Libero

donmichelangelotondo

  • Uomo
  • 50
  • Andria
Leone

Mi trovi anche qui

ultimo accesso: 4 ore fa

Profilo BACHECA 2395

donmichelangelotondo più di un mese fa

Ai russi è rimasto solo Clubhouse

Doveva essere il futuro dei social network, ma dopo il boom iniziale è finito nell'oblio
1 minuti di lettura
 

Vi ricordate Clubhouse? Era poco più di un anno fa, a gennaio 2021, incombeva un nuovo lockdown e sembrava che Clubhouse fosse il futuro dei social network. Per chi non lo ricorda, Clubhouse è una app solo di audio, un social che ricorda l’esperienza dei radioamatori di qualche decennio fa. Apri una stanza, lanci un tema e parli: gli altri ascoltano ma possono alzare la mano per intervenire. Non c’è nulla di scritto e non restano tracce nemmeno dell’audio. Verba volant.

 

Fu un successo improvviso. Per qualche giorno anche in Italia se non eri su Clubhouse non eri nessuno (in quella fase si accedeva solo ad inviti). Poi la funzione audio è arrivata anche su altri social network, il lockdown è finito e la febbre di Clubhouse è passata. Ce ne siamo dimenticati completamente.

 

Non solo noi, anche al Cremlino evidentemente. In questi giorni con Facebook e Instagram messi al bando, Twitter limitato e TikTok che si è tirato fuori per non incorrere nelle leggi sulla censura, in Russia è rimasto solo Clubhouse per dialogare “al di là del muro”. Ci sono diverse stanze dove da giorni si parla della guerra in corso. La più famosa è quella dove vengono trasmessi i messaggi non cifrati dell’Armata Rossa, che poi volontari si incaricano di tradurre e trascrivere (probabilmente nel frattempo i militari russi se ne saranno accorti ma la stanza è sempre lì). E ce ne sono altre dove sono i dissidenti russi a dire la loro, per far sapere al mondo che Putin non è la Russia e che un fronte contrario alla guerra lì esiste e cresce. Curiosa questa rinascita di ClubHouse. Come ha detto una delle responsabili della piattaforma, nella storia ogni volta che alzi un muro le informazioni trovano uno spiraglio dove passare.

Ti piace?
1
donmichelangelotondo più di un mese fa

 

 

Oggi è una giornata ricca di auguri! Da un lato che ognuno possa imitare la creatività di San Giuseppe nel superare le difficoltà secondo il cuore di Dio; dall'altro un caro ricordo a tutti i papà vivi e defunti affinché continuino col loro affetto a sostenerci nelle vicende di ogni giorno! 💞💝

Ti piace?
7
donmichelangelotondo più di un mese fa

Di Russia, Italia e alleati di governo

 
Matteo Salvini e Valdimir Putin in un incontro del 2014

Matteo Salvini e Valdimir Putin in un incontro del 2014

Ricordo che mi sorprese molto, ai tempi in cui Lega e Cinquestelle si preparavano a formare il governo, che al terzo punto dei trenta del celebre “programma” ci fosse “eliminare le sanzioni alla Russia”. Ricordo che mi chiesi, e chiesi, se davvero in un elenco di trenta questioni urgenti per il Paese sollevare la Russia dalle sanzioni fosse sul podio, al terzo posto. Prima di riforma del mercato del lavoro, tasse e pensioni, investimenti in salute e istruzione, per esempio.

Ricordo che Di Maio, era il 2017, rispose – in tv, da Floris – “da quando abbiamo messo le sanzioni alla Russia abbiamo perso 5 miliardi di business per le piccole e medie imprese. Non siamo filorussi, siamo filoitaliani. Se le sanzioni danneggiano le nostre imprese vanno tolte”. Del resto Beppe Grillo aveva scritto nel suo blog: “Putin è quello che dice le cose più sensate sulla politica estera. L’embargo verso la Russia ci costa 7 miliardi di euro l’anno. Siamo a favore della revoca delle sanzioni”. Che fossero 5 o 7, i miliardi, era questione di interessi. Non solo di soldi si trattava invece per la Lega che, sempre nel 2017, aveva firmato un accordo col partito Russia Unita di Putin, accordo tuttora in vigore, che prevede tra l’altro “scambio di informazioni”.

Quali informazioni, esattamente? A proposito di chi, di cosa? Tace, sui massacri, il leader più fotografato al mondo in compagnia di Putin, con colbacchi e senza. Il presidente di Forza Italia è impegnato in festeggiamenti, leggo. Quando ci si lamenta del ruolo marginale del governo italiano nelle trattative mi domando se dipenda solo da Draghi o anche dai componenti del suo governo. Di almeno tre: con dovute e notevoli differenze, certo. Non so.

 

Ti piace?
3
donmichelangelotondo più di un mese fa

Kiev milionaria

1 minuti di lettura
 
 

La prima cosa bella di venerdì 18 marzo 2022 è la nuttata che adda passà. E per passare passa, il punto è come saremo quando verrà l'alba di un nuovo giorno. Ci fa pensare Lina Sastri, nel suo spettacolo teatrale Eduardo Mio, a una gran bella passeggiata tra i ricordi dei suoi incroci con De Filippo. Arriva a Napoli milionaria, alla storia del povero Gennaro che, tornato a guerra finita, trova la famiglia disgregata e in decadenza morale: la moglie travolta dall'avidità del guadagno facile, il figlio ladro, la figlia di facili costumi, l'intero quartiere, la città, forse il mondo, ebbro di una insana voglia di prendersi tutto, o qualsiasi cosa a caso, dovunque e a chiunque.

È l'effetto della guerra, si dice. In realtà, se spedissimo un uomo qualsiasi lontano dal suo mondo e dal mondo per tre anni, anche in tempo di pace, al ritorno avrebbe lo stesso spaesamento, sarebbe il solo a vedere lucidamente il cambiamento, a non riconoscere gli altri sotto la maschera o, peggio, a riconoscerli proprio.

La pace, se e quando verrà, non redimerà i tiranni sopravvissuti, non convertirà i mercenari regolarmente pagati, non cancellerà i torti e non farà sentire ragioni. Ma sarà passata a nuttata e questo è quello che facciamo da secoli: mandiamo avanti la vita, una nuttata alla volta.

Ti piace?
3
donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo) Mt 21,33-43.45
<<La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi>>.

 

Il nostro Padre buono ha messo a fondamento di noi Chiesa la pietra scartata dagli uomini, Cristo suo Figlio.

 

(Prego)
Creatore d’ogni cosa buona
che chiami l’uomo all’esistenza
la tua memoria è nostra vita
e orienta noi al tuo Regno.

 

Buonagiornata⛰️⛰️⛰️

Ti piace?
2
donmichelangelotondo più di un mese fa

DAL FALLIMENTO DELLA CED ALLA GUERRA IN UCRAINA

 
 
 

LA DIFESA EUROPEA  UNA STORIA LUNGA 70 ANNI

70 anni di attesa, 70 anni in cui – più volte – la difesa comune europea è stata definita la “bella addormentata dei trattati “ e che adesso, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, vede un’improvvisa accelerazione.

Nel Consiglio europeo informale che si è svolto il 10 e l’11 marzo a Versailles, ospitato dalla Francia che guida il semestre di presidenza,  i capi di stato e di governo si sono impegnati ad aumentare le spese per la difesa e ad approfondire il tema  in uno specifico Consiglio di fine maggio.

 

In questi giorni drammatici di conflitto – culminati con la decisione di inviare armi per un miliardo di euro all’Ucraina – l’Unione Europea ha fatto enormi progressi sul tema Difesa comune, molti più di quelli fatti in 70 anni.

La storia della Difesa comune è una storia fatta di fallimenti, veti, progressi lenti e   dualismo – scontato – con gli alleati Nato.

La Difesa comune europea è – paradossalmente – la politica comune che doveva nascere per prima, prima ancora della politica commerciale, agricola o monetaria. Eppure solo in queste buie ore in cui i venti di guerra soffiano nel vecchio continente – mentre ci si rammarica dei ritardi di un’integrazione più forte sulla difesa  – il tema della difesa europea diventa dirimente per il futuro dell’Europa.

Un ritardo lungo 70 anni.

Nel 1952, su spinta francese e italiana – grazie alla lungimiranza di Alcide De Gasperi,  uomo di frontiera che conosceva bene la guerra e padre dell’Europa – vennero poste le basi della Comunità europea di Difesa. Il Trattato istitutivo della CED, firmato dai sei fondatori della CECA in un periodo storico in cui tornava ad affacciarsi il tema del riarmo tedesco, prevedeva la nascita di un esercito europeo e la prospettiva di una più forte integrazione politica.

A causa dell’opposizione francese, la CED tramontò, lasciando la Difesa comune europea in un limbo da cui è  riemersa – parzialmente – solo nel 1993.

Nel corso dei decenni, quella nata come Comunità economica europea si è trasformata, arrivando agli attuali 27 membri,  con ampio ventaglio di politiche comuni e una moneta unica, cambiando nome nel 1993 in Unione europea.

E la difesa comune?

La bella addormentata è stata parzialmente svegliata con il Trattato di Maastricht del 1992 con l’istituzione della PESC (politica estera e di sicurezza comune) di cui la PESD – politica europea di sicurezza e di difesa – è  strumento.

La PESD si sarebbe dovuta evolvere fino a contare un esercito europeo ma le difficoltà interne – contrarietà del Regno Unito – e l’assenza sostanziale di una politica estera comune hanno impantanato la Pesd fino al Trattato di Lisbona, nonostante nel Trattato di Amsterdam fossero state incorporate  le Missioni di Petersberg e l’Ue fosse presente – per lo più con missioni civili – in vari scenari di guerra.

Nel 2004 vedeva la luce l’Agenzia europea per la Difesa (AED) ma è con il Trattato di Lisbona del 2009 – l’ultimo Trattato – che la PESD cambia volto.

Viene rinominata in PSDC (politica di sicurezza e di difesa comune) e – tra le tante novità per lo più istituzionali – è rilevante l’introduzione della Cooperazione strutturata permanente, la PESCO.

I primi progetti Pesco – per lo più progetti di investimento nel settore della difesa – sono stati avviati nel 2017 e vedono la partecipazione di 23 stati membri.

Nel tempo, l’Ue ha provato a ridefinire il suo ruolo con la “Strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea” del 2016 e il tentativo di definire una propria “Autonomia strategica” nel campo della Difesa.

Lo scorso anno, prima della disfatta occidentale dell’Afghanistan e prima della crisi ucraina, il Consiglio UE aveva adottato uno strumento denominato European Peace Facility, che consente di finanziare azioni operative in ambito Difesa.

È grazie a questo strumento che Ursula Von Der Leyen ha potuto annunciare domenica 27 febbraio, due giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina, un pacchetto di aiuti – in sostanza acquisto e invio di armi – alla popolazione ucraina.

Una vera e propria svolta per la Difesa europea.

Dopo 70 anni di attese e rinvii, lo shock delle bombe di Putin sui cieli ucraini hanno definitivamente svegliato i leader europei sulla necessità di un esercito europeo.

Non sarà facile e i tempi non saranno brevi, ma mai come ora è tempo di accelerare verso una efficace difesa europea.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

“La rigenerazione” di Italo Svevo: un capolavoro incompreso

 
 
 

Appello a Moni Ovadia perché lo metta in scena

Strana sorte quella del teatro di Italo Svevo. La sua importanza non soltanto per la comprensione del complesso dell’opera sveviana ma quale momento tra i più significativi del teatro italiano degli ultimi duecento anni, non è in discussione, ma il mainstream della critica continua a collocarlo nel movimento del realismo borghese e ne fa occasione di esperienze di messinscena in chiave ironica e grottesca come la meritoria rappresentazione di tutte le commedie sveviane da parte del Teatro Stabile di Trieste. Il risultato è che il teatro di Svevo continua a essere guardato come una variante del dramma borghese, e chiuso come tale nel suo contesto storico.

È un teatro di piccoli fatti ma nel senso che in essi Svevo studia e rappresenta il compiersi di un avvenimento epocale: il trasferimento della legge morale della vita nelle norme pratiche che regolano l’esistenza quotidiana, e la sua sostituzione con queste nella società secolarizzata. La trasformazione dei conflitti tragici in argomento di commedia, ha chiarito Lukacs1, ha luogo perché “la necessità tragica dell’agire viene socialmente e storicamente a cadere”.

 

Nelle commedie i personaggi hanno raggiunto o perseguono l’assimilazione sociale: condizione nella quale gli elementi propriamente ebraici della cultura sveviana sono effusi nell’ambiente e lo connotano scrivendo la frase di base di questo teatro, cifrata e occultata nel criptoebraismo di Italo Svevo, nell’esperienza ebraica dell’assimilazione. In uno studio complessivo, pubblicato ormai qualche decennio fa per l’Università di Urbino1 indicavo una linea interpretativa che ancora mi appare utile a cogliere l’unità dell’esperienza teatrale sveviana e la sua matrice profonda che si svolge attraverso tredici commedie. Il macrotesto del teatro sveviano è costituito dal racconto delle vicende familiari della borghesia triestina fra Ottocento e Novecento. In esse l’autore rintraccia quell’assenza di qualità che però fonda l’esistenza comune garantendo una appartenenza e un riconoscimento. Ed è questo il punto in cui il contesto storico incrocia lo spazio simbolico della identità ebraica di Svevo, facendo del suo teatro un’esperienza creativa che valica il tempo.

Giovanni Chierici, protagonista della “Rigenerazione”, è uno dei grandi vecchioni di Svevo, a capo di una famiglia allargata, ha garantito stabilità e benessere economico alla famiglia dedicando la vita al lavoro, come dire alla lotta, e ora si gode la vittoria? Nemmeno per sogno. Egli è in preda a un sordo malcontento – una forma di nevrosi – scoprendosi bonariamente escluso dalla lotta, ora che è vecchio, relegato dai familiari in una posizione amorevole e onorevole di testimonianza che per lui equivale alla morte. Si ribella e dà inizio a un tormentoso bilancio della sua esistenza. Scopre di essere passato di rinuncia in rinuncia, di aver sposato la donna che le circostanze del processo di assimilazione nella società, cui si è sottoposto, gli hanno consigliato di sposare, e non l’amore di gioventù che ora gli torna prepotentemente davanti nelle fattezze della giovane e avvenente cameriera – il cui nome, Rita, favorisce nella mente del vecchione lo scambio con Margherita, il primo amore – che proprio la moglie gli ha messo accanto producendo in lui anche la ferita dell’orgoglio, perché Anna, la moglie, così facendo sembra non credere alla sua virilità. Il sentimento di inadeguatezza prorompe nella coscienza di Giovanni mentre si svolge anche la vicenda di Enrico amico di Valentino il defunto marito di Emma, figlia di Giovanni. Valentino è morto giovane, prima del tempo, è morto perché non era fatto per la lotta, e la morte ha soltanto certificato la sua inadeguatezza a vivere. Ora il suo amico Enrico, che aveva assistito in silenzio alla felicità di Valentino e di Emma, vorrebbe sposare la donna finalmente libera. Anche Enrico ha bisogno di stabilizzare la sua posizione nel mondo e il matrimonio è il passaggio fondamentale per ottenere il riconoscimento sociale e la cura della nevrosi. Gli stanno davanti però due compiti decisivi per poter coronare il suo sogno di assimilazione: convincersi della moralità della sua pretesa e farsi accettare dalla famiglia Chierici, soprattutto da Giovanni cui non è simpatico perché gli ricorda la stagione della lotta da cui il vecchione è ormai lontano. Riesce nel primo compito convincendosi che l’amicizia che lo ha stretto a Valentino quando questi era in vita, ora che è morto addirittura richiede una sorta di cannibalismo: che egli cioè faccia proprio ciò che era dell’amico, quasi potesse farlo rivivere dentro se stesso, appropriandosi anche della intimità dell’amico e facendo sua Emma. Il secondo compito è bene avviato grazie alla mediazione della moglie di Giovanni che gli suggerisce il comportamento da tenere con il vecchione e con la figlia. Quanto a Giovanni egli è sempre più convinto della propria forza e vuol fare l’operazione di ringiovanimento: non per se stesso ma perché tutti gli altri si rendano conto, come lui, che egli è un vecchio-giovane e che gli spetta in quanto tale una posizione diversa nel mondo, una posizione che consenta di lottare e di desiderare, accogliendo anche il desiderio erotico senza dover provare la fastidiosa sensazione di essere immorale. L’operazione viene eseguita ma nessuno sembra credere al ringiovanimento di Giovanni che però ha acquisito grazie ad essa la consapevolezza di essere tornato nella posizione giusta e che paziente può attendere che si convincano tutti a operarsi in modo che si possa finalmente vivere in una società di uguali.

Gli avvenimenti della “Rigenerazione” – l’operazione, ma non solo – non hanno effettiva e compiuta realizzazione. È il passato, infatti, il tempo in cui si sviluppa, e si ritrova, il loro significato. La schopenhaueriana volontà originaria che determina il destino individuale, di cui il soggetto non ha coscienza, nei personaggi del teatro sveviano produce l’impossibilità di dare senso alla vita se non rivivendola. L’accadere è relativizzato dall’inazione che corrisponde da un lato alla mancanza di princìpi di mutamento nelle condizioni presenti e dall’altro al farsi evento del tempo interiore. L’intersoggettività tende infatti a lasciare il posto all’interiorità soggettiva. L’azione non è nella responsabilità dei personaggi ma nell’oscura concatenazione dei fatti che accadono a loro insaputa. È, sempre, ripetizione in forma di ripresentazione del passato e non scaturisce da uno sviluppo dei rapporti. Essa manifesta una predestinazione responsabile del cortocircuito esistenziale dei personaggi sveviani. Il loro tempo si è cristallizzato in un passato che ha condizionato il futuro e viene mobilitato dalla legge della ripetizione. Nelle commedie il ricorso frequente alla diegesi, all’investimento sulla finalità comunicativa del dialogo piuttosto che sulla finalità performativa, vale la perdita di assolutezza del presente drammatico, corrisponde alla sua tematizzazione. Il tempo delle commedie di Svevo è quello anteriore di un irrisolto contrasto tra i padri semi-assimilati e i figli preclusi alle regole del vivere borghese. Il passato si ripresenta in modo che si possa far luce sulle condizioni della vita dettate dal presente che perde il suo valore assoluto che sono insufficienti a restituire persino quei temi economici nei quali a volte ci si ostina a vedere la fondamentale oggettivazione problematica del teatro sveviano.

Nella “Rigenerazione” Svevo fa reagire i materiali che trae dalla darwiniana lotta per la vita, dal tema della schopenhaueriana volontà originaria che determina la predestinazione di ogni esistenza individuale, e dalla psicoanalisi, con la propria, irrinunciabile, identitaria cultura ebraica. Mi appello a Moni Ovadia, che così bene rappresenta nel suo teatro la vita e l’identità profonda ebraica, perché “La rigenerazione” è un capolavoro che attende ancora di essere riconosciuto e portato sulla scena come una delle massime espressioni del teatro moderno.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

Due Wikipedia

Dopo tre settimane è stata sbloccata la pagina dell'invasione Russa, Prima c’era un bollino rosso che diceva che era in bozza
1 minuti di lettura
 

Da ieri sera anche gli utenti italiani di Wikipedia sanno che è in corso un'invasione russa dell'Ucraina. Ci sono volute tre settimane per deciderlo. La pagina è finalmente stata pubblicata. Prima c’era un bollino rosso che diceva che era in bozze perché era in corso una discussione su come farla. Non conosco i termini della discussione, se il dibattito fra gli editor di Wikipedia Italia sia stato sul se e come fare una enciclopedia online durante un conflitto e quindi con gli inevitabili errori del tempo reale; o se invece il confronto sia stato fra coloro che quello che sta accendo lo chiamano “invasione” e quelli che invece la pensano come Putin, e quindi preferiscono chiamarla Operazione Militare “per denazificare e liberare un paese”.

 

Quello che sappiamo è che in nessun altro paese del mondo le varie versioni di Wikipedia ci hanno messo tanto a prendere una posizione. Nemmeno in quella russa dove il dibattito, ne parlammo qui, il 24 febbraio, giorno dell’inizio dell’invasione, è durato qualche ora, poi si è deciso di raccontare i fatti e di riportare le affermazioni di Putin spiegando che non sono vere. Per averlo fatto il responsabile della edizione russa di Wikipedia Mark Bernstein, è stato arrestate qualche giorno fa a Minsk, in Bielorussia, e da allora non se ne hanno più notizie. Ha avuto coraggio Bernstein e rischia di pagarne un prezzo altissimo.

 

Ma ci sono momenti in cui quel coraggio è necessario. Ci sono valori che non possiamo perdere senza perdere noi stessi. E ci sono persone a cui non può non andare tutta la nostra gratitudine. 

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

La ballata del soldato

 
Ivana con sua madre davanti al treno di cui parla nella lettera

Ivana con sua madre davanti al treno di cui parla nella lettera

Ivana Corona, 70 anni, Torino, ex segretaria di scuola, iscritta al Pci nel 1979

Approfitto di questo spazio per esprimere il mio dolore di questi giorni. Io figlia di partigiani comunisti sono cresciuta nel mito dell'Unione Sovietica: alle olimpiadi si tifava Urss ed avevamo in casa un piccolo busto di Lenin. La progressiva conoscenza dei crimini di Stalin e le analisi di Berlinguer che ci disse che era terminata la spinta propulsiva della rivoluzione d'ottobre ci ferirono in modo mai cicatrizzato veramente. Io posseggo una bambola in costume ucraino che tengo come una reliquia e che mi fu comprata quando, con i miei genitori, negli Anni 60 feci un viaggio del Pci oltre la cortina di ferro. Quando al rientro in Europa alla frontiera austriaca  ci fecero scendere dal treno sovietico per salire su un treno europeo ci perquisirono ed io mostrai la mia adorata bambola ad un soldato russo che mi fece una carezza e mi disse "spassiba".

Avevo 10 anni ed ora ne ho 70 ma non dimenticherò mai cosa mi disse mio papà "Ivana guarda bene quella stella rossa che ha sul berretto perché senza di loro avremmo ancora i nazisti". Noi abbiamo avuto uno zio ebreo morto ad Aushwitz. Nel mio cuore ha continuato a tenere un po' di posto quella stella rossa, al riparo dell'acuta scuola di Berlinguer, ma indomita nella speranza di vederla splendere almeno come baluardo di pace nel mondo. Le delusioni ed i colpi sono stati ancora tanti, ma ancora se sento l'inno russo mi commuovo come pure se sento  i canti del coro dell'Armata rossa.

E adesso? Adesso mi chiedo soltanto come un popolo meraviglioso come quello russo abbia potuto credere a lui. Un popolo con quella lingua dolcissima e quegli scrittori superbi. Basta figli, basta andare contro i vostri fratelli come è stato fatto fare troppe volte, Ungheria, Cecoslovacchia, Afghanistan, Cecenia, Georgia ed è andata sempre peggio. Cosa vi hanno raccontato? Si va bene in Ucraina c'è il tremendo battaglione Azov; sì, se guardi la storia della rivoluzione russa e della seconda guerra mondiale gli ucraini vi hanno dato filo da torcere, ma. Ma vorrei dire ai soldati russi  di ri-trovarsi come lo vorrei dire anche agli ucraini. Tornate ad essere il meraviglioso paese  dei campi di grano, del balletto dell'opera nazionale di stato di Kiev dove ballavano i figli dei proletari, del film "La ballata del soldato" dove Aliosa e sua mamma riescono ad abbracciarsi solo per 10 minuti prima che lui venga ucciso. Non lasciateci ancora una volta orfani della nostra storia. Ma soprattutto cercate di non morire. Vi abbraccio tutti.

Ti piace?
, , , , , , , , , , , , ,