Libero

donmichelangelotondo

  • Uomo
  • 50
  • Andria
Leone

Mi trovi anche qui

ultimo accesso: 14 ore fa

Profilo BACHECA 2395

donmichelangelotondo più di un mese fa

Cesare fui e son Iustiniano (Paradiso VI)

Di

 Paolo Farina

 -

«E dentro a la presente margarita 
luce la luce di Romeo, di cui 
fu l’ovra grande e bella mal gradita»

(Paradiso VI, vv.127-129)

È il canto di Giustiniano, il sesto del Paradiso, un canto di argomento politico, come tutti i sesti canti della Commedia. Questa volta, seguendo il climax ascendente del sesto dell’Inferno e del sesto del Purgatorio, centrale è la storia dell’Impero che Dante, con il suo consueto anacronismo e una celebre metafora, considera come un unico “volo dell’aquila”: dalle leggendarie origini troiane all’età della monarchia, a quella della repubblica romana, all’impero fondato da Augusto, sino agli eventi più recenti.

Parla, ma non attira la nostra simpatia Giustiniano. Lui, si sa, è un imperatore, con tanto di prosopopea. Tace su quanto non gli conviene, ad esempio, sull’ingiusto trattamento riservato al suo valente Belisario, mentre esalta il proprio operato, in particolare l’emanazione del Corpus iuris civilis.

Quindi, si lancia in una severa filippica contro chi si oppone al «sacrosanto segno» imperiale (v.32) pur con ragioni del tutto antitetiche: da una parte, i Ghibellini che tentano di appropriarsene per secondi fini; dall’altra, i Guelfi che si illudono di poterlo sostituire con i gigli di Francia.

È la parte finale del lungo monologo di Giustiniano che, a dire il vero, attira la mia attenzione: dopo aver ricordato che qui sono beati quando hanno operato il bene per ottenere gloria terrena, ecco che l’imperatore si sofferma sulla figura di Romeo di Altavilla, la cui anima risplende e le cui azioni furono ripagate con l’ingratitudine. Al di là del fatto che il suo destino possa essere facilmente accostato a quello del medesimo Dante, mi pare che la sua capacità di mendicare il pane con dignità, dopo essere stato consigliere del conte di Provenza e averne sposato le quattro figlie con altrettanti re, sia la più plastica e lampante spiegazione di quel «Cesare fui e son Iustiniano» (v.10): sono stato un Cesare, un imperatore, ma resto semplicemente Giustiniano.

Come a dire: passa la gloria del mondo, scivola via qualsivoglia titolo o medaglia, nulla resta se non la tua o mia «luce» (v.128), ammesso che non l’abbiamo smarrita. Si può essere consiglieri a corte, re e persino imperatori. Si può essere multimiliardari, oligarchi e persino capi di Stato. Tutto passa, tutto scorre. Nulla resta, se non quel che sei quando sei nudo. In nuda veritas.

Forse è così che si risorge.

Lucio Anneo Seneca: «Presto diventa infamia la gloria dei superbi».

Alda Merini: «La nudità mi rinfresca l’anima».

Maria di Nazareth: «Ha rovesciato i potenti dai troni».

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

Pace in Ucraina

Di

 La smorfia

 -

DISSE IL LUPO ALL’AGNELLO:

«FACCIAMO PACE? DAI, VIENI QUI, NON TI FACCIO NIENTE…»

_ pallino umano _


FONTEhttps://pixabay.com/it/illustrations/dio-gesù-cristo-santo-spirito-5900304/

Articolo precedenteDe-sideribus

Articolo successivoLe tossine dell’amore di Vina Rose

La smorfia

Come quella del grande e indimenticato Massimo Troisi... O, se volete, come quella di un bambino che non vuol mangiare la verdura. Oppure come quella del babbo che vuol far divertire i figlioletti. Magari come quella del paziente dal dentista... Prendete tutte queste situazioni, aggiungetene molte altre, diciamo tante quante l'attualità sa offrirne, assoldate una brigata di abili e cinici osservatori, mescolate ben bene gli ingredienti, concentrate il tutto in una sola battuta e guarnite con abbondante ironia: ecco pronta "La smorfia", da servire ogni giorno sulle pagine di "Odysseo". Da assaporare subito, appena sfornata.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

Le tossine dell’amore di Vina Rose

Di

 Miky Di Corato

 -

Si intitola “Sweet Denial” il nuovo singolo di Vina Rose. Proveniente da una famiglia di musicisti, Vina Rose canta il dolce negarsi all’altro, la difficoltà nel lasciar andare la persona che amiamo perché è la stessa a provocarci dolore e sofferenza.

Ciao, Vina Rose. Quanto è difficile fare musica per una figlia d’arte?

25Non posso proprio dirti di avere avuto delle vere difficoltà nel fare e poi perseguire la musica come carriera, anzi ho sempre ricevuto pieno supporto e sostegno da parte dei miei genitori e dalla mia famiglia, quindi sono proprio orgogliosa di esserlo e sono consapevole che non sarebbe stato lo stesso senza si loro.

“Sweet Denial”, il dolce negare al centro del tuo singolo è la principale ragione delle relazioni tossiche?

Direi che è una costante abbastanza comune in quel tipo di situazioni, perché è più facile negare a se stessi il danno che questo tipo di relazioni può causare, che affrontare e scontrarsi con quella che è poi la dura realtà.

Da donna, come si può riuscire a lasciar andare qualcuno che ti provoca, al tempo stesso, amore e sofferenza?

È molto difficile riuscire a controllare i sentimenti, specialmente quando sono estremamente intensi e profondi, e non esserne dunque schiavi: l’essere incatenati in una situazione simile non succede però sempre, ma solo quando secondo me si è davvero predisposti a lasciarsi andare e a rendersi completamente vulnerabili; è lì che andrebbero prese delle precauzioni per non “perdersi” completamente nell’altra persona.

Progetti futuri?

Tanta nuova musica in lavorazione, un remix di “Sweet Denial” in preparazione e concerti in programma per la stagione estiva presto in arrivo.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

Muri immensi

Di

 Monica Fornelli

 -

Muri immensi,

difesa di sé, acquosi

sguardi completamente persi

nel flusso di nuovi incontri.

Chiusura forzata per

sostenere un ego che

chiede sicurezza.

Mi guardo nell’altro,

pupille miopi,

impossibilità a riconoscersi

perché nulla siamo

per noi stessi lontani

dai nostri fratelli.

Paure razionalizzate, inutili,

alterate da scontri fratricidi:

sorridere e accarezzarsi il cuore

per ritrovarsi in fondo al tunnel,

per riscoprirsi migliori,

per riconoscersi nello specchio dell’altro.

***

“…si creano nuove barriere di autodifesa, così che non esiste più il mondo ed esiste unicamente il “mio” mondo, fino al punto che molti non vengono più considerati esseri umani con una dignità inalienabile e diventano semplicemente “quelli”. Riappare «la tentazione di fare una cultura dei muri, di alzare i muri, muri nel cuore, muri nella terra per impedire questo incontro con altre culture, con altra gente. E chi alza un muro, chi costruisce un muro finirà schiavo dentro ai muri che ha costruito, senza orizzonti. Perché gli manca questa alterità ».”

[Lettera enciclica “Fratelli tutti”, del santo padre Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale]

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

De-sideribus

Di

 Myriam Acca Massarelli

 -

«Tre cose vuole il campo: buon lavoratore, buon seme, buon tempo»

Senza entrare troppo nel merito delle etimologie, desiderio.

Sono giorni che ripeto questo sostantivo senza apparente soluzione di continuità, senza ragione, così, avrei voluto spogliarlo, più che leggerlo e ripeterlo. Ci penso, ci rimugino, lo mollo, lo riprendo, lo metto a letto e a volte resto sveglia io.

Dal latino desiderium, composto di de e sidera, che è la mancanza delle stelle o de-sideribus, come stare sotto le stelle ad aspettare qualcosa. Da un lato l’idea che manchino stelle, dall’altra quella che ci siano e facciano da tetto ad una qualche attesa.

Mi piace pensarla nella seconda accezione anche perché i desiderantes erano soldati che aspettavano i compagni lontani, non rientrati dal campo di battaglia. Mi soffermo a pensare che una di loro doveva essere Penelope, ma questa è un’altra storia… sto facendo indigestione di poemi omerici con mio figlio, quindi è fisiologico andare a parare su di lei.

E cosa significa? Ci vedo mancanza, forse anche un po’ di apprensione e quindi di primo acchito mi sovviene l’idea di bisogno, attesa, tensione.

Un movimento verso qualcosa di assolutamente indefinito, che aspettiamo, ci manca e ci spinge a metterci in condizione di accorciare le distanze: mentre desideriamo, quindi, siamo su una strada, stiamo percorrendo un cammino che apre spazi infiniti. Ci siamo noi e c’è un evento: in mezzo quel soffitto di stelle a chiarirci le linee necessarie.

Ieri ero seduta di fianco ad un collega ed ambedue ascoltavamo le stesse cose: in maniera del tutto pertinente con ciò che si dipanava sotto ai nostri occhi, mi si è avvicinato, ha tirato giù per un istante la mascherina ed  io istintivamente gli ho porto l’orecchio. “È proprio costitutivo dell’essere umano eh, non trovare pace, non accontentarsi, cercare”, mi ha detto. Mi sono girata, ho tirato giù io la mascherina e ho sussurrato, “Desiderare. Si dice: desiderare”. Mi ha guardata per un istante lungo tutte le riflessioni del mondo, è tornato dritto, ha ripreso a guardare in avanti. Non ci siamo detti altro.

In effetti, un tempo hanno provato ad insegnarmi che il desiderio è qualcosa di meno puro della speranza, poiché è quest’ultima a fornire la spinta necessaria per andare Verso, ma hanno provato anche a fregarmi insegnandomi a colorare per forza nei margini. Ha funzionato, ha funzionato benissimo, fino a che non ho imparato che ho già talmente tanti limiti fisiologici… quelli posticci sono superflui, inutili, ridondanti e inessenziali.

Dunque ho cercato, ho cercato ed ho cercato e ho dedotto che l’errore sta alla base: sui vocabolari uno dei sinonimi del desiderio è il bisogno e trovo sia uno squilibrio non da poco. Il desiderio è compagno dell’essere, il bisogno è compagno dell’avere. E quindi dobbiamo per forza demonizzare l’avere?

Non credo proprio, poiché il fondo di verità esiste: abbiamo bisogno di avere quel qualcosa, perché quel qualcosa ci fa esseremigliori.

O, perlomeno, questa è la mia percezione di necessità, è questa la ragione per la quale desidero: mi avvicino all’indefinibile e questo infonde un entusiasmo difficilmente replicabile. Qualcosa che probabilmente non ha un capo e non ha una coda, qualcosa che più semplicemente è.

Si tratta alla fin fine di possedere un’idea nei meandri della pancia, sentire che si scava una strada verso il petto dove riesce a stazionare in uno spazio più aperto, dove l’aria è meno rarefatta e l’atmosfera più respirabile ed è incredibile come quel campo conservi sempre uno spazio totalmente bianco, che ha bisogno di essere riempito.

Qualcuno disse volli, volli, fortissimamente volli. Allora, forse, si può anche dire voglio, voglio, fortissimamente voglio.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

Il genere, il sesso e Marlene Dumas

  •  
  •  
  •  
  •  

La mostra dedicata a  Marlene Dumas a Palazzo Grassi

La mostra dedicata a Marlene Dumas a Palazzo Grassi

Da noi, in Patria, ogni volta che c’è da fare una nomina uomini di mezza età si accaldano nei consigli di amministrazione lambiccandosi alla ricerca di “una donna” – indistinta, quota rosa, qualsiasi – ne basta una su dodici posti disponibili per aver salva la coscienza. Perché questo è lo spirito del tempo, giusto?, lo hanno capito anche i mandarini sempiterni: per fare “come si deve” bisogna trovare una donna, e chissà come procedono nella ricerca: se hanno salvato i nomi femminili tutti alla “D”, se vanno a memoria, se chiedono alle mogli, alle figlie cinquantenni e alle giovani amanti un aiuto da casa.

Non ci riescono quasi mai, avrete notato, e quando succede diventa notizia: perbacco, eccola, una donna. Forse – forse – è sbagliato il metodo. Si potrebbe procedere per meriti, per competenze, per qualità specifiche e poi all’interno di quelle osservare un equilibrio: tra i molto bravi a far quello che serve scegliere uomini e donne in parti uguali. Lo so, è una vecchia storia ma esco dalla Biennale curata da Cecilia Alemani (naturalmente indicata come la “Biennale delle donne”, indeterminato plurale) con la sensazione rinnovata che le eccellenze tra gli spiriti illuminati siano distribuite a prescindere dai sessi, basta offrire tribuna a chi ha qualcosa da dire per averlo chiaro.

Tra tutte l’esposizione di Marlene Dumas a Palazzo Grassi brilla per potenza visionaria, eretica e poetica, erotica, ironica. Le bocche, i sessi, le gallerie di volti (saranno maschi? Saranno femmine?) e non occorre essere giovani all’anagrafe per leggere il tempo, non è detto che un’artista di 68 anni non sia in grado di decifrare il futuro meglio di qualcuno dell’età dei suoi figli, o altrettanto. Pensa te.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» Gv 3,16-21.

 

Dio non si limita a rendere migliori solo coloro che già sono già buoni. Dio non prende le distanze nei confronti del male. Non osserva dall’alto tutte le cose così poco appetitose che sono nel mondo. Dio entra in tutto il mondo buono e cattivo, trasformandolo con la sua Luce!

 

(Prego)  

O Signore Gesù, che ci chiami a fare ogni giorno la scelta fra la luce e le tenebre, Fa' che le nostre opere siano compiute in Dio con quella fedeltà alla verità che sei tu stesso, Sapienza eterna del Padre, che vivi e regni nei secoli dei secoli.

 

(Agisco)

Come il nostro Dio NON E' VENDICATORE, così nella mia vita fugga ogni tentazione di vendetta.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

Lo fanno per soldi

 
Rerhard Schroeder con Vladimir Putin, l'ex cancelliere è consulente per Gazprom

Rerhard Schroeder con Vladimir Putin, l'ex cancelliere è consulente per Gazprom

Non tutto è reato. Vendere se stessi in cambio di soldi, per esempio, non lo è. Non solo se la merce è il sesso. Si può vendere il proprio corpo, certo, ma si può battere all’asta anche la propria reputazione, un’agenda di contatti costruita in una vita, la credibilità. Quanto vale sul mercato degli affari il prestigio di un ex primo ministro? Quanto costa comprare il cartellino di uno che, in coda a una carriera politica che lo ha portato alla guida di un paese, ora offre i segreti che conosce sul libero mercato degli affari?

Ne abbiamo molte, attorno, di persone che sono state al servizio di tutti (“di tutti gli italiani”, è la frase standard dopo la vittoria) e che poi monetizzano, nel girone di ritorno della carriera, al servizio di qualcuno. Aziende private, compravendite, mediazioni, affari. Ex premier, ministri, sottosegretari, consiglieri personali, portavoce – parecchi, va detto, di centrosinistra – che dopo le istituzioni democratiche scelgono board, comitati scientifici ed elenco consulenti di chi paga meglio. Gerhard Schroeder, ex cancelliere tedesco, partito socialdemocratico, incassa un milione di euro all’anno come consigliere delle aziende del gas di Putin.

Quindi il suo prezzo lo conosciamo: un milione. Chissà gli altri, da noi. Seguo la “Putin connection” dei socialdemocratici tedeschi nei reportage di Tonia Mastrobuoni. Nessuno si scompone, fra gli altrimenti rigorosi amici tedeschi: Schroeder continua a percepire la sua indennità come ex capo di stato, ha un ufficio e un autista. Al New York Times l’altro giorno ha detto in sostanza: non vedo il problema. Non è illecito, non è reato. Infatti no. E’ solo triste e retroillumina, abbuiandole per sempre, certe illusioni di gioventù.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

La prima cosa bella di martedì 26 aprile 2022 è Davide Nicola. Sulla sua carta d’identità sta scritto che è un allenatore di calcio, ma in realtà è un escapista, l’ultimo erede di Houdini. Nicola prende squadre in agonia, con la cartella clinica che indica: retrocessione garantita, somministrare placebo. Arriva, le studia un po’, poi le scuote e cerca di rianimarle. Ci riuscì a Crotone e fu un mezzo miracolo. L’altro lo sta provando a Salerno. In mezzo ci furono, non riconosciuti dalla congregazione delle cause dei santi, Genoa e Torino. Tutti ricordano che per celebrare l’impresa andò in bicicletta da Crotone a Torino: un’altra risalita, lunga quanto la penisola. Il suo direttore sportivo dice che dovrebbe stare all’Inter, io credo che ogni uomo abbia la propria dimensione e missione, che esista un fascino estremo nel chiudersi in una cassaforte, farsi buttare in fondo al mare e venirne fuori, tornare su. La vetta è per allegri conti, gente che gioca con gli assi e non ha mai preso un due di picche. Il fondale è per pesci nicola, che hanno bisogno di toccarlo per crederci e di non crederci mai per tornare a galla. Poi dicono: la salvezza è il mio scudetto. Non è così per tutti noi, ogni giorno?

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)

«Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto» Gv 3,7-15.

 

Per essenza, è la sua origine che determina l’uomo. È questa che decide quanta comprensione egli ha di se stesso, del suo essere, delle sue opinioni, del suo comportamento. Nati dalla carne, ci si può capire solo in funzione del mondo. Ma nascere dallo Spirito permette di avere una nuova percezione di se stessi.

 

(Prego)

Signore, che continui a rivelare a noi i segreti del tuo amore attraverso le Sacre Scritture, fa' che penetriamo nel mistero della tua croce gloriosa con una fede sempre più gioiosa.

 

(Agisco)

Dedico un pensiero alla croce, non come macigno, ma segno del suo amore per me.

Ti piace?
, , , , , , , , , , , , ,