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donmichelangelotondo più di un mese fa

Storia privata scandalo triste

 
Il liceo Montale di Roma dove la preside avrebbe stretto una relazione con un allievo maggiorenne

Il liceo Montale di Roma dove la preside avrebbe stretto una relazione con un allievo maggiorenne

Quindi la situazione è questa. Ci sono due persone di maggiore età, un uomo e una donna, che si scambiano messaggi molto personali, si incontrano nel luogo che entrambi frequentano per dovere d’ufficio, talvolta fuori. Quale sia la natura del loro rapporto lo sanno solo loro, come accade a chiunque, e – di nuovo, come sempre – intorno se ne parla, si dice di terza e quarta mano. Attorno ci sono rivalità professionali fra adulti, competizione invidia e gelosia: tutto il repertorio di cui la maldicenza si nutre, la mano che la arma.

Le specifiche, questa volta, sono che la donna è più grande e ha un ruolo dirigenziale, l’uomo è uno studente maggiorenne perché sì: il luogo dove si incontrano è una scuola. Una manna, per il chiacchiericcio. Succede che qualcuno (Chi? Perché?) renda pubbliche le loro conversazioni private. Scandalo. La preside e lo studente. Il vicepreside defenestrato. La lite al parcheggio. E’ una storia privata di nessun interesse. Non c’è reato, non c’è sopraffazione, non c’è neppure – per quel niente che se ne sa – l’abituale ritorsione sorgente del metoo: se non stai con me non ti do il lavoro, non ti do la parte, ti boccio.

Ma è tardi. E’ già una telenovela in cui di lei si sa tutto, nome e foto (è giovane e bella, pensa) per quanto sia stata lei stessa, come ha scritto questo giornale, a dar notizie di sé, di lui niente. Moralisti in abito da parata alzano il dito – “la scuola! Il luogo della didattica! Vergogna!” – come se l’intera accademia italiana non si spiegasse alla luce di chi sta con chi, come se l’amore e il sesso fossero banditi dai luoghi dove si studia, si lavora. Come se fosse la prima volta che un professore sta con la studentessa, un’allieva col maestro. Ma è la donna, la maestra: non vi sfuggirà il dettaglio. Triste, ma è tutto qui.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

La prima cosa bella di lunedì 4 aprile 2022 è non tifare mai tutta la vita per la stessa squadra, ma cambiare, scegliere, per diverse ragioni. Ad esempio, ora: Lipsia. Per Domenico Tedesco. Diceva il comico Jerry Seinfeld che essenzialmente la gente tifa per delle maglie. Se chi le indossa va altrove, lo si fischia e si applaude il nuovo indossatore, chiunque sia. È una forma di amore a chilometro zero, al 90% si tifa la squadra della città natale, come sposare inevitabilmente la vicina di casa. Infatti anche io ho tifato Bologna per anni. Poi mi sono innamorato del Barcellona, quello di Rijkaard: per come giocava, per la città, per lo stadio civile e festoso. È finita quando hanno messo lo sponsor sulle maglie, quando ha smesso Iniesta. Resta un grande affetto. Cambiare aiuta a non diventare talebani. Adesso seguo il Lipsia. Da quando è venuto ad allenarlo Domenico Tedesco. Dalla Calabria alla Germania. Se n’è andato da Mosca appena in tempo. Ha rivoluzionato la squadra, come sempre fa quando arriva. Era un ingegnere alla Mercedes, ha lasciato il lavoro per questo strano sogno: allenare. È come Sacchi: calciatore trascurabile, una vita sicura, una passione divenuta ossessione. Il Lipsia ora è quarto e risale. Giovedì nei quarti di Europa League affronta l’Atalanta. Mi spiace, tiferò per un uomo.   

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)
«So da dove sono venuto e dove vado». (Gv 8,12-20).

 

Conoscere Dio non è questione di conoscere la Bibbia a menadito, ma fare esperienza di Lui.

 

(Prego)

O Signore, libera dai peccati il popolo che ti supplica,
perché conduca una vita santa
e non sia oppresso da alcuna avversità.

 

(Agisco)

Non sentirmi superiore sia nei confronti dei nostri fratelli di fede, trattenermi dal giudicarli, sia nei confronti dei carcerati, drogati e a quelli che hanno sbagliato.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Né dentro né fuori

Di

 Myriam Acca Massarelli

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«Non c’è il nulla. Zero non esiste. Ogni cosa è qualche cosa. Niente non è niente»

(Victor Hugo)

Dio è onnisciente, onnipresente, onnipotente, non necessitante, perfetto. È entità? È sostanza? Hanno argomentato secoli su ciascun attributo, qualcuno ha detto che Dio è nella natura e che Dio è natura.

Hanno detto anche che è affidabile e che noi, in quanto sue creature, nasciamo affidabili. Potenzialmente, direi. Affidabili a Sua immagine.

Non possiedo verità, forse neanche congetture degne di essere condivise, solo penso che l’uomo, per potersi dire somigliante almeno alla Natura, parlando con cognizione di causa, debba trovarsi nelle condizioni di viverla… e non in vacanza.

Metti il mare: hai la fortuna di nascerci e possedere, così, innata l’idea di spazio infinito, orizzonte visibile, movimento perpetuo. Il vento soffia, l’acqua risponde e niente la ferma, in quei casi inquieta ed imponente, anche pericolosa e tormentata… e senza scossoni di aria, la quiete. L’immensa tavola  azzurra immota solo in apparenza. Non si ferma comunque mai.

L’esatto opposto della montagna, che per capirla la devi vivere e, se vieni da fuori, non puoi non subirla: l’imponenza continua del limite addosso, la parete altissima dritta sul petto a dividerti dal cielo e da qualsiasi cosa esista sul versante opposto. Vieni da altrove, tu lo sai che il mondo esiste anche oltre quel muro, la gente del luogo spesso non può neanche immaginarlo.

Ed è lì, in quel momento esatto, che ti accorgi di essere a immagine e somiglianza; è lì che cade ogni possibile forma di disprezzo.

Tu stesso sei tutte quelle cose, quelle differenze, quelle dicotomie, quelle ampiezze e quelle altezze.

Arrivano i venti e ti scuotono da dentro, sei un moto perpetuo e ogni spostamento tradisce irrequietezza: lo senti e lo vedi, non hai bisogno di specchi. Ma sei umano, al mare ci somigli, mare non sei. Lui non ha limiti, tu anche troppi. Dunque patisci: ed  ecco l’altra faccia della verità. I venti scalzano le acque, ma per quanto possano soffiare, non smuoveranno mai una montagna. Eccoti ancora, come quel monte: destato eppure statico; scosso e non mosso, scalzato e al tuo posto. Tutto ti agita, niente ti blocca.

Sei completo: cretino e intelligente insieme. E ti sei ritrovato dentro le viscere della natura. Vaglielo a dire a chi ancora riesce a credere che non siamo Figli di Dio. Vaglielo a spiegare. Faglielo capire. Poi, ti prego, se ci riesci, chiamami e insegnami la formula.

Io non arrivo a conoscerla.

Sto solo nel mezzo, rifuggendo ogni forma di uscio, senza dentro e senza fuori, irrobustita e indifferente, intontita e mai dormiente, ferma e dondolante.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Don Gigi Verdi: “Innamoratevi di nuovo…”

Di

 Paolo Farina

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Ripartiamo dai giovani, dal noi, da una fede nuda. Ripartiamo con lentezza, con leggerezza e semplicità.

«È un bischero chi ha detto che andrà tutto bene; non andrà bene per niente, perché ci illudiamo ancora di vivere sani in un mondo malato»: sono le prime parole che mi sono appuntato mentalmente partecipando, due giorni fa, all’incontro con don Gigi Verdi, presso la parrocchia S.S. Sacramento.

La chiesa è gremita e don Gigi, fondatore della fraternità di Romena, col suo solito stile – diretto, affascinante, ma anche tagliente – cattura per 80 minuti l’attenzione assoluta dell’uditorio.

Ci ricorda così che “crisi” non è una parola negativa, ma che significa “essere messi a nudo” e che i poveri non sono “beati”, ma pieni di dignità. Il testo evangelico delle beatitudini andrebbe perciò tradotto: “State diritti in piedi, o voi che siete afflitti…”, e sarebbe questa la traduzione più fedele all’originale aramaico.

Date queste premesse, don Gigi ha chiesto a se stesso e a tutti noi presenti: «Dove trovare l’alba dentro l’imbrunire?».

Risposta: nei giovani, nel “noi”, in una fede nuda.

Nei giovani: che non sono citrulli e hanno sete di senso e di corpi che si ritrovano, di abbracci, di relazioni, e di futuro, quello che gli stiamo rubando.

Nel noi: perché nessuno si salva da solo e dovrebbero avercelo insegnato gli ultimi trent’anni, non solo gli ultimi tre.

In una fede nuda: che è non è quella di sagrestia, non ha risposte precostituite e si mette in cammino, come Gesù con i discepoli di Emmaus, mettendosi in ascolto e non nei panni del maestro.

Ma don Gigi è andato oltre, rilanciando: «Dunque, da dove ripartire?».

Anche qui, tre parole chiave: dalla lentezza – di chi fa una cosa alla volta – dalla leggerezza – di chi ha il passo spedito perché sa dove andare – dalla semplicità – di chi non mente, ama senza possedere e si lascia spogliare dai fatti.

Don Gigi ci ha percosso, ci ha scaldato il cuore e ci ha lasciato con un invito e la consueta benedizione di Romena.

L’invito: «Innamoratevi di nuovo di vostro figlio, di vostra moglie, del vostro uomo, della vostra vita, di quello che siete!».

La benedizione:

Possa la via crescere con te
possa il vento essere alle tue spalle
possa il sole scaldare il tuo viso
possa Dio tenerti nel palmo della Sua mano.

Prenditi tempo per amare,
perché questo è il privilegio che Dio ti dà.

Prenditi tempo per essere amabile,
perché questo è il cammino della felicità.

Prenditi tempo per ridere,
perché il sorriso è la musica dell’anima.

Prenditi tempo per amare con tenerezza,
perché la vita è troppo corta per essere egoisti.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Perché tolleriamo le 190 chat di pedopornografia su Telegram?

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Quando si è scoperto che su un paio di canali Telegram migliaia di utenti si scambiavano le copie digitali dei quotidiani del giorno che quindi potevano leggere senza pagare, abbiamo gridato alla fine dell’informazione, asserito, addirittura, che da quel furto passava il futuro del giornalismo e ottenuto la chiusura dei canali suddetti. Quando sempre su Telegram un gruppo di esaltati No Vax ha aperto il canale Basta Dittatura per organizzare la resistenza al Green Pass abbiamo temuto nientemeno l’insurrezione e il canale è stato chiuso direttamente dal fondatore di Telegram, Pavel Durov. Ma se così facendo abbiamo “salvato” il giornalismo e le istituzioni democratiche, mi chiedo perché non accada nulla sul fronte della pornografia, del ricatto alle donne, delle violenze sessuali anche a minori. Da qualche tempo infatti una organizzazione di esperti che si fa chiamare PermessoNegato scandaglia periodicamente i canali Telegram per monitorare il fenomeno. Due numeri dall’ultimo report. Il primo: sono 190 i gruppi/canali Telegram attivi nella condivisione di materiale pornografico non consensuale destinati ad un pubblico italiano. Il secondo: sono quasi 9 milioni gli utenti non unici registrati che li frequentano. Considerando i doppioni si arriva ad una stima di sei milioni. Sei milioni di persone che si scambiano video a sfondo sessuale di donne anche giovanissime senza il loro consenso. Sono video di ex partner che vogliono vendicarsi o rubati illecitamente su piattaforme come OnlyFans. Non sono innocui. Le chat pubblicate nel report mostrano chiaramente gli utenti chiedere video con bambine” o comunque violenti. Questa cosa non la scopriamo oggi. Sono due anni che vengono diramati rapporti: con l’unico risultato che i gruppi e gli utenti crescono. Sono raddoppiati in un anno. Perché nessuno fa nulla? Perché tolleriamo questo mercato degli orrori contro le donne? Perché non interviene la polizia postale o il fondatore Pavel Durov che si professa paladino delle libertà e dei diritti civili? 

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Il primo giorno

Il primo giorno
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La prima cosa bella di venerdì 1 aprile 2022 è che si tratti del primo giorno della vita che ti resta. Ogni giorno lo è. Quante volte avete sentito questa frase, ma di chi è? Era sul cartellone del film American Beauty. La si trova citata spesso, attribuita a una fonte anonima. Forse, e per caso, ho scoperto l'autore, ma vale ancor più il contesto.

Don Robertson è un notevole scrittore americano, adorato da Stephen King. In Italia una nicchia lo ha conosciuto per L'ultima stagione. Poi, sempre per merito dell'editore Nutrimenti, è arrivato il doppio Paradise Falls. Ma ieri ho finito di leggere lo strano romanzo fin qui inedito, Julie. E ho continuato con la postfazione di Nicola Manuppelli. Dove è ripubblicato un articolo che Robertson scrisse quando compì 45 anni, nel '74.

Passi salienti: "Ho imparato alcune cose. Una di queste è che ho ancora molto da imparare. Un'altra è che vecchio è uno stato mentale. Le persone resistono e vanno avanti e io resisterò e andrò avanti. E ogni tanto il mondo mi fa venire il vomito, eppure ha dei tesori e ci sono un sacco di persone che vale la pena salvare. Il mio passato abbonda di catastrofi e aspettative mancate o deluse. La mia vita è stata provata, come minimo, ma il ragazzo di 18 anni in me vive ancora il futuro come una grande, felice possibilità. E ogni giorno è il primo giorno della vita che ti resta". Cominciando dal primo aprile e non è uno scherzo.  

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)

<<Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero>> (Gv 7,1-2.10.25-30)

 

Nonostante si stia avvicinando la sua ora, Gesù dà testimonianza al Padre.

 

(Prego)

Creatore d’ogni cosa buona
che chiami l’uomo all’esistenza
la tua memoria è nostra vita
e orienta noi al tuo Regno.

 

(Agisco)

Avere uno sguardo sincero quando esamino i miei sentimenti, le abitudini e le scelte di vita.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)

"Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me." (Gv 5,39).

 

Donaci Signore di scoprire la tua presenza in ogni versetto che ascoltiamo!

 

(Prego)

Sapremo nel deserto
resistere al maligno
nell’ora della lotta
il Nome tuo invocare?

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