Libero

donmichelangelotondo

  • Uomo
  • 50
  • Andria
Leone

Mi trovi anche qui

ultimo accesso: Un'ora fa

Profilo BACHECA 2395

donmichelangelotondo più di un mese fa

Prima di bocciare bitcoin e criptovalute leggete questa lettera

Prima di bocciare bitcoin e criptovalute leggete questa lettera
(reuters)
E' stata firmata da ventuno avvocati dei diritti umani provenienti da venti paesi. Si tratta di persone coraggiose che operano in luoghi difficili
1 minuti di lettura
 

Quando il bitcoin, assieme a tutte le altre criptovalute, qualche mese fa ha iniziato ad affondare non sono tra quelli che si sono disperati. Non avevo perso nulla. Pur seguendone con attenzione e curiosità le vicende, nelle critpo non ho mai investito un euro. Niente. Né sono sono tra coloro che affermano con sicurezza che si tratti di una bufala o di un pericolo: semplicemente non ho capito abbastanza il meccanismo delle criptovalute per poter esprimere un giudizio affilato come quello di Warren Buffett, il principe degli investitori, che recentemente ha detto: non cambierei tutti i bitcoin del mondo (valutati mille miliardi solo sei mesi fa) per 25 dollari. Insomma, sto cercando di capire.

 

E mi ha molto colpito la lettera aperta al Congresso americano firmata da ventuno avvocati dei diritti umani provenienti da venti paesi. Si tratta di persone coraggiose che operano in luoghi difficili come Afghanistan, Palestina, Venezuela,Iraq, Nigeria, Corea del Nord, Turchia e naturalmente Russia ed Ucraina. Il senso della lettera è che in regimi autoritari o là dove c’è una fortissima instabilità monetaria, i bitcoin e le altre criptovalute ancorate dal dollaro (stablecoin) sono uno strumento fondamentale di libertà. per dirla con le parole dell’ucraiana Lyudmyla Kozlovska,  “il Bitcoin non è soltanto una tecnologia, ma uno strumento che ha letteralmente salvato la vita a molti cittadini ucraini” all’inizio del conflitto.

Questo non vuol dire, dicono i firmatari della lettera, che le criptovalute siano esenti di rischi, ma la creazione di un sistema monetario decentralizzato è essenziale per sfidare le tirannie e dare forza alla resistenza per tutte quelle persone che non possono avere accesso a dollari o euro. E’ una lettera importante, che fa riflettere, mentre la politica in vari paesi si accinge a decidere il destino delle criptovalute. 

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

Una foto di fine corso

 
La foto di Stanislav Senyk fa parte della serie "Graduating high school students"

Lo scatto del fotografo ucraino Stanislav Senyk fa parte della serie "Graduating high school students"

C’è un’immagine bellissima che rimbalza fra reti e telefoni da ieri. Se non ho capito male fa parte di una serie scattata dal fotografo Stanislav Senyk, che ha deciso di fare un album di ritratti di studenti nel giorno del diploma. “Graduating high school students”. La foto di fine corso. Quelle che si pubblicano sui giornali quando si insedia il nuovo presidente del Consiglio, si cercano e si intervistano i compagni di classe: in bianco e nero, in posa con l’insegnante al centro. Anche dei nonni e dei genitori ne abbiamo in casa, di foto così.

Sono tutti serissimi perché allora nelle foto non si usava ridere: non erano fatte per dimostrare quanto fossimo falsamente felici, come adesso. L’immagine che mi ha colpito è stata scattata a Chernihiv, in Ucraina. Gli studenti sono in posa in un edificio distrutto dalle bombe. Sei ragazze al piano terra, cinque in due diverse stanze al primo piano, due più in alto. Il palazzo è sventrato, i ragazzi su quel che resta dei pavimenti – quelli in alto sono a un passo dal vuoto. E’ un giorno felice e le ragazze, che sono ragazze di adesso, stanno in posa come vedo fare a tutte le adolescenti: con gesto istintivo, davanti alla fotocamera, mettono una spalla avanti, si girano di tre quarti, una gamba semiflessa davanti all’altra. Si vede che allunga.

I maschi stanno a braccia conserte o mani in tasca, come al solito. Tutti hanno negli occhi una specie di orgoglio e sulle labbra un piccolo sorriso, ma non come su Instagram. Senza denti, qui. Sorridono a labbra chiuse. E’ difficile raccontare una foto, che d’altra parte resta solo se non ha bisogno di parole. Fra una settimana vanno alla Maturità i nostri figli, qui in Italia. Sarebbe bello che la vedessero prima di entrare in aula, ho pensato.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)

«Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà»

Mt 6,1-6.16-18.

Come nei confronti della moglie o della fidanzata amata nella passione ma con pudore, discrezione e riservatezza, così la carità (=Dio) non fa altro che essere discreta, umile, mai appariscente. Parole di Gesù che non possono non suscitare qualche esame di coscienza.

(Prego)

O Padre che ami chi dona con gioia, illumina le azioni del tuo popolo, affinché chiunque ci incontra possa accorgersi della grandezza del tuo amore.

(Agisco)

Una preghiera e un pensiero di gratitudine ai tanti benefattori e volontari che vivono nelle nostre parrocchie.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

Non è il film "Gomorra",ma la cruda realtà...
https://www.corriere.it/cronache/22_giugno_14/cosimo-lauro-chi-boss-guerra-scampia-ritratto-un-camorrista-c212106e-eb64-11ec-b89b-6b199698064a.shtml 

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

La non verità

 
 
 

Tutte le situazioni ansiose e ansiogene della nostra vita sono causate dalla non verità.

Nel momento in cui non ci si ascolta, non si segue il proprio cuore, non si tasta il proprio stomaco, sei protagonista di un’esistenza che non ti appartiene, sei protagonista di un’avventura artefatta che pecca di genuinità.

Tutte le situazioni ansiose e ansiogene della nostra vita, se soffocate da azioni che bloccano pensieri, passatempi sterili, vacanze futili, divertimenti vacui, palliativi temporanei, tornano a fare capolino più tardi, quando meno ce lo aspettiamo, provocandoci stati d’animo “down”, campanelli d’allarme di una felicità sempre costruita e mai spontanea.

Se vi manca il respiro, che siate allettati o accelerati, vuol dire che state facendo qualcosa che non vi va di fare, qualcosa che vi sta snaturando. Se vi manca il respiro significa che non state percorrendo la strada più giusta, ma state perseguendo nella finzione.

La non verità, prima o poi, vi porgerà il conto e quando realizzerete di aver svenduto la vostra personalità a cliché relazionali socialmente duplicati con lo stampino, allora sarà giunto il tempo di liberarsi dagli stereotipi, di accettare anche l’ipotesi di non presentarsi all’altare di un matrimonio effimero, preparativi e dinamiche familiari da cui non sai più uscirne, di allontanarsi da gente con influenza negativa, di lasciare un lavoro alienante e non appagante.

Tutte le situazioni ansiose e ansiogene della nostra vita sono causate dalla non verità. Una scelta che implica coraggio ma che può farci rinascere ogni giorno, salvandoci da un destino già segnato.

Ti piace?
1
donmichelangelotondo più di un mese fa

Un test per conoscere se si è stati colpiti dall’Epatite C

 
 
 

L’iniziativa in ambito regionale è dell’Unità di Epatologia dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza.

Un semplice test, del tutto gratuito, che le persone con età superiore ai 50 anni potranno effettuare in farmacia per scoprire se sono state o meno esposte all’HCV, ovvero l’Epatite C, infezione che nei programmi dell’Organizzazione mondiale della Sanità dovrà scomparire entro il 2030.

Ebbene, questo progetto salvavita, che parte da lontano, si sviluppa molto da vicino, grazie all’Unità di Epatologia dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e alle farmacie pugliesi che hanno aderito a questa iniziativa.

Ma per raggiungere questa auspicata eliminazione è necessario arrivare ad un aumento delle diagnosi. Nasce quindi “DOI-HCV Apulian Pharma”, un’iniziativa di screening sul territorio regionale in partnership con le farmacie di prossimità, coordinata dalla dottoressa Alessandra Mangia, responsabile dell’Unità di Epatologia dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza. Sono state 24 le farmacie pugliesi hanno aderito alla campagna “DOI-HCV”. L’attività volontaria è alla base di questo ambizioso progetto volto allo screening delle infezioni da HCV non ancora diagnosticate.

Per individuare la presenza degli anticorpi contro l’HCV in maniera semplice si è deciso di usare il “Point of care testing”, una strategia che può essere adottata su numeri considerevoli di soggetti. Applicabile in zone rurali e per pazienti difficili da raggiungere, questa modalità di screening è basata su test che possono essere effettuati al di fuori dei laboratori ospedalieri, “DOI-HCV Apulian Pharma” ha l’obiettivo di incrementare lo screening e la diagnosi dell’infezione da HCV.

La sfida di questo progetto è riuscire a coinvolgere il maggior numero di persone per fare emergere le infezioni nascoste e  cercare di collegare al trattamento il maggior numero di soggetti appartenenti alla popolazione generale, cioè coloro che, portatori di un’infezione inapparente, la scoprono solo per essersi sottoposti al test all’interno dell’iniziativa “DOI-HCV Apulian Pharma”.

In pratica, presso le farmacie che aderiscono all’iniziativa, sarà possibile per le persone che lo vorranno con età superiore ai 50 anni, sottoporsi al test e così capire se sono state, senza saperlo, esposte all’HCV. L’epatite C è una malattia silente: spesso non dà sintomi e purtroppo in molti casi i pazienti non si accorgono di averla contratta finché non porta a conseguenze gravi come la cirrosi epatica e il tumore del fegato. Nel caso il risultato del test di screening per l’anticorpo sia positivo, si consiglierà il percorso migliore per identificare chi, affetto da infezione attiva senza esserne consapevole, potrà immediatamente essere sottoposto a terapia attraverso una procedura fast-track facilitata dai farmacisti.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

Finali nazionali Under 17

 
 
 

Ecco le avversarie della Fidelis Andria Handball

Sorteggiati i gironi delle finali nazionali UNDER 17 in programma la prossima settimana in Veneto.

Fidelis sorteggiata con i veneti del Malo, San Vito Marano e gli emiliani del Bologna.

Lesordio è previsto giovedì 16 giugno alle ore 16:20 al Palasport di Quinto Vicentino e nella gara inaugurale la Fidelis affronterà il Malo, nella seconda gara venerdì 17 giugno (mattina) sarà la volta del Bologna, e sempre venerdì (pomeriggio) si giocherá la terza gara contro il San Vito Marano.

Sabato 18 e domenica 19 giugno si svolgeranno tutte le fasi finali in base ai piazzamenti ottenuti nei quattro gironi.

Ecco le dichiarazioni di mister Colasuonno: Siamo inseriti in un girone difficile contro squadre abituate a giocare le finali nazionali, mentre per noi sarà la prima volta con questo gruppo. Ci siamo allenati duramente per farci trovare pronti e i ragazzi hanno tanto entusiasmo nellaffrontare questa manifestazione. Allesordio giocheremo contro Malo e sicuramente avranno la fortuna di giocare le finali a 30 km da casa loro. Avranno il fattore pubblico dalla loro parte e questo dovrà portarci a giocare una grande partita, essere uniti nei momenti di difficoltà e dimostrare che non siamo inferiori a nessuno”.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

Grazie, prof!

 
 
 
dav

Un’ora di lezione può salvare la vita

È così è giunto un altro termine, un altro 8 giugno. Devi averlo agognato parecchio, soprattutto negli ultimi tempi, quando la stanchezza ha preso il sopravvento, quando gli adempimenti burocratici sembravano crescere in maniera esponenziale, quando (ancora) arrivavano richieste di didattica a distanza. Usque ad finem!

Poi è suonata l’ultima campanella e tu, consapevole che non sei ancora in vacanza (a differenza di quello che i luoghi comuni recitano sulle vacanze degli insegnanti!), hai preso a confrontarti con i colleghi per i famigerati scrutini. Quante idee diverse, quante visioni differenti, quanta fatica per i voti di condotta, soprattutto lì dove il 10 non lo daresti nemmeno a te, perché forse potevi fare di più per quello studente, perché forse potevi scavalcare i muri dei colleghi e andare direttamente al cuore del problema di quella studentessa, rimasto incastrato nelle maglie delle medie aritmetiche, talmente logiche da risultare spesso ingiuste. Non preoccuparti: l’equilibrio tra la relazione con i colleghi e la relazione con gli studenti è figlio di una serie infinita di squilibri e cadute. Sei studente anche tu, non lo sapevi? Non sai che stai ancora imparando? Forse, allora, un buon proposito per il prossimo anno scolastico è alzarti dalla cattedra e far lezione da un banco in mezzo ai banchi. Per ricordarti e ricordare che il primo discente sei tu. E non per uno smielato e controproducente annullamento dei ruoli, ma perché la relazione empatica abbia sempre la meglio sulla nozione e ti guarisca dalla comoda convinzione che sei pagato unicamente per spiegare-verificare-valutare-far recuperare.

C’è stato scontro con i colleghi per qualcosa? Ben venga! Meglio essere chiari. Meglio metter fuori tutto. Gli idilli non sono roba da scuola. La scuola è una fucina incandescente. E lì dove qualcuno, collega o studente, sta coprendo impressionanti immaturità umane con risultati eccellenti, occorre prendere posizione. La banalità del male è sempre in agguato. A un certo punto, però, ricordati di mettere punto. Perché non puoi perdere la salute. Perché di fronte all’impermeabilità di certe coscienze, devi anche tu imparare a farti scivolare addosso le cose. Mettiti in vacanza dalla sindrome messianica: non devi salvare nessuno, devi lasciare segni, in te e negli altri, perché sei un in-segnante.

Sì, lo so: qualcuno l’hai già salvato. Te lo ha scritto uno studente su un pezzo di carta. E sì, anche i millennials scrivono ed è colpa dei luoghi comuni se ce ne accorgiamo poco. Che strano: siamo vittime di numerosi luoghi comuni sul nostro mestiere, poi non riusciamo a fare a meno dei luoghi comuni sulle nuove generazioni. Interrompere la spirale del male è un’arte e fa parte del paziente tirocinio del tuo lavoro: non ripagare gli altri con la moneta con cui ripagano te, cioè non riversare sugli studenti il sangue delle tue ferite. Imparare a disinnescare le trappole dell’adultità non riconciliata con i propri complessi: secondo proposito per il prossimo anno scolastico.

Ma torniamo alla lettera che hai ricevuto: “grazie prof”, “grazie maestra”, “mi sono sentito accolto”, “mi sono sentita ascoltata”, “ho scoperto cose di me che non sapevo”, “mi ha aperto gli occhi”, “volevo farla finita ma quella sua frase mi ha salvato”. Già, qualcuno lo salviamo: è il miracolo che avviene quando non vogliamo salvare nessuno, quando entriamo in classe con gratuità, per il piacere di entrare e di diffondere una cultura emozionata, sym-patica. E non fa niente se la tua materia appartiene alle Cenerentole del sistema scolastico: ai bambini, ai ragazzi importa la passione che ci metti. La classificazione tra materie e docenti di serie A e materie e docenti di serie B è roba di adulti trasferita, più o meno consapevolmente, ai gruppi classe. I bambini, i ragazzi hanno bisogno di te: guardali e dai il massimo. Il sistema scolastico scoraggerebbe anche Socrate! Occorre relativizzarlo e pensare solo ai cuori pulsanti che ci si ritrova di fronte.

Un’ora di lezione può salvare la vita. Per cui raccogli tutti i bigliettini e i fiorellini degli ultimi giorni e conservali con cura. Prendi appunti sul cuore anche di sguardi, parole e abbracci delle ultime ore, non scritti, eppure indelebili. Sono i frutti della tua semina. Sono la voce inesistente sul cedolino dello stipendio che ti arricchisce in altro modo. Sgualciti, piegati alla meglio, imperfetti, gracili, sono il tuo specchio e il tuo premio.

Cara insegnante, caro insegnante: riposa pure adesso. E ricordati che vacanza, derivando da “vacatio”, ti costringe a fare i conti col vuoto. Affrontalo. Fa parte del tirocinio per una scuola che non tappa tutti i buchi, che non risponde a tutte le domande, che non si limita a riempire le teste, ma apre all’ignoto e abitua all’incerto. Altrimenti non vi è speranza. E non dirmi che vorresti essere connivente con una simile lacuna di carne e futuro.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

Breve appunto di geopolitica

 
 
 

Dopo l’ennesima mezza gaffe di Biden…

Nei giorni scorsi il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato che gli Stati Uniti interverranno militarmente nel caso la Repubblica Popolare Cinese invada Taiwan, salvo poi quasi smentirsi ribadendo che la politica statunitense nel riconoscere l’esistenza di una sola Cina non cambia.

Ora quest’ennesima mezza gaffe di Biden non è neanche necessariamente una cosa negativa, visto che fungerebbe da deterrente nel caso il governo cinese guidato da Xi Jinping avesse davvero intenzione di invadere l’isola, ma crea ulteriore confusione da un punto di vista meramente politico e geopolitico.

Alcune delle persone, con cui ho parlato, pensano che Taiwan sia a tutti gli effetti uno stato indipendente, che la Cina si ostina a non riconoscere, ma le cose non stanno proprio così.

Per quanto de facto il governo di Taipei amministri del tutto autonomamente l’isola, con un sistema molto più vicino a quelli democratici occidentali rispetto a quello di Pechino, questa è ancora da considerare parte della Cina, e non perché lo dico io o lo dice il governo della Cina continentale, ma perché ciò è riconosciuto da quasi tutto il mondo, compresi Stati Uniti e Unione Europea, in base alla “One China Policy”, e cioè la politica del riconoscimento dell’esistenza di una sola Cina.

Sottolineo “quasi” tutto il mondo perché ci sono ancora quattordici stati (tra cui il Vaticano) che riconoscono la Repubblica di Cina (nome ufficiale del governo di Taipei), ma oltre a essere Stati minuscoli e molto poco decisivi nello scacchiere politico internazionale (il più grande di questi è il Guatemala), sono Paesi, e ciò va sottolineato, che considerano quello di Taipei come il governo legittimo dell’intera Cina (secondo la stessa costituzione della Repubblica di Cina, la capitale ufficiale dello Stato è Nanchino, ed essendo questa occupata, allora Taipei ne fa le funzioni provvisorie), non riconoscono Taiwan come uno stato indipendente dalla Cina continentale, e di conseguenza considerano il governo di Pechino illegittimo e non lo riconoscono ufficialmente, sempre in base alla One China Policy; ma soprattutto è Taiwan stessa a non considerarsi ufficialmente uno stato indipendente, in accordo alla già citata costituzione della Repubblica di Cina, costituzione che ribadisce l’obiettivo di far cadere il governo comunista e riconquistare l’intera Cina, che fu persa dal Partito Nazionalista Cinese (国民党 Guomindang, che allora governava appunto la Repubblica di Cina, che era il nome dell’intero Stato) durante la guerra civile con i comunisti dal 1945 al 1949, nonostante il sostegno economico e militare degli Stati Uniti, sostegno che è rimasto più o meno inalterato fino a oggi (senza di esso molto probabilmente l’isola sarebbe già stata riannessa al continente da tempo), nonostante sia venuto a mancare il riconoscimento diplomatico.

Detto questo, io sono il primo ad augurarmi che rimanga inalterato lo status quo, un’operazione militare di Pechino contro Taipei sarebbe catastrofica, ma se a Pechino decidessero di riprendere il controllo dell’isola con la forza, quale dovrebbe essere la posizione della comunità internazionale al riguardo?

Se, come mi sembra altamente probabile, l’Unione Europea e la NATO seguissero gli Stati Uniti nella guerra contro la Cina, allora l’intervento contro la Repubblica Popolare Cinese sarebbe giustificato e appoggiato, ma ciò entrerebbe evidentemente in contraddizione con il principio di salvaguardia dell’integrità territoriale che è alla base della ferma opposizione all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, le cui dichiarazioni che affermano che non si tratta di una guerra o un’invasione, ma di un’operazione militare speciale in difesa delle popolazioni russofone e indipendentiste del Donbass, sono respinte categoricamente da parte dell’Occidente.

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Wang Weibin ha infatti colto la palla al balzo, dichiarando che, se Taiwan è riconosciuta a livello internazionale come parte integrante della Cina, allora bisogna chiedersi perché mai gli Stati Uniti parlino di invasione.

Questa contraddizione rende evidente come le cause che ci stanno a cuore dipendano molto non solo dall’empatia per le vittime, ma soprattutto dall’antipatia per gli oppressori, in un rapporto che si può definire inversamente proporzionale; tanto più odiamo l’aggressore, tanto più solidarizziamo con gli aggrediti, mentre accettiamo e anche giustifichiamo gli abusi di chi opprime quando questo ci piace o è nostro amico, e poniamo tanti se e tanti ma quando parliamo della causa delle vittime, come succede in Palestina, o per quanto riguarda gli indipendentisti delle autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Luhansk, e tanti altri casi.

Ora noi possiamo anche credere di essere sempre nel giusto, e magari lo siamo davvero, possiamo affermare orgogliosamente di essere i difensori della democrazia e dei diritti umani in tutto il mondo, ma se pensiamo che tutto il resto del pianeta debba accettare i nostri criteri di libertà e democrazia, e stigmatizzare chi non si adegua, allora da un lato forse non siamo così democratici e la nostra mentalità è rimasta ancora quella che nel diciannovesimo secolo ci spinse a colonizzare mezzo mondo (il famoso “fardello dell’uomo bianco”), dall’altro, pur continuando ad ammettere che la nostra è una causa giusta, dobbiamo accettare l’idea di vivere con il pericolo costante dello scoppio di una guerra mondiale, perché ci sarà sempre qualcuno che vedrà il mondo diversamente da noi Occidentali, ci saranno sempre Paesi che seguiranno altre vie rispetto a quella democratica Occidentale, e spero che nessuno si illuda che un’eventuale vittoria contro la Russia e la Cina, cioè le due potenze non democratiche e avversarie degli Stati Uniti, porterebbe la democrazia, e di conseguenza la pace, in tutto il mondo.

La storia ci insegna bene che non esistono “guerre che mettono fine a tutte le guerre”, e che l’umiliazione dell’avversario, per quanto secondo noi meritevole di ciò, ha sempre conseguenze nefaste, anche nel breve periodo.

Meglio convivere e cercare di trattare con chi non ci piace, o dichiarare una guerra perenne al “male”?

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

Il pruno secco tornerà a fiorire (Paradiso XIII)

 
 
 

«Non sien le genti, ancor, troppo sicure 
a giudicar, sì come quei che stima 
le biade in campo pria che sien mature»

(Paradiso XIII, vv.130-132)

Il canto tredicesimo del Paradiso contiene una lunga parentesi didascalica. In apertura, una ricca similitudine paragona due corone concentriche di beati, che cantano e danzano ruotando in senso opposto, a due cerchi di dodici stelle l’una, costituiti dalle quindici stelle più luminose in cielo più le sette dell’Orsa Maggiore e le due dell’Orsa Minore.

Quindi, riprende la parola san Tommaso, che già nel canto undicesimo aveva chiarito un primo dubbio di Dante, legato al verso u’ ben s’impingua se non si vaneggia (Paradiso X, v.96). Nel medesimo contesto, riferendosi al re Salomone, ancora Tommaso aveva dichiarato che Dio ha posto in lui una sapienza tale che a veder tanto non surse il secondo  (Paradiso X, v.114) e Dante tacitamente si interroga su come possa Salomone aver più sapienza d’Adamo, creato dalla stessa mano di Dio, e soprattutto di Gesù Cristo, il Verbo incarnato.

Tommaso, che indovina il suo esitare, si profonde in una lunga lezione di teologia dommatica e alla fine conclude: Dante non ha torto e lui, il Dottore Angelico, non ha detto il falso; solo, la sua affermazione riguarda la sapienza da Salomone invocata per adempiere al proprio ministero di re, non già per discettare di filosofia o teologia. Salomone sarà stato pure un uomo fallibile ed esposto ad errore, celebre peraltro per il suo peccato di lussuria senile – e di ciò si fa velatamente cenno in Paradiso X, vv.109-111 – ma la sua richiesta di ottenere la sapienza nell’esercizio del suo ufficio regale è stata esaudita: Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente: come te non ci fu alcuno prima di te né sorgerà dopo di te (1Re 3,12).

Fin qui il succo narrativo di questo canto. Seguono i versi che mi sono stampati nel cuore sin dalla prima lettura:

«Non sien le genti, ancor, troppo sicure
a giudicar, sì come quei che stima
le biade in campo pria che sien mature»

(Paradiso XIII, vv.130-132)

E poco più avanti:

«Non creda donna Berta e ser Martino,
per vedere un furare, altro offerere,
vederli dentro al consiglio divino;
ché quel può surgere, e quel può cadere»

(Paradiso XIII, vv.145-148).

In parafrasi riassuntiva: non si abbia fretta di giudicare dalle apparenze, nessuno saprà come sarà il raccolto prima che sia maturo e se qualcuno pensa di poter condannare chi ruba ed esaltare chi fa un’offerta, sappia che il giudizio divino è imperscrutabile tanto che può cadere chi sta in alto e risorgere chi sta in basso.

Una precisazione: “donna Berta” e “ser Martino” equivalgono ai nostri “Tizio” e “Caio” ma preceduti dai titoli canzonatori donna (signora) e ser (signore). Detto ciò, non tiro le conclusioni per te che leggi, ma confesso che queste parole mi infondono leggerezza nel cuore.

Mi danno speranza e libertà.

Non è solo questione di ribadire l’importanza di giudicare l’albero dai frutti e non i frutti dall’albero, come spesso accade in tante umane troppo umane consorterie: sei dei nostri, dunque i tuoi frutti sono buoni; militi con altri, allora i tuoi frutti sono pessimi.

È anche il ribadire che c’è speranza per tutti, fino alla fine e oltre la fine: come per Manfredi, accolto da braccia larghe di misericordia, ben più capaci della micropsichia di tante dottrine e dottrinari.

Caro lettore, adorata lettrice, io non lo so se esiste veramente Iddio. Lo spero: e provo ogni giorno a crederci mio malgrado. Ma mi piace confidare che, se proprio esiste, sia un Dio così, con cuore di padre e madre, che aspetta tutti sulla soglia, fino all’ultimo, senza mai chiudere la porta, pronto a correre incontro a chiunque abbia nostalgia di Casa.

Al di là dei nostri giudizi e pregiudizi. Ben oltre le apparenze su cui troppo spesso, e frettolosamente, assolviamo i nostri amici e condanniamo i nostri avversari.

Il grano maturerà nel tempo giusto e il pruno, secco durante l’inverno, tornerà a fiorire con boccioli di rosa.

Albert Camus: «Bisogna adoperare i propri principi nelle grandi cose, nelle piccole basta la misericordia».

Nadia Toffa: «Ho sempre pensato che la vita fosse disporre sul tavolo, nel miglior modo possibile, le carte che ti sei trovato in mano. Invece all’improvviso ne arriva una che spariglia tutte le altre, e la vita è proprio come ti giochi quell’ultima carta».

Giovanni Crisostomo: «Anche se ci troviamo al vertice della virtù, è per misericordia che saremo salvati».

Ti piace?
, , , , , , , , , , , , ,