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L’archivio dei sogni spezzati

Di

 Monica Fornelli

 -

di Elizabeth Buchan

Nina e Lottie, le due protagoniste del romanzo, sono una lo specchio dell’altra.

Condividono le stesse sensazioni riguardo ad un passato fatto di solitudine estrema col tempo interiorizzata e resa imprescindibile nel loro vivere quotidiano.

A volte il non avere “radici” non coincide con l’essere soli al mondo, ma questa sensazione trova appiglio e nutrimento nel non riuscire a realizzare il proprio sé.

Nina con il suo lavoro ha cercato di sfuggire da una vita piatta di donna votata ad essere moglie e madre per trovare un posto nel mondo che la facesse sentire viva attraverso momenti intriganti, coinvolgenti e purtroppo anche pericolosi.

Lottie, a sua volta, con un colpo di testa cambia lavoro, città e si sposa per regalare alla bimba Lottie ormai donna quel senso di appartenenza che la facesse sentire al riparo da altri abbandoni.

Entrambe, inoltre, sono anche legate a doppio nodo dall’aver trovato un amore vero, profondo che ha saputo riunire i pezzi della loro anima ferita lenendola come unguento miracoloso.

Il flusso temporale tra le loro vite palleggia incontrastato tra gli anni ‘70 quando le tensioni politiche laceravano l’Italia e il tempo moderno in cui Lottie sovrintendente presso l’Archivio Espatriati si ritrova suo malgrado invischiata in situazioni più grandi di lei nel cercare di scoprire la verità sulla morte di una donna inglese, per l’appunto Nina Lawrence.

Accanto ad un attento e a volte premuroso indugiare nello scandagliare i momenti di malinconia e di tristezza delle due donne si svelano nel sottofondo della loro vita manovre politiche sottaciute e nascoste alla realtà in cui l’11 marzo 1978, dopo una lunga crisi di governo durata quasi due mesi, Giulio Andreotti forma il suo quarto esecutivo monocolore Dc sostenuto anche da comunisti, socialisti, socialdemocratici e repubblicani. Il 16 marzo, le due Camere vengono convocate per discutere e votare la fiducia. Quella mattina in via Fani, a Roma, un commando delle Brigate rosse rapisce Aldo Moro – presidente della Dc e principale sostenitore dell’intesa. Tempo di intrighi politici che si riflettono nel quotidiano di Lottie.

Tutto questo mentre ci si abbandona al fascino indiscutibile e senza tempo di Roma e nel contempo ci si approccia all’arte assaporando la magica rappresentazione di miniature antiche.

Un viaggio nella bellezza a tutto tondo partendo da quella esteriore dei palazzi, della natura, dell’arte a quella interiore, unica ed inimitabile appartenente ad ogni persona. Libro e scrittura straordinari.


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L’archivio dei sogni spezzati

Di

 Monica Fornelli

 -

di Elizabeth Buchan

Nina e Lottie, le due protagoniste del romanzo, sono una lo specchio dell’altra.

Condividono le stesse sensazioni riguardo ad un passato fatto di solitudine estrema col tempo interiorizzata e resa imprescindibile nel loro vivere quotidiano.

A volte il non avere “radici” non coincide con l’essere soli al mondo, ma questa sensazione trova appiglio e nutrimento nel non riuscire a realizzare il proprio sé.

Nina con il suo lavoro ha cercato di sfuggire da una vita piatta di donna votata ad essere moglie e madre per trovare un posto nel mondo che la facesse sentire viva attraverso momenti intriganti, coinvolgenti e purtroppo anche pericolosi.

Lottie, a sua volta, con un colpo di testa cambia lavoro, città e si sposa per regalare alla bimba Lottie ormai donna quel senso di appartenenza che la facesse sentire al riparo da altri abbandoni.

Entrambe, inoltre, sono anche legate a doppio nodo dall’aver trovato un amore vero, profondo che ha saputo riunire i pezzi della loro anima ferita lenendola come unguento miracoloso.

Il flusso temporale tra le loro vite palleggia incontrastato tra gli anni ‘70 quando le tensioni politiche laceravano l’Italia e il tempo moderno in cui Lottie sovrintendente presso l’Archivio Espatriati si ritrova suo malgrado invischiata in situazioni più grandi di lei nel cercare di scoprire la verità sulla morte di una donna inglese, per l’appunto Nina Lawrence.

Accanto ad un attento e a volte premuroso indugiare nello scandagliare i momenti di malinconia e di tristezza delle due donne si svelano nel sottofondo della loro vita manovre politiche sottaciute e nascoste alla realtà in cui l’11 marzo 1978, dopo una lunga crisi di governo durata quasi due mesi, Giulio Andreotti forma il suo quarto esecutivo monocolore Dc sostenuto anche da comunisti, socialisti, socialdemocratici e repubblicani. Il 16 marzo, le due Camere vengono convocate per discutere e votare la fiducia. Quella mattina in via Fani, a Roma, un commando delle Brigate rosse rapisce Aldo Moro – presidente della Dc e principale sostenitore dell’intesa. Tempo di intrighi politici che si riflettono nel quotidiano di Lottie.

Tutto questo mentre ci si abbandona al fascino indiscutibile e senza tempo di Roma e nel contempo ci si approccia all’arte assaporando la magica rappresentazione di miniature antiche.

Un viaggio nella bellezza a tutto tondo partendo da quella esteriore dei palazzi, della natura, dell’arte a quella interiore, unica ed inimitabile appartenente ad ogni persona. Libro e scrittura straordinari.


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Mendicanti di like

Di

 Lettere al Direttore

 -

inVisibili ad ogni costo?

I ragazzi di oggi ci chiamano Boomers: noi, nati a ridosso degli anni  ‘70, che abbiamo effettuato l’iscrizione ai social media a trenta, trentacinque anni suonati. Forse siamo davvero vecchi, sebbene non apparteniamo propriamente allo zoccolo duro che ha bandito i social dalla propria esistenza (ma li stimiamo assai) … Siamo piuttosto tra coloro che si limitano a scorrere la home e che, ogni tanto, provano timidamente a postare qualche fotografia: magari un panorama, uno scorcio di “tratturo antico”, un angolo di mare e cielo.

Non abbiamo però compiuto il grande salto, ovvero pubblicare, con cadenza fissa, contenuti interessanti (o anche no) intelligenti (o anche no) ‘edibili’ e via dicendo. Ma d’accordo: passi pure il selfie del sabato con amici, pizza, birretta e allegria, oppure quello in posa (maquillage impeccabile appreso dai tutorials) con gli sposi, dentro una romantica cornice di palloncini.

Però, permetteteci, tra il ‘grande salto’ e il “triplo avvitamento” che impone al cervello di babbo, mamma, zio, nonno (e ludotecario, catechista, allenatore, animatore estivo) di dar i bambini in pasto ai social, c’è un abisso.

Deve essere una recondita, impellente necessità dell’inconscio quella che spinge un uomo o una donna adulti a fare del proprio figlio (nipotino, cuginetto, figlioccio, piccolo allievo) ‘carne da like‘.

Cosa sottenda questa ricerca compulsiva di visibilità ad ogni costo (compreso il rischio, tutt’altro che remoto, che la creatura indifesa sbattuta perennemente in bacheca finisca in una rete di criminali) è già da tempo materia di studio per gli psichiatri: per gli influencer più noti, è semplicemente questione di “mercato”, per la gente comune, portata ad imitare i suddetti, si tratta di dipendenza emotiva dal consenso altrui. Consenso che, nella società digitale, si manifesta principalmente attraverso la collezione di likes, sinonimo di apprezzamento e fonte di gratificazione da dopamina.

È dunque tempo di riflettere. Meglio se velocemente. E, se si ha qualche soldo da parte, anche di andare in terapia.

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La privacy del tabellone

I tabelloni degli scrutini possono essere affissi solo nelle scuole senza registro elettronico e comunque mai con i voti

I tabelloni degli scrutini possono essere affissi solo nelle scuole senza registro elettronico e comunque mai con i voti

Soccomberemo sommersi dal ridicolo del politicamente corretto, non occorre che sia io a rammentarlo: i più svelti ci fanno sopra stand-up comedy e serie tv da anni. Siamo vicini al punto di saturazione, vorrei poter dire, il punto in cui l’idiozia fa testa coda e si ripristina il vocabolario, il contesto, la logica. Speriamo. Intanto ogni giorno ci delizia di un nuovo divieto che ci impedisce di vivere e parlare normalmente in nome del rispetto altrui, il quale è intanto andato tutto attorno a farsi benedire, nel senso comune, ma le regole no, le regole sono implacabili.

Possiamo continuare a venderci ai marchi commerciali e ai signori del web che capitalizzano in clic ogni dettaglio della nostra vita intima, siamo anzi esortati a farlo in nome del genio d’impresa, ma poi c’è la privacy. Il totem. L’ultima: Claudia Sprocatti, lettrice, mi scrive che a scuola a fine anno non si possono più affiggere i tabelloni dei voti nell’atrio. Ciascuno può conoscere solo il suo risultato dal registro elettronico. Difatti sapere se Anna è bocciata potrebbe offenderla. Ora: a parte il fatto che i ragazzi si parlano e lo sanno lo stesso. A parte che il confronto è formativo, è uno sprone e comunque un dato di realtà che ci accompagnerà nella vita.

Ma chiedo. Chi ha pensato che conoscere i voti dei compagni possa provocare un trauma ha mai visto il profilo Instagram di un adolescente? Ha idea del livello di “conoscenza reciproca”, chiamiamola così, di una chat tra sedicenni? Condividono la loro intimità con letizia. Poi certo corrono rischi: certe immagini diventano armi. Ma lo fanno perché così va il mondo. Conoscono ogni centimetro di pelle uno dell’altro ma i voti no, i voti potrebbero turbarli.

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(Leggo) «Nessuno può servire due padroni» Mt 6,24-34.

 

Un gruppo di giovani visita un vecchio saggio sulla montagna,  pacifico e felice nella sua evidente povertà.
“Parlaci del denaro”, chiedono i giovani.
Il saggio sorride e dice: “Guardate attraverso il vetro della mia finestra. Che cosa vedete?”.
“Il cielo, il sole, la montagna, gli alberi, la gente che passa...”.
Il saggio, allora, tende loro, un piccolo specchio e dice: “Guardate in questo specchio. Che cosa vedete?”.
“I nostri volti, evidentemente”, rispondono i giovani, meravigliati.
Il saggio riprende lo specchio, vi toglie la lamina d’argento e lo porge di nuovo ai suoi visitatori.
“Ed ora, che cosa vedete?”.
“Questo specchio non è che un vetro, dicono, non ci si vede più, ma si vedono gli altri”.

(Prego)

O Dio, fortezza di chi spera in te,
ascolta benigno le nostre invocazioni,
e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto,
soccorrici sempre con la tua grazia,
perché fedeli ai tuoi comandamenti
possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere.

(Agisco)

Il prossimo 26 giugno è la domenica dedicata alla carità del Papa e in tutte le parrocchie le offerte raccolte a messa verranno destinate a lui per il bene che egli vuole realizzaree; andrò a messa e donerò una mia piccolissima somma di denaro.

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La forza per fare

 
 
 

«Ciascuno di noi è completamente isolato in sé stesso, anche se tra noi il legame è strettissimo. La vita intera non è altro che un tentativo ininterrotto di ritrovarci»

(Thomas Bernhard)

È molto strano, le hanno parlato della forza degli eventi e del loro essere inspiegabilmente legati gli uni agli altri, anche nel corso di lunghissimi anni, durante i quali il disegno non si vede.

Anno domini 2004, sua madre scopre di essere ammalata, qualcuno le chiede di cosa e lei risponde: Non farmelo dire. È figlia e nipote unica, ha un padre solo ed esclusivamente sulla carta, poco più di vent’anni, nessun tempo per capire, giusto quello per agire. Lo fa. Senza sapere come, ogni giorno, sempre e senza mai tralasciare nessun dettaglio. La forza fisica non viene mai meno, la capacità di imparare a muoversi in modo funzionale diventa sempre più fluida ed evidente, il problem solving immediato diventa pane quotidiano, Viviana verrà proclamata “santa” perché la prende per il culo costantemente, la fa ridere e, nel frattempo,  si occupa delle cose quotidiane: la sostituisce in ufficio, le porta il lavoro in clinica, prepara da mangiare per sua mamma e per lei, passa da casa e fa le pulizie. In più entra ed esce insieme a lei anche dai tubi del gas dell’ospedale, se è necessario, quando è vietato farlo nei modi regolari: la mamma ha mal di testa, non arriva il paracetamolo, è notte… loro lo comprano e si infiltrano. Non ci prenderanno mai… si dicono, e la mamma, intanto, le guarda dal suo letto numerato, può muoversi poco, si dà manate sulla fronte e ridendo dice loro che sono totalmente pazze. Però il paracetamolo lo apprezza.

Nel mentre lei fa amicizia con tanti nuovi termini medici, li impara, li capisce, li vede addirittura agire come avessero vita propria e passa moltissimo tempo fuori ad un posto che di nome fa Medicina e di cognome Nucleare.

Lì no, non la fanno entrare: non lo farebbero in ogni caso, ma vista la giovanissima età, niente… quando è indispensabile perché lei è assolutamente l’unico interlocutore possibile, la coprono con cose molto simili ad armature, per proteggerla dalle radiazioni che se la spassano lì dentro.

Questo solo uno sfondo… passati anni in questo modo, tutto regolare, anche così si diventa grandi: per esempio iniziando a pagare l’IMU.

Anno domini 2016: è addirittura lei la mamma adesso, come Viviana. E desidera un cane… anche qui, una serie di eventi mai meglio spiegati, che appaiono solo figli del Caso, la portano dal suo peloso di fiducia e necessariamente dalle persone che glielo cedono e concedono. Con quelle persone, che sono due, si crea una specie di legame autonomo, che in qualche modo si nutre senza essere necessariamente nutrito; almeno non come canonicamente si intendono queste cose. Negli ultimi sei anni si sono visti pochissimo, ma questo non ha mai significato granché rispetto a quel legame: lei ha sempre provato un affetto molto profondo per quelle persone ed il suo cane ha fatto lo stesso. Lui è la sua ombra, ma, quando vede quelle persone, letteralmente impazzisce e finisce in brodo. Il suo cane vuol loro decisamente molto bene e, nel suo mondo, questa è la massima garanzia di eccellenza.

Anno domini 2022: la nostra amica è con un altro cane, che è fratello biologico del suo. Fratello vero, non per dire. Ed è anche con un terzo cane, padre dei primi due. Anche qui, padre vero, non per dire. Ha sentito al telefono un figlio unico come lo è lei, che è uno dei loro umani di fiducia (padrone, diciamo noi bipedi, ma il termine a me non piace). Nel corso della telefonata ha fatto una domanda a quel figlio unico, che le ha risposto: Non farmelo dire. Non poteva pescare parole più casuali, giustamente.

Sì, è anche con lui, oltreché con  suoi cani e lo guarda essere perfettamente funzionale rispetto a quanto ha da fare: il fatto è che sa perfettamente cosa lui stia facendo e come lo stia facendo. Quindi le viene naturale fare come Viviana: loro due stanno ridendo, va bene così, ed in un certo tempo di stasi accade che lei sia una panchina, il cane del figlio unico seduto sui suoi piedi e ancora casualmente, mentre il suo padrone è in tutt’altro posto, direi reparto ospedaliero, con la sua di mamma, lei alza lo sguardo e sempre per le coincidenze che non esistono legge un cartello.

Nome: Medicina.

Cognome: Nucleare.

Come a dire: punto e a capo… non sei tu, ma in definitiva è come se lo fossi ed è qui che dovevi arrivare a stare. In questo legame non c’è mai stato niente di davvero casuale. C’è sempre stato un motivo, forse è questo, forse no, ma di certo ora puoi iniziare a fartene una ragione.

È proprio vero: siamo tutti esseri umani legati inscindibilmente gli uni agli altri e per ragioni che non possiamo capire.

Di fatto è assolutamente necessario che ci prendiamo cura gli uni degli altri, come possiamo ed al massimo del nostro possibile. Perché sì, c’è sempre una ragione se qualcuno o qualcosa capita nelle nostre esistenze: e le esistenze cambiano, dalla sera alla mattina, senza poterlo prevedere e non necessariamente in modo da facilitare le cose.

Andrà tutto bene, in un modo che lei non sa, ma con un colore molto, molto diverso da quello degli arcobaleni che spesso diventano troppo ed inutilmente scialbi… piuttosto con il sapore di tutto quanto sa di avere da imparare da certe persone: “Non ho più espressioni per la sofferenza in dieci giorni, ma di fatto esiste un momento in cui l’unica scelta che hai è trovare forza per fare: e forte diventi. Forte sei. Grazie perché ci sei, ti sei seduta qui accanto e finalmente mi sono rilassato. Posso sbadigliare. Dunque sbadiglio.”

Niente, sono delicatissimi schiaffi morali.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Niente sesso?

 
 
 

In merito alla nota del Dicastero per i laici

Ho letto, forse in maniera un po’ frettolosa, il documento Itinerari catecumenali per la vita matrimo- niale, del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, soffermandomi su ciò che, dal punto di vista dei social, sta costituendo un tam tam continuo …segno che il problema è avvertito profondamente.

Mi preme premettere che

  • personalmente, provengo da una formazione di “Ricerca Biblica” e non di teologia morale;
  • l’argomento, qualora degenerasse in polemica tra ragioni e torti, rischia di essere falsato;
  • I confronti sono sempre arricchenti, qualora risultino pacati e liberi, senza cercare di difendere, per partito preso, bandiere di chicchessia.

La sessualità, prima di essere considerata oggetto di proibizionismi, è una grandissima forza-valore che condiziona positivamente o negativamente la vita di una persona. Qui si incentra il lavoro prezioso dell’educatore chepotremmo paragonare alla gestione di una grande quantità d’acqua contenuta in un invaso che ha bisogno di essere canalizzata affinché, irrigando la terra dia frutti. Quando però a quest’acqua viene meno la canalizzazione…allora avvengono le inondazioni, e quella stessa quantità di acqua produce grossi danni.

In proposito, le culture ancestrali sono state sempre rigide nel trattare la sessualità intesa come origine della vita. Iltimore era non ridurre l’origine della vita a un gioco estemporaneo. Ma oggi, con l’avvento della psicologia come scienza, molte cose sono cambiate: la gestione della propria sessualità non è soltanto in funzione della vita, ma faparte del benessere e dell’equilibrio della persona.

Purtroppo, in tempi non molto distanti da noi, nei seminari, l’insegnante di teologia morale, spesso, era lo stesso di diritto canonico. Questo dato cambia l’ottica di lettura della sessualità. Si aggiunga anche che, nella vecchiadistinzione tra peccato mortale e peccato veniale, i “peccati” contro la sessualità erano considerati tutti mortali …non c’erano peccati veniali.

Credo che bisogna convenire che la sessualità è parte integrante dell’affettività. Questa è oggetto di uno sviluppo educativo che varia da persona a persona e ogni forma di proibizionismo è antieducativa, così come la distribuzione tout court di preservativi.

  1. Attenzione al proibizionismo: che non sia una scappatoia per evitare impegni e responsabilità educative che hanno bisogno di tempi lunghi e di metodologie
  2. Purtroppo abbiamo bisogno del “lanternino di Diogene” per cercare educatori pazienti, premurosi e amorevoli che ci sono, ma sono sempre pochi e con poco tempo a propria
  3. La scoperta e la gestione della propria sessualità fa parte della conoscenza di se stessi: non farla, o sottovalutarla, soprattutto nell’età adolescenziale, significa trascinarsi, negli anni, dei blocchi pericolosi, perché in natura non ci sono
  4. L’autocontrollo (anche se soggetto a molte varianti e condizionamenti), inteso come maturità psico-fisica, rimane l’obiettivo di ogni processo educativo, più che un intransigente diktat.
  5. Se davanti all’altare si presentano degli sposi che emotivamente non hanno mai sperimentato emozioni forti da“pelle d’oca” nello stare assieme …credo che si stia celebrando un matrimonio nullo, perché non si è a conoscenza di ciò che si va a

In merito al documento del Dicastero, occorre evidenziare, per dovere di cronaca, che Papa Francesco ha preparato una prefazione (4 pagine più un paragrafo) in cui non c’è nessun riferimento al sesso prima del matrimonio. Si tratta dell’unico scritto all’interno del documento che può essere attribuito direttamente al Papa: in calce alla prefazione c’è la firma pontificia. Il resto del volume, invece, è stato predisposto dal Dicastero.

All’interno del documento, il termine “castità” viene utilizzato in 5 pagine. La prima volta (pagina 34) si parla dell’importanza dell’ascolto delle testimonianze dei coniugi da parte dei giovani che intendono sposarsi. Si evidenzia come sia utile ascoltare la testimonianza «anche di coloro che hanno compiuto la scelta della castitàprima del matrimonio». A pagina 53, la parola “castità” viene indicata come «vera alleata dell’amore, che la chiesa non deve aver paura di proporre». Si tratta del virgolettato che, sui quotidiani, è stato attribuito al Papa. Non sono sueparole, ma del Dicastero, e, quindi, non impongono nessun obbligo, ma semplici indicazioni, di castità pre-matrimoniale. In queste pagine (continua a pag. 54, a pag. 55 e 71) si riprende il concetto di “castità” che il Catechismo della chiesa cattolica ha sempre evidenziato.

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La banda larga dei detenuti e dei migranti

La banda larga dei detenuti e dei migranti
1 minuti di lettura
 
 

Fino a qualche anno fa, la banda larga era la nostra terra promessa e il digital divide, il divario digitale fra chi è connesso e chi no, ci appariva come il primo problema del Paese.

Oggi i problemi principali sembrano molto più complessi anche perché portare Internet ad alta velocità in tutta Italia è diventato un obiettivo improvvisamente raggiungibile. Un po’ dipende dai fondi del Pnrr e un po’ dal fatto che i rapporti fra TIM e Open Fiber, dopo una rivalità distruttiva, sono entrati in una fase di collaborazione. Insomma già adesso nelle grandi città è abituale vedere persone che guardano una partita in diretta sul telefonino; entro il 2025 potremo farlo anche nelle località balneari o nei tantissimi minuscoli comuni di cui è fatta l’Italia.

L’unico ostacolo sulla strada dell’Italia digitale pare essere la mancanza di manodopera. Qualche giorno fa l’amministratore delegato di Open Fiber ha annunciato oltre 1000 assunzioni di operai per i cantieri, ma ha aggiunto che non ci sono. Nonostante la disoccupazione in Italia sia sempre a livelli record rispetto all’Europa e agli Stati Uniti, Open Fiber fatica a trovare 1000 operai da assumere. E per questo sta valutando due contromosse: la prima, includere la qualifica di operaio di telecomunicazioni nel decreto flussi che regola l’immigrazione; la seconda, rivolgersi ai detenuti.

 

Questa cosa ha incuriosito tutti quelli che non sanno che ormai da moltissimi anni in diverse carceri è in corso un progetto di Cisco per formare i detenuti all’informatica. Di fatto sono corsi che consentono alla fine della pena di trovarsi un lavoro. Ed è uno dei progetti di alfabetizzazione più belli del nostro paese: parte dal concetto che lo scopo della detenzione non si esaurisca nella pena, ma debba prevedere la crescita e il reinserimento di chi ha sbagliato. In assenza di iniziative analoghe, l’esperienza del carcere diventa soltanto la prima di una lunga serie. Per questo l’idea di Open Fiber va sostenuta.

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Saturi, esausti e anche un po' tristi

 
La sede del Reuters Institute for the Study of Journalism a Oxford

La sede del Reuters Institute for the Study of Journalism a Oxford

Parlavo con un vecchio amico, ieri sera, e quando dopo la rassegna di aggiornamento sulle vite private siamo passati al mondo fuori - “hai letto questo, hai visto questo” – mi ha detto: “Sai, un tempo mi appassionavo tanto alle cause altrui, agli snodi, ai retroscena misteriosi. Adesso vedo che non ce la faccio. Sono saturo, esausto. Magari più avanti andrà meglio”. Sospetto che sia un sentimento diffuso. C’entrano la guerra, certamente, la pandemia, il bombardamento di notizie, la violenza sommaria con cui il dibattito si svolge.

Ma è anche possibile che ci sia uno spazio dato, dentro di noi e per ciascuno diverso, oltre il quale la complessità dell’esistenza diventa insostenibile ed è meglio escluderla, dunque: silenziarla, amputarla. Concentrarsi sul proprio perimetro, pazienza per gli altri. “Saturi” ed “esausti” sono aggettivi che ricorrono nella relazione annuale del Reuters Institute di Oxford sull’informazione nel mondo, un’analisi su quarantasei paesi che mostra quanto e come abbiamo desiderio di sapere. Si registra ovunque una fuga dalle notizie: il 38 per cento della popolazione le evita consapevolmente. Il 43 per cento lamenta un sovraccarico, saturazione, il 36 si sente triste, il 29 esausto.

Una larga maggioranza non riesce a stabilire la credibilità delle notizie, non si fida. Avere troppo a disposizione equivale a non avere niente, se non hai un filtro per selezionare. E’ come quando una ricerca su Google ti dà due milioni di risultati. O sai esattamente cosa cerchi (in biblioteca si andava a cercare un testo, quello) o sei perduto. Alla fine si torna sempre lì: la capacità di “contenere” dipende da quello che sai, da quello che sei. Non da quello che ti si para di fronte.

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