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Uniba nuovamente protagonista di una rilevante scoperta scientifica

 
 
 

Un articolo spiega la coesistenza pericolosa tra fegato grasso, consumo di bevande alcoliche e malattie del metabolismo

L’attività di ricerca dell’Università degli Studi di Bari conduce ad un’altra importante scoperta: di recente dei ricercatori dell’Uniba, assieme a ricercatori della Saarland University di Homburg (Germania) e dell’Università di Pamplona (Spagna), hanno pubblicato sulla rivista scientifica International Journal of Molecular Science un articolo sulla coesistenza pericolosa tra fegato grasso, consumo di bevande alcoliche e malattie del metabolismo.

Il primo autore della pubblicazione, il Dr. Agostino Di Ciaula, spiega che la steatosi epatica (ovvero l’accumulo di grasso nel fegato) rappresenta la più comune causa di malattia cronica epatica e si verifica in un adulto su quattro. In passato, la stetatosi legata a malattie del metabolismo (come il diabete e l’obesità) e la steatosi da consumo di bevande alcoliche non erano ritenute in correlazione. Ora si può affermare che le due possono ‘’cooperare’’ in presenza anche minima di alcool, comportando un peggioramento della malattia verso forme molto importanti come la cirrosi.

Il Prof. Piero Portincasa, coautore dell’articolo e Direttore della Clinica Medica “Augusto Murri” di Bari, specifica che il termine steatosi epatica non alcolica riguarda sia astemi che bevitori di 2-3 drinks al giorno. Dunque, ad un soggetto affetto da steatosi epatica, è consigliato evitare, in ogni caso, qualunque tipo di consumo di alcool. Sono auspicabili una capillare educazione sanitaria sul consumo di bevande alcoliche e un impegno nel porre fine alla crescita della steatosi epatica “metabolica” nella nostra società.


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donmichelangelotondo più di un mese fa

Divorzio di velluto, di Jana Karšaiová

 
 
 

Candidato al Premio Strega

In questo racconto le pagine trasudano una malinconia legata a momenti belli, felici della vita, momenti in cui ti senti protetta, supportata, raccolta da mani affettuose che ti costringono stretta.

Momenti che appartengono ad un passato che nel bene e nel male ti ha forgiato e ti ha fatto diventare ciò che sei.

Tutto questo viene fuori attraverso la narrazione della vita di Katarína, i suoi ricordi e le sue emozioni partorite dai rapporti con i suoi fratelli, soprattutto con sua sorella Dora, con la sua mamma tutta divieti e raccomandazioni, con le sue amiche, con le sue conoscenze ceche sempre pronte a scherzare con spiacevoli freddure sugli slovacchi e con Eugen, suo marito.

Si comprende, così , come nella vita si esperiscono varie situazioni che ti accolgono tra i fiori per poi svanire lasciandoti addosso un lieve profumo un tempo intenso e determinante.

I legami familiari, i luoghi dell’infanzia, le amicizie strette, gli amori scoperti tutto cade in un turbinio di danze veloci e nello strappo del cambiamento, a volte, repentino, c’è tutto il dolore intenso che ti rende comunque viva e ti spinge a capire chi sei e ad intraprendere una nuova strada.

Quanti “divorzi di velluto” avvengono nella vita di ognuno? Quante separazioni volute o subite ti travolgono e tristemente ti fortificano?

Questo libro è una danza nella bellezza cangiante della vita fatta di distacchi non facili ma a volte necessari e sorprendenti come è avvenuto nel ‘93 tra la Slovacchia e la Repubblica Ceca. Separazione questa che fa da sfondo e diventa specchio di tutte le spaccature che avvengono nella vita per insegnarti che “per andare avanti bisogna, a volte, abbandonare e abbandonarsi”.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

La fine del lupo travestito da nonna

 
Un momento dello scontro televisivo fra Emmanuel Macron e Marine Le Pen

Un momento dello scontro televisivo fra Emmanuel Macron e Marine Le Pen

Chi subisce il fascino del Male ama i lupi, non le nonnette. Se il lupo si traveste da nonna è per mangiare la bambina, come ognun sa: non vuole certo convincere i lettori di essere una nonna per davvero. Nel duello televisivo fra candidati, invece, Marine Le Pen si è presentata ai francesi mascherata da nonna (da zia perbene, è lo stesso) con l’intenzione di persuadere: una signora ridente e gentile preoccupata del benessere di grandi e piccini.

Del lupo che è in lei, nessuna traccia. Mai una parola sugli immigrati che vengono a stuprare e rubare, niente sui musulmani e sulle crociate da fare, non un cenno al pericolo islamico, all’invasore: scomparsi dal discorso i nemici su cui Le Pen ha costruito con successo la fama di lupo che l’ha portata fino al ballottaggio. Nemmeno un ammiccamento, un occhiolino al pubblico come a dire: guarda che mi tocca fare, ma lo vedete tutti che sono sempre io. Ora però il problema è questo: chi ama le nonne, fra una nonna vera e un lupo mascherato sceglie la nonna.

Chi ama i lupi, se non trova il lupo torna a casa deluso. I cattivi travestiti da buoni dispiacciono ai primi e non convincono i secondi. E’ un po’ la questione di fascisti e sovranisti costretti per interesse a farsi forza moderata di governo, pensate a Salvini: perdono identità ed elettorato. E’ anche, in forma speculare e contraria, il problema dei leader di sinistra che pensano di crescere al centro: perdono la sinistra, spesso anche il centro. Macron è arrogante ma preparato, Le Pen è fascista ma non ha studiato altrettanto: se smette di essere fascista, resta l’incompetenza. Del resto la fiaba insegna: se sei un lupo e ti travesti all’inizio magari convinci, poi fai una brutta fine.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Mamme di guerra

Mamme di guerra
1 minuti di lettura
 
 

La prima cosa bella di venerdì 22 aprile 2022 sono state certe mamme di guerra. No, non sto pensando all’Ucraina, è ad esempi italiani che mi riferisco. In un paesino della Toscana incontro una donna che mi racconta la storia di sua nonna. Era una persona umile, sposata, con figli. Lavorava presso la casa di una famiglia abbiente del posto, che di figli ne aveva cinque. Improvvisamente, la mamma di questi muore. Il marito si dispera, non sapendo come allevare tutti quei bambini. La donna gli dice: “Non si preoccupi, ci penso io, li crescerò come fossero miei”.

E così fa, stringendoseli al petto, uno a uno. Ai suoi figli che protestano perché la vedono dedicarsi ad altri spiega: “Voi una mamma l’avete, loro no”. Il marito approva. I bambini, tutti, crescono all’ombra di quell’esempio. Il padre vedovo allarga la cappella di famiglia perché possa, quando verrà il giorno, ospitare tutti quanti, non hanno importanza i cognomi: li lega la generosità. Uno pensa sia una cosa eccezionale, ma così andava.

Perfino di mia nonna, che era la più ruvida del creato, scoprii con sorpresa che per i cinque anni della guerra aveva dato a mia madre una sorella temporanea, prendendo in casa la figlia di un vedovo partito per altre terre. Poi, il 22 aprile del ’45, a liberazione della città avvenuta, lui era tornato e gliel’aveva restituita. Una carezza in fronte: “Buona vita”. Ed era tornata a lavorare. 

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)
Gesù disse loro: «Venite a mangiare» Gv 21,1-14.

 

Colui che ci accoglierà alla fine, già ora prepara un pasto eucaristico di ristoro, indipendente dai risultati ottenuti, anche se, come i pani della moltiplicazione, in qualche modo anch’essi vi partecipano: il frutto della propria pesca, ciò che la parola del Signore ha reso possibile, si integra col già preparato. In un banchetto gratuito, anticipazione del paradiso, si può sperimentare la gioia preannunciata da Gesù nei discorsi di addio: la situazione in cui lo si conosce, non c’è bisogno di fare domande, e si scopre che la pesca infruttuosa è l’accesso alla comunione col Signore.

 

(Prego)
Rinati dalla luce, figli del giorno
Signore, a te veniamo nel mattino
la tua parola dissipa le ombre
e libera dal male il nostro spirito.

 

(Agisco)  
Non confidare in salvezze illusorie o edifici destinati a perire, per comprendere l'unicità del valore salvifico del Cristo morto e risorto per tutti.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Sostiene Pereira

 
 
 

Un romanzo duro e tenero, un risveglio dall’ignavia

In questo libro Tabucchi ci racconta la storia di un uomo, il signor Pereira, un giornalista che abbandona le rubriche di cronaca nera per dirigere la rubrica culturale di un quotidiano del pomeriggio della città, il Lisboa. Il momento storico che fa da sfondo al racconto è quello del regime dittatoriale salazarista.

Impariamo a conoscere la Lisbona del 1938 attraverso gli occhi ingenui, a tratti sempliciotti e quieti di Pereira che trascina la sua vita tra i ricordi della moglie defunta con cui mantiene comunque un rapporto quotidiano parlando con il suo ritratto e una visione apolitica di una realtà ben complessa.

Nella sua semplicità di uomo senza idee e senza apparenti ideali imparerà pian piano a “guardare” con occhi nuovi soprattutto grazie alle persone che incontrerà nel suo percorso quotidiano di vita come il neolaureato Monteiro Rossi, il dottor Cardoso. Il primo rappresenterà per lui l’incarnazione della vita stessa che grida le sue ragioni di libertà, di giustizia; il secondo gli parlerà della teoria della confederazione delle anime secondo la quale ogni persona non ha una sola anima ma una confederazione di anime su cui ne domina una, un “io egemone” e talvolta può accadere che una di queste anime si rafforzi al punto da prendere il sopravvento e diventare un nuovo io egemone, determinando così una vera e propria metamorfosi.

Il signor Pereira si ritroverà così suo malgrado a trasformare la sua semplice mediocrità acritica in coraggio e determinazione arrivando a compiere un gesto di “eroismo” e di ribellione al regime.

Un romanzo duro e tenero, pacato e impetuoso come può esserlo la vita di chiunque si risvegli dal sonno dell’ignavia.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

L’amore silenzioso di Ami

 
 
 

Un Amore tormentato ma che incontra la sua accettazione nell’assenza di parole. Questo il leitmotiv di “Rompere il silenzio”, il nuovo singolo di Ami, giovane cantautrice la cui musica smaschera i reali sentimenti

Ciao, Ami. Da dove nasce il tuo nome d’arte?

Non volevo andare troppo lontano dal mio nome reale, cioè Noemi Damiani, quindi non potendo utilizzare il mio Noemi (per ovvi motivi) ho estrapolato la parola “AMI” dal mio cognome.

Se esiste cosa esprime il fil rouge che unisce “Rompere il silenzio” al tuo brano d’esordio “La maschera”?

Sono riuscita a collegare i due brani con un semplice filo logico. Dopo aver tolto “la maschera”, grazie all’aiuto di questo amore che ti accetta così come sei realmente, passi alla fase successiva; ovvero, accetti finalmente questa persona e inizi a raccontarti, a raccontare la tua storia. Insomma, a “rompere il silenzio”.

Qual è, a tuo parere, la maggiore difficoltà nella condivisione della vita di coppia?

Credo che mettersi al primo posto, senza dare spazio all’altra persona, sia un limite. Non solo per chi esegue, ma anche per chi “subisce”. Accettatevi e accettate; questo secondo me è il primo passo da fare.

Progetti futuri?

Spero di uscire presto con un nuovo singolo, al quale sto già lavorando. In seguito, di racchiudere il tutto in un album, per avere anche la possibilità di raccontarmi meglio al pubblico.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

LA MASSERIA DELLE ALLODOLE

 
 
 

di Antonia Arslan

Antonia Arslan in questo libro racconta la storia della sua famiglia. Una famiglia di origine armena che ha vissuto in prima persona e ha subito le brutture del genocidio voluto e praticato dal governo turco all’indomani dello scoppio della prima guerra mondiale. La scrittrice entra in punta di piedi in media res nel narrare una storia inimmaginabile. Inizialmente vi è la presentazione di tutti i membri della famiglia dai più grandi sino ai bimbi descrivendo ognuno di loro attraverso i loro caratteri, i loro modi di essere, i loro sogni. Sogni che pagina dopo pagina verranno brutalmente cancellati, estirpati dai cuori di persone inermi di fronte alla brutalità del male.

Si racconta nelle persone di Sempad, di Shushanig, di Veron, di Azniv e dei bambini della famiglia come sia avvenuto il massacro.

Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 vennero eseguiti i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli (oggi Instanbul). L’operazione continuò l’indomani e nei giorni seguenti. In un solo mese, più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al parlamento furono deportati verso l’interno dell’Anatolia (oggi Turchia) e massacrati lungo la strada. Arresti e deportazioni furono compiuti in massima parte dai «Giovani Turchi». Nelle marce della morte che coinvolsero 1.200.000 persone, centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimento nella forzata imposizione da parte di crudeli ufficiali agli ordini di Enver Pascià di raggiungere la Siria.

Un pugno allo stomaco, un’esperienza dolorosa data dalla lettura di strazianti e disumane azioni come: il decapitare il povero ed inerme Sempad, sparare per puro divertimento povere persone ormai ridotte a scheletri senza più alcuna dignità, violentare e riempire di botte donne indifese ed impaurite.

Un libro per conoscere uno dei tanti orrori della storia umana, per non dimenticare che la violenza e la crudeltà possono ritornare a dettare legge in qualunque momento, per ritrovare nell’orrore le sembianze di un’unanimità alla deriva.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Ode al cesso

 
 
 

Un successo del 1997 firmato Liu Dehua

In questo triste periodo ce ne sarebbero di argomenti seri di cui parlare; dalla guerra in Ucraina, ai severissimi e poco sensati lockdown a Xi’an prima e a Shanghai poi, non sembrano tempi per risate spensierate, ma voglio provare ad andare controcorrente.

Mentre cercavo dei file didattici nel mio hard disk, ho ritrovato tra i file musicali una canzone che avevo scaricato anni fa, il che mi ha fatto tornare indietro a tempi davvero felici e senza pensieri per me.

La canzone è un successo del 1997 di Liu Dehua (刘德华), un cantante e attore di Hong Kong, molto famoso in Cina e in altre nazioni asiatiche.

La canzone si intitola “Matong” (马桶) che vuol dire “Gabinetto”.

Sì, la canzone è un’ode al gabinetto, alla tazza, al water, al cesso, o come lo si vuole chiamare, ed è stato uno dei miei cavalli di battaglia delle serate al karaoke, cantata spesso insieme al mio amico e compagno di università Pietro, causando l’ilarità dei miei amici, soprattutto quelli cinesi che non si aspettavano che un italiano conoscesse quella canzone che dieci anni fa era già piuttosto vecchia e non conosciuta da tutti i giovani cinesi.

Un testo del genere non è proprio ciò che si aspetta qualcuno che voglia avvicinarsi al mondo della musica cinese, così mi è venuta voglia di scrivere questo articolo per farvi conoscere questa canzone, invitandovi ad ascoltarla e a guardare il video con i sottotitoli in cinese.

Essendo questi tempi che possiamo definire “di merda”, possiamo davvero declamare un’ode al gabinetto, l’unico in grado di portarla via dalle nostre vite.

La canzone è in cinese mandarino, ma i sottotitoli sono in caratteri tradizionali, perché a Hong Kong non sono ancora diffusi quelli semplificati che si usano nella Cina continentale.

Non ritengo necessario riportare il testo in cinese, visto che è già presente nel video, mi limiterò quindi alla traduzione in italiano.

Buon ascolto!

“Gabinetto”

“A casa mia c’è un gabinetto,

ogni gabinetto ha un buco,

sul buco c’è sempre un sorriso,

mentre nel mondo ci sono tante ingiustizie.

In ogni casa c’è un gabinetto,

e ognuno lo userà

E dopo averlo usato,

ti sentirai libero e rilassato,

ti garantirà un’infinità allegria.

Ogni cesso è un eroe,

basta premere un tasto

e scarica via tutte le tue preoccupazioni,

e per quanti siano i tuoi problemi e le tue delusioni,

lui ti aiuterà portando tutto via con sé.

Ogni gabinetto è un amico,

puoi avere un bel rapporto con lui,

per tutta la vita non potrai farne a meno.

I miei segreti sono troppi,

i miei sogni troppo difficili da realizzare

e tu piano piano sai capirmi,

caro cesso!”.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Uniba: un progetto all’insegna della sostenibiltà

 
 
 

Firmato un accordo quadriennale con Statkraft, il più grande produttore di energia rinnovabile in Europa

Il domani è sempre più green. Al giorno d’oggi il futuro è sempre più improntato alla sostenibilità, con iniziative e progetti che divengono sempre più numerosi. Un esempio è l’accordo quadriennale di ricerca “L’agri-fotovoltaico per un futuro sostenibile”, sottoscritto dal Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali (DiSAAT) dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro con Statkraft Italia, società del gruppo norvegese Statkraft AS, ovvero il più grande produttore di energia rinnovabile in Europa.

Si inizierà con l’analisi delle colture più diffuse e dei loro mercati, per poi proseguire con l’individuazione di quelle che permetteranno di ottenere il tandem migliore con gli impianti fotovoltaici, considerando le tecniche di produzione e raccolta, i fabbisogni colturali e di meccanizzazione, la tipologia di impianti fotovoltaici e gli aspetti di impatto ambientale nell’intero ciclo di vita. Saranno definite le attività di automazione colturale per le specie selezionate e verranno indagate e studiate nuove soluzioni di meccanizzazione che, rifacendosi a tecniche di agricoltura di precisione, permetteranno di contenere l’impatto ambientale dell’intero processo agricolo-energetico, per una gestione green dell’intero processo. Ci sarà, inoltre, la valutazione delle possibilità di implementare innovative tecniche di marketing che valorizzino le produzioni agri-fotovoltaiche. Per il raggiungimento di un esito positivo saranno necessarie le competenze maturate dal DiSAAT in oltre vent’anni di attività nel settore dell’energia rinnovabile e della meccanizzazione agricola.

Le attività di ricerca permetteranno di saperne di più circa nuovi approcci, metodologie e tecnologie innovative nell’ambito della generazione elettrica e dell’agricoltura, con la finalità di pervenire alla corretta integrazione fra impianti fotovoltaici e produzione primaria, ottimizzando la resa in entrambi i campi. Le soluzioni saranno rivolte alle Pubbliche Amministrazioni, imprenditori, agricoltori e comunità locali.

Lo scopo del progetto è avviare attività di ricerca che permetta di dare un apporto alla multifunzionalità del settore rurale, alla decarbonizzazione, alla diversificazione degli approvvigionamenti energetici ed alla transizione ecologica, conformemente agli obiettivi della COP26, del Green Deal, con la Roadmap Fit for 55 Europe e con la joint action RepowerEU.

A gestire il coordinamento scientifico della ricerca saranno il prof. ing. Francesco Santoro, docente di Meccanica Agraria, e il prof. ing. Marco Antonio Pantaleo, docente di Fisica Tecnica. Il tutto sarà implementato dalle competenze e dalle esperienze internazionali di Stakraft nell’ambito dello sviluppo, della costruzione e della gestione di impianti per la generazione elettrica e per l’accumulo dell’energia verde prodotta, integrati con il territorio e con le comunità.

Non resta che attendere il prosieguo di tale progetto, con l’augurio che gli obiettivi prefissati possano essere raggiunti.

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