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Segreti di Famiglia

 
 
 

“La notte dei Cucibocca” edito inizialmente con il titolo “Il segreto di Nina”, è un romanzo scritto a quattro mani da Gaetana Di Stasi e Rita Poggioli. L’opera ha ricevuto un importante riconoscimento, il secondo posto al premio letterario nazionale di Aqui Terme con la seguente motivazione: “per aver raccontato le vicissitudini di una famiglia attraverso le generazioni e il richiamo alle tradizioni e alle radici territoriali.” Proprio all’autrice e protagonista Gaetana abbiamo chiesto di parlarcene.

Perché il titolo del romanzo ha subito una modifica?

I due titoli: “Il segreto di Nina” e “La notte dei Cucibocca”, fin dall’inizio della stesura del romanzo erano nella mente delle due autrici. Il primo poichè trattasi appunto del segreto custodito per anni nel cuore della protagonista e autrice Gaetana Di Stasi detta Nina. Il secondo poichè tutto ebbe inizio nella notte del 5 Gennaio, quella che precede l’Epifania, la notte dei Cucibocca. A giugno 2021 il romanzo viene inviato col titolo provvisorio “ Il segreto di Nina” al prestigioso Concorso Letterario Nazionale di Acqui Terme, dove si classificherà al secondo posto nella sezione inedito, romanzo familiare, con la seguente motivazione: “per aver raccontato le vicissitudini di una famiglia attraverso le generazioni e il richiamo alle tradizioni e alle radici territoriali”. A novembre dello stesso anno, in accordo con la casa editrice Letteratura Alternativa Edizioni di Asti, che lo pubblicherà, si sceglierà il titolo “La notte dei Cucibocca” in quanto più intrigante e legato alle arcaiche tradizioni lucane.

Cosa si intende, esattamente, per “ la notte dei Cucibocca”?

La notte dei Cucibocca è una leggenda contadina lucana, precisamente di Montescaglioso in provincia di Matera; dove nella notte che precede l’Epifania strani e inquietanti personaggi, ovvero le anime del purgatorio, si aggiravano tra le strade del paese con il volto nascosto da una folta e lunga barba bianca o grigia, avvolti in mantelli scuri e con in testa un cappellaccio di paglia o di canapa. Legata ad un piede trascinavano una catena che batteva sul selciato ed in mano reggevano un canestro, una lucerna e un lungo ago da calzolaio con il quale minacciavano i più piccoli di cucire la bocca di chi non era in grado di mantenere un segreto. Poi il corteo di quegli strani esseri  che sfilava nella notte scompariva nel buio. Le persone si chiudevano in casa e lasciavano sul tavolo cibo e acqua per ben disporre chi li avrebbe trovati. I bambini spaventati andavano a letto presto permettendo così alla Befana di riempire le calze con dolci e regali.

Il salto generazionale da nonna a nipote può rappresentare un’anacronistica visione dell’Amore?

L’amore è l’unica eredità di cui disponiamo, lo lessi in un libro del quale non ricordo il titolo e trovo questa frase a me assai vicina in quanto penso di essere la persona che sono grazie appunto all’amore smisurato che mi è stato trasmesso dalle meravigliose donne e da mio padre, che hanno segnato la mia vita. Certo i tempi sono cambiati e fanno sì che talune cose, raccontate nella storia, siano di difficile realizzazione e mi riferisco all’adozione.

Quanto i segreti influenzano le dinamiche familiari?

Penso che i segreti possano rafforzare dei legami ma nello stesso tempo far cambiare il corso degli eventi. Trovo giusto e doveroso raccontare sempre la verità, soprattutto ai bambini, come fece mia nonna con noi!

Progetti futuri?

La scrittura per me è stata una piacevole sorpresa. Questo lavoro si è potuto realizzare per l’empatia creatasi con la scrittrice dell’Isola d’Elba, Rita Poggioli, conosciuta proprio grazie ad un libro, sul giovane anarchico lucano Giovanni Passannante, che osò attentare alla vita di re Umberto I e per questo ne pagò le conseguenze per tutta la vita e anche dopo. Tra me e Rita è avvenuta la magia di riuscire a fondere le due penne e proprio l’amore per la mia storia chiusa in un cassetto è come se l’avesse fatta entrare a far parte della mia famiglia. Desidero “da grande” continuare a raccontare storie che altrimenti rimarrebbero nascoste.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Il Segneri e le sue sbalorditive profezie…

 
 
 

(Il suicidio degli dei)

Rimangono accesi i tanti turiboli, per elevare letizie al Signore, con gli altari addobbati di fiori in una primavera incerta, di speranze e d’esultanza. E piange il cielo sulle lande dismesse, dove la mano del villano, mozzata dal burbero inquieto, non ha pugno per stringere il seme e dar novelle messi, alla fame. S’ostina, il ripetuto rintocco delle campane, nel richiamare invano, l’indifferente volgo disperso, alla preghiera.

Tra i timidi raggi di sole, incerto appare, un labaro bianco, per confermare la resa dell’odio, verso l’amore e la tolleranza. Mentre piove sulla gleba, dove manca il seme a rafforzarla, di tuberi per la vita.

Si attende che un filo d’adolescente, innocente “coscienza” s’insinui nei cuori degli adulti e che dia radicamento sensato a costruir la pace duratura. Con essa si risvegli la brama, scrollandosi di dosso: ostruzionismi e sabotaggi nell’osteggiar la fratellanza e il sodalizio mondiale.

Si sciolgano gli antichi menhir che han “seviziato”, in confini, la Terra di Dio, dove l’uomo ha reso l’abuso, sua priorità assoluta. Giammai confutar le leggi promulgate dall’uomo sull’uomo, nel rispetto di quelle di Dio e dell’uomo medesimo, Sua creatura.

Nulla ci resta, con le mani piene, da prendere; assai ci rimane, nel dare all’altro, i beni superflui: sono solo “zavorra”, per un incedere meno affannoso. Non siamo noi i padroni della Terra, né del tempo e né della vita, ma solo conduttori del nostro animo a ché resti benevole e non affannosamente caustico.

La Terra è sazia di urne e di sepolcri, con anime smarrite che non trovano ristoro. E ancor non si focheggia alcuna conclusione, per rimandare al buon senso rimasto, l’ultimo approdo di fermezza, alla ragione.

Andare per iterati diluvi”, dice il Segneri, “si sommergono le opere dell’uomo e le ricordanze più belle”. Il ché mettere a soqquadro la poesia del Creato non divenga una cinica bramosia di ribellione verso Dio e di noi stessi, solo per la snaturata smania di vederne il risultato finale, l’apocalisse.

Dopo la catastrofe il nulla? Nemmeno la Storia a rimembrar le pazze, dannose bizzarrie dell’uomo? Nessuna pietra miliare, geroglifico, logogramma per quel che è stato? Ma a cosa ne sarà… nessuno potrà porre domande lecite, dacché le risposte sono “scritte” nelle nostre stesse azioni e mai più nessuno rimarrà per leggerle.

Il Segneri ci colloca i suoi quesiti: – O noi poniamo che per tali diluvi, replicati ogni volta che le stelle concorsero in un tal posto determinato, venissero a perir sempre tutti i viventi, o che ne campasse qualcuno. Se qualcuno camponne, come dunque non lasciò egli a’ suoi posteri questo sì grande avviso del mondo naufrago; in quella guisa che chi campò per sorte fortunatissima, nella rotta di qualche famoso esercito fatto in pezzi, ne reca ad altri la funesta novella ed ama di comparir tanto più felice nella comune infelicità, quanto fu più solo? Se poi si ponga che tutti i viventi vi rimanessero morti, chi dunque tornò a generarli di nuovo? Chi gli allattò? Chi gli allevò? Chi provideli del necessario ristoro su quei primi anni? Chi insegnò loro il ben vivere, noto a niuno, se non lo apprende?”. Struggente e assai veridico questo passo, preso dallo scritto “L’incredulo senza scusa” di Paolo Segneri.

Poniamoci tutti qualche quesito: – Basteranno duecento o mille anni, alla Terra, per digerire le nostre malefatte? Riaccoglierà nel suo grembo, per rifarsi violentare, il genere umano? E chi aprirà il libro del nuovo inizio… di chi mancherà all’appello?

La letteratura va letta e riletta, come in particolare la poesia che, in termini metaforici, nulla tralascia delle tante verità, da cui essa trae succo e saggezza.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Il romantico sito che manda cartoline gratis

Il romantico sito che manda cartoline gratis
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Non so se davvero un giorno dovremo spiegare che per un anno siamo andati in giro con il green pass (penso piuttosto che dopo il successo di questo esperimento strumenti analoghi diventeranno sempre più diffusi). So invece che faccio fatica a spiegare ai miei figli che un tempo ci mandavamo le cartoline. Andavamo in vacanza e compravamo pacchi di cartoline per mandare saluti e baci ad amici e parenti. Sono scomparse con gli smartphone, le cartoline.

Sono diventate le foto che scattiamo quando vogliamo e che condividiamo subito in chat e sui social. Qualche giorno fa però le ho riscoperte. C’è un bel sito (inkii.com) che si offre di mandare cartoline per te. Gratis. E non cartoline qualunque, paesaggi e vedute dell’albergo Miramonti di chissà quale località. No, cartoline d’autore. Ogni mese c’è l’opera di un giovane artista, tu scrivi il testo che vuoi che compaia sul retro e la cartolina parte.

 

E’ un'idea romantica mandare ancora oggi una cartolina: vuol dire al tempo stesso rinunciare all'istantaneità di un messaggio su Whatsapp ma anche alle sua volatilità: la cartolina è un oggetto fisico, che dura, la puoi conservare. Non so come andrà questo sito: sicuramente può essere uno strumento utile per artisti che si vogliano promuovere e per musei che si vogliano far conoscere. Io intanto ho mandato la prima cartolina, alla mia mamma, ma poi mi sono fermato. Mi sono accorto di non ricordare più gli indirizzi dei miei amici: un tempo erano tutti segnati su agendine di carta che portavamo con noi ma adesso gli smartphone fanno tutto: archiviano i numeri di telefono, che quindi non ricordiamo più; e ci portano a destinazione con le mappe senza bisogno di archiviare un indirizzo. Gli smartphone non cambiano soltanto il nostro modo di pensare, ma anche la nostra memoria, le cose che ci dobbiamo ricordare. Vorrei ricevere una cartolina con gli indirizzi dei miei amici più cari. 

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Come passi sulla neve

 
La poetessa Biancamaria Frabotta è morta a Roma il 2 maggio, aveva 76 anni

La poetessa Biancamaria Frabotta è morta a Roma il 2 maggio, aveva 76 anni

Nel suo ultimo post Biancamaria Frabotta parla di “Nessuno veda nessuno”: “Sto correggendo le bozze. Sono emozionata. E’ il mio ultimo libro, credo…”. Una delle epigrafi recita: “Coloro che amiamo e che abbiamo perduto non sono più dove erano ma sono ovunque noi siamo”. Nel post  subito precedente, il giorno prima, scriveva: “Spera che chi legge le resti accanto, fra gli elettrodi e l’ossigeno. Perché chi legge davvero non abbandona. E lei oggi ha degli urgenti impegni con la vita”.

Quando muore un poeta andiamo a cercare le sue ultime parole, come se dovessimo trovare lì il senso. Una profezia, la visione, la parola che retroillumina. Lo sguardo più largo, più alto che ha chi vede oltre quello che tutti vediamo. Chi legge non abbandona chi muore, chi muore – amato - resta dove noi viviamo. Questo, nelle sue ultime parole. Ma c’è la vita intera, prima: ci sono gesti, scelte, relazioni, le strade prese e quelle perse. Nessun biografo le conosce tutte, nessuno custodisce intero il segreto. Frabotta, quando l’ho conosciuta in età più che adulta, era una donna severa e capiente, scarna e intransigente, generosa con giudizio.

Parlammo a lungo di una certa autrice, lei non ne aveva grande stima ma la incuriosiva il suo successo: più che altro le interessava capire questo, le ragioni degli altri. Mi disse che comunque non conviene mai scendere a patti, con le ragioni degli altri: meglio ascoltare senza lasciarsi dirottare. Non so se capii subito. Non so neppure se avessi chiara la rotta, allora. Dev’essere questo che infragilisce, quando ci si fa suggestionare: non sapere la nostra strada qual è. La strada di Biancamaria Frabotta, a guardarla ora come passi sulla neve, è nitida. Lei lo sapeva.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)
«Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo» Gv 6,35-40.

Gesù ha rinunciato completamente alla sua? No: soltanto, egli si nutre della volontà di suo Padre. Non c’è niente di meglio per lui - e per noi. Fare la volontà di Dio non restringe la nostra libertà ma la alimenta.

(Prego)
O Padre misericordioso, che sazi col pane della vita eterna coloro che attrai per affidarli al Cristo; rendici degni di vedere il tuo Figlio perché, credendo in lui, abbiamo parte alla risurrezione finale.

(Agisco)
Il bisogno naturale del cibo, mi riporti al desiderio di nutrirmi continuamente di Gesù.

 

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David di Donatello, Mattarella: 'La cultura non si ferma neanche con la guerra'

'E' l'ora di sfide difficili anche per il cinema' ha detto il capo dello Stato. 'Complimenti meritatissimi a Giovanna Ralli e Sabrina Ferilli'

Si è svolta al Quirinale, alla presenza del capo dlelo Stato Sergio Mattarella, la presentazione dei candidati ai Premi "David di Donatello" per l'anno 2022. La cerimonia, condotta da Pilar Fogliati, è stata aperta dalla proiezione di un video a cura di Rai Cultura a cui sono seguiti gli interventi di Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico dell'Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello, e del Ministro della Cultura, Dario Franceschini.

 

 

"La consegna dei David di Donatello è un grande evento della cultura italiana.

 

La sua storia è così lunga e intensa, ed è così radicata - grazie all'intraprendenza e alla tenacia del fondatore Gian Luigi Rondi - da costituire quasi un'enciclopedia del nostro cinema. Ringrazio Pilar Fogliati e Rita Marcotulli e il suo quartetto. Ci hanno accompagnato in maniera magistrale in questa 67ma edizione. Complimenti, i più grandi, a Giovanna Ralli e a Sabrina Ferilli. Giovanna Ralli: particolarmente per la mia generazione è una leggenda, con la sua eleganza e la sua maestria. La ringrazio per le sue parole. Sabrina Ferilli: immagine simpatica, trascinante, irresistibile nella sua bravura. Due attrici romane, che ora sono ufficialmente nella storia del David. Due premi meritatissimi".

"Il cinema mantiene perennemente presente il ricordo. Il cinema non dimentica naturalmente di essere immerso nella società del suo tempo, nei drammi e negli affanni del suo tempo. La guerra scatenata nel cuore dell'Europa da un'aggressione inaccettabile scuote le nostre coscienze. Il cinema italiano oggi è protagonista nella solidarietà con artisti ucraini, da noi ospitati. La cultura non si ferma. Neppure di fronte alla guerra. La cultura unisce. Supera i confini - limiti che essa non contempla - ed è fondamentale per ricreare condizioni di pace" ha detto il presidente Sergio Mattarella in occasione dei David di Donatello.

"Ci sono momenti in cui si è chiamati ad affrontare sfide difficili. Questo è uno di quei momenti. Il cinema di oggi e di domani avrà caratteristiche diverse, che voi dovrete ideare, progettare, costruire. L'interrelazione crescente del cinema con la televisione e con le altre piattaforme apre straordinarie opportunità. Sono strade che già state percorrendo con successo e con grande apprezzamento del pubblico. La molteplicità dei mezzi di trasmissione dell'audiovisivo sta portando anche a un confronto, a uno scambio di linguaggi e di modalità espressive. Non si può più immaginare uno spazio del cinema separato da questo contesto così ricco e in movimento. Tuttavia il cinema deve saper conservare il suo tratto originale, la sua cultura del messaggio, la sua poesia, perché così il dialogo sarà più proficuo" ha ribadito Mattarella.  "Per il cinema è stato un colpo durissimo la chiusura, per lunghi periodi, delle sale e il prolungarsi delle misure di prevenzione. Ma credo che sia inesatto dire - riprendo le osservazioni del ministro Franceschini - che quello della pandemia sia stato per il cinema italiano un tempo di paralisi. La crisi è stata forte, ma l'ideazione, la produzione, la realizzazione di opere è proseguita. E non è azzardato dire che il cinema oggi sta vivendo una stagione di crescita.Non è la prima volta nella storia - in quella italiana particolarmente - che si può parlare di crescita attraverso una crisi" ha detto il capo dello Stato. 

La difesa della cultura e dell'audiovisivo e soprattutto della sala, in grave pericolo, sono al centro del messaggio di Dario Franceschini stamani al Quirinale dove sono stati presentati i candidati ai Premi David di Donatello 2022 alla presenza del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. "L' Italia - ha detto il ministro- è il paese che investito in assoluto le cifre piu alte in percentuale su base europea: si parla di quasi 7 miliardi sulla cultura. È un pezzo importante di questa strategia di investimento è andato all'audiovisivo. Penso ai 300 milioni di investimento per Cinecittà e il Centro sperimentale di cinematografia, due realtà che sono a tutti gli effetti poli e punti di riferimento centrali in tutta Europa, ma - ha sottolineato Franceschini- non dobbiamo ignorare oggi le criticità e la crisi vera che riguarda le sale che noi dobbiamo sostenere, aiutare con misure adeguate anche perché sappiamo sono molto più di attività commerciali, ma luoghi di aggregazione e presidi culturali luoghi di socialità. Per questo stiamo lavorando, tra le varie cose, a un intervento normativo che stabilisca un sistema di 'finestre' che non valga soltanto per i film italiani in generale, ma per tutti i film. Il Parlamento lavorerà in questo senso anche con gli investimenti per la modernizzazione delle sale in una prospettiva polifunzionale in cui poter vivere davvero un'esperienza più larga della sola visione del film". 

 

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Guerra “lampo”, senza “tempo”

 
 
 

(Un filo di saggezza)

Alla prodromica sensazione che s’avvertiva, pel disperato clima di soffiata belligeranza, con attesi, lievi approdi, marginali all’uso della ragione: ora è mera certezza di guerra. Mi riporta indietro nel tempo, quando fanciullo si giocava a chi ce l’aveva più “grosso” e più micidiale. “Bada che io ho il coltello”, si diceva e l’altro: – Ed io ho la spada e l’altro ancora “Io la pistola… e via dicendo.

Aveva vinto chi la sparava più sproporzionata: era lui che si atteggiava a bulletto della piccola comitiva. Ma era pur un gioco infantile che, messo a confronto per ciò che accade ai nostri giorni e a livello di Continenti, sembra che la cosa sia diventata la macabra realizzazione della fantasia. Fantasia attinta dai nostri giochi innocenti e divenuti realtà? Sembra quasi possibile. Per chi scrive, ancorato così sentimentalmente a come si era, oggi, coi tanti anni sul groppone, trovarsi a fare i conti con una spregevole guerra tra bulli, non è cosa comprensibile.

Gli scienziati, con la quantistica, tentano di dimostrare che il tempo non esiste. Ma intanto, le migliaia di morti contati in questa aggressione non dànno supporto logico se non definiamo il tempo in cui sono stati uccisi. Se ciò venisse assodato, sull’assenza del tempo, rimarremmo tutti fregati per i tempi di attesa vissuti, che viviamo e se Dio ce ne vorrà concedere ancora, da vivere. Le ore consumate, ora per questo impegno, altre volte per quel problema: al sole, sotto la pioggia, al vento, in stazione, dal medico…senza mettere in conto le tante volte che è andata buca con la ragazza, dopo averla aspettata inutilmente ai diversi appuntamenti…

Sarebbe da fargli un doveroso, rispettabile funerale, al tempo, se domani ci alzassimo e ci dicessero che non esiste più: sarà stato abolito con uno dei tanti, inani D. Lgs o perché sarà la scienza a confermarcelo? Boh! Stranezze a non finire…

Oggi, per quel che sta accadendo con la velocità, coi Mach1, Mach2, Mach3… sembra che la nostra fantasia, la realtà e il tempo stesso, vengano superati e rigettati all’indietro, alle nostre spalle, “bruciandoli”.

Senza tempo…?  Si fa fatica al solo pensarci. Se non ci fosse il tempo, pure gli svizzeri dovrebbero fare più affidamento alle loro banche offshore e al cioccolato, senza più la produzione di orologi di precisione, per mantener salda la valuta in Borsa. E poi, come si farebbe a stare dietro alle sparate promesse dai più, con la barriera che si lascerebbero alle spalle, della parola data, senza averla prima ponderata? A queste velocità e senza tempo… rimarrebbero certamente promesse mancate.

E non siamo ancora del tutto a confrontarci nello spazio siderale, dove in assenza di gravità (quella quantistica è in fase di studio) … Senza tempo e con le velocità sopra accennate, le promesse date si potrebbero accettare senza impegni: non avremmo nulla per correrle dietro, se non il pensiero…

Ma già si nota adesso che il tempo cadenza, modula i nostri giorni brutali, togliendo ogni patina di valori etici, posati sulle superficie degli animi docili con l’intento di accomunarli in un fagotto contraddittorio ad ogni rito di buona creanza. Basta una capoccia delirante, fuori di sé, per contagiare e poi deviare, dov’egli crede, miliardi di persone? Se questa è l’evidenza, la “regola imposta”, uno si può lecitamente porre la domanda: -Ma Dio dov’è?

Dio è nella preghiera e non in quella mancante. Dacché l’unica officiata è rimasta quella pel dominio e il denaro, Dio ha lasciato all’uomo “Il fai da te”, come per dire: – Sono cavoli tuoi! Mi ricordo che si ringraziava il Signore per il raccolto, Lo si ringraziava per aver fatto smettere di grandinare, per averci dato di vivere un nuovo giorno: si pregava sempre, per ogni momento della nostra vita.

Ora, “senza tempo”, anche l’incedere è divenuto infruttuoso tanto, a queste velocità, l’uomo impreparato alla guida, potrebbe facilmente “scontrarsi” … magari col proprio fratello: i presupposti ci sono già.

Ecco perché quando uno ti chiede di fare un qualcosa, a volte gli si risponde: -Non ho tempo.

Forse già s’avverte il momento di non possederne più? Sì, ma non si pensa alla morte: è solo ignavia, che tale rimane, indolente ignavia.

Gli scienziati hanno scoperto altri pianeti abitabili e non ancora seminati…? Andiamoci…!

Ma se dovessimo trovarci a digiuno, sulle nuove pietraie, sarà sensato non sollevare alcun sasso a mani nude: sarebbe spiacevole fare “brutti”…incontri, poiché non ci sarà più tempo, anche a velocità sostenuta, per ritornare indietro.

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Il sito del Comune di Roma, che per risponderti impiega 48 ore

L'annuncio della nascita di Rhome, ormai oltre un anno fa
L'annuncio della nascita di Rhome, ormai oltre un anno fa 
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Qualche giorno fa, il ministro Colao ha annunciato trionfalmente che il cambio di residenza si può fare online in tutta Italia, compreso il più piccolo dei 7904 Comuni italiani. Era soddisfatto, il ministro, e ne ha tutti i motivi.

 
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La trasformazione digitale dell’Italia procede spedita e stiamo rimontando il grande ritardo accumulato rispetto agli altri Paesi europei grazie alla realizzazione del piano impostato e avviato dai precedenti governi. Però, dietro gli annunci ci sono i servizi digitali davvero offerti: mi riferisco ai siti, alla facilità di usarli anche per i cittadini con minori competenze, e a volte ad alcune rigidità che nel mondo digitale non hanno alcun senso. Abbiamo già scritto di quei siti di uffici pubblici che chiudono la sera, come se dall’altra parte non ci fosse un computer ma una persona, o come se anche il computer avesse un diritto alla disconnessione. Per esempio, non ho mai capito perché un F24, lo strumento per pagare le tasse, non possa essere fatto online nei giorni festivi.

Ma quello che ho visto sul sito del Comune di Roma supera tutto: il portale dei servizi online è stato uno degli ultimi successi della precedente amministrazione, si chiama Rhome, con l’acca in mezzo, e dovrebbe consentire di fare tutto da casa o con la smartphone. Ma definirlo poco navigabile è un eufemismo. Nella sezione dove rintracciare ed eventualmente pagare le multe stradali, l’utente viene accolto da un messaggio che dice che la situazione mostrata potrebbe non essere aggiornata e che per visualizzare le proprie posizioni occorrono 24 ore dall’identificazione e un giorno in più per le immagini. Quarantotto ore.

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I mostri e il libero mercato

 
L'algoritmo è un insieme di istruzioni da eseguire per ottenere un risultato il nome viene dal matematico arabo  Mohammed ibn-Musa al-Khwarizmi vissuto 1400 anni fa

L'algoritmo è un insieme di istruzioni  da seguire, la parola viene dal matematico arabo Mohammed ibn-Musa al-Khwarizmi vissuto 1200 anni fa

Il meccanismo della domanda e dell’offerta genera mostri. Nel cosiddetto libero mercato, in televisione, del mondo della cultura e dell’impresa, persino della vita privata. Adeguarsi a quello che “la gente” vuole – o a quello che pensiamo che voglia da noi – peggiora la qualità di entrambi i fattori: diventano sempre più scadenti sia il desiderio che il prodotto, una gara al ribasso. Fin dalle medie mandiamo a memoria “la legge della domanda e dell’offerta” che genera naturalmente, dice il libro, l’“equilibrio di mercato”: quantità domandata e fornita vanno in pari.

Non dice però, il sussidiario, a che livello di qualità si colloca il pareggio. Lo vediamo: si colloca agli strepiti, ai ciarlatani, agli stracci. Parliamo di stracci. C’è questo colosso cinese di ultra fast-fashion: un tipo esperto di big data studia un algoritmo per vedere cosa “funziona”. Processa miliardi di foto, didascalie, chat sui social per misurare i desideri ogni mezz’ora. Di seguito fa produrre a prezzi bassissimi (immaginiamo dunque chi taglia e cuce, in quali condizioni) capi letteralmente copiati ai grandi marchi, ma con materiali miseri. Ne immette sul mercato fino a settemila di nuovi al giorno.

Se decollano continua, se no cambia. Miliardi di persone comprano a due soldi: niente negozi, è tutto on line, la sua app è più scaricata di Amazon. Gli acquirenti ne vogliono sempre di più, cambiano sempre più spesso. La vita media di un prodotto è di tre ore. Se il prodotto è un para-pensatore vale tre mesi, poi avanti un altro. La possibilità di generare domanda, di offrire qualcosa che ancora non c’è e che dunque “la gente” non sa di volere, è scomparsa. Si può solo replicare, nel libero mercato. Copiare, rifare.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Il dissidente

Il dissidente
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La prima cosa bella di martedì 3 maggio 2022 è il dissidente, una figura retorica che interrompe il discorso del potere, lo manda a capo rischiando l'intervento del tasto "cancella".

Il dissidente è stato un mito della nostra gioventù. Era sovietico, scriveva romanzi, languiva in Siberia. Molti hanno pensato (o si sono illusi) che fosse un'esclusiva di quelle latitudini. Invece è universale. Ci sono dissidenti ovunque ci sia una linea. La spezzano. Se non hanno ragione, hanno comunque ragione di esistere. Un ambiente che non li tolleri non è che non sia democratico, è semplicemente invivibile.

Il dissidente è una garanzia per tutti, per chi è d'accordo oggi ma potrebbe non esserlo domani; per chi lo è su questo, ma si vuole riservare di esserlo su quello. Non è dissidente chi trae vantaggio dall'esibizione del proprio pensiero: il dissidente non ricava, paga. Ha una purezza ideale, anche quando le sue idee non sono pure.

 

Una società o una qualunque organizzazione che non consente la dissidenza non promuove una visione del mondo, ma il proprio sguardo e basta. Oggi limita l'opposizione, domani la elimina e poi quel che succede lo sapete già. 

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