Profilo BACHECA 2395
È fuori di...
Marco 3,20-21
«È fuori di sé».
I “suoi” non capiscono e non vogliono sapere altro, intendono solo riportarlo a casa. Quel che si dice di lui li preoccupa e certo non giova al buon nome della famiglia. Ma rimarranno “fuori” perché Gesù, rispondendo alla sua singolare vocazione, è andato oltre, ha assunto una missione che l’ha portato a uscire dal clan e dalle sue logiche: sì, ormai “è fuori” dalle determinazioni del senso comune e del sangue, da reti di vincoli, abitudini, convenzioni… trascese nel compiersi di una promessa.
UNA SINTESI SINFONICA
Mc 3,13-19
«...Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui...»
Gesù “fa” i Dodici, costituendoli nell’unità di un gruppo che raccoglie la molteplicità plurale di volti e nomi, di storie e provenienze, di luci e ombre. Gesù “fa” i Dodici, costituendoli nell’unità di un gruppo che raccoglie la molteplicità plurale di volti e nomi, di storie e provenienze, di luci e ombre. Ecco la chiesa, un pugno di uomini che non hanno nulla di eccezionale né alcuna aura di perfezione, ma che forse avvertivano “la sfida di scoprire e trasmettere la ‘mistica’ di vivere insieme, di mescolarsi, di incontrarsi, di prendersi in braccio, di appoggiarsi, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio”.
DELLA COLLERA E TRISTEZZA DI GESÙ
Mc 3,1-6
”...domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all'uomo: «Tendi la mano!»"
Della tristezza per il cuore duro degli avversari, per il loro fallimento umano. È come se avessero scordato di credere al Dio turbato e coinvolto dal grido di lamento dei figli di Israele schiavi in Egitto. Collera e tristezza sono la forma della compassione di Gesù per l’uno e per gli altri. La collera è la compassione che, abbracciando un essere umano menomato, rifiuta l’ingiustizia, resiste all’assurdo dell’esistenza. La collera potrebbe piegare Gesù su di sé rischiando di implodere in microconflittualità o di incancrenirsi nel rancore. Gesù la elabora in un gesto di cura a favore dell’altro essere umano.
VOLGI LO SGUARDO
Marco2,23-28
«...il Figlio dell'uomo è signore...»
I farisei chiedono a Gesù di vedere e condannare... Gesù a sua volta dice 2 cose: di VOLGERE il proprio sguardo accusatorio non agli ma a se stessi (non avete mai letto nelle Scritture? E le Scritture aiutano a vedermi dentro,se io voglio). Infine, di VOLGERE il nostro sguardo al suo, uno sguardo venuto non per condannare,ma salvare!
SQUARCI
Marco 2,18-22
«...ma verranno giorni...»
Vero problema non è il fatto che ci sia lo strappo né capire chi o cosa lo provoca, ma il difficile equilibrio dell’accettare lo strappo senza distanziarsi dalle persone. Non si può evitare il cambiamento, salvare tutto: le pezze non sono efficaci ma strappano, il vino ha bisogno di muoversi e chiede qualcosa di nuovo. Limite umano delle sicurezze faticosamente e diligentemente acquisite, la meno disposta a mettersi in discussione e ad accogliere i cambiamenti.
DOMANDE VITALI
Gv 1,35-42
«Che cosa cercate?»
«Rabbì dove dimori?»
«Venite e vedrete»
«Prima di correre a cercare risposte vivi bene le tue domande» (Rilke)
QUALITÀ? PECCATORE
Mc 2,13-17
«Seguimi».
Nei primi capitoli Marco sottolinea la dimensione miracolosa dell’opera di Gesù:dopo aver chiamato i primi discepoli,guarisce numerose persone,ma poi ha iniziato con il chiamare dei pescatori. Lo scopo della chiamata: i discepoli diventeranno pescatori“di uomini”, per trarli fuori dal “mare”, sede del male. Oggi, Msrco ci mostra dove Gesù va a pescare quelli che lo accompagneranno nel suo ministero:un esattore delle tasse!Peggio di così non si poteva trovare:i pubblicani assommavano su di sé tutti i difetti e i peccati immaginabili. Inoltre,Levi era seduto al banco delle imposte:posizione doppiamente statica.È seduto,inchiodato al suo seggio davanti al suo banco,e poi vive del mondo disperato di Mammona,fatto di fatture, ricevute,estorsioni, ingiustizie e violenze,ed è a servizio dei romani,forza di occupazione.Da questo mondo ci si libera solo rinunciando persino alle ultime due monetine rimaste,come ricorda la povera vedova dell’evangelo.La chiamata di Gesù, non solo rimette in piedi, ma “risuscita” (Marco utilizza lo stesso verbo della risurrezione),per cui Levi inizia a camminare dietro a Gesù.
Una vita da perdonati e sanati
Mc 2,1-12
«Si seppe che era in casa»
Gesù conosce l’umana consolazione della casa. Un luogo raccolto ma non chiuso, custodito ma non isolato: la casa è davvero tale quando si apre per accogliere, quando non teme di farsi ospite di volti e di voci. Per Marco è il luogo in cui si manifesta la salvezza di Dio: non il tempio, non la sinagoga, ma lo spazio in cui si vivono gli affetti, l’amicizia, la fraternità; in cui insieme si fa festa e insieme si piange; in cui agli scontri seguono le riconciliazioni; in cui, al calar del silenzio, quando si rimane soli, si custodiscono interiormente le persone ospitate.
LA VERA LIBERTÀ,QUELLA DEL CUORE
Mc 1,40-45
«Guarda di non dire niente a nessuno...».
Gesù rimette in cammino, non costringe a stare prostrati davanti a lui, ma rialza e concede autonomia, libertà, possibilità di allontanarsi da lui e di avere una vita indipendente. Gesù non dice mai: “Sai che cosa ti ho fatto?”, “Sei consapevole del dono che da me hai ricevuto”? L’unica volta è quando lava i piedi ai suoi discepoli, non per chiedere amore e riconoscenza per sé ma amore per gli altri, perché i discepoli, consapevoli del dono ricevuto, si lavino i piedi gli uni gli altri. L’unico debito che il discepolo deve riconoscere di avere nei confronti dell’amore ricevuto da Gesù è il debito dell’amore vicendevole verso i fratelli.









