Libero

donmichelangelotondo

  • Uomo
  • 50
  • Andria
Leone

Mi trovi anche qui

ultimo accesso: 6 ore fa

Profilo BACHECA 2395

donmichelangelotondo più di un mese fa

Breve storia degli esibizionismi

 
 
Povia durante la trasmissione in cui ha chiesto al premier ucraino di abdicare

Povia durante la trasmissione in cui ha chiesto al premier ucraino di abdicare

Non passa giorno che la cronaca non offra materiale per il nuovo libro di Guia Soncini (uno è in libreria da oggi, ormai per il prossimo) o per lo meno per uno scandalo del giorno che lo renda citabile. Il fatto che Povia, un cantante che trae ispirazione dai versi di bambini e piccioni, dica in tv che “Zelensky dovrebbe abdicare al trono” - senza peraltro che nessuno dei presenti obietti: quale trono - non è in sé un fatto straordinario, trovo.

Scommetto che se uscite per strada e chiedete a un passante se il presidente ucraino sia un attore o un principe ereditario qualcuno che risponde un principe lo trovate. Il fatto inspiegabile è che Povia fosse in tv a parlare di Zelensky, dal momento che non ne sa niente e non per una improvvisa amnesia: era prevedibile, diciamo così, che non ne sapesse niente anche quando è stato invitato. E’ qui che Soncini direbbe ma povera stella, ma cosa pensi che sia la tv, a cosa pensi che serva: no, no. Serve a far parlare di sé: a far vendere il proprio prosciutto.

S’intitola “L’economia del sé”, sottotitolo “Breve storia dei nuovi esibizionismi” questo libro che è pure prosciutto, naturalmente, sebbene Soncini non canti (credo, almeno non in pubblico) ma si dedichi a osservare e catalogare “esibizionismi, vanità, mitomanie, volontà di esistenza, io sociale ormai indistingubile dall’io profondo o narcisismi” altrui (pagina 15). Che sì, è un mestiere, è pagata per farlo, le riesce bene e se pensate saperlo fare meglio provateci voi, direbbe Fassino con sprezzo del pericolo. “L’egocentrismo di massa” (pagina 185) è l’argomento della storia. Quello di chi è pagato a gettone, a clic o a cuoricini per dire la sua. Nessuno si senta escluso, meno che mai offeso.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

Guerra di Successione

(afp)
1 minuti di lettura
 
 

La prima cosa bella di giovedì 17 marzo 2022 è la guerra di Successione, quella che si svolge nella serie tv omonima. Di per sé, insopportabile, ma non insegna che proprio così funziona la realtà? 

Succession, per ora composta di 3 stagioni e 29 episodi (ma continua) è la storia di una famiglia in perenne conflitto per il controllo dell’azienda. Di un padre dispotico, una moglie improbabile  e quattro figli segnati dalla genetica e dall’ambiente in cui sono nati e cresciuti. È una storia di lotte senza motivo sufficiente, di alleanze temporanee e tradimenti continui, di debolezze mascherate da forza e viceversa. La morale? A prima vista: “Che ar cavaliere nero nun je devi rompe er…”.

Ma poi è proprio il malfunzionamento della trama, il ripetersi dei suoi ingranaggi, la mancata evoluzione dei personaggi a farti pensare che non sia un limite della sceneggiatura, ma una riproduzione della Storia in scala.

 

La stupidità dei potenti, l’ignavia dei sottoposti e l’indifferenza di massa. La perpetua avidità, la follia finale dei padri malati e l’eredità come peggiore dei mali. Non si dovrebbe mai succedere. Ma se succede…è un bel guaio.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)

"Abramo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti"»" (Lc 16,31).

 

Basterebbe ascoltare il vangelo e metterlo in pratica e non avremmo guerre, carestie, violenze, ingiustizie.

(Prego)

Sapremo nel deserto
resistere al maligno
nell’ora della lotta
il Nome tuo invocare?

 

Buona notte a tutti!❣️❣️❣️

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

I quadri contesi l'arte ci guarda

 
Uno dei capolavori dell'Ermitage di San Pietroburgo esposti a Milano di cui era stata chiesta la restituzione

Uno dei capolavori dell'Ermitage di San Pietroburgo esposti a Milano di cui era stata chiesta la restituzione

C’è una battaglia parallela che corre nel mondo dell’arte, fra Russia e resto del mondo, di cui si intravedono segnali che devono essere costati enorme fatica e cautela. Non parlo dei gesti pubblici dei direttori di musei e di teatri che si dimettono, primi ballerini del Bolshoi che se ne vanno, cantanti che rinunciano a cantare per manifestare consenso o dissenso verso Putin, dipende: quelli sono visibili, episodi che avranno certo ripercussioni sulle carriere di chi li compie, in un senso o nell’altro, e formano parte – diciamo così – della militanza degli intellettuali.

Ci sono poi altri che lavorano sottotraccia. Immagino per esempio che il direttore dell’Ermitage Michail Piotrovsky abbia avuto il suo da fare nella trattativa con il ministero della Cultura russo per riuscire a rinviare (il comunicato dice “attenuare”) la richiesta di ritiro immediato delle opere di proprietà del museo di San Pietroburgo in prestito, in questo momento, a musei europei: c’è una mostra in corso, per esempio, alle Gallerie d'Italia di Milano. Farà il suo corso.

I padiglioni russo e ucraino della Biennale sono per ora sospesi: il curatore e gli artisti russi hanno dato le dimissioni per protesta contro l’invasione, gli ucraini vorrebbero forse partecipare ma non è chiaro se ci saranno le condizioni. Può sembrare piccola cosa, di fronte all’assedio di civili nelle città e alla fuga, alla morte, di migliaia di persone. Ma l’immagine del Cristo messo in salvo dalle bombe, caricato su un camion,  ha fatto il giro del mondo ed è diventata un simbolo di speranza, perché questo fa l’arte: viene da prima e si ferma, ci precede e ci segue, resta. Non siamo noi a guardare un’opera d’arte, è lei che ci guarda.

Ti piace?
1
donmichelangelotondo più di un mese fa

Parenti sergenti

(afp)
1 minuti di lettura
 
 

La prima cosa bella di mercoledì 16 marzo 2022 è il momento preciso in cui chi sta combattendo una guerra si rende conto dell'assurdità che l'ha scatenata. Quale guerra è "civile" e in quale non si cerca di uccidere un simile? Semplicemente, a volte è più difficile accorgersene. Altre volte invece è lampante.

Prendi la Prima guerra mondiale, combattuta in montagna, al confine tra Italia e Austria, su quei crinali che oggi separano, invece, veneti e trentini. Spari tra gente che parlava la stessa lingua. E non solo. Considera allora questo episodio. Il trombettiere Vittorio Murer, di Laste, un paese alle pendici della Marmolada, trombettiere del battaglione Belluno, rientrò da un servizio di pattuglia sul passo Fedaia tenendo per il bavero un nemico fatto prigioniero durante la spedizione. L'uomo appariva più anziano, dimesso nella divisa che gli andava un po' larga.

Il Murer lo trascinò tra i commilitoni fino a condurlo fieramente al cospetto degli ufficiali. Soltanto a quel punto allentò la stretta e presentò ai superiori la conquista effettuata: "Signori, mio cognato!". 

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

L’ARTE DELLE LETTERE

 
 
 

 “Amore”, di Shaun Usher

Leggere delle lettere è un po’ entrare nell’intimità delle persone e se queste persone sono dei personaggi celebri e famosi allora l’emozione si quadruplica non perché il mondo intimo della gente comune sia meno entusiasmante o toccante, semplicemente perché leggere le onde dei sentimenti di coloro che hanno fatto storia e hanno lasciato un’impronta indelebile nel tempo provoca una trepidazione quasi inconsapevole.

Ci si ritrova a condividere il loro stesso sentire, a commuoverci nell’esperire attraverso la semplice lettura sentimenti grandi, solidi nella loro spontaneità quanto sono grandi coloro che li nutrono. Esempi di genuino amore passionale, amichevole, paterno, un coacervo di umanità vera.

 

Così i grandi come Frida Khalo, Steinbeck, Beethoven, Nelson Mandela, Napoleone Bonaparte e tanti altri per un istante diventano come noi, li sentiamo più vicini, impariamo ad empatizzare con coloro che si mostrano attraverso la fragile forza dei sentimenti universali.

È questa la vita, lasciare la propria impronta grazie ad un sentire semplice e vero senza barriere o infingimenti.

Una lettura piacevole, tenera, arricchente che pagina dopo pagina fa sorridere, meravigliare e provare anche invidia perché essere sia autore che oggetto di tali sentimenti è una fortuna e permette di affrontare la vita profondamente senza alcuna aridità causata dall’estremo individualismo che oggigiorno ci attanaglia.

Ti piace?
1
donmichelangelotondo più di un mese fa

 

Che ne dite? Magari viviamo una cosa insieme dal vivo... ciao a tutti!

Ti piace?
1
donmichelangelotondo più di un mese fa

 

Che ne dite? Magari viviamo una cosa insieme dal vivo... ciao a tutti!

Ti piace?
1
donmichelangelotondo più di un mese fa

La fine dell'età dell'abbondanza

di Riccardo Luna
 

Dovremo cambiare molte cose, a partire dal modo di produrre energia puntando davvero sulle rinnovabili

AGGIORNATO ALLE  1 MINUTI DI LETTURA

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Dieci anni fa esatti uscì un libro fondamentale per capire lo spirito della Silicon Valley: si chiama “Abbondanza” e lo firma Peter Diamandis, un guru che ha fatto dell'ottimismo tecnologico la sua missione. L’idea di fondo del libro è il fatto che abbiamo davanti un futuro meraviglioso per via dell’abbondanza di risorse che la tecnologia avrebbe realizzato.

 

 

Ai tempi quel libro mi entusiasmò, oggi mi rendo conto che nell’idea di una abbondanza futura si alimenta e cresce una cultura dello spreco quotidiano. Senza voler fare facili autoprocessi è un fatto che nel mondo occidentale abbiamo vissuto per anni senza calcolare i costi nascosti delle nostre azioni: per esempio il fatto che la bolletta energetica fosse economica, rispetto ad oggi, ci faceva dimenticare il fatto che dal punto di vista del pianeta nulla è gratis e quell’energia aveva comunque un impatto. Un costo per l’ambiente. Oltre al fatto che provenendo dalla Russia ci esponeva ai rischi politici di cui parliamo da qualche giorno. Oggi improvvisamente, per via della guerra, scopriamo che l’era dell’abbondanza è rinviata di un decennio.

Per un po’ mancheranno gas, petrolio, farina, olio di semi e chissà che altro; per un po’ avremo di fatto meno soldi per via dell’inflazione. Dovremo cambiare molte cose, a partire dal modo di produrre energia puntando davvero sulle rinnovabili. E intanto dovremo cambiare comportamenti. Siamo costretti a farlo. Stare più attenti ai consumi. Risparmiare. Qualche giorno fa ho scritto, dovremmo abbassare di un grado i termosifoni per esempio. Non ci vedo nulla di triste. E’ triste lo spreco, è triste la noncuranza, è triste la superficialità di certi atteggiamenti. Stare più attenti, dare più valore a quello che abbiamo, provare a farlo durare, non vuol dire solo interpretare un momento difficile, ma voler bene al pianeta che ci ospita, prendercene cura. Forse la guerra riuscirà là dove la pandemia ha fallito: renderci migliori.

Ti piace?
5
donmichelangelotondo più di un mese fa

Matteo 23,11

"Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo".

Il senso della vita è servire!  🌈🌈🌈

(Prego)

La luce ormai nel suo apparire
ridesta il cuore dei credenti
e il canto unanime del mondo
dà nuova forza a chi è in cammino.

Ti piace?
6
, , , , , , , , , , , , ,