Libero

donmichelangelotondo

  • Uomo
  • 50
  • Andria
Leone

Mi trovi anche qui

ultimo accesso: 5 ore fa

Profilo BACHECA 2395

donmichelangelotondo più di un mese fa

La vita nel sogno di Ciro Lavigna

 
 
 

Se credete di essere affetti da “erostratismo”, cioè l’ansia di lasciare un ricordo ai posteri, sedetevi, respirate e concedetevi la piacevole lettura de “La vita in un sogno”, il nuovo libro di Ciro Daniele Lavigna, un’opera in cui paura e speranza trovano compimento nelle più piccole forme d’Amore.

Ciao Ciro, eccoti al quarto romanzo, quello della maturità artistica?

Vorrei risponderti partendo dalle parole di Pablo Picasso: “Tutti i bambini sono degli artisti nati; il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi” ed io trovo queste parole molto vere, sono convinto che ognuno di noi sia un potenziale artista, solo che io credo di essere rimasto, artisticamente parlando, allo stato embrionale. Parlare di maturità artistica, nel mio caso lo trovo a dir poco velleitario, anche se mi piace molto il mio quarto romanzo: “La vita in un sogno” dove per certi versi si evince quella che è la mia più grande aspirazione: scrivere.

La giusta via per la felicità risiede nelle grandi cose o nella ricerca di ogni, anche piccolissima, forma d’amore?

La felicità non va ricercata altrove, fondamentalmente risiede dentro ognuno di noi, solo che va coltivata, motivata, alimentata e soprattutto esternata, così facendo anche quello che ti circonda assurgerà alla felicità. Credo che tutto quello di cui ci circondiamo sia lo specchio di ciò che esterniamo, se anziché pensare solamente a costruire palazzi, grandi professioni, accumulare ricchezze condividessimo sorrisi, abbracci, cortesia, forse saremmo più poveri economicamente ma avremmo una vita più ricca. Concludendo, il vero segreto per la felicità è racchiuso nel mio libro ed è per questa ragione che dovrebbero leggerlo tutti, anzi dovrebbe passarlo la mutua.

La scelta di chiamare il personaggio ancora una volta “Daniele” (tuo secondo nome) è la componente autobiografica del libro?

Chiamare il personaggio narrante Daniele mi aiuta a vivere a pieno il romanzo e secondo me è il modo migliore per far sì che anche il lettore a sua volta si immedesimi nella storia o magari si rispecchi in uno dei personaggi del romanzo. Le parole più belle che mi hanno detto riguardo al precedente libro ed anche le più condivise sono state: “Mi sono commossa”. La mia più grande aspirazione è quella di regalare emozioni con la scrittura e per fare ciò, credo che il lettore debba entrare in quelle pagine ed immedesimarsi, magari scrivendo una pagina propria e perché tutto ciò accada, devo prima rendere mie quelle pagine.

Ti piace?
1
donmichelangelotondo più di un mese fa

Le guerre non lasciano gratitudini, solo livori

 
 
 

Con l’invio delle armi sul teatro di guerra non si fa altro che allargare il conflitto

Banalizziamo pure la complessità di questo eccidio russo-ucraino, lavandocene le mani: l’abbiamo già fatto accettando le migliaia di profughi da una parte mentre, paradossalmente, travasiamo ancora armi a non finire sulla scena del “crimine”. È come svuotare il mare con un bicchiere di carta…senza bloccarne gli affluenti…

Torcendo i “panni lavati” mi sa che quelle gocce rossastre abbiano qualche attinenza col sangue versato, o mi sbaglio? Se non si vede la strage perché si volge la testa dall’altra parte, almeno credo che non sfugga, ai nostri timpani, l’impatto, il grido d’aiuto dei “seviziati”.

Due coscienze, due modi di vedere, di pensare? Altrettanto due comode conclusioni affinché nessuno resti con la coscienza lassa o dubbia, risentita? Ora prendiamo il problema in senso “quadratura circolare” seguendone passo dopo passo gli sviluppi reali e quelli probatori e cerchiamo di dare la giusta quadratura del cerchio appunto.

Con l’invio delle armi sul teatro di guerra non si fa altro che allargare il conflitto, aumentandone, sadismo e atrocità. Gli strumenti di morte sono talmente sofisticati che vengono definiti intelligenti, a differenza di chi ne fa uso. La gente che può scappa per salvarsi la pelle… scappa nelle direzioni di fuga ancora possibili. Ci sono famiglie spezzate che tentano di congiungersi coi propri congiunti sparsi in tutto il mondo, Italia inclusa.

L’accoglienza dei profughi: nella maggior parte donne, bambini e anziani (cani, gatti e qualche signora con delle valige piene di banconote…), ci dovrebbe far pensare almeno un po’, come siamo messi. Per questi comporta un impegno sociale non indifferente: alloggi, sanità, alimentazione, asili e scuole, lavoro e quant’altro sancito in diritti internazionali in una vera democrazia.

Da noi c’è già una forte carenza di servizi per i già residenti il che, aggiungendone altri, il problema s’ingigantisce e potrebbe sfuggirci di mano. Ma lo si fa comunque poiché è un fatto dovuto, un atto di misericordia. Però, siamo sicuri per quanto tempo possiamo farlo e quanto potrà durare la situazione conflitto?

Prendendo ad esempio il nostro territorio con tutte le sue problematiche: scarsità di lavoro, debito pubblico, scuole disastrate, sanità a secondo l’aria che tira, scarsità di alloggi, malavita organizzata, corruzione ad alti livelli, incoerenza politica: nulla di più facile che la cosa degeneri. Potrà tralignare oltre ogni nostra buona aspettativa: in un territoriale, drammatico conflitto sociale. Ora si vocifera che per scarsità di cibo, ci sarà una razionalizzazione adeguata in tal senso. Ma va!

La Russia di contro ai nostri embarghi continua a minacciarci stoppando gli invii di derrate di grano e altri suoi prodotti. Non me lo dire! Se non è il cane che si morde la coda o un cerchio che non lascia vie d’uscite, non so come si possa definire la questione.

Aspettiamoci conflitti peggiori se altri milioni di persone rimarremo a stomaco vuoto, visto la piega di non facile ed imminente soluzione. Le posizioni cautelari prese dal Patto Atlantico, ONU, UE, politici nostrani (amici di merende putiniane) non porteranno a nulla. Nulla si risolverà se la Russia non leverà loro dalle spalle quella pistola, carica e non ancor “fumante”: la spavalda ostinatezza a proseguire, ostentando il deterrente atomico.

Ti piace?
1
donmichelangelotondo più di un mese fa

Il dono di Paola Lomuscio a Bruce Springsteen

 
 
 

Una storia incredibile, la trama di un film che, invece, aderisce perfettamente alla realtà, un mondo di arte e creazione. Una matita, quella di Paola Lomuscio, ed un omaggio al “Boss” Bruce Springsteen, un ritratto giunto fra le mani della rockstar americana, da Andria a Freehold nel New Jersey, migliaia di chilometri per realizzare un sogno a ritmo di musica e tempera

Ciao, Paola. Perché hai scelto di ritrarre, fra gli altri, Bruce Springsteen?

Bruce è il sogno americano. L’umiltà in persona. La sua musica è dipendenza. Chiunque ascolti la sua musica, ne viene  folgorato…anche i bambini! Ed io ho disegnato il mio sogno di bimba!

Come hai fatto a fargli recapitare la tua opera negli States?        

Tutto ebbe inizio nell’agosto del 2016. Il caldo era torrido, ma la sua musica pulsava in tutta Roma come un leone al Circo Massimo! Decisi di realizzare un ritratto a matita per questo evento. Un ritratto, che non immaginavo rimanesse impresso nei cuori della gente!

Che emozione hai provato nel sapere che The Boss avesse visto il tuo lavoro?

Ho pianto a singhiozzi…incredula e felice! Mi asciugavo le lacrime e ridevo…

Cosa vorresti facessero le Istituzioni per supportare la tua Arte?

Sono una persona determinata ma fatalista. Lascio fare al destino.

Ti piace?
1
donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)

«Tu l’hai detto» Mt 26,14-25.

 

L’azione dell’uomo era prevista, ma non predeterminata. Ed è per questo che Gesù non toglie la responsabilità a colui che lo consegna, poiché egli ha utilizzato male la sua libertà.

 

(Prego)

Padre misericordioso,
tu hai voluto che il Cristo tuo Figlio
subisse per noi il supplizio della croce
per liberarci dal potere del nemico:
donaci di giungere alla gloria della risurrezione.

 

(Agisco)

Offrire la nostra amicizia a quanti stanno vivendo l’amara esperienza dell’amore tradito, della speranza delusa, dei desideri infranti: possano sentirsi da te amati e sorretti.

Ti piace?
2
donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)

«...uno di voi mi tradirà...Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte»Gv 13,21-33.36-38.

 

Giuda e Pietro hanno stimato cosa da poco la solidarietà e la comunione umana. Ora, nelle loro persone, quest’ondata di indifferenza e di cattiveria si alza e si rovescia contro Gesù stesso, che in quanto Logos - Verbo - è il fondamento di ogni relazione positiva.

 

(Prego)

La tua misericordia, o Dio,
liberi dalle insidie dell’antico peccato
il popolo a te fedele
e lo renda capace della santità di una vita nuova. 

 

(Agisco)

Nella preghiera e nell'eucaristia domenicale attingo l’umile forza per vivere in fedeltà al Vangelo e testimoniare che nulla mi è più caro di Cristo.

Ti piace?
3
donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)
«Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo» Gv 12,1-11. 

 

Onora Gesù nell’innocenza del puro amore senza preoccuparsi delle altre persone riunite. Infatti, Gesù non è egli stesso sulla via del dono senza misura? Attraverso la sua morte, egli riscatta la vita del mondo. 

 

(Prego)
Ti rendiamo grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo Signore nostro.
Contempliamo ormai vicini i giorni della sua Pasqua di morte e risurrezione nei quali è sconfitta la superbia dell’antico avversario e celebrato il mistero della nostra redenzione. 

 

(Agisco)
Riscopri il primato dell’amore vissuto sia nella preghiera incessante sia nel servizio umile e generoso.

Ti piace?
1
donmichelangelotondo più di un mese fa

Carissimi auguri a tutti voi!🕊️🕊️🕊️🕊️🕊️

https://youtu.be/uv4k6HW4e-c

Ti piace?
2
donmichelangelotondo più di un mese fa

Gli hacker e il ministero: abbiamo il diritto di sapere

Il ministro Cingolani
Il ministro Cingolani (ansa)
1 minuti di lettura
 
 

Da due giorni un sito del governo italiano è irraggiungibile. Ma non si sa perché né quando tornerà online. Si tratta del sito del ministero della Transizione ecologica, il Mite. Lo stesso ministro Roberto Cingolani aveva avvisato che c’erano problemi, non in un'occasione formale, ma parlando di altro, nel corso di un programma radiofonico: "Mentre vi parlo - ha detto Cingolani il 6 aprile - abbiamo minacce esterne rilevate sulla rete informatica del ministero e per prudenza abbiamo dovuto sospendere il funzionamento di tutti i sistemi informatici del ministero”. Tutto, comprese le mail.

 
PUBBLICITÀ

Quali minacce esterne? Criminali informatici che cercano solo di fare qualche soldo sequestrando il sito fino a quando non viene pagato un riscatto? O magari hacker russi, interessati a danneggiare l’Italia e uno dei ministeri chiave in questa fase, quello che si occupa di energia? Non lo sappiamo. Da quando il sito è stato messo offline, non una dichiarazione ufficiale è trapelata dal ministero né dalla neonata agenzia nazionale che si occupa della cybersicurezza, né dalla polizia Postale. Tutti si sono trincerati dietro formule tipo “stiamo lavorando, non abbiamo ancora capito, ci sono indagini in corso”.

Ma un silenzio così prolungato sulla “scena di un delitto” è ingiustificabile e allarmante: abbiamo diritto di sapere che attacco abbiamo subìto (e se è stato davvero un attacco e non invece altro); abbiamo diritto di sapere chi gestisce i sistemi informativi del ministero e se è stato fatto tutto il possibile per prevenire problemi (evidentemente no); abbiamo diritto di sapere se gli attaccanti hanno fatto danni, trafugato documenti rilevanti o indirizzari o altro.

Ti piace?
1
donmichelangelotondo più di un mese fa

Su cosa poggia la leva del dubbio

 
Una drammatica immagine da Mariupol, un gruppo di civili uccisi mentre cucinavano

Una drammatica immagine da Mariupol, un gruppo di civili uccisi mentre cucinavano

Verità, e altre piccole cose. Ieri su questo giornale il vicesindaco di Mariupol, Serhiy Orlev, ha risposto a una domanda di Daniele Raineri sui forni crematori mobili. C’è la sicurezza al cento per cento che i russi li stiano usando? “No, non sono sicuro e non posso dirlo al cento per cento. Potrò dirlo se e quando riceveremo foto o video fatti con il cellulare oppure immagini prese con i satelliti o riceveremo testimonianze dirette di persone che li hanno visti”. Se non possiamo vederlo né abbiamo testimonianza di chi ha visto non possiamo essere sicuri.

E’ logico. Ripenso alla storia per come l’abbiamo studiata e, correggetemi se sbaglio, di Menenio Agrippa che fronteggia l’esercito aurunco non abbiamo immagini satellitari né video di telefonini: ci siamo grosso modo fidati di chi ci ha raccontato perché era lì e ha riferito a qualcuno che ha scritto. Ci siamo fidati Tacito, per esempio, abbiamo tradotto centinaia di versioni – alcuni di noi più di altri – abbiamo mandato a memoria il racconto di chi ha vinto. Degli sconfitti le tracce sono sempre scarse. Sarebbe interessante un bel confronto televisivo fra storici con uno che mette in dubbio che Asdrubale genero di Amilcare abbia effettivamente preso piede in Spagna.

Ottimo un testimone cartaginese delle guerre puniche ma intanto è andata così, abbiamo dato per buona fin dalle medie la storia pubblicata sui sussidiari. Ora però la domanda è una. Con l’eccezione dei forni crematori abbiamo non solo testimonianze dirette e racconti dei cronisti di guerra ma financo immagini delle telecamere a circuito chiuso degli uffici postali da cui i saccheggiatori hanno spedito a casa il loro osceno bottino. Qual è, esattamente, la leva del dubbio?

Ti piace?
1
donmichelangelotondo più di un mese fa

Se Armando avesse ragione

 
 
 

Dialogo tra due amici dopo tanto tempo…

Non più di due giorni fa, ho avuto la fortuna di rincontrare un caro amico. Di tanto in tanto mi tornava in mente, provavo a cercarlo, ma niente, non avevo più il suo numero di cellulare, né il suo indirizzo, né lo ritrovavo sugli elenchi telefonici …oggetti ormai spariti. In quel momento mi tornavano in mente gli episodi della vita che avevamo condiviso ed erano stati tanti, avevano cementato la nostra amicizia ed avevano nel modo in cui ognuno di noi le avesse vissuti ed il significato che ne avesse dato, quanto profondamente diverso fosse il nostro carattere.

Era stato questo a tenerci insieme? Non riuscivo a dare una risposta a questa domanda. Io però ero felice di recuperare questi ricordi, ciò restituiva un senso alla mia vita e mi concedeva la certezza di averla vissuta e di non averla buttata via.

Poi, come capita a volte, per una mera casualità, in occasione di una rara uscita dal mio piccolo mondo in comunità, mentre passeggiavo per una affollata strada di una grande città, a noi vicina, l’ho riconosciuto, l’ho chiamato, l’ho raggiunto, e ci siamo abbracciati. “Antonio!”, ha esclamato, “Antonio, come stai? È da tanto che non ci si vede …quanti anni sono trascorsi, quando è stata l’ultima volta, dove ci siamo lasciati e non più incontrati?”.

Quante domande, troppe domande: mi sono sentito in difficoltà e frastornato, non sapevo cosa rispondere, mentre il mio caro amico sorrideva compiaciuto ed incalzava nel suo chiedere.

All’improvviso mi si sono rischiarati i pensieri e mentre raggiungevamo un tavolino del bar per continuare comodamente la nostra conversazione, o meglio ciò che lui aveva continuato a domandare senza sosta, ecco che mi sembrava di aver capito. Sì che erano trascorsi più di vent’anni, ma lo avevo lì di fronte a me e lo ritrovato dopo vent’anni anni esattamente come lo avevo lasciato: uguale. Uguale in tutto: nella sua raffinata eleganza, nel suo tratto signorile, nel suo sguardo ammiccante ed attento, nel sorriso bonario e intrigante, in quel suo modo così particolare di dire e non dire, di esprimere un concetto, ma lasciare a me l’onere di continuare a riflettere ad alta voce, ad osservare e considerare i  fatti della vita, sempre in una prospettiva futura.

Una volta seduti e mentre ammiravo osservavo il taglio prezioso ed elegante della sua giacca, gli ho chiesto: “Armando ma come fai ad essere sempre così?”.

Mi ha guardato profondamente negli occhi ed ha risposto: “Antonio, nella vita non devi mai, dico mai, guardarti indietro: mai!”.

“Il ricordo del passato, il cullarlo come un neonato, l’accarezzarlo come un bene prezioso, ti lascia solo un senso di frustrazione e di dispiacere. Non è vero che le esperienze del passato, la vita vissuta con i suoi momenti di vittoria e di sconfitta, garantiscono la saggezza e la serenità. No, tutt’altro, garantiscono un ingannevole sentimento di vissuto, una delusione del non fatto e la contezza degli anni trascorsi: la tristezza!”.

“Io non mi sono mai guardato indietro. Guardo sempre in avanti sempre”.

“Antonio, devi sapere una cosa che non ho avuto ancora modo di dirti; circa sei anni fa è mancata Serena, mia moglie, te la ricordi?”. Ho annuito incredulo. “Lei non mi diceva nulla dei suoi problemi fino a quando, ormai troppo tardi, le metastasi partite dal seno avevano raggiunto la colonna vertebrale. È venuta a mancare dopo poco.

Ed anche in questa occasione tragica, non mi sono guardato indietro. È del tutto inutile. Ho girato pagina subito e ho ripreso la mia vita. Tu lo sai che lo facevo già quando c’era lei. Ho sempre seguito la mia di vita, le mie aspirazioni, le mie prospettive, i miei desideri. E tu lo sai …e se tra questi c’erano quelli che tu trovavi inopportuni e scorretti, io ho sempre continuato a seguirli a raggiungerli ed a realizzarli. Solo così, guardando al futuro prossimo e mai riprendendo nei discorsi e nei pensieri il passato, ho vissuto la mia vita al meglio”.

Ho replicato: “Ecco perché ti trovo così bene: molto bene. Sempre pimpante, allegro, sarcastico, ottimista”.

“Sì, mi ha risposto, ognuno di noi ha la sua di vita. Credo che l’errore sia quello di pensare di viverla e di condividerla con un’altra. Non è una buona cosa. Così si creano limitazioni, ostacoli, rinunce, rancori: ed è questo il senso per me del famosissimo verso di Quasimodo: ognuno è solo sul cuore della terra trafitto da un raggio di sole, ed è subito sera.

Antonio, non guardarti più indietro: pianifica il tuo presente, coltiva sogni, desideri, fattibilità. Hai bisogno di girare pagina, sei ancora giovane, ricco di entusiasmo e di forza. Antonio, credimi: la tua sera non è ancora arrivata anzi è molto lontana!”.

“Coraggio, non deludermi. Hai molto da fare e da dare, da vivere e da realizzare, pensa solo a te, pensa che tu ci sei, pensa che ora puoi decidere subito di realizzare una tua aspirazione, di concretizzare un tuo progetto. Stai bene e non girarti più indietro, mai più!”.

Ci siamo salutati ripromettendoci di rivederci presto. Non so se sarà possibile o se sia un bene per me. Ora ho bisogno di tempo per riflettere e per metabolizzare le sue parole, le sue riflessioni tanto tanto lontane da me. Ho ripreso poi a camminare ed un pensiero ha continuato a turbarmi: e se avesse ragione Armando? Se!

Ti piace?
1
, , , , , , , , , , , , ,