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Il lutto delle influencer

 
Olga Buzova, 23,2 milioni di follower su Instagram, in lacrime dopo il blocco del social in Russia

Olga Buzova, 23,2 milioni di follower su Instagram, in lacrime dopo il blocco del social in Russia

Sarebbe sensato non fare ironia sulle influencer russe in lacrime, autoritratte in accappatoio bianco e semipermanente color latte su unghie incompatibili con qualsiasi attività manuale che non sia ritoccare lo smalto medesimo perché – come dice una di loro – “questo è il mio lavoro, perderlo significa perdere tutto”. Sarebbe saggio non indignarsi se singhiozzano per la “notizia orribile” della chiusura di Instagram commentando (sempre ovviamente sul profilo Instagram, si immagina non correndo sotto le bombe ma ben comodi nell’attività di questionare) che orribile semmai è morire sotto le macerie.

Certo. Orribile è morire e veder morire. Detto questo ci si potrebbe sforzare di ricordarsi del tempo in cui viviamo, tempo che oltre ai soldati che bombardano vede attive, contemporaneamente e nello stesso luogo, milioni di persone che comunicano tra di loro attraverso i social, le immagini e i video scambiati attraverso Internet. Spesso, e specialmente quando gli altri mezzi di comunicazione tacciono, solo attraverso quelli. Togliere le piattaforme di condivisione significa isolare completamente chi parte e chi resta, chi fa rete, chi resiste, chi dissente.

Poi c’è l’influencer con tot milioni di follower che dice “le notizie sul parto e sui figli le trovate su Telegram”, quella che dà appuntamento “altrove, con un alter ego”, chissà se si tratta di un altrove mistico o di un metaverso, quella che indossa un abito nero da funerale, comunque di macramè. Un lutto inconsolabile. Fanno sorridere, ma non sottovaluterei l’impatto della censura definitiva. Disattivare le funzioni essenziali dello smartphone, insomma togliere i telefoni: questo sì, più delle sanzioni, può suscitare rivolta.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Vini pugliesi: il Primitivo di Manduria chiude il 2021 con numeri da record

 
 
 

Ma nubi minacciose sono all’orizzonte per l’export del vino in Russia: previste forti contrazioni a causa delle contro sanzioni di Mosca

Sarà un annus horribilis per l’export verso la Russia dell’agroalimentare di qualità italiano ad iniziare dal vino. La guerra Russia-Ucraina avrà effetti pesanti sul settore dell’agroalimentare, in speciale modo del “nettare degli dei” made in Italy e di conseguenza per quello pugliese, che ricordiamo essere la seconda regione italiana per ettolitri prodotti, con 9,7 milioni, preceduta dal Veneto (con circa 11 mln di ettolitri).

Il Belpaese è attualmente il primo fornitore di vino della Russia (con una quota di mercato del 30%, davanti a Francia e Spagna) con un giro d’affari che lo scorso anno è stato di 375 milioni di dollari e che aveva registrato un progresso sull’anno precedente dell’11% circa. Oltre al boom della domanda di spumanti (+25%), tra le denominazioni più richieste da Mosca, il Prosecco, il Lambrusco e l’Asti spumante, oltre ai vini Dop toscani, siciliani, piemontesi e veneti.

 

Ed una fetta del mercato della federazione russa se la stavano conquistando anche i vini pugliesi, che per qualità non sono certamente secondi a nessuno. Per avere un’idea del valore raggiunto e dell’aumento delle produzioni vinicole pugliesi registrate, basterà citare il caso del Primitivo di Manduria che ha chiuso il 2021 con risultati più che lusinghieri, che premiano anche una accorta politica di marketing, a cura del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria. I dati ufficiali parlano chiaro: prodotti oltre 23 milioni di litri (+ 2 milioni rispetto al 2020) che equivalgono a più di 30 milioni di bottiglie (+ 2 milioni rispetto al 2020) con un fatturato di 195 milioni di euro (+ 12 milioni rispetto al 2020).  Sono questi i numeri del 2021 per il Primitivo di Manduria (+7,2% rispetto al 2020).

Ma malgrado ciò, con le minacce economiche in atto tra Europa occidentale e Russia, sarà già un miracolo se la flessione dell’export del vino nel mercato russo , verrà assorbita dall’incremento delle vendite in altre parti del mondo, a cominciare dal mercato nord americano e da quello asiatico.

“Il Primitivo di Manduria è un brand riconosciuto in tutto il mondo – sottolinea al riguardo Novella PastorelliPresidente Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria. È un vino che non conosce crisi, soprattutto all’estero, con un exploit importante su tutti i mercati nazionali ed internazionali. Ed è proprio l’essere così amato all’estero che il Primitivo di Manduria è il prodotto sul quale maggiormente si concentrano quotidianamente fenomeni di imitazione e contraffazione. Questo è uno degli scopi  principali  che persegue il Consorzio di Tutela, ovvero combattere condotte illecite intervenendo con massicce azioni legali in ogni parte del mondo, mirate a contrastare opere di contraffazione ed emulazioni dove si tenta di registrare marchi che evocano il Primitivo di Manduria e che ne usurpino l’avviamento commerciale anche in vista di continui aumenti della produzione”.

Purtroppo il food and beverage Made in Italy, annovera i prodotti più contraffatti al mondo. Con il vino vi sono formaggi, olio e salumi. Coldiretti ha stimato una falsificazione superiore ai 100 miliardi di euro l’anno. I più attivi taroccatori del cibo italiano, arrivano dai “Paesi ricchi ed emergenti del G20 che approfittano della pandemia per sostituire i prodotti tricolori con imitazioni di bassa qualità”, dicono da Coldiretti.

In quest’ottica di tutela, il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria ha attivato vere e proprie procedure processuali per bloccare moltissimi marchi ingannevoli presenti in tutto il mondo, sia marchi figurativi che marchi denominativi.

Ogni giorno nuove azioni di repressione si vanno ad aggiungere, quindi, alle sessantaquattro azioni legali già intraprese dal Consorzio di Tutela per difendere il Primitivo di Manduria.

Trentacinque le battaglie vinte (le altre sono ancora in corso) fino ad oggi: due in Cina, una in Cile, cinque in Spagna, tredici in Italia, una in Sud Africa, una in Germania, una in Portogallo, una in Francia ed è stata sospesa la commercializzazione in Europa di 8 marchi depositati presso l’Euipo (l’invalidity division dell’Ufficio dell’Unione europea per la Proprietà intellettuale). Inoltre, è stato acquistato dal Consorzio di Tutela un dominio con la dicitura primitivodimanduria. Tante sono le novità e i progetti in cantiere  sia per incrementare la valorizzazione e la promozione del Primitivo di Manduria che, al contempo, per combattere, ulteriormente, la contraffazione della nostra preziosa denominazione.

“Abbiamo anche inibito la produzione e la commercializzazione di prodotti alimentari che utilizzavano in modo non autorizzato la dop Primitivo di Manduria – conclude il Presidente Novella Pastorelli. Con l’Erga Omnes il Consorzio  di Tutela è diventato il nodo delle decisioni e del coordinamento esclusivo di tutte le politiche di valorizzazione e di tutela della dop Manduria”.

Speriamo che le tragiche vicende legate al conflitto in atto tra Russia e Ucraina non danneggino oltre misura le nostre produzioni dell’agroalimentare di qualità e non favoriscano pratiche fraudolente, capaci di aumentare i prodotti taroccati venduti come Made in Italy.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Vini pugliesi: il Primitivo di Manduria chiude il 2021 con numeri da record

 
 
 

Ma nubi minacciose sono all’orizzonte per l’export del vino in Russia: previste forti contrazioni a causa delle contro sanzioni di Mosca

Sarà un annus horribilis per l’export verso la Russia dell’agroalimentare di qualità italiano ad iniziare dal vino. La guerra Russia-Ucraina avrà effetti pesanti sul settore dell’agroalimentare, in speciale modo del “nettare degli dei” made in Italy e di conseguenza per quello pugliese, che ricordiamo essere la seconda regione italiana per ettolitri prodotti, con 9,7 milioni, preceduta dal Veneto (con circa 11 mln di ettolitri).

Il Belpaese è attualmente il primo fornitore di vino della Russia (con una quota di mercato del 30%, davanti a Francia e Spagna) con un giro d’affari che lo scorso anno è stato di 375 milioni di dollari e che aveva registrato un progresso sull’anno precedente dell’11% circa. Oltre al boom della domanda di spumanti (+25%), tra le denominazioni più richieste da Mosca, il Prosecco, il Lambrusco e l’Asti spumante, oltre ai vini Dop toscani, siciliani, piemontesi e veneti.

 

Ed una fetta del mercato della federazione russa se la stavano conquistando anche i vini pugliesi, che per qualità non sono certamente secondi a nessuno. Per avere un’idea del valore raggiunto e dell’aumento delle produzioni vinicole pugliesi registrate, basterà citare il caso del Primitivo di Manduria che ha chiuso il 2021 con risultati più che lusinghieri, che premiano anche una accorta politica di marketing, a cura del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria. I dati ufficiali parlano chiaro: prodotti oltre 23 milioni di litri (+ 2 milioni rispetto al 2020) che equivalgono a più di 30 milioni di bottiglie (+ 2 milioni rispetto al 2020) con un fatturato di 195 milioni di euro (+ 12 milioni rispetto al 2020).  Sono questi i numeri del 2021 per il Primitivo di Manduria (+7,2% rispetto al 2020).

Ma malgrado ciò, con le minacce economiche in atto tra Europa occidentale e Russia, sarà già un miracolo se la flessione dell’export del vino nel mercato russo , verrà assorbita dall’incremento delle vendite in altre parti del mondo, a cominciare dal mercato nord americano e da quello asiatico.

“Il Primitivo di Manduria è un brand riconosciuto in tutto il mondo – sottolinea al riguardo Novella PastorelliPresidente Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria. È un vino che non conosce crisi, soprattutto all’estero, con un exploit importante su tutti i mercati nazionali ed internazionali. Ed è proprio l’essere così amato all’estero che il Primitivo di Manduria è il prodotto sul quale maggiormente si concentrano quotidianamente fenomeni di imitazione e contraffazione. Questo è uno degli scopi  principali  che persegue il Consorzio di Tutela, ovvero combattere condotte illecite intervenendo con massicce azioni legali in ogni parte del mondo, mirate a contrastare opere di contraffazione ed emulazioni dove si tenta di registrare marchi che evocano il Primitivo di Manduria e che ne usurpino l’avviamento commerciale anche in vista di continui aumenti della produzione”.

Purtroppo il food and beverage Made in Italy, annovera i prodotti più contraffatti al mondo. Con il vino vi sono formaggi, olio e salumi. Coldiretti ha stimato una falsificazione superiore ai 100 miliardi di euro l’anno. I più attivi taroccatori del cibo italiano, arrivano dai “Paesi ricchi ed emergenti del G20 che approfittano della pandemia per sostituire i prodotti tricolori con imitazioni di bassa qualità”, dicono da Coldiretti.

In quest’ottica di tutela, il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria ha attivato vere e proprie procedure processuali per bloccare moltissimi marchi ingannevoli presenti in tutto il mondo, sia marchi figurativi che marchi denominativi.

Ogni giorno nuove azioni di repressione si vanno ad aggiungere, quindi, alle sessantaquattro azioni legali già intraprese dal Consorzio di Tutela per difendere il Primitivo di Manduria.

Trentacinque le battaglie vinte (le altre sono ancora in corso) fino ad oggi: due in Cina, una in Cile, cinque in Spagna, tredici in Italia, una in Sud Africa, una in Germania, una in Portogallo, una in Francia ed è stata sospesa la commercializzazione in Europa di 8 marchi depositati presso l’Euipo (l’invalidity division dell’Ufficio dell’Unione europea per la Proprietà intellettuale). Inoltre, è stato acquistato dal Consorzio di Tutela un dominio con la dicitura primitivodimanduria. Tante sono le novità e i progetti in cantiere  sia per incrementare la valorizzazione e la promozione del Primitivo di Manduria che, al contempo, per combattere, ulteriormente, la contraffazione della nostra preziosa denominazione.

“Abbiamo anche inibito la produzione e la commercializzazione di prodotti alimentari che utilizzavano in modo non autorizzato la dop Primitivo di Manduria – conclude il Presidente Novella Pastorelli. Con l’Erga Omnes il Consorzio  di Tutela è diventato il nodo delle decisioni e del coordinamento esclusivo di tutte le politiche di valorizzazione e di tutela della dop Manduria”.

Speriamo che le tragiche vicende legate al conflitto in atto tra Russia e Ucraina non danneggino oltre misura le nostre produzioni dell’agroalimentare di qualità e non favoriscano pratiche fraudolente, capaci di aumentare i prodotti taroccati venduti come Made in Italy.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Rambo disponibile, offresi

 
 
 

Si parla di pace e, al contempo, si fanno conti su eventuali costi, eludendo quelli in vite umane

Spesso mi sono chiesto quanto possa valere un uomo in conio zincato o cartaceo.

Ma poi ho sempre rinunciato a volerlo sapere. Stabilirne una cifra avrei accondisceso e messo a rischio il mio metro di questo tipo di valutazione che ha sempre escluso ogni forma di quotazione, se non quella dell’etica.

 

Affermerei di esser stato sempre timoroso in certi frangenti. Rivedermi le vecchie abitudini e non rompere certi equilibri, nell’illusione di “migliorarne” gli assetti. Mi avrebbe certamente procurato un senso disarmonico che non avrei potuto gestire in modo equilibrato tant’è che la mia coscienza, ogni qualvolta mi affiorava l’idea, votava al diniego. L’uomo, essendo a “immagine” di Dio non può aver altro valore se non quello a Lui riferito con la limitazione sostanziale delle “prerogative” assegnategli. Voler scavalcare questi limiti, l’uomo cerca di entrare in una dimensione a lui non dovuta, non consona alla sua esistenza. Diverrebbe azzardata, direi. Mentre è rilevanza che resta esclusivamente Signoria del Glorificatore, di Dio. Ma sembra che sia rimasto un dogma oscenamente ignorato: un’obbedienza scaltra, fasulla e per nulla “gratificante” agli occhi del credente.

Illecitamente si accendono conflitti, tanto che la Terra, vista dall’alto della stazione orbitale, sembra avvolta da una tetra, ricamata “ragnatela”, alloggiata da un infinito drappello di tarantole, più che abitata da umani. Sono i disastrosi conflitti…

Simili eventi, una volta iniziati, sfuggono di mano e non v’è rimedio alcuno per fermarli. S’innescano con ragioni labili e superficiali, ma diventano altamente violenti e incontrollabili… la posta in gioco è quasi sempre l’arroganza di uno o dell’altro.

Concorrono scuse paranoiche e sporadici flashes di ravvedimenti, dove ci sono le bombe a non tacere, a non frenare la loro veemenza, ad attutire i gridi di morte e il frenetico scavare delle fosse comuni. Nessun segno di pietà e di umanità si nota da quegli atti.

Si parla di pace e, al contempo, si fanno conti su eventuali costi, eludendo quelli in vite umane.

Con le ritorsioni economiche all’aggressore, al contempo ci sono le offerte di armamenti al suo contrapposto: è il sistema per mantener la pace interdetta?

Concorrono personaggi coinvolti a double-face da non far capire se sia il baricentro della verità o quello della menzogna a cui bisogna riferirsi per averne un quadro chiaro della situazione.

Chi è l’amico e chi il nemico? Chi il buono e chi è il cattivo?

Non lo si comprende dacché nella mischia vengono coinvolti, con stipendi allettanti, persone disposte a tutto, pur di farsi passare quella strana fame, ma che non viene dallo stomaco pieno.

Siam tutti fratelli. Ma a causa dei tanti Caini in gioco, manca l’abbraccio, la stretta di mano, l’amore fraterno appunto. È l’accidentale incomprensione, causata dalla cupidigia di potere.

La Storia si ripete perché l’uomo non cambia e la guerra è come una sigaretta: “da una parte c’è il fuoco e dall’altra chi lo mantiene acceso.

Non ci basta il “bastante” ma l’avere sempre insufficiente il “granaio”, dove alloggiare eventuali maltolti al prossimo.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Il peso delle sillabe

 
 
 
dav

Aprire una finestra per accorgersi del mondo fuori

La croce e la delizia delle persone sensibili è quella di cogliere tutta la minuteria del mondo: dettagli in grado di stravolgere ordini, silenzi perfettamente all’altezza della comunicazione, prefissi più potenti di interi discorsi. Sicuramente non è solo questione di sensibilità: la lingua è di per sé potente. Ma è pur vero che occorre sensibilità per accorgersi della potenza delle cose e delle parole.

L’altro giorno, affacciandomi al balcone, il solito balcone di ogni giorno, sono stata colpita da un’inedita macchia bianca, potente fino alla prepotenza. Era un albero in fiore, bellissimo, mozzafiato. Ha monopolizzato la mia attenzione, al punto che ho trascorso un sacco di tempo a guardarlo e a parlarci. Si, mi deve delle spiegazioni questo ex-fusto solitario, anonimo, tremolante, nudo e raggelato dall’inverno: «Ma tu quando sei fiorito? Quand’è che è successo questo miracolo? Io dov’ero mentre si compiva questa bellezza?». Ero distratta, mi sono risposta un attimo dopo. Ed è lì che ho capito che (oltre a dovere io delle spiegazioni a lui…!) certe sillabe sono potenti quanto una fioritura improvvisa.

 

Ho scoperto, allora, che nella nostra lingua dis- è il prefisso della contrarietà, della difficoltà, della dubbiezza, capace di annullare il significato buono delle parole a cui si unisce e di rinforzarne il cattivo. Come fanno anche in- e la semplice s-. Accade, così, che una, due o tre lettere stravolgano intere parole: dis-tratto, dis-tonico, dis-topico, dis-turbo, dis-agio, dis-onore, in-adatto, in-efficace, in-etto, in-sano, in-sicuro, s-coordinato, s-tonato, s-fiorito, s-tranito. E chi più ne ha più ne metta.

Il punto è questo: per certe cose basta poco, mezzo chilo di sole fuori stagione per fiorire all’improvviso e cento grammi di dis-trazioni per dis-connettersi con i miracoli di una primavera in anticipo, per s-cambiare cose da niente con cose importanti. Mentre fuori dalla finestra un albero risorgeva dall’inverno, io mi dis-perdevo nella fatica immane e inutile di analizzare fenomeni semplicemente incomprensibili: l’in-disponibilità nel trovare chi ascolta le tue emozioni senza ritornelli del tipo «non avere paura, non piangere, non fissarti, non affliggerti, non…non… non…!»; l’ambiguità di certe relazioni; l’assenza di piccoli, grandi gesti; la banalità della festa della donna; la maleducazione di un vicino chiassoso dalle 6,00 alle 23,00. Dis-turbi, dis-trazioni piccole e potenti come un prefisso, abili a s-travolgere la serenità, dis-togliere l’attenzione e dis-attendere il dovere dello stupore. Quello che ti aiuta a fiorire nella misura in cui ti insegna a cogliere il lento sbocciare dell’albero fuori casa.

Già, s-bocciare, cioè fuoriuscire dai boccioli, dai bozzoli delle comfort-zone, rompere gli equilibri stantii. Basta poco: il suono quasi impercettibile di poche lettere e il semplice atto di aprire una finestra per accorgersi del mondo fuori, per far entrare aria buona nel quotidiano. E anche se questo inverno sembra infinito, perché si è messa pure una guerra a rendere tutto più difficile, occorre rimanere fedeli alla primavera e concentrati nella scelta di sillabe, parole, persone, cause. Perché per fiorire e per ferire, per stupire e per in-stupidire, per attrarsi e per dis-trarsi, per travolgere e per s-travolgere, insomma per perdersi i miracoli e dis-perdersi nell’in-utile basta sempre poco, troppo poco.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

La guerra in Ucraina vista dalla Cina

 
 
 

 

La guerra che ha scatenato la Russia contro l’Ucraina sta tenendo con il fiato sospeso il mondo intero, e naturalmente anche la Cina segue con preoccupazione le sorti del conflitto.

Con questo articolo proverò solo a dare un’idea, per quel che ne so io, di come i cinesi stanno vivendo questa guerra, senza aggiungerci considerazioni personali.

 

Dico solo che se imponiamo sanzioni e pretendiamo che vi aderiscano anche Paesi che non sono d’accordo con queste, potrebbe finire molto male.

La Cina, come era ovvio aspettarsi, non ha nessuna ragione per schierarsi contro la Russia, non le conviene economicamente e tantomeno militarmente, visto che è un Paese confinante, ma neanche ha interesse a sostenere i russi in questa loro “avventura” bellica, in quanto ciò li metterebbe a rischio sanzioni. La loro posizione quindi, come sostenuto più volte dal Ministro degli Esteri Wang Yi, e dalla portavoce Hua Chunying, è di non sostenere la Russia né militarmente né con la fornitura di armi, anche perché, a detta loro, la Russia non ne ha bisogno.

Per bocca del portavoce del Ministero degli Esteri Wang Wenbin, la Cina ha messo in chiaro che non aderirà alle sanzioni alla Russia, ritenute unilaterali e illegali, mentre Zhao Lijian, vicedirettore del Dipartimento dell’informazione del ministero degli Affari esteri cinese, ha affermato senza tanti giri di parole che la responsabilità del conflitto è soprattutto della Nato (che per la Cina vuole dire Stati Uniti) e dei suoi progetti di espansione a Est, ricordando che il Paese più guerrafondaio al mondo sono sempre gli Stati Uniti. Interessante notare come Zhao Lijian sia molto attivo su Twitter e come ciò sia rimarcato dalla stampa cinese, anche se Twitter ufficilamente è censurato in Cina. Va detto però che si tratta comunque di una censura di carta, visto che tanti cinesi e stranieri residenti in Cina sono muniti di VPN, compreso il sottoscritto, tramite la quale si può accedere a qualunque sito.

Inoltre, la stampa locale e il governo insistono molto sulla presenza in Ucraina di laboratori di armi biologiche realizzati lì dagli americani, e su cui l’amministrazione Biden tace.  I media cinesi sottolineano anche la doppia morale che sta dimostrando il mondo dello sport, soprattutto della Premier League che ha organizzato iniziative a sostegno dell’Ucraina quando in passato ha multato e punito calciatori e tifosi che mostravano bandiere e slogan pro Palestina, e naturalmente criticano anche l’esclusione da quasi tutte le competizioni sportive di atleti russi e bielorussi, evidenziando che ciò non era mai successo prima, soprattutto quando a invadere erano i Paesi Occidentali.

E la gente comune, cosa ne pensa?

Per molti cinesi, più che una guerra tra Russia Ucraina, questo è uno scontro tra Nato, colpevole di volersi allargare a Est, e Russia, e ciò li porta a stare dalla parte dei russi, anche perché temono che una debacle della Russia sarebbe devastante anche per la Cina, che è Stato confinante e partner strategico del più grande Paese dell’Ex-Unione Sovietica.

Una delle frasi più ricorrenti sui social è 支持普京 (zhichi Pujing), cioè “Sostengo Putin”, però senza nessuna manifestazione di piazza, ma comunque non manca chi prova empatia per gli ucraini, come un ragazzo residente a Odessa (uno dei seimila cittadini cinesi che sono stati rimpatriati dall’Ucraina) che invitava i suoi connazionali a non sostenere ciecamente Putin, visto che neanche i russi lo stanno facendo.

Su una APP di cinesi in Italia, si è parlato dell’iniziativa dei comuni italiani di illuminare i monumenti con i colori della bandiera ucraina, ma i commenti degli utenti sono tutt’altro che positivi, come mostra lo scrrenshot di cui vi riassumerò i contenuti.

C’è chi ironizza amaramente sul fatto che con l’aumento di luce e gas non si dovrebbero tollerare certi sprechi, chi invece sottolinea l’inutilità di certe iniziative, visto che non portano nessun sostegno concreto alla popolazione ucraina. Qualcuno invita gli italiani che sostengono l’Ucraina ad andare a combattere per loro, e c’è anche chi invita sarcasticamente a donare un po’ di pasta agli ucraini, piuttosto che accendere luci.

Qualche utente critica anche fortemente l’atteggiamento italiano completamente piegato agli interessi degli Stati Uniti.

Insomma, una visione decisamente differente dalla nostra.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Cosa dire ai nostri figli che seguono la guerra su TikTok

(afp)
aggiornato alle 12:06 1 minuti di lettura
 

Dicono che sia la prima guerra di TikTok come quella in Iraq nel 1991 fu la prima guerra della CNN, la tv americana che trasmise in diretta le fasi salienti del conflitto; e quella in Israele nel 2012 la prima “di Twitter”, e quella in Siria “di YouTube” e quella nel Kurdistan “di Facebook”. Chiamarla “la prima guerra di TikTok” è fuoriviante e rischia di  farci dimenticare che si tratta di bombe e di morte e non di post e di like.

 

Epperò le piattaforme influenzano gli eventi e l’idea che se ne fa l’opinione pubblica. In questo caso TikTok, rispetto a Twitter, dove stanno soprattutto politici e giornalisti, o agli altri social, e ancora di più rispetto ad una tv all news come CNN, ha una utenza giovanissima e questo qualcosa cambia. Sono i ragazzi, sono i nostri figli, che raramente leggono i giornali, ad informarsi tramite TikTok dove la guerra non è fatta di notizie ma di storie: video di storie di altri ragazzi che raccontano la vita sotto le bombe, la morte di amici e parenti, e come si cambia abitudini per sopravvivere.

 

E’ un racconto emotivo, coinvolgente, senza mediazioni: credo che se Anna Frank avesse avuto i social, durante la seconda guerra mondiale, probabilmente il suo diario lo avrebbe messo su TikTok. Tutto questo non avviene senza rischi e senza problemi. Che non sono soltanto le fake news, le notizie false messe in giro dalla propaganda. La guerra è una cosa enorme, difficile da comprendere, e quando la comprendi impossibile da accettare. E i nostri figli la vivono sul loro smartphone in ogni momento della giornata. Gli farà bene? Dipende. L’unico consiglio che mi sento di darvi è parlatene, parlatene tanto, ascoltateli, aiutateli ad orientarsi. Non lasciateli soli. E forse ne usciremo avendo capito il significato delle parole libertà, coraggio e resistenza.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Scienza contro fake news

 
Fabiola Gianotti nel laboratorio Cern di Ginevra

Fabiola Gianotti nel laboratorio Cern di Ginevra

Ho avuto una lunga conversazione illuminante con Fabiola Gianotti. La dottoressa Gianotti, come sapete, è al suo secondo mandato alla guida del Cern di Ginevra, Centro europeo di ricerche nucleari. Ha una radice materna siciliana, una formazione umanistica, si è diplomata in pianoforte, ama le arti e ha - nel parlare – una costante vena di ironia. Ironia, autoironia e leggerezza sono sempre un bel segno: stanno nel girone di ritorno, nel cammino della conoscenza.

E’ anche, Gianotti, una fisica delle particelle. Si parlava di come si scopre la verità, se la verità esiste: se ci sia un metodo. Lei ha detto certo, due volte: la verità esiste, e c’è un metodo. Poi, sorridendo, ha aggiunto: si potrebbe dire che la scienza è l’antidoto alle fake news, alle menzogne. Ma non i risultati della scienza, formule e scoperte. No, non la fine del viaggio: l’inizio. “Il metodo scientifico è un procedimento che parte dal dubbio e arriva all’evidenza. Questo, sarebbe indispensabile conoscere. Come si fa, non dove si arriva”.

C’è un grande equivoco, mi pare, nel discorso pubblico: mettere a confronto posizioni contrapposte è proposto come il modo “onesto”, “corretto” di procedere. Offrire a tutti tribuna. Solo che il “metodo” funziona così solo alle primissime battute. Strada facendo le ipotesi contrarie alla verità vengono escluse. Per esempio: se io bombardo una casa e uccido tutti il primo passo è verificare che la casa sia stata bombardata e i morti siano morti. Chiarito questo, l’ipotesi “l’aggressione non esiste” esce dal campo per sempre. Esiste uno che invade e uno che è invaso. Da lì si procede. Con fatica ma senza alibi, senza interessi in campo, senza ipocrisia.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Luca 6,36-38
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso»

 

 Solo facendo così daremo speranza a noi stessi e al mondo!

 

Liberati dal giogo del male
battezzati nell’acqua profonda
noi giungiamo alla terra di prova
dove i cuori saran resi puri.

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