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donmichelangelotondo più di un mese fa

Se sei felice. A passi lenti tra parole e immagini….

 
 
 

di Maria Antonietta Vito e Alexandra Stendl (Castelvecchi, Roma 2022)

Il dolore scava e può divenire incavatura accogliente, capace di raccogliere acqua fresca e cristallina, tanto da offrirsi come refrigerio al viandante assetato. Chi conosce le amarissime vicende che hanno partorito Tutto di te rimane, può avere una pallida idea del dolore che ha incavato la sensibilità sopraffina e la penna delicata di Maria Antonietta Vito e che oggi si offre come fonte per i palati più difficili ed esigenti: quelli dei bambini.

Se sei felice. A passi lenti tra parole e immagini… si propone come un viaggio che desidera accompagnare proprio bambine e bambine, tra i 6 e i 12 anni, lungo un sentiero fatto di esperienza quotidiana e anche di pagine buie, come quella del Covid o del bullismo, ma sempre con uno sguardo tra l’ironico e sorridente, incantato, e pur sempre riflessivo.

 

Chi lo scorrerà – penso a insegnanti che potrebbero farne vademecum di lezioni vivaci e profonde, penso a genitori che avrebbero pagine belle da leggere insieme ai propri figli – vi troverà la fatica e la gioia che accompagna ogni crescita, la saggezza e il tocco leggero di chi ha tanti anni, e gioie e dolori, da raccontare.

Una perla occupa il centro del libro: è la favola che ha come autrice Sara, una fanciulla che ci ha lasciato troppo presto, a soli 13 anni, per una malattia tanto grave quanto crudele. Alexandra Stendl l’ha rielaborata in fumetto e ne ha fatto una vera meraviglia ridonandocela per quel che è: un racconto per adulti e piccini, ma anche ragazzi, l’invito adulto, ma rivolto da un’adolescente, a non sottovalutare mai il peso delle parole che, come scriveva, Carlo Levi, “sono pietre”:

«Se da un compagno sei stato deriso,

rispondigli col più solare sorriso

e quando vuoi startene silenzioso

– se le parole dentro di te sono a riposo –

non aver timore di tacere

il silenzio è il dono più prezioso.

 

Maria Antonietta Vito ha pubblicato due raccolte di poesie, La casa dei silenzi e Le stagioni del desiderio e, per la sua produzione lirica, è stata segnalata al Premio Internazionale Eugenio Montale. Ha esordito nella narrativa con un racconto lungo, intitolato Il Viaggio (1988),  ed  ha poi pubblicato il romanzo Il disincanto, (Tullio Pironti Editore, 1992).

Con Domenico Canciani, per Castelvecchi, ha curato l’edizione dei volumi di Simone Weil: Dichiarazione degli obblighi verso l’essere umano, Una costituente per l’Europa. Scritti londinesi e L’amicizia pura – Premio nazionale città cristologica di Matera – (2013); Viaggio in Italia e Padre nostro (2015); Venezia salva (2016); La persona è sacra? (2017).

Alexandra Stendl, nata in Romania e formatasi in Germania, è un’artista che dà vita alla sua creatività in diversi ambiti. La sua passione è l’illustrazione di testi su tematiche legate all’infanzia. I suoi disegni arrichiscono anche il volume di poesie Tutto di te rimane (ET/ET edizioni, 2019), di Maria Antonietta Vito e Domenico Canciani.


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donmichelangelotondo più di un mese fa

Trasumanar (Paradiso I)

 
 
 

«Trasumanar significare per verba

Non si poria; però l’essemplo basti

A cui esperienza grazia serba»

(Paradiso I, vv. 69.72)

È sceso al centro dell’Inferno, ha attraversato la «natural burella» (Inferno XXXIV, v.98), ha risalito ad una una le cornici del Purgatorio, è arrivato in cima all’Eden ed ora è qui, per noi: in Paradiso.

Sì, per noi. Perché, se è innegabile la sua ambizione di «coronarsi» (v.26) delle foglie di alloro sacre ad Apollo, è anche vero che Dante è qui per noi, per farci vedere quel che lui ha visto: per farci vedere quel che nessun uomo o donna ha mai potuto raccontare.

 

E che cosa mai ci può dire di più quest’uomo, solo un uomo, che fa di nome Dante?

Qui la meraviglia, la cifra poetica, il dramma sempre incompiuto di tutta la terza cantica: Dante ci può dire ben poco, pochissimo, anzi di meno. Quasi niente.

Perché le sue forze non bastano, egli «dietro la memoria non può ire», (v.9); perché è in un luogo in cui, al contrario di quanto accade sulla Terra, più si fissano gli occhi nel sole e più si vede, senza il rischio di venirne accecati; perché lì anche gli esseri pesanti salgono, come il fuoco, attratti da Dio, invece che scendere a valle, come un fiume, per forza di gravità; e ancora perché, per quanto Beatrice non lesini spiegazioni, Dante si muove impacciato come «figlio deliro» (v.102); infine, perché se «per lo gran mar de l’essere» (v.111) ogni creatura, animata e inanimata, trova «ordine» e «forma» (v.104, «che l’universo a Dio fa somigliante», noi, con Dante, questa somiglianza troppo smesso la smarriamo e facciamo fatica a ritrovarla.

Ecco, dunque, ecco cosa resta da dire a Dante:

«Trasumanar significare per verba

Non si poria; però l’essemplo basti

A cui esperienza grazia serba»

(Paradiso I, vv. 69.72)

Non si potrebbe esprimere per mezzo delle parole cosa significhi “trasumanar”; perciò l’esempio basti a coloro i quali la grazia ha riservato l’esperienza diretta: si potrebbe rendere così la terzina centrale del primo canto del Paradiso, e non è un caso che sia centrale. E può sembrar davvero poco, pochissimo, quasi una resa incondizionata del poeta che si rende conto di non poter né saper esprimere quanto vorrebbe.

Trasumanar, un “hapax legomenon”, cioè una parola inventata da Dante ed usata qui, per la prima e unica volta. Un conio dal latino: trans humanum, andare oltre l’umano, oltre l’uomo.

Può l’uomo essere più che umano? E lo si può mostrare a chi non l’ha visto? Dante, nonostante tutto, crede di sì, e sarà questo il suo sforzo, di qui alla fine del viaggio.

Di sicuro, noi sappiamo che l’uomo sa essere un angelo, ma anche un demonio. Un essere meno che umano. E la storia è sempre lì a ricordarcelo. Con inaudita attualità.

Vittorio Messori: «Ciò che appare nel mondo non indica né l’esclusione totale, né la manifesta presenza di una divinità. Ma piuttosto la presenza di un Dio che si cela».

Søren Kierkegaard: «Che Dio è presente, ecco la predica; e che tu stai alla presenza di Dio, ecco il contenuto della predica».

Victor Hugo: «Dio è l’invisibile evidente».

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Trasumanar (Paradiso I)

 
 
 

«Trasumanar significare per verba

Non si poria; però l’essemplo basti

A cui esperienza grazia serba»

(Paradiso I, vv. 69.72)

È sceso al centro dell’Inferno, ha attraversato la «natural burella» (Inferno XXXIV, v.98), ha risalito ad una una le cornici del Purgatorio, è arrivato in cima all’Eden ed ora è qui, per noi: in Paradiso.

Sì, per noi. Perché, se è innegabile la sua ambizione di «coronarsi» (v.26) delle foglie di alloro sacre ad Apollo, è anche vero che Dante è qui per noi, per farci vedere quel che lui ha visto: per farci vedere quel che nessun uomo o donna ha mai potuto raccontare.

 

E che cosa mai ci può dire di più quest’uomo, solo un uomo, che fa di nome Dante?

Qui la meraviglia, la cifra poetica, il dramma sempre incompiuto di tutta la terza cantica: Dante ci può dire ben poco, pochissimo, anzi di meno. Quasi niente.

Perché le sue forze non bastano, egli «dietro la memoria non può ire», (v.9); perché è in un luogo in cui, al contrario di quanto accade sulla Terra, più si fissano gli occhi nel sole e più si vede, senza il rischio di venirne accecati; perché lì anche gli esseri pesanti salgono, come il fuoco, attratti da Dio, invece che scendere a valle, come un fiume, per forza di gravità; e ancora perché, per quanto Beatrice non lesini spiegazioni, Dante si muove impacciato come «figlio deliro» (v.102); infine, perché se «per lo gran mar de l’essere» (v.111) ogni creatura, animata e inanimata, trova «ordine» e «forma» (v.104, «che l’universo a Dio fa somigliante», noi, con Dante, questa somiglianza troppo smesso la smarriamo e facciamo fatica a ritrovarla.

Ecco, dunque, ecco cosa resta da dire a Dante:

«Trasumanar significare per verba

Non si poria; però l’essemplo basti

A cui esperienza grazia serba»

(Paradiso I, vv. 69.72)

Non si potrebbe esprimere per mezzo delle parole cosa significhi “trasumanar”; perciò l’esempio basti a coloro i quali la grazia ha riservato l’esperienza diretta: si potrebbe rendere così la terzina centrale del primo canto del Paradiso, e non è un caso che sia centrale. E può sembrar davvero poco, pochissimo, quasi una resa incondizionata del poeta che si rende conto di non poter né saper esprimere quanto vorrebbe.

Trasumanar, un “hapax legomenon”, cioè una parola inventata da Dante ed usata qui, per la prima e unica volta. Un conio dal latino: trans humanum, andare oltre l’umano, oltre l’uomo.

Può l’uomo essere più che umano? E lo si può mostrare a chi non l’ha visto? Dante, nonostante tutto, crede di sì, e sarà questo il suo sforzo, di qui alla fine del viaggio.

Di sicuro, noi sappiamo che l’uomo sa essere un angelo, ma anche un demonio. Un essere meno che umano. E la storia è sempre lì a ricordarcelo. Con inaudita attualità.

Vittorio Messori: «Ciò che appare nel mondo non indica né l’esclusione totale, né la manifesta presenza di una divinità. Ma piuttosto la presenza di un Dio che si cela».

Søren Kierkegaard: «Che Dio è presente, ecco la predica; e che tu stai alla presenza di Dio, ecco il contenuto della predica».

Victor Hugo: «Dio è l’invisibile evidente».

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Zuckerberg e il rischio di farci diventare come Putin

(reuters)
Ora sui social si può inneggiare alla morte dei soldati russi
aggiornato alle 12:11 1 minuti di lettura
 
 

Insomma, su Facebook e Instagram possiamo inneggiare alla morte. La morte di Putin e quella dei soldati russi impegnati nell’invasione dell'Ucraina.  Lo dice un documento interno di Meta, la società capo del gruppo di Mark Zuckerberg: "Temporaneamente si potrà fare”. E non si può non avvertire un senso di vertigine. Uno spaesamento. Devi morire, come quando un giocatore della squadra avversaria finisce a terra in uno scontro, e lo stadio lo urla in coro “devi morire”, secondo un macabro ma innocuo copione teatrale. Ma non siamo in uno stadio, questa non è un gioco è una guerra.

 

Uno dei possibili effetti della violenza è di farci diventare violenti, come l'intolleranza può farci diventare intolleranti. Non sono qui a fare filosofia spicciola ma il rischio in casi come questi è quello di diventare come i nostri avversari. Perdere i principi in cui crediamo, e quindi noi stessi. Quando si fermano i corsi universitari su Dostoevskij o quando si vieta ad atleti paralimpici di partecipare ad una gara che attendono da anni, c’è qualcosa che va oltre la solidarietà con l'Ucraina e il desiderio di portare aiuto anche punendo gli invasori.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Estendi, effendi

aggiornato alle 00:01 1 minuti di lettura
 
 

La prima cosa bella di venerdì 11 marzo 2022 è la bussola che orienta in ogni possibile scelta della vita. Nel dubbio: estendi il dominio dell'amore. C'era un libro di Hoellebecq, tremendo, intitolato L'estensione del dominio della lotta. In America non capirono che cosa significasse e lo chiamarono Whatever, per dire "qualsiasi cosa", nel senso di "sti cavoli". Ora: puoi comprendere quel che intendo, oppure "sti cavoli".  

Va bene. Non sai se sia il caso di riprodurti? Estendi il dominio dell'amore. Prendere o no un cane? Estendi il dominio dell'amore. Accettare quel lavoro che ti porta altrove? Non restringere il dominio dell'amore. È abbastanza semplice. Ogni scelta generosa e per questo spesso sacrificale allarga ciò che si è. Ogni scelta contraria lo riduce. Puoi pensare che non sia così, che l'allargamento derivi dalle righe sul biglietto da visita, dalla notorietà, dalle cifre che appaiono nella app della tua banca. Stai solo diventando il vanesio ospite del tuo personale talk, il critico corrotto, uno della famiglia Roy.

Fatti un viaggio da fermo, adotta un essere vivente, regala tre cose a cui tenevi. Restringiti per allargarti. Estendi, effendi.  

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Disinformazione e complotti

 
Marianna Podgurskaya, nota blogger ucraina, a sinistra mentre fugge dall'ospedale di Mariupol e a destra in una foto del profilo

Marianna Podgurskaya, nota blogger ucraina, a sinistra mentre fugge dall'ospedale di Mariupol e a destra in una foto del profilo

Ma, mi domando, i vecchi Agit-Prop No Vax e i nuovi No War sono proprio le stesse persone, ammesso che siano persone? Tolti gli algoritmi, quelli con l’uovo al posto della foto, gli altri: sono gli stessi? Perché sarebbe interessantissimo questo fenomeno di massa: i negatori dell’evidenza indefessi e militanti che cambiano causa secondo le notizie del momento. Il virus non esiste, la guerra non esiste. La propaganda e la censura, russe in questo caso, si capisce cosa siano e a cosa servano. Propaganda, divulgazione di notizie false, e censura, oscuramento di quelle vere, appunto.

Ma come può attecchire, tutto questo, ora che ogni telefono è un occhio? Come è possibile che ci sia qualcuno che crede che l’ospedale di Mariupol sia un set e la donna incinta nella foto una comparsa? In cosa, questo antagonismo rispetto alla realtà, soddisfa chi lo incarna: si sentono, da casa, detentori delle verità che sventano il complotto mondiale? Una regressione collettiva ai giochi dell’infanzia?

Marina Lugova, ucraina, vive in Italia da 15 anni e mi racconta delle sue “amiche di una vita”: “Sul mio telefono ho avvisi in tempo reale di quello che succede, quando si accende allarme di bombardamento inizio a scrivere. Come stai? Dove sei? E so che Y. si nasconde con la figlia nella vasca, O. ha attrezzato un letto per le sue due bimbe nello sgabuzzino, non vuole scappare perché lo ha già fatto otto anni fa a Donetsk. Qualcuna sta solo sdraiata nel corridoio. So tutti i nascondigli di tutte le mie amiche. Che fino a ieri avevano lavoro, una vita e ora hanno solo la paura”. Che sia, Marina che mi parla piangendo, un’agente della disinformazione? Le sue amiche, comparse? Urge indagare. Chi la paga, Marina?

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donmichelangelotondo più di un mese fa

W LA PUGLIA !!!!

“World’s Best Hospitals 2022”: Casa Sollievo della Sofferenza si riconferma primo ospedale della Puglia e del Sud Italia

 
 
 

 

La rivista americana Newsweek premia per il 3° anno consecutivo l’opera di San Pio

Una più che lusinghiera riconferma per Casa Sollievo della Sofferenza. L’opera di San Pio, per il 3° anno consecutivo viene premiata dalla rivista americana Newsweek,  come miglior ospedale non solo della Puglia ma del Sud Italia.

 

La classifica “World’s Best Hospitals 2022”, come ogni anno ha individuato i migliori ospedali di 27 paesi, principalmente europei, americani, asiatici e oceanici. In questa speciale classifica, San Giovanni Rotondo è al 29° posto seguita dal secondo miglior ospedale del sud Italia (e pugliese), il Policlinico di Bari, al 35° posto.

Una magra consolazione, pur a fronte di una così importante eccellenza scientifica, se si considera che stiamo parlando dei soli rappresentanti di una sanità che vede premiati (ancora una volta!) principalmente prestigiosi nosocomi nazionali, da Roma a salire lo stivale.

Ricordiamo, ad esempio che tra le tante specializzazioni presenti all’ospedale di San Pio e che ne fanno un punto di ricerca e cura interregionale, vi sono laboratori ad altissimo contenuto tecnologico, una cell factory e un laboratorio per la produzione di biofarmaci in regime di Good Manifacturing Practice, vale a dire per uso clinico, ad includere, cellule staminali somatiche e iPS, vettori per terapia genica e biomateriali.

Ma torniamo alla nostra classifica. Per arrivare a questo risultato, Newsweek si è avvalsa della collaborazione con Statista Inc, società internazionale leader nella raccolta e nell’elaborazione dati per conto di aziende, che ha interpellato 80.000 esperti di sanità, analizzato i sondaggi dei pazienti e gli indicatori chiave di prestazione medica.

Sono state tre le tipologie di dati, sulle quali si è basata la metodologia che ha permesso di arrivare a questa classifica:

  • il parere di 80.000 esperti di sanità (medici, dirigenti e altre figure professionali della sanità) interpellati tramite un sondaggio on line;
  • l’analisi dei dati disponibili ricavati dai sondaggi sulle esperienze dei pazienti (soddisfazione generale, ospedali da raccomandare e livello di soddisfazione delle cure mediche);
  • l’analisi dei cosiddetti “indicatori chiave di prestazione medica”(o medical KPIs), come ad esempio i dati sulla qualità dei trattamenti erogati, sulle misure igieniche e sul rapporto numero di malati per medico/infermiere.

Il risultato che è emerso dalle classifiche provvisorie, ricavate da queste analisi sono state successivamente validate da un team di esperti in giornalismo medico e infine, successivamente, da un team di esperti in medicina che ha convalidato definitivamente le classifiche.

In questa classifica ha influito quest’anno la pandemia modificando in particolare le metodologie adottate dagli ospedali leader, come ha sottolineato Nancy Cooper, caporedattrice di Newsweek, perché «hanno imparato a lavorare più velocemente, comunicando meglio e rompendo i compartimenti organizzativi che li strutturavano. La loro capacità e la loro spinta ad innovare continuamente sono stati fondamentali. L’obiettivo di questo studio – ha dichiarato la giornalista americana – è fornire il miglior confronto possibile tra i paesi basandosi sui dati della reputazione e delle prestazioni ospedaliere. Ci auguriamo che ciò sia utile non solo ai pazienti e alle famiglie che cercano la migliore assistenza per sé stessi e per i propri cari, ma anche per gli ospedali che potranno confrontarsi tra loro durante un periodo di cambiamento senza precedenti».

L’influenza della pandemia da covid 19 sull’attività ospedaliera è confermata dallo stesso Direttore generale dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza Michele Giuliani:

 «Pur nelle mille difficoltà del COVID-19, cliniche, logistiche e gestionali, nel 2021 non ci siamo mai fermati. Abbiamo affiancato il Servizio Sanitario Regionale nella gestione della pandemia e subito dopo abbiamo trovato lo slancio per ripartire e recuperare il terreno perduto per tornare ad assistere soprattutto i pazienti cronici.  In pochi mesi – ha sottolineato Giuliani – abbiamo realizzato e inaugurato 3 nuove unità: l’Osservazione Breve Intensiva del Pronto Soccorso, il Centro Trapianto Staminali Emopoietiche, struttura leader in tutto il Meridione, e la Geriatria ad alta intensità. L’obiettivo che ci siamo dati è offrire sempre nuovi servizi e nuove tecnologie per una migliore assistenza. L’ultima novità è l’apertura alle visite in regime “privato istituzionale”, per accogliere la domanda di prestazioni a pagamento, o con copertura di polizze assicurative o di fondi sanitari, senza mai trascurare i servizi accreditati con il Servizio Sanitario Regionale.

Il riconoscimento di World’s Best Hospitals 2022, il terzo consecutivo che ci pone in prima posizione in tutto il Sud Italia è merito di tutti gli operatori sanitari dell’Ospedale che non hanno mai ceduto alle difficoltà per venire incontro alle richieste di tutti pazienti che si sono rivolti alla “Casa”. In questi ultimi mesi hanno erogato prestazioni sanitarie con indicatori di complessità sempre più elevati. Il mio ringraziamento va a tutti loro», ha concluso il direttore Michele Giuliani.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Mt 5,43-48) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico.


 

Non opporsi al malvagio” è un caso estremo. Non vuol dire acconsentire al male, o rinunciare a difendere chi è aggredito ingiustamente. Ma esprime una logica secondo cui non è lecito rendere il colpo. Detto in altri termini: non si può rendere male per male, moltiplicando il male.


 

Volgiti a noi, Signore siamo ciechi sulla tua strada aprici gli occhi, dona la luce noi vedremo i tuoi prodigi.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Soggettività e mercato

 
 
 

Sul loro modo di essere fratelli gemelli pur distanti

Se c’è una cosa che gli esiti più avanzati del pensiero filosofico-scientifico contemporaneo nel suo complesso, data la posta in gioco dei problemi sempre più planetari che ci circondano, tendono sempre più a mettere in risalto è quella che diverse figure, a partire soprattutto da Simone Weil negli anni ’30 ed  Edgar Morin ultimamente a più riprese, hanno ritenuto essere la nostra propria e primaria vocazione: quella di assumere  una ben precisa ‘responsabilità’ nei confronti del reale da caricarci sulle spalle man mano che esso viene sempre più conosciuto e vissuto nelle sue ‘infinite ragioni’ come le chiamava Leonardo Da Vinci. E questo perché, come i Maestri Greci avevano magistralmente intuito, non c’è scissione tra la  conoscenza, frutto della soggettività che indaga e ragioni del reale, sia esso naturale che umano, che procedono di pari passo sino ad illuminarsi reciprocamente e a gettare le basi di percorsi paralleli e strettamente intrecciati tra di loro come sono stati e sono la scienza (episteme), la filosofia e la democrazia, il cui contestuale sviluppo ha fatto parlare Michel Serres  di ‘miracolo greco’, fenomeno socio-culturale specifico dell’Occidente che non viene di solito sottolineato abbastanza.

Ma ciò che è più importante da segnalare è il fatto  che, se viene raggiunto un certo equilibrio come quello messo in atto da Kant nelle sue tre famose Critiche  tra le forme di soggettività emergenti da tale intreccio, ma sempre potenziate dall’inesauribilità del reale, come  la conoscenza, la responsabilità e la speranza, non si cade in pericolosi dogmatismi e assolutismi vari;  e si aprono così dei varchi per delle possibilità alternative anche se si è immersi in fenomeni che sembrano a prima vista escluderli, data la loro sempre più pervasività come sono le logiche dell’economia di mercato pervenuta in questi ultimi tempi ad imporre il cosiddetto ‘capitalismo della sorveglianza’, dove giocano un ruolo  di primo piano le nuove tecnologie digitali con le “piattaforme computazionali ubique che ci sorvegliano” determinando “la nostra storia” sino a mettere in discussione “il diritto stesso a progettare il nostro futuro”. Ed è quello che scrivono nel recente testo, apparso in una significativa collana dal titolo ‘Humanities’,  Gemelli diversi. Processi di soggettivazione ed economia di mercato (Roma, DeriveApprodi, 2021), Emiliano Bevilacqua e Davide Borrelli, due sociologi impegnati rispettivamente nello scavare nei rapporti  tra il potere e la soggettività e dentro l’industria culturale dei media e nei processi culturali più in generale, e per questo attenti più che mai a fornire gli strumenti per “ripensare la soggettività di fronte agli imperativi della verità neoliberale” e ‘la vita oltre l’utilità’ come recita il titolo di una più recente opera dello stesso Bevilacqua, La vita oltre l’utilità. Soggettività ed economia (Milano-Udine, Mimesis, 2015).

 

Innanzitutto è da sottolineare, anche sulla scia di alcuni recenti studi orientati in tal senso, una non comune e particolare lettura del pensiero di Michel Foucault sino a parlare della necessità teoretico-esistenziale di un “momento Foucault” per essere più vigili nei confronti dei processi in corso e per non esserne travolti; esso è ritenuto strategico per capire i complessi meccanismi del “regime di verità che accompagna il mercato” e della sua storia sociale nel mettere in atto dei “processi di soggettivazione” e nel fornire quella che, sulla scia di Dardot e Laval, viene chiamata ‘nuova ragione del mondo’ e quasi una ‘nuova anima’, come del resto aveva intravisto con lungimiranza Simone Weil nelle sue lucide analisi del taylorismo e delle prime avvisaglie del capitalismo finanziario con il loro modo di modellare i nostri ritmi vitali. Per far fronte al quasi marcusiano ‘uomo ad una sola dimensione’ verso cui spingono le logiche del mercato  per la loro capacità di trasformare le nostre vite in “prodotti predittivi” in funzione dei “mercati dei comportamenti futuri”, i due autori, nel fare dialogare criticamente i contributi veritativi della sociologia e dell’economia, ci offrono una non comune chiave ermeneutica che sorregge l’intero lavoro e cioè l’idea che “la nascita del mercato e dell’individuo moderno procedono di pari passo” come   gemelli diversi  che hanno la stessa origine ma   un  “destino” divergente.

Questa originale metafora di ‘gemelli diversi’ si rivela euristicamente feconda sia sul piano della ricostruzione storico-concettuale del rapporto tra soggettività ed economia, a partire dall’analisi del pensiero di Adam Smith  e della sua fondamentale idea di ‘mano invisibile’, dei contributi di Marx e  Max Weber da parte di Bevilacqua per fare capire le “trasfigurazioni economiche della soggettività onnilaterale e della soggettività trattenuta”, e sia sul piano di come configurare un possibile  e diverso scenario imperniato sulla radicalità del pensiero di Foucault da parte di Borrelli; esso viene criticamente interrogato per trarne utili strumenti più consoni a cogliere lo stretto rapporto tra “scrittura e vita”, tra scrittura e soggettività  e a vedervi “dello scarto, della differenza e della de-prensione” (déprise), che poi è la base della ‘scrittura della vita’ per mettere in atto pratiche di libertà dove il “sé è un agire di cui orientare e costruire il senso”, aspetto questo comune ad altre figure del pensiero filosofico francese sia della prima metà  del secolo scorso come Simone Weil che della seconda come Jacques Merleau-Ponty, Gilles Deleuze e Gilles Châtelet (Gilles Châtelet: le virtualità di una vita, 25 novembre 2021).

Sulla scia di Foucault, definito da più parti un ‘classico ingovernabile’ e ‘inclassificabile’ sia per il suo lungo confronto con la figura di Nietzsche e sia come sottolinea Borrelli per aver fatto sua, come prima Simone Weil, quella pratica messa in atto dai Maestri Greci nello stendere gli upomnémata cioè dei taccuini dove si annotano pensieri propri e altrui per dar conto delle esperienze di vita, si osservano nel loro ristrutturarsi “i conformismi e le resistenze che la matrice economia-soggettività dissemina nel corso della storia”; nello stesso tempo la stessa soggettività nel prendere atto che “il potere strutturalmente produce le sue verità”, arriva a ‘a concepire un ‘potere della verità’ come dice Deleuze sino ad “esplorare le condizioni di possibilità idonee a trasformare la soggettività e il mondo di chi la pratica”.

La continua pratica, da parte della soggettività, di quella che Borrelli chiama “dire il vero per essere vero”, e  già operante in Simone Weil nei suoi costanti inviti a ‘non mentire sul reale’ in quanto prima o poi esso si vendica, è l’anticamera del cambiamento col suo essere fondamentalmente “un esercizio etico-politico, prima ancora che teoretico, in grado di coniugare “‘conoscenza della verità e pratica dell’anima’” proprio come indicato da Foucault; in tal modo l’emergere della soggettività contemporanea, che si manifesta “con sbalorditiva frequenza” come dicono entrambi gli autori, è dovuta alle continue “domande sul senso della vita economica” che conducono a ripensarla e ad l’enraciner  nel senso weiliano su nuove basi.  Oltre a prendere atto delle diverse manipolazioni della personalità, operate dal mercato nella sua storia, emerge con tutta la sua forza propulsiva “il disperato bisogno di un mondo cooperativo e solidale”, invocato da più parti con l’esigenza di “una soggettività sociale e alternativa”; e nello stesso tempo per i due autori non bisogna  dimenticare il pur continuo dialogo tra l’homo oeconomicus con la sua “logica contraddittoria degli scambi e i bisogni e i desideri personali” in quanto la soggettività non affiora senza questi scambi di natura economica, ma se si limita ad essi “rischia di appassire e morire asfissiata”.

La portata ermeneutica della metafora ‘gemelli diversi’, pertanto, permette di riconoscere da una parte il ruolo propulsivo del “soggetto neoliberale” con le sue libertà di scelta nelle logiche del mercato, tese al “potenziamento del capitale umano”, e dall’altra e nello stesso tempo gli esiti riduttivi di tali logiche che portano ad uniformare i desideri e ad escludere altri possibili scenari se non quelli improntati all’aspetto utilitaristico; tale chiave di interpretazione da parte di Bevilacqua e Borrelli, basata sulla stretta “interdipendenza che lega il fiorire della personalità alle possibilità abilitate dalle attività economiche”, idea sostenuta in particolar modo da un altro orientamento di pensiero nell’ambito delle scienze sociali come l’individualismo metodologico di Max Weber e di Dario Antiseri in Italia, si arricchisce della componente foucaultiana che, ben criticamente metabolizzata nella sua estrema radicalità, permette loro di evidenziare tutta una serie di indizi che portano alla necessità di “una riappropriazione soggettiva della vita”. Tale percorso, come da più parti viene proposto sia nel mondo dei credenti a partire dalla Laudato si’  con l’ampliarlo ai bisogni del mondo intero che nel mondo laico più avanzato in quanto ritenuto strategico per affrontare ‘le sfide dell’Antropocene’ (Per una visione agapica dell’Antropocene, 3 marzo 2022),  ha bisogno di nuove ‘radici’, nel senso di Simone Weil, di natura cognitiva e spirituali “che passi dalla ridefinizione dei suoi valori correnti, ossia di una vita vera in quanto vita altra”; in tal modo il testo Gemelli diversi, col prendere atto delle ‘derive’ della soggettività solamente ancorata alla pur necessaria  attività economica, ci conduce a degli ‘approdi’, per parafrasare il titolo della collana in cui è stato inserito, più orientati a  comprendere meglio le dinamiche dell’”autodeterminazione soggettiva in termini di libertà, tanto da ciò che si è stati in passato quanto da ciò che gli algoritmi della personalizzazione predicono e inducono a essere in futuro”.

E così Gemelli diversi  può essere visto come un  percorso di natura insieme cognitivo-esistenziale in quanto si è nutrito del ‘dire il vero sul vero’ con l’incunearsi tra la rugosità del reale, a dirla con Simone Weil, e soprattutto non ha mentito sull’intreccio tra soggettività e mercato con lo scavare in profondità nelle loro pieghe facendone  vedere le diverse articolazioni e virtualità che sfuggono se si rimane chiusi all’interno di un solo approccio o sapere; e tale percorso, col coniugare insieme la ragione sociologica e la ragione economica che si nutrono delle ‘infinite ragioni’ della vita, è approdato, come diceva Gaston Bachelard, a ‘rendere verità di diritto una verità di fatto’ come ogni serio percorso di ricerca che, pur con tutti i suoi limiti, incertezze e dubbi, getta una luce diversa sulle dinamiche del nostro essere uomini, oscillanti sempre tra tentazioni di natura assoluta e conati di libertà.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

LE SUFFRAGETTE DEL VENTUNESIMO SECOLO

 
 
 

Non solo l’8 marzo…

Incredibile come nella società odierna un singolo evento possa totalmente scombussolare il nostro concetto di vita.

Siamo stati a contatto con una realtà pandemica per più di due anni e ora, d’un tratto, sembra tutto polverizzato.

 

La guerra è un evento sconvolgente, surreale. Nessuno al giorno d’oggi avrebbe mai pensato di trovarsi di fronte ad una realtà che fino a qualche settimana fa sembrava remota e distante, o che comunque non avrebbe intaccato in alcun modo le nostre giornate. Ed ora eccoci qui, incollati a tutti i dispositivi di cui disponiamo, sempre allerta per recepire nuove notizie o informazioni.

Il bombardamento mediatico è stato avviato e, che lo vogliamo o meno coinvolge tutti noi.

In una condizione tale non possiamo fare altro che unire le nostre forze e tentare di unificarci in quanto umani.

Pertanto ognuno cerca di fare il possibile, seppur nel proprio orticello.

– Siete una suffragetta, signora Ellyn?
– Sì, però mi considero di più un soldato, signora Watts. (
Suffragette)

Questa citazione tratta dal fil “suffragette” di Sarah Gavron (2015) racchiude perfettamente la situazione in atto.

In particolar modo sta emergendo l’intraprendenza di molte donne. Donne pronte a battersi per il proprio paese, donne patriottiche, che non si lasciano frenare dall’effettivo pericolo dell’armata russa.

Donne colme di valore, pronte a difendere le proprie famiglie a costo della propria vita. Donne piene di speranza.

Si stanno ormai diffondendo testimonianze di donne valorose: madri, figlie, mogli pronte ad indossare l’armatura e battersi per la propria libertà.

Costoro potrebbero essere definite “le suffragette dei nostri tempi”.

Impavide e coraggiose si danno da fare per trovare ogni mezzo che ispiri salvezza che porti sicurezza nella precaria circostanza. Molto spesso sono loro, in prima linea, ad usufruire di attrezzi recuperati per le strade, ormai deserte, o per le case.

Mamme costrette a spiegare ai propri figli il motivo per il quale questi sono chiusi nei bunker, al posto di giocare all’aria aperta con i propri coetanei.

È il dipinto di un quadro agghiacciante. Nessuno avrebbe pensato che nella nostra contemporaneità potesse venirsi a creare una sciagura simile.

Ma le donne ci sono, resistono e, in silenzio, combattono.

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