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donmichelangelotondo più di un mese fa

Cose e idee che la guerra si è portata via

Cose e idee che la guerra si è portata via
(fotogramma)
Un evento con la capacità di cambiare tutto. Non solo la vita pratica ma anche come percepiamo il mondo
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Ci sono degli avvenimenti che hanno la capacità di cambiare tutto. Non solo la vita pratica ma anche come percepiamo il mondo. L'importanza che diamo o non diamo a certe cose. La scala dei valori. Era stato così con il covid, e in particolare il primo lockdown, e sta accadendo con la guerra in Ucraina.

 

Giovedì sarà un mese dall’inizio dell’invasione e le bombe si sono portate via anche molti dei discorsi che facevamo prima. L’importanza eccezionale del metaverso per esempio, o degli Nft: quando c’è la guerra vera, dei mondi virtuali non sai bene cosa farci. E poi il lancio della nuova app di Donald Trump, Truth, già scomparsa dai radar. E i nuovi prodotti Apple che hanno fatto sembrare vecchissimi i precedenti, ma esattamente come sempre. E gli smartphone fatti con la plastica recuperata dagli oceani per salvare il mondo, una espressione che non si può sentire davanti a venti milioni di profughi.

 

Ma sono cambiate anche alcune convinzioni che sembravano destinate a durare: l’idea che le fake news fossero il nostro principale problema; o che i social network fossero la causa di molti mali del mondo a partire dall’odio; che TikTok potesse ospitare solo video scemi; e infine l’illusione che Anonymous, la misteriosa legione di hacker che si batte contro i soprusi, potesse avere un ruolo determinante in una guerra.

 
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Tra blocchi e sanzioni è anche tramontata l’idea di un world wide web, una grande rete per unire il mondo: Internet appare sempre più divisa da muri inaccessibili: a seconda di dove sei, vedi cose diverse. E infine è entrata in crisi l’idea, tutta italica, che l’energia non fosse poi un grande problema e che potessimo dire no al carbone, no al petrolio, no al nucleare e no anche alle rinnovabili e cavarcela con il gas russo.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

E allora gli altri, e allora io

 
Un palazzo bombardato a Mariupol, città simbolo della guerra

Un palazzo bombardato a Mariupol, città simbolo della guerra

Ammettiamo che ci sia qualcosa da discutere, quando un Paese rade al suolo le città di un altro. Ammettiamo che di fronte alla scomparsa di Mariupol dalla carta geografica, avvenuta sotto i nostri occhi, si possa affacciare un pensiero diverso da: io, concretamente, cosa posso fare? E’ l’unica domanda che mi viene in mente ogni minuto. Dato che non posso essere lì a testimoniare, a impedire che le persone muoiano senza avere altra colpa che essere nate in quel luogo: in che altro modo posso dare senso alla mia esistenza di essere umano contemporaneo a quelle vittime?

Non intendo dire con questo che le discussioni siano (tutte) oziose. Servono, quando tendono e portano a un risultato concreto: capire qualcosa di incompreso, trovare una strada. Non servono altro che a se stesse, invece, e alla vanità di chi le incarna, quando l’unico loro scopo è quello di vincere a ping pong nel tempo stretto di un dibattito. Cosa vince, esattamente, chi vince? Fa un brindisi a se stesso e va a letto soddisfatto?

La retorica della discussione dominante, desolante, è nella formula “e allora?”. Ieri accennavo alla condanna di Navalny. Un sopruso manifesto. Le reazioni, direi tutte, sono state: e allora Assange? Io questa logica non la capisco. Non capisco chi dice Putin? E allora il Vietnam, la Crimea, l’Iraq. Meno ancora, davvero sono al buio, capisco chi dice: e allora il green pass? Ma cosa c’entra. Cosa c’entra il Covid con il delirio di onnipotenza di Putin. E anche ammesso che si possa convenire che sì, l’America la Nato l’Europa la Germania il mio prozio abbiano avuto torto, quella volta: in che modo questo mi esenta dal chiedermi come posso io aiutare chi ha bisogno, ora. Non lo capisco.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Le nevi perenni

Le nevi perenni
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La prima cosa bella di giovedì 24 marzo 2022 è che c’erano una volta le nevi perenni e che dovremmo difendere come fossero storia e famiglia quelle che sono rimaste. La pandemia, la guerra in Europa, gli amici e conoscenti che ti annunciano su Instagram “di aver iniziato un percorso che richiede coraggio”. Spengo tutto e vado via, a cercare qualcosa che resta. Una volta qui era tutto bianco, fino alla fine della primavera. E’ un ghiacciaio, sopra i tremila metri, doveva essere per sempre. Invece. Ha nevicato a novembre. “Poi uno starnuto”, dice la guida, a febbraio. E poi più niente. La pista da sci è una corsia da bowling. La montagna è calva. Il ghiacciaio una cuffia bianca che si ritira a ogni lavaggio. Guardiamo altrove e ci stiamo dimenticando che il mondo come l’abbiamo conosciuto sta finendo in un’altra maniera. Che niente più durerà quanto avremmo creduto. La neve era una questione di gentilezza. Il ghiaccio di resistenza. Senza, possiamo soltanto scivolare nell’ovvio, nel destino già scritto. Ti sei chiesto quando è stata l’ultima volta che ti ha piovuto in faccia? Devi avere una ditta di ombrelli per soffrirne? Se non dura questo, di certo non dureremo noi. Non sarebbe più bello riuscirci?  

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donmichelangelotondo più di un mese fa

"Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde." (Lc 11,23).

 

Aiutaci Signore a stare dalla tua parte!

 

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Dall’Albania a Masterchef Italia, la storia di Ilda Muja

Di

 Miky Di Corato

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Di origini albanesi ma italianissima d’adozione, Ilda Muja ha partecipato alla decima edizione di Masterchef Italia, il cooking talent show prodotto da Endemol Shine Italy . Una concorrente, Ilda, che, con la sua bellezza, ironia e preparazione, ha conquistato giudici e spettatori

Ciao, Ilda. Perché hai deciso di partecipare alla decima edizione di Masterchef?

È stato mio marito ad iscrivermi a mia insaputa durante il primo lockdown. Poi, successivamente, quando sono stata contattata dalla redazione, ho deciso di andare avanti in tutte le fasi delle selezioni.

Fino a poco tempo fa la figura della Donna in cucina veniva considerata come condizione di subordinazione. Oggi, invece, cosa rappresentano i fornelli per l’universo femminile?

Penso che  le donne chef siano in  minoranza ma credo che siano altrettanto brave ai fornelli se non di più rispetto agli chef uomini. C’è stato un cambiamento interessante anche per quanto riguarda le donne chef stellate, ora è un fenomeno più diffuso rispetto al passato.

Qual è l’insegnamento più grande che ti hanno lasciato gli chef Barbieri, Cannavacciuolo e Locatelli?

Gli chef sono stati spettacolari nei miei confronti, mi spronavano sempre ad andare avanti e mi hanno insegnato ad affrontare le mie paure che in quel periodo avevano preso un po’ il sopravvento.

La tua vita è cambiata dopo aver preso parte al programma?

Non c’è ancora stato un cambiamento radicale dopo la mia partecipazione a Masterchef se non diverse collaborazioni con brand  di abbigliamento, borse, scarpe creme ecc. Questo perché io non ambivo ad un cambiamento lavorativo in cucina, anche se ho avuto delle proposte non le ho mai accettate perché non era quello che desideravo. Mi è stato anche proposto di aprire un ristorante a Rimini, terra da me tanto amata, però è un’attività che necessita la mia presenza in loco, e, in questo momento, non mi sento ancora di poter sacrificare del tempo per la mia famiglia.

Progetti futuri?

Dovessi raccontare le mie ambizioni sarebbero legate al mondo della TV,  mi piacerebbe tantissimo anche  imparare recitare perché da piccola nel mio paese facevo teatro. Anche la speaker radiofonica è una mia passione. È vi svelo un segreto  riguardo: il mio primo vero lavoro e stato proprio la speaker radiofonica a Scutari nel mio paese quando avevo 19 anni. Esperienza che mi porto dentro tuttora.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)

Mt 18,21-35

«Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.».

 

L’amore del Padre è infinito. Il Padre ci perdona sempre, e noi sappiamo che ha diecimila occasioni di farlo! Il suo desiderio ardente è che noi, dal momento che riceviamo continuamente la sua misericordia, possiamo diventare a nostra volta misericordiosi nei confronti dei nostri fratelli. Le offese che dobbiamo perdonare loro saranno sempre di poco conto di fronte a quelle che Dio ci perdona senza contarcele!

 

(Prego)

La luce ormai nel suo apparire

ridesta il cuore dei credenti

e il canto unanime del mondo

dà nuova forza a chi è in cammino.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Cosa ci dicono della guerra le app più scaricate in Ucraina

di Riccardo Luna
 

(ansa)

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Stavo cercando conferme sul fatto che Starlink, la app di Elon Musk, fosse la app più scaricata in questo momento in Ucraina. Starlink è uno dei progetti meno noti ma più interessanti di Elon Musk: punta a creare una costellazione di migliaia di piccoli satelliti per portare Internet là dove non arriva. All’inizio del conflitto il giovane ministro della Trasformazione digitale ucraino Mikhail Fedorov si era rivolto tramite Twitter a Musk chiedendogli di aiutarlo a mantenere Internet in funzione durante la guerra. Può sembrare irrilevante in un momento in cui migliaia di persone non hanno luce, acqua e cibo e hanno perso la casa. Ma non lo è.

 

Internet è un ponte con il resto del mondo: serve ad organizzare raccolte fondi, aiuti, diffondere notizie, sentirsi meno soli. Lo dimostra la classifica delle app più scaricate in questo momento in Ucraina: sul podio c’è Obimy, una servizio di messaggistica che serve a combattere la solitudine e a stare in contatto con i propri cari senza bisogno di parole, foto o video. Solo emoticon. Lo strumento si chiama “senseger”, un “messenger dei sentimenti" e lo aveva sviluppato prima dell’invasione un team di giovani informatici ucraini. Se Obimy funziona però, se le app funzionano, è perché nonostante la distruzione in corso, Internet in Ucraina continua a funzionare.

 

Musk infatti, tramite la Polonia, ha mandato a più riprese (l’ultimo carico il 18 marzo) migliaia di terminali in grado di collegarsi ai suoi satelliti. Starlink insomma è davvero la app più scaricata, seguita da quella che notifica gli allarmi aerei e da una per leggere libri online. Leggere libri sul telefonino mentre ti bombardano: la vita a volte ci regala immagini struggenti.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Diventa tiranno in dieci lezioni

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Antonio Losito ha un podcast e ha scritto un libro

Antonio Losito ha un podcast e ha scritto un libro

Berlusconi fa finta che quello sia un matrimonio e Putin che questa non sia una guerra. Hanno in comune il fatto che parecchi ci credano, o facciano finta: partecipano in massa. Qui ospiti in Armani, lì generali in mimetica e folle radunate in modo semispontaneo. Come si faccia a far credere qualcosa che è palesemente una boiata pazzesca è semplicissimo: con la minaccia, con la corruzione, insomma con il potere.

Naturalmente non occorre che la minaccia sia esplicita: non serve dire se non vieni al mio matrimonio scordati i miei soldi (il vitalizio che ti passo, il lavoro che ti favorisco, le relazioni che ti apriranno ogni porta) né occorre specificare che se non partecipi al giubileo o non sali sul carrarmato ti recludo in una segreta o ti avveleno. Si sa, è nelle cose. Un dissidente, in Russia, rischia per sé e per la famiglia: la vita, in breve. Un cortigiano che rifiuta di gridare viva gli sposi anche, metaforicamente. Esce dal cono di luce: candidature, appalti, uno show.

Sto leggendo “Diventa un tiranno” di Antonio Losito, autore di programmi comici di successo e del podcast “Tyranny”. Risparmiamoci la considerazione che “non c’è niente da ridere mentre la gente muore”. C’è molto da ridere sempre, essendo la capacità di farlo una forma di intelligenza superiore: basterebbe del resto ricordare quanti dei tiranni (leader, se in democrazia) hanno iniziato a suscitare consenso facendo ridere, recitando, cantando, fingendo. Il resto è successo dopo. Un terzo del mondo vive sotto un regime, oggi: i dettagli della formazione del tiranno sono illuminanti. Che siano Gheddafi, Maduro, Lukashenko o altri minori: hanno tutti imparato a far credere quel che non è, per poi pretenderlo.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)

«In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria» Lc 4,24-30.

 

La nostra pretesa autosufficienza può impedire a Dio di concederci la sua grazia. Non ci rendiamo abbastanza conto che abbiamo bisogno di essere sempre purificati da Gesù.

 

(Prego)

Liberati dal giogo del male
battezzati nell’acqua profonda
noi giungiamo alla terra di prova
dove i cuori saran resi puri.

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