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donmichelangelotondo più di un mese fa

Documento/lettera Collegio Docenti di Istologia ed Embriologia su Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

 
 
 

Riceviamo e pubblichiamo:

Il PNRR è un’occasione unica per il rilancio della ricerca italiana, sulla base anche del fatto che, come rilevato da una recente inchiesta pubblicata su Nature, gli investimenti nella ricerca scientifica in Italia sono stati, negli anni, in costante decrescita e con un numero di ricercatori, rispetto ad altri Paesi dell’eurozona, inferiore in rapporto alla popolazione.

Il Piano Europeo comprende un ambizioso progetto di riforme con l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana negli ultimi decenni.

 

La Missione 4 del PNRR, denominata “Istruzione e ricerca”, con uno stanziamento totale di 33,81 miliardi di euro, ha l’obiettivo di rafforzare le condizioni per lo sviluppo di un’economia ad alta intensità di conoscenza, competitività e resilienza. La Componente 2 della missione 4: “dalla Ricerca all’Impresa” destina 1,6 miliardi di euro per i partenariati estesi, altrettanti per i centri nazionali (1,61 miliardi) e per le infrastrutture (1,58 miliardi); molti meno di quanto auspicato dal Piano Amaldi (15 miliardi in 5 anni) necessari per permettere all’Italia di passare dall’attuale 0,5% del proprio Pil in spesa per la ricerca pubblica allo 0,75% del Pil.

Nonostante i ricercatori, soprattutto i più giovani, abbiano visto nel PNRR una grande opportunità per mettersi in gioco, si è constatato, da più parti e sedi, che le modalità con cui sono state veicolate le informazioni sono state spesso opache o comunque del tutto non chiare né correttamente diffuse alla comunità scientifica, oltre che confuse, facendo presagire il rischio, già paventato dall’Accademia dei Lincei: “finanziamenti diffusi e poco fruttuosi. Occorre vigilare”, recita il documento dei Lincei “affinché questa grande occasione non si trasformi in una indiscriminata corsa ai finanziamenti e sottolinea la necessità di selezionare i progetti migliori e si augura che i bandi prevedano “misure antitrust”.

Il Collegio dei Docenti di Istologia ed Embriologia rilancia le preoccupazioni e gli ammonimenti dell’Accademia dei Lincei e della Senatrice a vita Elena Cattaneo, al fine di evitare una opaca e non meritocratica ripartizione di risorse senza una vera competizione di idee.

Il rischio è anche quello di escludere dalla competizione i tanti giovani meritevoli che potrebbero essere tagliati fuori perché i parametri significativi per poter accedere ad un finanziamento si basano quasi esclusivamente sugli indici bibliometrici, non tenendo invece conto della qualità, innovatività e originalità della proposta progettuale. Appare più che ovvio che i giovani non possono possedere alti indici data l’ovvia età giovane (a meno di curricula creati ad arte). L’esclusione di molti giovani va in senso diametralmente opposto alla idea del Piano: Next Generation EU!

Le linee guida del ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) auspicano che le Università, gli Enti pubblici di ricerca (EPR) ed altri soggetti pubblici e privati, impegnati a realizzare un determinato progetto di ricerca, si organizzino in struttura consortile. Pensiamo che se questo si dovesse concretizzare, come sta avvenendo o avvenuto per alcune realtà (es. Centri Nazionali), creando cordate elefantiache di “autoproclamati” migliori o, come oggi del tutto erroneamente si eccede nel dire, “eccellenti, che possono escludere dalla competizione altri soggetti potenzialmente meritevoli e forse anche più competenti, sarebbe un grave danno per tutta la ricerca italiana e minerebbe i principi costituzionali ed etici che impongono la partecipazione di tutti gli interessati e la distribuzione delle risorse in modo competitivo.

Il sistema “top down”, che si sta adottando con il PNRR, se da un lato può sembrare, per molti Enti di Ricerca ed Università, più veloce e più sicuro per poter raggiungere i “milestones” richiesti dalla EU per le erogazioni successive (=portare a casa una fetta della “torta”), può creare aberrazioni ed escludere da una sana competizione i più meritevoli all’interno di ogni comunità accademica e scientifica.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Facebook, Twitter e la Bbc funzionano in Russia tramite Tor

aggiornato alle 13:32 1 minuti di lettura
 
 

Era un bel pezzo che per navigare il Web non usavo Tor. Poi mi sono imbattuto in un tweet: da oggi Twitter è disponibile anche tramite Tor. Per aggirare la censura, per continuare a essere usato in Russia nonostante il divieto di Putin.

Tor è uno di quei bellissimi progetti no profit gestiti da volontari che fanno funzionare meglio la Rete. Nato vent'anni fa, Tor è un software gratuito che consente di navigare Internet in modo anonimo e sicuro attraverso una rete fatta a cipolla (Tor sta per The Onion Router) grazie a computer messi a disposizione da volontari. L’idea di fondo è che tutti hanno il diritto ad accedere a Internet senza censure e in modo anonimo.

Ovviamente di questa cosa approfittano anche persone che svolgono attività illegali, ma Tor è soprattutto uno strumento fondamentale per gli attivisti che utilizzano la Rete sotto regimi autoritari. Non è un caso che già a dicembre la Russia fosse il secondo Paese al mondo per utenti Tor (circa 300mila). Proprio a dicembre, il ministero russo dell’Informazione ne aveva decretato il bando, ma bloccare Tor è più difficile di quanto si creda. I gestori di Tor hanno infatti creato un sito a specchio (grazie alla Electronic Frontier Foundation) e hanno moltiplicato i computer di volontari che creano ponti informatici per scavalcare la censura (sono passati in tre mesi da 1200 a 2470 a febbraio).

 

La scelta di Twitter di diventare per la prima volta accessibile tramite Tor segna un passaggio importante, visto il ruolo fondamentale di questo social nella battaglia informativa, e non è isolato: tramite Tor si accede anche a Facebook, altro social bloccato in Russia, e alla Bbc (oltre a ProPublica e The Intercept). Le informazioni insomma in qualche modo passano. La Rete si sta dimostrando ancora una volta uno strumento di libertà

 
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donmichelangelotondo più di un mese fa

Occhio bendato mondo sfocato

 
La scrittrice Guadalupe Nettel è nata a Città del Messico, ma vive e lavora a Barcellona

La scrittrice Guadalupe Nettel è nata a Città del Messico, ma vive e lavora a Barcellona

Era un raduno di ragazze. Erano lì nella sera di Roma contente di passare del tempo con Guadalupe Nettel, il suo sorriso timido invincibile, i suoi occhi strani che vedono tutto, perciò bellissimi. Guadalupe è una scrittrice, è messicana, passava da Roma per raccontare del suo ultimo libro, “Il corpo in cui sono nata”, che è un libro magnifico – come gli altri suoi – dove si va a vivere per un po’, si resta, si vorrebbe non tornare. Nel libro c’è una nonna, anche nella vita di Guadalupe naturalmente e nelle nostre, tutte, perciò si è cominciato a raccontare aneddoti, ciascuna il suo, e sembrava che le nonne fossero tutte una nonna sola.

Anche nella “Vita mortale e immortale della bambina di Milano” di Domenico Starnone c’è una nonna e una delle ragazze ha raccontato di quella nonna lì, che parla solo dialetto, capisce subito quando il nipote si innamora e sa quando è meglio tacere. Si vede che la nonna di Starnone gli piaceva più della sua, o forse lei la sua non l’aveva conosciuta. Nessuna ha chiesto. C’era un’aria strana, come un magone e una malinconia senza ragione, ma inevitabile. Una ha detto: non ho mica più tanta voglia di uscire da casa, sapete? Non ho più voglia di fare niente.

Vorrei solo dormire. Un’altra ha detto: l’unico rifugio che c’è è il nostro lavoro. Bisogna farlo con tutte le forze, meglio di sempre. Come fosse un giardino, curarlo. Una ha detto: eh. Un’altra ha detto che nei giardini quando crescono le erbacce bisogna strapparle, il problema è se l’erbaccia sei tu. Tutte l’hanno guardata. Guadalupe allora ha detto dell’occhio pigro, della benda, del mondo quando lo vedi sfocato. E com’è?, hanno chiesto le ragazze. Bello, volendo. E’ come te lo immagini, e basta.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo) Matteo 7,7-12

<<Chiedete...>>

La preghiera non è solo richiesta, ma soprattutto relazione e legame con Dio. E' il momento in cui scendere nel proprio intimo e comprendere se stessi dinanzi a Lui.

(Prego)

Sapremo nel deserto
resistere al maligno
nell’ora della lotta
il Nome tuo invocare?

(Agisco)

Ripasso una sua parola

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Mio padre finito in mezzo alla guerra

 
Alberto e Lidia in una foto di qualche tempo fa, quando la guerra era lontana

Alberto e Lidia in una foto di qualche tempo fa, quando la guerra era lontana

Mauro Mezzaroma, Cervignano del Friuli, allenatore e presidente del Rugby Club Monfalcone

Qualche anno fa mio padre Alberto, che ha da poco compiuto 78 anni, si è sposato con Lidia, una donna ucraina che ha conosciuto in Italia. Poi si sono trasferiti in Ucraina, dopo aver comprato una bella casetta nei pressi di Boryspil (a due passi dall'aeroporto Internazionale di Kiev). Lui e Lidia adesso fanno i nonni, Lidia ha due figlie e 3 bellissime nipotine, e stavano vivendo una vita tranquilla, poi è arrivata la guerra. Da loro (per ora?) non ci sono stati combattimenti o bombardamenti ma sanno che le truppe russe non sono distanti, stanno vivendo nell'incertezza di quello che potrebbe succedere da un momento all'altro, ogni tanto avvertono esplosioni in lontananza, l'altro giorno gli sono passati alcuni missili sopra la testa che poi sono andati a centrare obiettivi fortunatamente lontani.

C'è il coprifuoco, la sera devono rispettare l'oscuramento e ogni tanto si sente l'angosciante ululato delle sirene che avverte i cittadini di trovare un riparo. In casa adesso sono in otto, hanno deciso di stare tutti vicini in questi momenti drammatici. Erano in nove prima che il marito di una delle due figlie di Lidia fosse richiamato (fortunatamente nella protezione civile, non deve andare a combattere), con loro c'è anche la mamma di Lidia. Quando suona l'allarme scendono in un pozzo largo appena un paio di metri, scavato in giardino. Hanno cercato di attrezzarlo al meglio ma è tutt'altro che comodo, difficile rimanerci più di un paio d'ore. Ci sentiamo tutti i giorni, devo dire che mio padre dimostra una grande tranquillità, forse anche eccessiva, ma preferisco che sia così piuttosto che saperlo spaventato.

Mio padre è nato a Roma, nel quartiere di San Lorenzo Fuori le Mura, pochi mesi dopo il famigerato bombardamento. Si può tranquillamente dire che per lui le lancette della storia hanno fatto un balzo indietro di quasi 80 anni, ma in realtà l'hanno fatto anche per tutti noi, visto che siamo coinvolti emotivamente in una situazione che avevamo conosciuto solo attraverso i racconti dei nostri nonni. L'altra sera ho chiamato mio padre e l'ho visto immerso nell'oscurità di una casa che stavano lasciando per andarsi a chiudere nel pozzo, avevano dato l'allarme aereo, troppo pericoloso rimanere in superficie.

La mia famiglia  dal 1991 ha cominciato ad ospitare nei mesi estivi un bambino bielorusso, i bambini poi divennero due e continuarono a venire per diversi anni. Erano due dei tanti "bambini di Chernobyl" che passavano le loro vacanze in Italia per allontanarsi dalle zone contaminate. Mio padre, che si era affezionato parecchio a questi due bambini, cominciò anche ad andarli a trovare a casa loro quando poi non poterono più venire in Italia, anche quando ormai erano diventati grandi. In realtà andava a trovarli anche perché si trovava benissimo con le loro famiglie d'origine e con la gente del posto, un piccolo villaggio a ridosso del confine con l'Ucraina, dove vivono tutti in casupole di legno.

Il paradosso è che adesso mio padre, che in Bielorussia ha trovato amici ed ha ancora degli affetti, vede minacciata la sua vita da soldati (russi) provenienti da questa nazione e che potrebbe supportare ulteriormente l'invasione inviando proprie truppe, se addirittura non l'ha già fatto. Mio padre ha provato più volte a mettersi in contatto con l'ambasciata italiana in Ucraina e con l'Unità di Crisi del ministero degli Esteri: impossibile parlare con qualcuno, praticamente si rimane in attesa fino a quando la linea non cade. Capisco l'emergenza, che quei numeri saranno chiamati da migliaia di persone, ma a cosa serve un'Unità di Crisi se quando c'è una crisi diventa difficilissimo entrarvi in contatto?

Ora con mio padre mi sento tutti i giorni, ogni volta che lo saluto dopo una videochiamata spero che non sia l'ultima volta che posso sentirlo e vederlo, il mio papà, che è finito in mezzo ad una guerra.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Uno scontro vale l'altro

 
L'incendio nella centrale nucleare di Zaporizhzhia dopo l'attacco dei soldati russi

L'incendio nella centrale nucleare di Zaporizhzhia dopo l'attacco dei soldati russi

Il Covid quindi non è più un problema, si direbbe sfogliando i giornali e accendendo la tv. E’ finita la pandemia? Non risulta, sarebbe stata una notizia da prima pagina e da apertura dei tg, per lo meno. No, non è che l’allarme sia rientrato: è che ce n’è uno nuovo altrettanto spaventoso, c’è la guerra. La minaccia nucleare, addirittura. Dunque fuori i virologi e dentro gli analisti di politica estera, categoria solitamente ignorata dalla tv.

Grande fibrillazione alla ricerca dei nuovi numeri di telefono. Contratti last minute di esclusiva per sottrarre l’esperto “che buca il video” ai concorrenti. La politica estera in tempo di pace “non tira”, si dice: non fa ascolti e non fa vendere copie. Deve essere anche per questo che non ne sappiamo mai niente, tutto nel mondo ci sembra sempre succedere all’improvviso: un conflitto latente da otto anni lo scopriamo con le bombe. Negli otto anni precedenti, difatti, le proposte di inchiesta sul conflitto - a giudicare dai segnali - imminente sono state respinte, cestinate, relegate alla notte in piattaforme dedicate.

I giornalisti di esteri free lance, quindi tutti quelli giovani, gli stessi che ora i direttori si litigano per averli come “il nostro inviato”, fino a ieri erano sopportati come rompiscatole ossessionati, nessuno che rispondesse loro al telefono, che pagasse loro l’assicurazione per una trasferta. Ora però, ecco. Allo scontro fra un Vax e un No Vax si può sostituire il “dibattito” fra un ucraino e un russo. Via i servizi sul racket delle mascherine, dentro con quelli sulla corsa ad accaparrarsi pillole di iodio. Gli esperti dicono che non bastano, in caso di radiazioni. Lo immaginavo persino io. Per il resto, tutto a posto.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo) Luca 11,29-32

<<...alla predicazione di Giona si convertirono>>

Quante volte tentiamo Dio di volere segni, miracoli, cose strabilianti e non vogliamo impegnarci nell'ascolto della predicazione seppur faticosa e impegnativa. Ecco, il vero miracolo è lasciare che la sua Parola cresca nel nostro cuore.

(Prego)

l sorgere del sole noi cantiamo
a te, Signore nostro, Dio fedele
sei fonte di bontà e di amore
e sei misericordia al peccatore.

(Agisco)

Cerco di vedere i bellissimi segni di Dio nella mia vita

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donmichelangelotondo più di un mese fa

I giornalisti, i robot e la guerra

(ansa)
Il conflitto sottolinea il ruolo fondamentale degli inviati sul campo
aggiornato alle 19:41 1 minuti di lettura
 
 

Lo sciopero dei giornalisti di Repubblica e dell’Espresso è forse l’occasione perfetta per sottolineare il ruolo fondamentale dei giornalisti in questa guerra. Non era scontato. Dieci anni fa erano di moda saggi sulla fine del giornalismo, sorpassato dal dilagare dei blog e degli smartphone che per la prima volta consentirono a chiunque di improvvisarsi giornalista, ovvero dare notizie: era il momento dei citizen journalist.

Poi i miglioramenti dell'intelligenza artificiale ci hanno provato a convincere che non sarebbero stati i blogger e i citizen journalist a prendere il posto dei giornalisti, ma i software, in grado di scrivere articoli a raffica a partire da un testo, oppure da una serie di numeri, come l’andamento di borsa di un titolo o il tabellino di una partita di calcio. Era il momento del robo-journalism, il giornalismo fatto dalle macchine. In tutto ciò il giornalismo è sprofondato, anche per sue colpe, nelle classifiche sulla fiducia ed è diventata una moda sui social trattare i giornalisti, tutti, da pennivendoli in via di estinzione.

Poi è arrivata la guerra in Ucraina e giornalisti, fotografi e video operatori di tutto il mondo sono andati al fronte dove rischiano la vita per raccontarci quello che accade. E lo fanno quasi sempre da dio. A volte si fanno aiutare da quello che gli ucraini e i russi postano sui social, certo; altre volte l’intelligenza artificiale consente loro di tradurre al volo un messaggio in cirillico o ucraino; Insomma, la tecnologia li aiuta a lavorare meglio, ma non li sostituisce. Il loro lavoro resta quello di sempre. Pericoloso, appassionante, indispensabile. Senza i giornalisti in Ucraina e in Russia, saremmo al buio. Non sapremmo delle vittime e i carnefici avrebbero già vinto. 

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Genetisti di Casa Sollievo della Sofferenza scoprono una nuova malattia rara

 
 
 

Sulla rivista Genetics in Medicine i dati dello studio sulla Sindrome cardio-facio-cutaneo-articolare

Si chiama Sindrome cardio-facio-cutaneo-articolare e fa parte delle patologie rare del tessuto connettivo, un gruppo molto variabile di malattie ereditarie caratterizzate da una lassità congenita dei tessuti. È una nuova malattia rara scoperta dai ricercatori dell’Unità di Genetica Medica dell’Ospedale di San Pio, i cui dati sono stati pubblicati nello scorso mese di febbraio, sulla rivista Genetics in Medicine. La progressiva perdita di tono dei tessuti determina una predisposizione a numerose problematiche di salute che coinvolgono principalmente le articolazioni, la pelle e l’apparato cardiovascolare.

La scoperta è stata fatta grazie all’analisi genetica di un gruppo di 12 persone, afferenti a 9 famiglie. Le persone coinvolte nello studio presentavano alterazioni del gene TAB2 e un insieme di caratteristiche fisiche e di problemi di salute molto simili a quelli osservati in una prima paziente identificata a Roma, qualche anno fa.

 

La scoperta di questa patologia ha rappresentato un elemento importante per l’ingresso – avvenuto lo scorso gennaio e del quale  Odysseo  ha dato notizia – dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza nelle due reti ERN di riferimento per le malattie rare e complesse: ERN-SKIN sulle malattie di interesse dermatologico, ed ERN ReCONNET sulle malattie muscolo-scheletriche e del tessuto connettivo.

«Da molti anni ci occupiamo di patologie ereditarie del tessuto connettivo», spiega Marco Castori, medico genetista, direttore dell’Unità di Genetica Medica dell’IRCCS “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo. «Inizialmente non pensavamo di trovarci di fronte ad una nuova malattia, ma eravamo comunque certi che si trattasse di una patologia ereditaria del tessuto connettivo. Alcuni studi preliminari ci hanno permesso di evidenziare come le alterazioni del gene TAB2 fossero sottodiagnosticate tra le persone che vengono genericamente riconosciute come affette da una malattia ereditaria del tessuto connettivo. Osservazioni più approfondite ci hanno permesso di identificare questa nuova malattia e concludere che questo gene può essere effettivamente considerato responsabile».

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Grazie a questo studio (Micale L, Morlino S, Carbone A. et al. Loss-of-function variants in exon 4 of TAB2 cause a recognizable multisystem disorder with cardiovascular, facial, cutaneous, and musculoskeletal involvement. Genetics in Medicine (2022) 24, 439–453. doi: https://doi) svolto in collaborazione con altri centri italiani ed esteri, è stato possibile comprendere i meccanismi molecolari che sono alla base della patologia e identificare tutti quei processi cellulari controllati dal gene responsabile della malattia che, qualora “alterato”, compromette la funzionalità di diversi organi e tessuti. Grazie alla comprensione di questi processi, i ricercatori sperano che un giorno possano essere sviluppati nuovi e più efficaci trattamenti per i pazienti.

«Le malattie rare rappresentano una dimensione a sé stante rispetto alla normale pratica medica: sapere “come si chiama” la malattia di cui si è affetti non sempre corrisponde a disporre di una cura risolutiva. Quando si tratta di una malattia genetica, le risorse terapeutiche sono ancora più limitate. Tuttavia, avere una risposta alla domanda “di che cosa soffro?” cambia la prospettiva. La persona affetta e la famiglia sanno finalmente contro cosa stanno lottando e possono avere un’idea di cosa si prospetta per il loro futuro», conclude il dottor Marco Castori.

Presso Casa Sollievo della Sofferenza è attivo da alcuni mesi l’Ambulatorio per le Malattie non Diagnosticate. Una volta al mese vengono visitati pazienti e famiglie che hanno solo un sospetto di malattia rara ma non hanno ancora una diagnosi definitiva.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

8 marzo, tutti i giorni

 
 
 

Le donne nella storia

In questi giorni più che mai la forza delle donne, il loro coraggio, la fibra d’acciaio della loro volontà sono al centro di azioni quotidiane straordinarie come quella di andare a combattere accanto agli uomini in Ucraina contro l’avanzata russa iniziando con l’imparare a creare una molotov. Donne che mettono in mani sicure i loro figli, le loro famiglie e senza lasciare che il distacco piombi su di loro come macigno infernale con le ali della determinazione volano lì dove serve il loro aiuto.

La storia ancora una volta racconta di gesta straordinarie di eroine della porta accanto. Eroine che hanno negli occhi la luce dell’amore vero, sviscerato per la propria famiglia, per il proprio Paese.

 

In quelle stesse zone nella prima metà del 1900 con l’avanzata delle truppe tedesche le donne russe hanno saputo imporsi come pilote d’eccezione volando su biplani fragili ma duttili, i polikarpov, per combattere contro il Terzo Reich. Le chiamavano “nachthexen”, streghe della notte perché al calare del buio, mentre i tedeschi cominciavano ad assaporare un po’ di quiete, loro, volando indisturbate con la complicità della notte, facevano piombare sui nemici una bomba dopo l’altra fino all’alba a ritmo regolare. Erano le donne del 46mo Reggimento della Guardia, un reggimento tutto femminile ove ci sono 23 eroine dell’Unione Sovietica, titolo onorifico ricevuto solo dopo un numero di missioni ben superiore a quello degli stormi maschili.

Se continuiamo ad interrogare la storia, essa ci presta gli occhi e il cuore di donne coraggiose oltre ogni limite, donne di grande forza e sublime determinazione, donne dallo sguardo profondo e immenso quanto la loro fatica e il loro dolore fisico per le pesantissime gerle portate in spalla e morale perché vivere la guerra in prima linea ti lacera il cuore. É la storia delle portatrici carniche che durante la prima guerra mondiale, lungo il fronte della Carnia per l’appunto, hanno trasportato con l’ausilio delle gerle rifornimenti e munizioni per gli alpini che hanno combattuto in situazioni davvero drammatiche. É la storia di un’umanità ritrovata in fondo al fango delle trincee tra i confini di filo spinato.

La storia non sempre benevola con loro perché spesso dimenticate o messe da parte e non ricordate nelle ufficiali pagine ove rivivono i grandi del passato.

Creature che ci dimostrano come qualunque lavoro, qualunque azione anche la più pericolosa possano essere svolti in modo eccellente e con grande professionalità di cervello e di cuore.

Esempi di grandi sacrifici e di grande lealtà. Fiori delicati e forti come rocce che sfidando il male hanno saputo imporre la luce del bene con grazia e ineguagliabile determinazione.

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