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donmichelangelotondo più di un mese fa

Ridateci il binge!

La prima cosa bella di venerdì 20 maggio 2022 è, o era, il binge watching, l'abbuffata di puntate di una serie tv che ti appassiona, senza dover aspettare una settimana. Ce lo stanno togliendo. Ora, va bene che le piattaforme sono in difficoltà, che la Russia non c'è più, che i clienti disdicono perché non c'è più la serie A, non c'è più il lockdown, non ci sono più soldi, ma tornare a mostrare una puntata a settimana così tengono l'abbonamento non è sadico, è masochista.

Perché nessuno vuol tornare ai romanzi d'appendice e leggerli la domenica. Se un libro ci piace, lo finiamo. Se una serie ci prende, andiamo avanti finché crolliamo, a volte anche dopo. Possiamo saltare la cena, non avere una vita mondana, perfino un lavoro fisso o una carriera, in cambio del privilegio di guardarci "Avvocato di difesa" tutto in due giorni.

Se ci fate aspettare 7 giorni per "Better call Saul" o per "Una squadra"  è come se ci deste la connessione lenta, il telefono a gettoni, il fax. Come se ci diceste: l'ami? Vi rivedrete la prossima estate. Non è colpa nostra, ci avevate disegnati così. Se ci cancellate, vi lasciamo. Vogliamo tutto e subito, almeno in tv.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)
«Vi ho chiamato amici» Gv 15,12-17.

Cristo ha chiamato “amici” i suoi discepoli a lui più vicini solo alla fine della sua vita, dopo aver fatto loro conoscere tutto ciò che aveva sentito dal Padre, dopo aver rivelato la verità a coloro che egli aveva scelto. Per provare che non esiste amore più grande del suo, egli ha offerto la propria vita per i suoi amici. Di conseguenza, ciò che era raro nell’antichità, è comune nella Chiesa, in cui uomini e donne conoscono e vivono la verità.

 

(Prego)

O Signore, che ci hai chiamato amici perchè partecipiamo al dono della tua vita, rendici capaci di corrispondere a questa tua amicizia con una maggiore generosità nell'amare te e i nostri fratelli.

 

(Agisco)

Coltiva le amicizie attuali e porta nel cuore i legami interrotti.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Patty Lomuscio, una stella fra le stelle del jazz

 
 
 

Si intitola “Star Crossed Lovers” il nuovo singolo che dà il titolo all’album dell’artista jazz andriese Patty Lomuscio. Una consacrazione la sua, il riconoscimento che da New York arriva alla nostra Città sulle note di un sound che richiede lavoro, sacrificio, talento e creatività.

Ciao, Patty. Cosa vuol dire, per una cantante jazz, registrare un album al Rudy Van Gelder Studio?

Una grandissima emozione essere nel Rudy Van Gelder Studio dove hanno registrato i più importanti dischi che hanno fatto la storia del jazz, da John Coltrane a Mc Tyner, Abbey Lincoln, Clifford Brown…

Da dove nasce il singolo “Star Crossed Lovers”?

Il singolo, che poi da il titolo all’intero album, lo abbiamo scelto insieme io e il Maestro Kenny Barron poiché entrambi amiamo Billy Strayhorn e Duke Ellington. E’ una ballad meravigliosa che Kenny Barron ha registrato diverse volte ed io  ero particolarmente innamorata della sua versione strumentale, per cui insieme abbiamo deciso di registrarla e di dare questo titolo all’album.

Quanto sogno perseguito e quanta fatica ci sono dietro il tuo featuring con artisti del calibro di Kenny Barron, Peter Washington al contrabbasso, Vincent Herring all’alto sax e Joe Farnsworth alla batteria?

Il sogno più bello, per chi ama il jazz e per chi lo ha reso parte della propria vita,  questo è un super sogno che si realizza, un qualcosa di straordinario. Da sempre studio e ascolto Kenny Barron, da sempre cerco di apprendere il più possibile dai grandi interpreti e strumentisti ed essere in studio con loro sembrava qualcosa di irrealizzabile da fare…e invece eccomi prima lì con loro ed ora qui con un dono incredibile :il mio disco appena pubblicato dalla challenge Records International. Altra grande soddisfazione tra l’altro è che mai Kenny Barron, in tutta la sua carriera, l’anno prossimo 80 anni, aveva registrato un intero album con una cantante, per cui un ulteriore onore e impegno, il mio.

Come definiresti il jazz e quale sarebbe la maniera migliore per esportarlo e renderlo fruibile da New York alla nostra Città?

Il jazz è una musica unica, tutti dovrebbero imparare ad amarlo, non è semplice, lo so, New York è la Patria ma in ogni parte del mondo si può fare jazz, inclusa la mia Andria, basta organizzare concerti ed invogliare la gente a seguirli, direi che in città ci sono delle organizzazioni che si impegnano a tal proposito.

Progetti futuri?

Molti e spero realizzabili, per ora stiamo cercando di organizzare dei concerti di presentazione , in autunno o addirittura inverno poiché l’aspetto burocratico richiede tempo…ma ce la faremo! Intanto è in cantiere un altro disco, tutto made in Italy, un progetto dedicato alla grandissima cantante Caterina Valente, con super jazzisti italiani…che dire…sono felice… Music is my Mistress!

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donmichelangelotondo più di un mese fa

In cerca di ricordi su Gmail

In cerca di ricordi su Gmail
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Parliamo sempre del futuro, pensiamo a come costruirne uno migliore, ma il passato ci insegue. Non ci molla mai. Qualche giorno fa all’improvviso mi è stato chiesto di ricostruire una vicenda di oltre dieci anni fa. Per me morta e sepolta. La memoria funziona così.

Le cose meno attuali le archivia in una zona diversa, dove è molto più difficile farle riemergere. Questa cosa si vede benissimo in un bel film della Pixar del 2015, Inside Out. Insomma, dov’ero? cosa facevo? e con chi lo facevo dieci e passa anni fa? Buio pesto, e, premetto, non sono ancora rimbambito anzi. Ho chiamato molti miei amici e quelli che frequentavo all’epoca, ma anche loro, nisba. Allora ho chiesto a Google, anzi a quel servizio di Google che usiamo per mandare e ricevere messaggi di posta, Gmail.

 

Ho iniziato a fare ricerche su Gmail e c’era tutto: c’erano i messaggi che mandavo e ricevevo su quel dato episodio; c’erano i documenti che dimostravano le cose che asserivo. Tutto. Tutto custodito nel cloud, su qualche server, chissà dove. Un archivio della mia vita, parallelo e diverso da quello che facciamo scrivendo sui social: su Facebook e Instagram postiamo quello che vogliamo che gli altri sappiano di noi, dove siamo andati, cosa abbiamo fatto, di solito i successi, sempre i lutti. Nelle email c’è la nostra vita privata. Lettere d’amore, liti, progetti. E resta lì, archiviata per sempre. Quando sarò vecchio andrò in cerca di ricordi su Gmail. 
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Craxi, Koltès, la forza e la rabbia

 
Federica Rosellini e Lino Musella in "Solitudine dei campi di cotone" di Bernard-Marie Koltès

Federica Rosellini e Lino Musella in "Solitudine dei campi di cotone" di Bernard-Marie Koltès

“Arrabbiati. Se non ti arrabbi dove trovo io la forza” si dicono il Venditore e il Cliente nella “Solitudine dei campi di cotone” di Koltès che, nella visionaria regia di Andrea De Rosa, è portato in scena da “un uomo vestito da donna che si comporta come un uomo” (Federica Rosellini, maestra dell’inchino e della forza) e Lino Musella, maestoso persino in giubbetto di jeans e senza microfono. Non si sa cosa si debbano vendere e comprare, quei due, non si conosce l’oggetto del desiderio ma sì è evidente il minuetto del commercio e del potere, la lusinga la seduzione la diffidenza, di nuovo la trattativa, il ricatto. Arrabbiati.

Come faccio io a sentire la mia rabbia senza la tua, come posso dirmi vivo se non mi oppongo a un’offesa: è la chiave che apre le porte del presente, è il codice che decifra la lotta greco romana tutto attorno a noi. Giacché se non agisci non potrò reagire, come se nessun moto – sorgivo - proprio fosse più possibile. Come se non esistesse una rotta interna, un desiderio capace di dare senso al nostro fare: un motore profondo, autentico, non un risarcimento.

Ieri Stefania Craxi è stata eletta presidente della commissione Esteri del Senato, in quella che sarà raccontata come una Caporetto dei Cinquestelle (avevano il presidente, non l’hanno più). Non c’entra, ma c’entra. Stefania Craxi, la Figlia, da vent’anni è in trattativa con la rabbia e col dolore. Sigonella, la Nato, Moro e le Br: suo padre. Ora che il tempo delle eventuali colpe scolora, il pentimento non ha avuto luogo e non poteva, l’espiazione è comunque conclusa e si redime, il nome Craxi, nel nome del Padre. Se non ci fosse stata tutta quella rabbia non ci sarebbe stata forza. Non potremmo spiegare, capire.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Due turisti a Roma

Due turisti a Roma
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La prima cosa bella di giovedì 19 maggio 2022 sono due turisti a Roma: cercavano il Circo Massimo e hanno trovato qualcosa di molto simile, la nostra quotidianità. È un giorno feriale, quasi le 12, sto andando in piscina e mentre salgo sullo scooter incrocio due turisti sperduti che mi chiedono dove sia il Circo Massimo. Capita spesso che non lo trovino pur standoci davanti. Se non hanno visto foto si aspettano un anfiteatro, rovine e non uno spazio vuoto. Li lascio alla loro perplessità.

Un'ora più tardi esco e risalgo sullo scooter. Mi fermo al semaforo rosso al confine di Testaccio, a via Marmorata. Una ragazza in short, presa dai suoi pensieri, cammina parallela e attraversa nonostante il segnale di alt. Nella corsia preferenziale transita un van nero e la prende. Non in peno, di striscio, ma è sufficiente per farla alzare da terra e ricadere sul selciato. Il van rallenta un attimo poi riparte. Io gli urlo: "Oh, l'hai presa!". Quello mi risponde: "Passava col rosso!". Come se aver ragione lo assolvesse dal dovere di soccorso, da ogni piccola forma di umanità.

Lo guardo andar via pensando: se trovo un coltellino svizzero nello zaino gli vado dietro e al prossimo semaforo, dal punto cieco, glielo pianto nella ruota posteriore destra poi lo supero salutando. Ma non servirebbe. Serve che qualcuno aiuti la ragazza. La vedo in piedi, sofferente, ha una gamba scorticata. La reggono e la portano delicatamente in farmacia. A farlo sono i due turisti sperduti. Hanno trovato il circo massimo.  

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)
«Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» Gv 15,9-11.


"Se un uomo e una donna sono davvero marito e moglie - dice un proverbio cinese - allora è dolce anche essere mendicanti. In altre parole, se ci si ama, si può essere felici anche nelle circostanze più difficili.
La gioia è il segno del vero credente, che ama Dio e che resta nell'amore di Cristo. Il cuore dell'uomo, spesso chiuso e diffidente, a volte fatica ad accettare di essere infinitamente amato da Dio, nonostante i suoi peccati. Accettare l'amore non meritato di Cristo, accettare il fatto che egli ci ama di un amore eterno, significa provare una gioia senza limiti, quella gioia che si esprime nelle lacrime del pentimento e negli inni di lode e di ringraziamento.


(Prego)

O Dio, che ci hai fatto dono del tuo stesso amore per il tuo Unigenito, rendici degni di rimanere fedeli nella comunione di vita divina con te.


(Agisco)

Aver fiducia nell'amore eterno di Dio e nelle relazioni che ci circondano.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

La donna soldato

La guerra non ha volto di donna, scrive Svetlana Aleksievic. I conflitti hanno una storia scritta al maschile. Resa con parole maschili.

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Isola di Gotland. Foto di Jonathan NACKSTRAND / AFP
Isola di Gotland. Foto di Jonathan NACKSTRAND / AFP 
Questa donna soldato si esercita sull’isola svedese di Gotland. Le truppe della Guardia nazionale sono state richiamate per una esercitazione speciale. La guerra non ha volto di donna, scrive Svetlana Aleksievi?, a cui torno spesso. I conflitti hanno una storia scritta al maschile. Resa con parole maschili. “Tacciono - scrive - perfino quelle che sono state al fronte. Se pure all’improvviso cominciano a ricordare, non raccontano la loro guerra ‘femminile’ ma quella ‘maschile’. Si adattano al canone invalso. E solo in casa o, piangendo, nella cerchia delle proprie amiche veterane, si mettono a narrare la propria guerra. A rivelarla. Ed è una guerra sconosciuta”.

 

Non so indovinare gli stati d’animo, le speranze e le paure di questa donna con il volto dipinto. Se teme di dovere un giorno partecipare a una guerra reale. Che cosa pensa che significhi essere una donna soldato in tempo di pace. Perché io non lo so. Ma io non so cosa significhi nemmeno essere un uomo soldato in un tempo di pace. Esserlo in un tempo di guerra, scrive Aleksievi?, diventa una prova troppo personale. Personale ma altrettanto sconfinata quanto la vita stessa.

E racconta di una donna aviatrice che si rifiutò di concederle un’intervista.

 

Non posso… non posso ricordare.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Taranto

 
 
 

Tra bellezza e resilienza

 
Che Taranto sia bella è un dato incontrovertibile, uno di quelli che ti segnano e ti portano a spiegare le ali con lo sguardo fino ad abbracciare l’orizzonte, immaginando di scorgere a tutti i costi un azzurro perenne, da non stingere, da non smacchiare.
 
Taranto è bella, anzi bellissima ma è anche violentata, lacerata, annichilita dalle ciminiere svettanti dell’EX ILVA, che disperde nell’aria ingenti quantità di veleni con i suoi fumi sempre più audaci.
 
La fabbrica dell’acciaio e della morte supera i limiti, eccede e fa boccheggiare gli abitanti che vivono a ridosso, completamente sprotetti e costretti a chiudersi in casa nei wind day, quando tutto è vietato, persino il respiro.
 
Nell’aria satura di lacrime, di solitudine, di maledizioni, di strappi laceranti s’innesca una moria di prospettive: A TARANTO SI VUOL VIVERE E SI È STANCHI DI MORIRE!
 
I tarantini non si arrendono, sperano prima o poi in un cambiamento perché ai giovani bisogna raccontare la parola “FUTURO” e ai bambini bisogna riconsegnare il diritto primario al gioco e alla libertà.
 
Oltre la paura, oltre l’incertezza c’è il gruppo dei Genitori Tarantini che non si ferma e combatte per riconsegnare Taranto a se stessa, libera dalle grinfie del Mostro e dalle polveri dei parchi minerari.
 
Si può vivere così? Si può scendere a compromessi con la morte e con le neoplasie? Si può patteggiare con il dolore?
 
Queste domande dovrebbero smuovere le coscienze di chi sa e nulla fa per deviare il corso delle cose.
 
Taranto deve recuperare, deve essere risarcita, deve essere compresa, deve essere ascoltata.
 
Troppo a lungo la cerniera del silenzio l’ha devastata, troppo alto il prezzo pagato per una scellerata classe politica contraria alla salus del territorio.
Un giorno in mezzo al traffico dei veleni che fa cambiare colore alle foglie e alle parole urlate al vento quando tutto sembra piovere addosso, qualcosa si smuoverà per un cambiamento radicale.
 
L’amore per la città non è mai strano e cerca sempre un rimedio a quel che appariva lontano.
 
Un giorno salirà agli occhi una bellezza non più deturpata!
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