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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)

«è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito» Gv 16,5-11.

 

La presenza comincia solo nel momento in cui due esseri si conoscono spiritualmente e si mettono l’uno di fronte all’altro consapevolmente. Ciò permette loro di avere interiormente una sorta di immagine l’uno dell’altro, per cui l’altro ha una seconda esistenza in colui con il quale è in rapporto. Ed essa può diventare una realtà potente in chi ci conosce e ci ama. Anche la solitudine può essere piena della presenza dell’altro.

 

(Prego)
O Dio, che per mezzo dello Spirito consolatore continui a contestare la nostra incredulità, rendici coraggiosi nel denunciare i falsi valori della nostra cultura razionalistica e consumistica.

 

(Agisco)

Un pensiero nella mia preghiera per tutti i bambini e ragazzi  che vivranno per la prima volta i sacramenti.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Con le buone

Con le buone
1 minuti di lettura
 
 

La prima cosa bella di lunedì 23 maggio 2022 sono le buone maniere. Le mamme, almeno un tempo lo facevano, regalano libretti che le insegnano ai loro bambini. Non so quante copie circolino. Poche, immagino, guardando gli highlight dei talk show; l’unica cosa che il giorno dopo ne resti: le liti. Penso che le madri di certi ospiti, professori universitari, parlamentari della Repubblica, si sintonizzino con orgoglio, magari in compagnia: “Vede, quello è mio figlio, sta in Commissione esteri, insegna a Roma, sa tutto di geopolitica, è uno scienziato, è il direttore del quotidiano X”. Ci sono cenni d’assenso, vocali d’ammirazione. Il figlio comincia a parlare, chi conduce lo guarda in tralice, aspettando. Poi l’altro figlio s’inserisce. Il dialogo diventa un duello, sale di tono. Il professore offende, l’altro insulta. Le mamme sussultano. L’ultima volta li videro così in cortile e li chiamarono su, in casa. Di corsa. Ora vorrebbero, ma chi conduce non aspettava altro, fa finta di separarli, ma conta i secondi, sa che lo share sta salendo e domani di questo si parlerà. Nessuno sa più perché si stiano insultando, tranne le loro mamme, che volevano farsi spiegare il mondo da quei figli. Cfr. Il mio primo libro delle buone maniere. Gallucci Editore. Ci sono anche le figure.   

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Pensiero del giorno…

 
 
 

Spargere di sale

ferita inerme,

non chiedere mai

quanto è lunga la notte.

I boccioli prendono forma,

le stelle crepitano in cielo,

cespugli volteggianti

di nontiscordardimé

solfeggiare nel crepuscolo,

rondini di ritorno a casa.

 

Assaporare attimo dopo attimo il conosciuto come se fosse tutto nuovo, ma con spirito diverso per rilanciare un entusiasmo assopito.


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donmichelangelotondo più di un mese fa

I giochi olimpici

 
 
 

Molto più  della vergognosa propaganda nazista che ne fece Hitler nel 1936

I Giochi olimpici, senza dubbio, sono la manifestazione sportiva più importante al mondo. Un palcoscenico sul quale, alle imprese sportive di atleti divenuti immortali,vere icone dell’epoca contemporanea, si sono intersecate le dinamiche politiche globali e non solo. Innumerevoli sono stati gli episodi nei quali la politica ha travalicato i confini del puramente sportivo. Una vittoria, un gesto, una presa di posizione sono stati spesso caricati di un significato altro, trascendente, simbolico…

Dopo i primi anni in cui le Olimpiadi avevano faticato a emergere come evento sportivo totalizzante, Adolf Hitler colse a pieno il potenziale che tale manifestazione poteva avere ai fini della propaganda nazista. Fece mettere su un’edizione in grande stile, che Leni Riefenstahl ha immortalato nel suo leggendario “Olympia”, preambolo di quello che i risultati militari tedeschi non sono stati. Peccato che un non ariano, Jesse Owens, avesse rovinato la festa, vincendo quattro ori sui 100 m, 200 m, staffetta 4×100 e battendo il suo rivale tedesco, Luz Long, nel salto in lungo, morto poi nella seconda guerra mondiale.

Che i Giochi fossero la cassa di risonanza ideale per smuovere un po’ le coscienze, l’avevano capito Tommie Smith e John Carlos, che con il loro pugno nero alzato a Città del Messico, avevano celebrato l’oro e il bronzo per gli Stati Uniti, nazione che li tributerà con insulti e minacce. Quei Giochi  furono turbati dal massacro di Piazza delle Tre Culture, dieci giorni prima dell’inaugurazione. Dici Città del Messico, e la mente va a Fosbury, inventore di un metodo nuovo nel salto in alto. Rivoluzionario, come d’altra parte quell’anno.

Era il 1968.

A Monaco ’72 un’ ipertecnologica edizione, che aveva conosciuto le prodezze in vasca di mister sette medaglie d’oro, Mark Spitz, fu violata dalla strage messa in atto da Settembre Nero, che tenne in ostaggio e massacrò undici atleti israeliani, macchiando un’edizione che andò avanti con l’inerzia di parole sofferte e obbligate, pronunciate dal presidente del CIO Avery Brundage :”The Games must go on”. Una tragedia a cui Spielberg ha dedicato un film.

Facile andare con la memoria alla stagione dei boicottaggi, che era iniziata prepotentemente con la rinuncia ai Giochi di Montreal da parte degli atleti africani, che avevano lasciato il villaggio olimpico in segno di protesta, per una tournée della nazionale neozelandese di rugby in Sudafrica, bandito dal CIO per le leggi razziali dell’Apartheid. Soltanto due squadre olimpiche africane, Senegal e Costa d’Avorio, presero parte ai Giochi, dove brillò la stella di Nadia Comaneci, rumena.

Nel 1979 l`Unione Sovietica invase l’Afghanistan. Un anno dopo Mosca avrebbe ospitato i suoi Giochi olimpici, ottenuti a spese di Los Angeles. Molti paesi occidentali scelsero di boicottare la kermesse olimpica, tra cui parzialmente l’Italia, che in segno di protesta lasciò a casa gli atleti che gareggiavano nelle squadre militari, sfilando sotto la bandiera olimpica. I risultati di questa grande assenza giustificata furono la mancanza di sessanta paesi, un medagliere stravinto dall’URSS e un livello, in alcune discipline, falsato. Per noi italiani, i ricordi più belli furono la vittoria di Pietro Mennea sui 200 m e quella di Sara Simeoni nel salto in alto, caso più unico che raro nel quale le rivali erano tutte presenti.

Quattro anni dopo cambia la sede, non la musica: i russi ricambiano il favore, non presentandosi negli States, con altre tredici nazionali. Furono le Olimpiadi di Carl Lewis, il figlio del vento, che ottenne quattro medaglie d’oro nell’atletica. Inutile dire che gli Usa furono primi nel medagliere.

Dal 1992 tornò ai Giochi di Barcellona il Sudafrica, mentre in quell’edizione l’URSS vi prese parte sotto il nome di CSI (Comunità Stati Indipendenti) e alla Jugoslavia, in fase di autodistruzione, fu negata la partecipazione, situazioni che si erano già proposte nell’edizione del Campionato Europeo di calcio, effetti del crollo della Cortina di Ferro.

Recentemente, a Tokio la Russia ha concorso senza bandiera e senza inno, a seguito dello scandalo doping del 2014, scandalo che, alla luce dei recenti sviluppi geopolitici, potrebbe avere non solo giuste motivazioni sportive, ma anche politiche perché lo sport alle volte, parafrasando scioccamente Von Clausevitz, è la continuazione della politica con altri mezzi.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)
«...perché siete con me fin dal principio» Gv 15,26-16,4.  

La sua missione non è tanto di ispirare i discepoli di modo tale che si sappiano difendere davanti ai tribunali (cf. Mt 10,20), ma di preservarli quando la loro fede sarà messa alla prova. Davanti all’ostilità del mondo, i discepoli di Gesù saranno esposti allo scandalo, sentiranno la tentazione di disertare, proveranno il dubbio, lo scoraggiamento. Ed è in questo preciso momento che lo Spirito di verità interverrà: darà testimonianza di Gesù nel cuore dei suoi discepoli, li confermerà nella fede e li inviterà a rimanere fedeli nella prova.

(Prego)
Salga a te la nostra supplica, o Padre: dona al nostro cuore il coraggio di vivere in conformità al Vangelo, per essere su questa terra instancabili operatori di pace, e diventare un giorno cittadini del cielo.

(Agisco)
Trasformare la tristezza in canto di lode.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Di bene in meglio (Paradiso X)

Di

 Paolo Farina

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«E se le fantasie nostre son basse 
a tanta altezza, non è maraviglia; 
ché sopra ‘l sol non fu occhio ch’andasse»

(Paradiso X, vv.46-48)

Dante e Beatrice ascendono nel quarto cielo, quello del sole. Appaiono loro gli spiriti sapienti della prima corona. In particolare, ascoltano le parole di San Tommaso d’Aquino che presenta un lungo elenco di ben undici beati: Alberto, che per antonomasia fu detto Magno, Francesco Graziano, a cui si deve la distinzione tra legge divina e legge umana, Pietro Lombardo, che donò ogni suo avere, e Salomone, il sapiente per eccellenza; seguono Dionigi l’Areopagita, teologo sulla natura degli angeli, e Paolo Orosio, le cui opere ispirarono Sant’Agostino; ancora, Severino Boezio, che ci ha edotto sulla fallacia della realtà mondana, e Isidoro di Siviglia, Beda il Venerabile, Riccardo di San Vittore. Chiude l’elenco Sigieri di Brabante, maestro di filosofia in quel di Parigi e oggetto di invidia per le verità che seppe dimostrare.

Ciascuno di queste grandi cuori, e acute menti, meriterebbe di essere conosciuto da vicino, ma evidentemente non può essere questo l’obiettivo del nostro caffè ristretto.

Mi soffermerò piuttosto su una terzina che mi pare riassuma nel modo giusto la loro passione:

«E se le fantasie nostre son basse
a tanta altezza, non è maraviglia;
ché sopra ‘l sol non fu occhio ch’andasse»

(Paradiso X, vv.46-48).

In libera traduzione: e se le nostre parole sono troppo basse per elevarsi a simili altezze, non c’è da stupirsi, giacché nessun occhio umano ha potuto fissare una luce più intensa di quella del Sole.

Questa terzina è immediatamente preceduta da quella in cui Dante, e sarà un vero e proprio leitmotiv sino all’ultimo del Paradiso, confessa l’inadeguatezza del suo ingegno: per quanto si sforzi e per quanto provi a raccontarci quel che ha visto, ammette il poeta, non riuscirà mai ad offrircene un’idea compiuta.

E conclude: «ma creder puossi e di veder si brami» (v.45). Ovvero: io non lo so descrivere, tuttavia è possibile crederci, perciò tu desidera di vederlo.

L’impossibilità, l’incapacità dell’umano ingegno, la ricerca del “varco”, l’attesa di una possibilità, di una “occasione”, soprattutto, il desiderio, quello capace di forzare l’aurora, specie se si è nelle condizioni di una sentinella che ha attraversato, in piedi e immobile, una intera e gelida notte: che meraviglia!

Mi sembra la sintesi di un’intera esistenza, un’esistenza degna di essere vissuta, l’esistenza che è propria di quanti meritano il titolo e la luce dei sapienti.

Sono gli stessi che ci illuminano. Di bene in meglio. Animati dalla molla della loro sete di sapere. Come Beatrice. Come ogni donna e uomo di buona volontà e larghe passioni.

Fabrizio de Andrè: «Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi solo i sogni che non fanno svegliare?».

Michelangelo: «Signore, fa’ che io possa sempre desiderare più di quanto riesca a realizzare».

Gibran: «Il desiderio è metà della vita, l’indifferenza è metà della morte».

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Il peso dei sogni

Valentina non vuole più fare i conti con cosa pensano gli altri di lei

Valentina non vuole più fare i conti con cosa pensano gli altri di lei

Valentina Babini, 21 anni, Savigno, fa la baby sitter ma sta scrivendo il suo romanzo

Mi sono sempre chiesta che peso hanno i sogni. Non quelli che facciamo di notte nel bel mezzo del sonno più profondo. I sogni nel cassetto, quelli così preziosi e delicati da non volerli raccontare a nessuno per paura che altrimenti si disintegrino. Fino a qualche tempo fa, credevo che il mio sogno nel cassetto fosse diventare insegnante. Ora so qual è il sogno che mi fa brillare gli occhi e non ho paura di dirlo o forse un po' sì.

Fa paura sognare perché a volte le persone che ti circondano non credono in te, sentiamo quindi il bisogno di dimostrargli che siamo meglio di quello che credono e che possiamo raggiungere i nostri obiettivi. Certo, questo non è il mio caso. Mi rendo conto però che tantissimi ragazzi e persone in generale, non fanno la vita che vorrebbero e non provano le esperienze che vorrebbero provare, solo per paura di non farcela e sentirsi giudicati da qualcuno a cui tengono.

Buttare i propri sogni per paura del giudizio degli altri è un po' come buttare la propria vita perché pensiamo che essa valga meno di quella di qualcun altro. Siamo noi gli "artigiani" della nostra vita e anche quando tutti ci remano contro e ci vogliono fare credere che non arriveremo da nessuna parte, dobbiamo lottare con tutte le nostre forze per dimostrare a noi stessi e solo a noi stessi che non siamo quello che gli altri vogliono farci pensare. Mi sono resa conto da qualche tempo che il mio sogno nel cassetto, quello più intimo e personale è fare la scrittrice e non so se verrà mai pubblicato un mio racconto, un mio libro e se magari diventerò famosa.

Ci credo però e questa credo che sia la chiave del successo interpersonale perché da qualche tempo ho capito che non voglio infrangere i miei sogni e non mi interessa più di quello che pensano le persone. Credete in voi stessi, nei vostri sogni e in tutto quello che vi fa stare realmente bene. Non abbiate paura del giudizio degli altri perché ci sarà sempre qualcuno pronto a puntarci il dito contro, sta a noi non permetterglielo perseverando.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Tutte le idee sono già rotte

Una delle meravigliose tavole le libro di Mariagiulia Colace

Una delle meravigliose tavole le libro di Mariagiulia Colace

Ho pescato un libro senza titolo, nella magica officina di Ideestortepaper, fiabesca casa editrice in Palermo. E’ un albo illustrato e scritto da Mariagiulia Colace. In copertina non c’è altro che un disegno: una bambina con le scarpette rosse e i calzini bianchi calati, un vestito fiorito e una cassetta di legno per uccelli sulla testa, forse al posto della testa, chissà. Vive in un mondo di persone che invece della testa hanno una gabbia: dentro ci sono rondini, altri volatili.

Della bambina, di nome Nica, non si sa. Tutti, in questa storia, hanno paura della stagione in cui gli stormi di uccelli “disegnano forme che come le idee si dissolvono una nell’altra”. Si difendono, chiudono le gabbia a chiave ma Nica no, lei ha una casetta di legno senza porta né chiavi. E’ un magnifico apologo poetico, il testo, sulla paura di pensare. La paura dei propri e degli altrui pensieri. Sarà per caso, ma nella moltitudine di opere al Salone del Libro me ne sono rimaste in mano tre che di questo parlano: il collasso del pensiero su cui l’epoca in cui viviamo è edificato. “Cosa è reale?”, si domanda il ragazzino che sente le voci nel libro-scrigno di Ruth Ozeki, “Il libro della forma e del vuoto”, manuale per decifrare un mondo in cui tutte le tazze sono già rotte – si romperanno, dunque lo sono.

Rotto è il mondo del pensiero razionale in “La pietra della follia” di Benjamin Labatut, tenebroso astro nascente della letteratura cilena: qui, soprattutto, le teorie del complotto segnano il punto della storia in cui “il vecchio è già morto e il nuovo non può nascere”. Qui, oggi, il confine. Eccoli, “i fenomeni morbosi più svariati”: cancellato il discrimine fra il vero e il falso, inutile – obsoleta - la ragione.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

“Nello sport si vince senza uccidere,

in guerra si uccide senza vincere”

(Shimon Peres)

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