.

Questo è stato un sogno del tutto particolare, a cui ho continuato a pensare anche tutte le volte in cui non l’ho detto: a volte il timore di essere fraintesi, aumenta la necessità di ruminare, specialmente se vorresti poter raccontare che tutte le cose possono essere così belle da commuovere, sogni inclusi. E io l’ho fatto, ho ruminato moltissimo specie sul fatto che quel bambino me lo aveva detto: “Dai che ti ho ispirato per il tuo prossimo pezzo, con una di quelle cose a cui non pensi, ma se ti capita, le ricordi subito”.

Anche il suo naso portava di tanto in tanto degli occhiali, io lo sapevo ma non lo avevo mai visto in compagnia delle sue lenti. Quello che invece avevo visto era una caratteristica particolare: in qualche modo e in molto più di qualche caso, quel bambino aveva irrimediabilmente ragione.

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