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PAVIA “PICCOLA PARIGI”

“MISTERO A BEREGUARDO” ROMANZO A PUNTATE (479^)

(mini racconto (865) del 3 maggio 2021)   DINO SECONDO BARILI

L’AMORE A PAVIA (156^ puntata) 

“IL CASTELLO DI BEREGUARDO” (quinta puntata)

Possedere un Castello non è da tutti. Quando una località ne possiede uno può chiamarsi fortunata e orgogliosa: ha una fortuna in casa. Ha una miniera di informazioni a cui attingere … e, soprattutto, ha IL MISTERO. Che cos’è che aleggia, infatti, in un Castello? Il MISTERO, l’ignoto, il non conosciuto, il segreto dei segreti. Come mai il Castello di Bereguardo ha una sola Porta per entrare e per uscire? Possibile che ciò si avvenuto per caso? No, non è avvenuto per caso … è avvenuto per scelta dell’ideatore, il Progettista (si direbbe oggi) e lo ha fatto di proposito perché così doveva essere. Un Castello di diecimila metri quadrati … con una sola Porta per entrare e per uscire? Con un Ponte Levatoio? Un Corpo di Guardia (armato) davanti al Ponte Levatoio? … L’idea fondamentale doveva essere … chi c’è dentro, è dentro … chi è fuori, resta fuori. L’interno del Castello di Bereguardo era un luogo da sogno … riservato ad una elite di Personalità Potenti, di Privilegiati … con lussi che non avevano uguali. Serviti da Personale altamente qualificato e fidato. Qualsiasi cosa vedessero … TENEVANO LA BOCCA CHIUSA. Sotterranei pieni di ogni ben di Dio … e infiniti segreti … Secondo Piano, il solo che vediamo oggi, dove ci sono gli Uffici del Comune, “parte nobile” … e, intorno, sui quattro lati le Mura Merlate (che arrivavano al cielo) con il camminamento per le Guardie armate a difesa del “gioiello dei Visconti”. Ogni cosa, però, ha dei tempi. Un Castello viene ideato e costruito … arredato  secondo le necessità … delle Personalità alle quali si deve dare ospitalità … con camere lussuose, comodità di ogni genere. Gli Ospiti sono il fior fiore della nobiltà di Milano, Personalità provenienti dall’estero e che, una volta tornati nei paesi di origine, sono tenuti a raccontare “la Bereguardo da sogno che hanno visto” Ogni Castello raggiunge il massimo splendore … Bereguardo lo ha raggiunto  tra il 1420 al 1447, data di morte del Duca Filippo Maria Visconti. Nel 1430, il Duca Filippo Maria Visconti è a Bereguardo per uno dei suoi soggiorni in compagnia dell’amante Agnese Del Maino e poche Personalità Potenti (alcune milanesi, altre, Ambasciatori provenienti da altre parti per trattative segrete). A mezzogiorno del 20 maggio del 1430, al Corpo di Guardia situato davanti al Ponte Levatoio del Castello, si presenta una donna vecchia, con vestiti stracciati e capelli al vento, sembra una Strega. Le Guardie non la vogliono neppure ascoltare e qui comincia l’imprevisto. Ad un tratto le Guardie perdono la voce e devono chiedere aiuto con segni al Capo delle Guardie il quale si rende conto che la “vecchia” ha dei poteri. Preferisce non correre rischi e accetta il dialogo. “Desidero parlare personalmente con il Duca Filippo Maria Visconti” Il Capo delle Guardie cerca di spiegarsi. Non è possibile parlare. Il Duca non vuole essere disturbato. Niente da fare. La “vecchia” ripete la domanda. “Desidero parlare personalmente con il Duca Filippo Maria Visconti” Dopo la domanda il Capo delle Guardie sente una fitta all’inguine (come se avesse preso un calcio nel basso ventre). Capisce che deve agire se non vuole guai maggiori. Chiede alla vecchia di aspettare. Con fatica si reca dentro al Castello e parla con il Segretario Privato di Filippo Maria il quale si mostra reticente … dopo poco, però, anche lui sente delle fitte al basso ventre. Non ha altra scelta. Accetta che la vecchia possa vedere il Duca Filippo Maria Visconti. A quell’epoca sapevano che c’erano le Streghe … donne libere, che non rispettavano alcuna legge (se non la loro). Finalmente, la “vecchia” viene messa a confronto con Filippo Maria … ed in quel momento la “vecchia” si trasforma in una … “bellissima ragazza dai capelli rossi … completamente nuda”. Il Duca ha 38 anni … non è al massimo delle sue qualità fisiche … Anzi, per fortuna  c’è il suo Segretario Personale … altrimenti non avrebbe neanche notato il cambiamento della “vecchia trasformatasi in bellissima ragazza dai capelli rossi” … lunghi spioventi sulla schiena. Anzi, è proprio il Segretario Personale a subire lo shock. Riesce solo ad afferrare le parole chiare della vecchia diventata ragazza dai capelli rossi. “Duca, se vuole avere salva la vita … deve subito sbarazzarsi del Conte Ivan. Non è quello che dice di essere. E’ il suo Sosia. Non deve lasciarsi incantare dalle sue credenziali. Sono false. Se vuole, me ne occupo io. Dica che posso accompagnarlo nel Bosco della Zelata dove si trovano i Fagiani Reali … Il Conte Ivan ne è affascinato. Al resto ci penso io” Il Duca Filippo Maria non apre neppure bocca. Ci pensa il Segretario Personale ad accettare. Avvisa il Conte Ivan il quale, appena vede la ragazza dai capelli rossi, diventa un ebete, senza più autonomia. Segue la ragazza dai capelli rossi senza fiatare. In un Castello come quello di Bereguardo nel 1430 c’era tutto e di più. C’era un recinto con le stalle per i migliori cavalli del Ducato di Milano … a disposizione del Duca e dei suoi Ospiti. La ragazza dei capelli rossi ha chiesto ed ottenuto il miglior cavallo del Duca. E’ salita in groppa. Dietro di lei … il Conte Ivan. Il Portone del Castello si è aperto ed il cavallo con i suoi due cavalieri in groppa si è lanciato in una corsa sfrenata verso i boschi della Zelata. Qualche lettore penserà che quanto scritto è poco più di una favola … No, non è una favola. La vecchia Strega … non era solo una Strega, ma la Regina delle Streghe: A.ria. A.ria aveva delle capacità tali che poteva trasformarsi all’istante in qualsiasi essere. Di solito prediligeva trasformarsi in “ragazza dai capelli rossi” … Quando A.ria si è trovata nel bosco della Zelata … si è trasformata in serpente lungo tre metri … velenosissimo. Ha punto la mano destra del Conte Ivan il quale è morto all’istante. Perché tutto questo? Perché una leggenda popolare locale parla … di un Conte Ivan … che si è innamorato pazzamente di una “ragazza di Zelata dai capelli rossi … la quale si è trasformata in serpente e lo ha avvelenato alla mano destra” Mai prendere le leggende locali come fantasie del popolo. La storia è una cosa seria. Le Streghe, pure.    

“LE STORIE DEL CASTELLO DI BEREGUARDO”  VERRANNO RACCOLTE IN UN FASCICOLO CON I DISEGNI DI TERESA RAMAIOLI e sarà messo a disposizione di eventuali lettori. Scrivere a (dinobarili@libero.it). Solo mail.

Le storie di Lucrezia continueranno domani, 4 maggio 2021,(156^puntata)

Miniracconto (865) del  3 maggio 2021 – DINO SECONDO BARILI

(dinobarili@libero.it) DISEGNO DI

TERESA RAMAIOLI

 

 

 

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PAVIA “PICCOLA PARIGI”

“MISTERO A BEREGUARDO” ROMANZO A PUNTATE (478^)

(mini racconto (864) del 2 maggio 2021)   DINO SECONDO BARILI

L’AMORE A PAVIA (155^ puntata) 

“IL CASTELLO DI BEREGUARDO” (quinta puntata)

Diceva il Saggio che “Non basta avere un Castello … bisogna anche conoscerne la sua storia, il suo passato, perché, CHI HA UN PASSATO, HA ANCHE UN FUTURO” Bereguardo non può lamentarsi. Lo Stregone Vidia non lo perde mai di vista. E’ la sua casa, il suo passato, il suo futuro. Anche se le truppe (lasciamo perdere) del Maresciallo Francese Crequì (1635) ha ridotto il Castello di Bereguardo nello stato in cui vediamo, ci sono sempre gli Scrittori che esaltano le antiche gesta, le figure mitiche, i fatti salienti … come quello della Congiura contro il Duca Filippo Maria Visconti del 1425. Per fortuna che Agnese Del Maino ha avuto un sogno premonitore. Il Sosia di Filippo Maria ci ha lasciato la vita, ma faceva parte dei rischi del ruolo rivestito. Il nome del mandante di quell’omicidio (un importante Affittuario di una delle diciannove Cascine) non è mai venuto a galla. La “Voce del popolo” diceva, però,  che c’era di mezzo una donna sposata, ventenne, bellissima, la quale, oltre al legittimo marito, aveva due spasimanti che la corteggiavano spassionatamente.  Uno dei due non vedeva l’ora di eliminare il concorrente. La “voce del popolo” diceva anche, che della faccenda, Filippo Maria cercava in tutti i modi di lavarsi le mani (come Ponzio Pilato). Trattandosi, però, di nomi importanti … la questione è stata messa a tacere. Eppure nei Sotterranei del Castello di Bereguardo … c’era l’ARCHIVIO meglio organizzato con una infinità di documenti suddivisi in ordine cronologico, mese per mese, anno per anno. Un Archivista Sovrintendente faceva le veci del Duca Filippo Maria Visconti il quale ordinava  quali documenti conservare e quali eliminare. Purtroppo, nell’assalto al Castello del 1635 … anche l’Archivio è stato incendiato e distrutto … Anche in quell’occasione una persona ci ha lasciato la vita: l’Archivista. Oggi, i sotterranei del Castello di Bereguardo sono quasi completamente ostruiti … ma la storia è sempre ricca di sorprese. Oltre agli Archivi ufficiali … ci sono gli Archivi privati. Documenti, diari, lettere confidenziali che raccontano la Storia del Castello … come quella del 30 aprile 1430. Il Castello di Bereguardo non era il posto più tranquillo … tutti sospettavano di tutti. Il motivo era semplice. Da parecchio tempo tra il personale del Castello (e i quattrocento abitanti di Bereguardo) girava un “oroscopo” falso in cui si diceva che il Duca Filippo Maria Visconti sarebbe stato ucciso proprio nel Maniero Bereguardino il 30 aprile 1430. In quel periodo, il Duca si trovava nel Castello con la sua amante Agnese Del Maino. La tensione si tagliava con il coltello, tutti erano allerta e sospettosi l’un l’altro … Il 30 aprile 1430, di buon mattino è arrivata davanti al Corpo di Guardia del Castello, la Compagnia Teatrale che periodicamente doveva fare un certo numero di Spettacoli. Il Capo delle Guardie ha controllato visivamente ogni singolo componente … tutti conosciuti, meno uno: un giovane alto, biondo, occhi azzurri … fisico atletico … sguardo che incantava, da autentico Attore. Il Capo delle Guardie lo ha subito arrestato. Lo ha portato nella “Camera delle Torture e dei Supplizi” nei Sotterranei del Castello ed ha cercato di farlo parlare, fargli dire che era il Sicario che doveva uccidere il Duca Filippo Maria Visconti. Naturalmente dalla bocca del Attore, il cui corpo sanguinava abbondantemente, non è uscito una sola parola. Non avendo ottenuto alcun risultato il corpo dell’Attore è stato dato in pasto alla muta di cani affamati che era sempre presente nel Castello. Dell’Attore … è rimasta solo una mano. Il Capo delle Guardie l’ha raccolta e appesa davanti alla Porta d’Ingresso del Castello … Per sette giorni, quella mano ha continuato a gocciolare sangue … come fosse viva. Il 30 aprile 1430 era ormai passato. La vita del Duca era salva … ma quella mano era sempre lì a raccontare un dramma che lasciava sbigottiti. La domanda era per tutti la stessa “Quell’Attore, in realtà, chi era?” Poteva una mano sanguinare per sette giorni di seguito? Poteva una mano sanguinare per sette giorni … e poi scomparire come non fosse mai esistita?” Il popolo non dimentica … la sua memoria continua nel tempo. Ogni anno a Bereguardo c’era la FIERA … e dal 1431 per molti anni … durante il periodo della FIERA, tra la folla, c’era sempre un giovane alto, biondo, occhi azzurri … fisico atletico … sguardo che incantava, da autentico Attore. La gente era senza parole, stupefatta … il giovane ERA SENZA LA MANO SINISTRA. Si dice che la “voce del popolo è la voce di Dio” … ma i misteri del Castello di Bereguardo non finiscono di stupire. Anche oggi, 2021. Nel bellissimo Cortile interno del Castello di Bereguardo giungono tantissimi Visitatori … tutti vogliono sapere, vogliono vedere. Le Sette Panchine di granito sulle quali è possibile sedersi, i Visitatori trovano spesso un piacevole momento di relax. Due anni fa (prima della Pandemia che ha sconvolto la vita di molte persone) a Bereguardo, è giunta una Miss inglese … una trentenne da fine del mondo in visita in Italia. Prima di partire dall’Inghilterra si era fatta fare l’oroscopo dal suo Astrologo di fiducia. Nell’oroscopo c’era chiaramente scritto  “Devi visitare il Castello di Bereguardo … lì incontrerai l’amore, l’uomo che si incontra una sola volta nella vita” Ebbene, parecchi lettori arricceranno il naso … ma quella Miss inglese, si è seduta su una delle Sette Panchine … e mentre, si guardava intorno per cercare di immaginare il Castello di Bereguardo all’epoca del Duca Filippo Maria Visconti … è entrato nel Cortile un Signore cinquantenne … favolosamente distinto … da Attore-Regista. Infatti, non solo l’Attore-Regista ha messo gli occhi sulla Miss inglese … ma era proprio la donna che cercava quale Protagonista del film che stava preparando per una Produzione Toscana. Inutile dire che la Miss Inglese e l’Attore-Regista si sono innamorati e sono convolati a giuste nozze. Si, perché non basta innamorarsi … nella vita, bisogna prendere la decisione giusta al momento giusto. Il Castello di Bereguardo è un luogo magico dove può accadere di tutto … anche e soprattutto l’amore. A domani nuove storie.          

“LE STORIE DEL CASTELLO DI BEREGUARDO”  VERRANNO RACCOLTE IN UN FASCICOLO CON I DISEGNI DI TERESA RAMAIOLI e sarà messo a disposizione di eventuali lettori. Scrivere a (dinobarili@libero.it). Solo mail.

Le storie di Lucrezia continueranno domani, 3 maggio 2021,(155^puntata)

Miniracconto (864) del  2 maggio 2021 – DINO SECONDO BARILI

(dinobarili@libero.it) DISEGNO DI

TERESA RAMAIOLI 

 

 

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PAVIA “PICCOLA PARIGI”

“MISTERO A BEREGUARDO” ROMANZO A PUNTATE (478^)

(mini racconto (864) del 2 maggio 2021)   DINO SECONDO BARILI

L’AMORE A PAVIA (155^ puntata) 

“IL CASTELLO DI BEREGUARDO” (quinta puntata)

Diceva il Saggio che “Non basta avere un Castello … bisogna anche conoscerne la sua storia, il suo passato, perché, CHI HA UN PASSATO, HA ANCHE UN FUTURO” Bereguardo non può lamentarsi. Lo Stregone Vidia non lo perde mai di vista. E’ la sua casa, il suo passato, il suo futuro. Anche se le truppe (lasciamo perdere) del Maresciallo Francese Crequì (1635) ha ridotto il Castello di Bereguardo nello stato in cui vediamo, ci sono sempre gli Scrittori che esaltano le antiche gesta, le figure mitiche, i fatti salienti … come quello della Congiura contro il Duca Filippo Maria Visconti del 1425. Per fortuna che Agnese Del Maino ha avuto un sogno premonitore. Il Sosia di Filippo Maria ci ha lasciato la vita, ma faceva parte dei rischi del ruolo rivestito. Il nome del mandante di quell’omicidio (un importante Affittuario di una delle diciannove Cascine) non è mai venuto a galla. La “Voce del popolo” diceva, però,  che c’era di mezzo una donna sposata, ventenne, bellissima, la quale, oltre al legittimo marito, aveva due spasimanti che la corteggiavano spassionatamente.  Uno dei due non vedeva l’ora di eliminare il concorrente. La “voce del popolo” diceva anche, che della faccenda, Filippo Maria cercava in tutti i modi di lavarsi le mani (come Ponzio Pilato). Trattandosi, però, di nomi importanti … la questione è stata messa a tacere. Eppure nei Sotterranei del Castello di Bereguardo … c’era l’ARCHIVIO meglio organizzato con una infinità di documenti suddivisi in ordine cronologico, mese per mese, anno per anno. Un Archivista Sovrintendente faceva le veci del Duca Filippo Maria Visconti il quale ordinava  quali documenti conservare e quali eliminare. Purtroppo, nell’assalto al Castello del 1635 … anche l’Archivio è stato incendiato e distrutto … Anche in quell’occasione una persona ci ha lasciato la vita: l’Archivista. Oggi, i sotterranei del Castello di Bereguardo sono quasi completamente ostruiti … ma la storia è sempre ricca di sorprese. Oltre agli Archivi ufficiali … ci sono gli Archivi privati. Documenti, diari, lettere confidenziali che raccontano la Storia del Castello … come quella del 30 aprile 1430. Il Castello di Bereguardo non era il posto più tranquillo … tutti sospettavano di tutti. Il motivo era semplice. Da parecchio tempo tra il personale del Castello (e i quattrocento abitanti di Bereguardo) girava un “oroscopo” falso in cui si diceva che il Duca Filippo Maria Visconti sarebbe stato ucciso proprio nel Maniero Bereguardino il 30 aprile 1430. In quel periodo, il Duca si trovava nel Castello con la sua amante Agnese Del Maino. La tensione si tagliava con il coltello, tutti erano allerta e sospettosi l’un l’altro … Il 30 aprile 1430, di buon mattino è arrivata davanti al Corpo di Guardia del Castello, la Compagnia Teatrale che periodicamente doveva fare un certo numero di Spettacoli. Il Capo delle Guardie ha controllato visivamente ogni singolo componente … tutti conosciuti, meno uno: un giovane alto, biondo, occhi azzurri … fisico atletico … sguardo che incantava, da autentico Attore. Il Capo delle Guardie lo ha subito arrestato. Lo ha portato nella “Camera delle Torture e dei Supplizi” nei Sotterranei del Castello ed ha cercato di farlo parlare, fargli dire che era il Sicario che doveva uccidere il Duca Filippo Maria Visconti. Naturalmente dalla bocca del Attore, il cui corpo sanguinava abbondantemente, non è uscito una sola parola. Non avendo ottenuto alcun risultato il corpo dell’Attore è stato dato in pasto alla muta di cani affamati che era sempre presente nel Castello. Dell’Attore … è rimasta solo una mano. Il Capo delle Guardie l’ha raccolta e appesa davanti alla Porta d’Ingresso del Castello … Per sette giorni, quella mano ha continuato a gocciolare sangue … come fosse viva. Il 30 aprile 1430 era ormai passato. La vita del Duca era salva … ma quella mano era sempre lì a raccontare un dramma che lasciava sbigottiti. La domanda era per tutti la stessa “Quell’Attore, in realtà, chi era?” Poteva una mano sanguinare per sette giorni di seguito? Poteva una mano sanguinare per sette giorni … e poi scomparire come non fosse mai esistita?” Il popolo non dimentica … la sua memoria continua nel tempo. Ogni anno a Bereguardo c’era la FIERA … e dal 1431 per molti anni … durante il periodo della FIERA, tra la folla, c’era sempre un giovane alto, biondo, occhi azzurri … fisico atletico … sguardo che incantava, da autentico Attore. La gente era senza parole, stupefatta … il giovane ERA SENZA LA MANO SINISTRA. Si dice che la “voce del popolo è la voce di Dio” … ma i misteri del Castello di Bereguardo non finiscono di stupire. Anche oggi, 2021. Nel bellissimo Cortile interno del Castello di Bereguardo giungono tantissimi Visitatori … tutti vogliono sapere, vogliono vedere. Le Sette Panchine di granito sulle quali è possibile sedersi, i Visitatori trovano spesso un piacevole momento di relax. Due anni fa (prima della Pandemia che ha sconvolto la vita di molte persone) a Bereguardo, è giunta una Miss inglese … una trentenne da fine del mondo in visita in Italia. Prima di partire dall’Inghilterra si era fatta fare l’oroscopo dal suo Astrologo di fiducia. Nell’oroscopo c’era chiaramente scritto  “Devi visitare il Castello di Bereguardo … lì incontrerai l’amore, l’uomo che si incontra una sola volta nella vita” Ebbene, parecchi lettori arricceranno il naso … ma quella Miss inglese, si è seduta su una delle Sette Panchine … e mentre, si guardava intorno per cercare di immaginare il Castello di Bereguardo all’epoca del Duca Filippo Maria Visconti … è entrato nel Cortile un Signore cinquantenne … favolosamente distinto … da Attore-Regista. Infatti, non solo l’Attore-Regista ha messo gli occhi sulla Miss inglese … ma era proprio la donna che cercava quale Protagonista del film che stava preparando per una Produzione Toscana. Inutile dire che la Miss Inglese e l’Attore-Regista si sono innamorati e sono convolati a giuste nozze. Si, perché non basta innamorarsi … nella vita, bisogna prendere la decisione giusta al momento giusto. Il Castello di Bereguardo è un luogo magico dove può accadere di tutto … anche e soprattutto l’amore. A domani nuove storie.          

“LE STORIE DEL CASTELLO DI BEREGUARDO”  VERRANNO RACCOLTE IN UN FASCICOLO CON I DISEGNI DI TERESA RAMAIOLI e sarà messo a disposizione di eventuali lettori. Scrivere a (dinobarili@libero.it). Solo mail.

Le storie di Lucrezia continueranno domani, 3 maggio 2021,(155^puntata)

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(dinobarili@libero.it) DISEGNO DI

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PAVIA “PICCOLA PARIGI”

“MISTERO A BEREGUARDO” ROMANZO A PUNTATE (477^)

(mini racconto (863) del 1 maggio 2021)   DINO SECONDO BARILI

L’AMORE A PAVIA (154^ puntata) 

“IL CASTELLO DI BEREGUARDO” (quarta puntata)

Raccontare un Castello non è facile, soprattutto quando ci sono in gioco dei Personaggi importanti come il Duca Filippo Maria Visconti (1392 – 1447) che ha lasciato un orma profonda nella storia di Milano, della Lombardia, e un po’ in tutta Italia. Ogni tanto il Duca era nel Castello di Bereguardo per sfuggire a qualche situazione pericolosa … con la sua amante Agnese Del Maino che lo seguiva come un ombra. Del resto nel 1425, Filippo Maria aveva trentatre anni … Agnese Del Maino ne aveva quattordici. Il lettore non si faccia delle cattive idee … Filippo Maria aveva bisogno di essere assistito continuamente … per i suoi problemi fisici e mentali. Non riusciva a stare in piedi per lungo tempo, era miope e non riconosceva le persone che aveva davanti. Ecco Agnese, abile, intelligentissima, pronta a mettere Filippo Maria a proprio agio … in ogni circostanza. Anche in occasione della richiesta di Frate Agostino … per l’inaugurazione della Cappella … prima Chiesa di Bereguardo. La Cappella era bellissima … era il risultato del contributo dei diciannove affittuari delle Cascine i quali volevano mettere in mostra il proprio contributo nei confronti del “Titolare” della loro fortuna. Inoltre c’erano le “Signore Mogli degli Affittuari” che volevano assolutamente mostrarsi in pubblico davanti al Signore di Milano … nel lusso e nel confronto con le altre “Mogli pari grado” … anzi, no. Frate Agostino ha dovuto ingoiare molti rospi prima di stilare l’ultimo aggiornato elenco “dell’ordine di precedenza” … La più agguerrita è stata la Signora Paola … la bellissima ventenne moglie del più importante Affittuario, il Signor Prospero,il quale aveva fissato dei “paletti ben precisi” (“o così, o così”). Il Destino, poi pensa al resto. Infatti, il giorno prima che si svolgesse l’inaugurazione della Cappella di Bereguardo … Agnese Del Maino ha fatto un sogno. Ha sognato di svegliarsi e trovarsi con gli abiti totalmente sporchi di sangue. Le persone che occupano i livelli più alti della società sono sempre “sul chi vive”, preoccupati per ogni cosa possa capitare. Agnese ne ha parlato subito con Filippo Maria … il quale ha chiamato a rapporto il suo Astrologo personale, lo Stregone Vidia. Lo Stregone Vidia si è presentato con il volto coperto da una maschera che aumentava l’autorità ed il valore. Lo Stregone si è fatto raccontare il sogno da Agnese e, dopo una serie di “movimenti rituali” ha sentenziato. “Il Duca non deve partecipare all’inaugurazione  della Cappella perché a Bereguardo è in corso una congiura per assassinarlo” Immaginarsi in quale situazione si è trovato il Duca Filippo Maria e Agnese Del Maino. Il Signore di Milano ha lasciato subito Bereguardo su una delle tre carrozze per rifugiarsi nel Castello di Abbiategrasso … lasciando il posto al suo Sosia … un Funzionario Ducale che aveva le stesse caratteristiche di Filippo Maria e lo imitava perfettamente in ogni suo movimento. Nessuno si è accorto di nulla. L’inaugurazione della Cappella di Bereguardo è avvenuta secondo l’organizzazione faticosamente stilata da Frate Agostino. La Cappella era addobbata alla perfezione. Il Corteo si è mosso dal Castello verso la Cappella … in modo perfetto … seguito dal Duca. Non era molto numeroso perché sia gli Affittuari, sia le loro Mogli dovevano avere lo spazio per il loro sfarzo e la loro opulenza. Il Duca era attorniato dalle Guardie del Corpo, una elite di personaggi che avrebbero dato la vita per il loro Signore. Quando il Corteo stava per entrare nella Cappella … un Messaggero nei suoi vestiti sgargianti, dopo essere sceso di corsa dal Castello, ha raggiunto il Corteo … Si è avvicinato al Duca (ne aveva il diritto di precedenza) … e con atto fulmineo, ha trafitto al cuore il Signore di Milano, o meglio, il personaggio che lo rappresentava … appunto il Sosia. L’uomo è caduto a terra in un lago di sangue … la voce si è sparsa in un baleno. Il Corteo si sciolto all’istante, le urla delle “Mogli degli Affittuari” sono andate al cielo … il Messaggero … è stato passato a fil di spada dalle Guardie del Corpo di Filippo Maria Visconti … ed è stato appeso, per i piedi, ad un gancio in ferro che si trovava davanti alla Porta d’Ingresso del Castello. Nel 1425, a Bereguardo … c’era la regola del “do ut des” … “tu fai una cosa a me … io faccio una cosa a te”. La legge, poi era quella “del più forte” … Più forte dei Visconti non c’era nessuno. E non finiva mai. C’era sempre qualcuno nell’ombra che cercava il colpevole del fatto o dei fatti. Bereguardo, Pavia, Abbiategrasso, Binasco o Milano … c’era sempre qualcuno che spiava, raccoglieva notizie, faceva ragionamenti, congetture, tirava delle conclusioni. Il fatto che a lasciarci la vita fosse il Duca o il suo Sosia non cambiava la sostanza dell’atto. Tutti gli Affittuari si sentivano in pericolo, oggetto di indagine … qualcuno di loro sapeva e non ha parlato, qualche  altro era sicuramente implicato nell’omicidio. La verità sarebbe comunque venuta a galla. Era solo questione di tempo. L’unico che è rimasto senza parole è stato Frate Agostino … Frate idealista, ingenuo … che credeva nel suo sogno di “amore universale”, un amore che era solo una sua fissazione … un fatto personale come ne esistono tanti e che fanno parte della storia dell’uomo. Intanto, la macchina della giustizia aveva iniziato il suo corso. Il Duca Filippo Maria Visconti aveva già ricevuto i Messaggeri da Bereguardo che lo avevano informato di ogni particolare. Aveva già dato ordine di cercare la verità … ovunque essa fosse. Del resto, a quell’epoca, nel Ducato di Milano c’erano tantissime “Spie” (no, prego, informatori). Anche noi siamo curiosi di sapere cosa c’era nel Castello di Bereguardo nel 1425. Sapere perché, per esempio, il Castello ha una sola entrata, con il Ponte Levatoio sopra al fossato che era solo (ed è) un’opera di difesa inerte. Non è mai stato allagato. Domanda: Può un Castello imponente, di diecimila metri quadrati, avere solo una sola apertura per entrare e per uscire? Come minimo doveva avere una “via di fuga” … dove? Quale? Perché? … lo sapremo domani insieme alle molte domande che questa storia racchiude.

“LE STORIE DEL CASTELLO DI BEREGUARDO”  VERRANNO RACCOLTE IN UN FASCICOLO CON I DISEGNI DI TERESA RAMAIOLI e sarà messo a disposizione di eventuali lettori. Scrivere a (dinobarili@libero.it). Solo mail.

Le storie di Lucrezia continueranno domani, 2 maggio 2021,(154^puntata)

Miniracconto (863) del  1 maggio 2021 – DINO SECONDO BARILI

(dinobarili@libero.it) DISEGNO DI

TERESA RAMAIOLI 

 

 

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PAVIA “PICCOLA PARIGI”

“MISTERO A BEREGUARDO” ROMANZO A PUNTATE (476^)

(mini racconto (862) del 30 aprile 2021)   DINO SECONDO BARILI

L’AMORE A PAVIA (153^ puntata) 

“IL CASTELLO DI BEREGUARDO” (terza puntata)

Il 23 Novembre 1425, il Duca Filippo Maria Visconti (1392 – 1447) ha firmato l’autorizzazione a costruire la prima Chiesa in Bereguardo, nello spazio dove si trova ora la Chiesa Parrocchiale. Non era una grande Cappella, ma era quanto di meglio per i quattrocento abitanti dell’allora paesello sparso … nato intorno alle mura dell’enorme Castello, con due vie che allora si chiamavano, Via Sant’Antonio e Via Prestino Vecchio. Non solo. Il Duca aveva autorizzato Frate Agostino a richiedere operai e materiale agli Affittuari delle diciannove Cascine di cui era proprietario il Castello di Bereguardo. A parole gli Affittuari erano disposti a dare tutto … ma subito dopo sono cominciati i guai. “Se ci sta Lui, non ci sto Io” Tutti gli Affittuari avevano dei conti in sospeso l’un l’altro … per via dei “matrimoni combinati” (per interesse). Del resto, tutti gli Affittuari erano imparentati tra loro … e valeva il principio “parenti serpenti” Dopo una infinità di discussioni stressanti … alla fine, Frate Agostino è riuscito a costruire la Cappella … bellissima. Ora, si trattava di inaugurarla, alla presenza del Duca Filippo Maria Visconti, il quale era dubbioso. E qui sono cominciati guai seri. Per capire la situazione è necessario fare un breve quadro. Il periodo di massimo splendore del Castello di Bereguardo è stato tra il 1400 il 1447, anno della morte del Duca. In quel periodo il Castello era costruito sui quattro lati di cento metri per lato, con mura alte dieci metri … merlate. Lungo tutto il perimetro all’altezza dei merli, c’era un camminamento sul quale giorno e notte si muovevano le Guardie pronte a sventare eventuali assalti. Già … gli assalti! Qualche lettore arriccerà il naso, ma a quell’epoca assaltare un Castello era la cosa più facile di questo mondo. I lestofanti armati di arpioni fissati a lunghe corde … li lanciavano tra i merli … e nel giro di pochissimo tempo, gli assalitori erano dentro al Castello. Ecco perché di notte, all’altezza dei merli, lungo tutto il perimetro, c’erano le torce accese … e le Guardie con gli occhi aperti pronte ad intervenire. Lo spettacolo del Castello illuminato di notte dalle torce, d’altro canto, era uno spettacolo affascinante e strano. Da una parte, la sicurezza di essere in un ambiente da sogno, protetto … dall’altra di trovarsi faccia a faccia con il lestofante di turno, l’assalitore senza scrupoli, pronto a fare qualsiasi malefatta pur di fare e arraffare ciò che poteva. Questa continua tensione era latente, palpabile in ogni Castello … in quello di Pavia, Binasco, Abbiategrasso … e naturalmente (e forse anche di più) nel Castello di Bereguardo dove “la voce popolare” raccontava di beni, prelibatezze alimentari, lusso sfrenato … bellissime donne che solo il Duca poteva vedere. Lo stesso Duca Filippo Maria Visconti, viveva nella paura di essere sequestrato e fatto fuori. Secondo una leggenda (ma non è una leggenda), quando il Duca Filippo Maria si spostava da un posto all’altro, si muovevano contemporaneamente, tre carrozze identiche … in direzioni diverse. Nessuno sapeva mai su quale carrozza si trovasse il Duca. Inoltre, Filippo Maria, non era il massimo della virilità e del coraggio … Piuttosto piccolo (non raggiungeva l’uno e sessanta) piuttosto tarchiato, discretamente miope … con parecchie fissazioni. Tra le fissazioni, c’era quella di farsi fare “l’oroscopo ogni giorno” (tutti i giorni) dal proprio Astrologo personale, (soprannominato Stregone Vidia),  che abitava stabilmente nei sotterranei del Castello di Bereguardo. Per fortuna che accanto al Duca c’era la sua amante, AGNESE DEL MAINO (1411 – 1465) … (donna intelligentissima, che non lo perdeva mai di vista … madre della sua unica figlia (vivente) BIANCA MARIA VISCONTI   che è andata sposa di FRANCESCO SFORZA. Con un quadro di questo genere nessuno viveva tranquillo. Il Castello di Bereguardo fin che lo si guardava da fuori era un sogno …  Frate Agostino ha fatto costruire la Cappella e l’inaugurazione si è svolta in modo drammatico. Lo racconteremo domani

“LE STORIE DEL CASTELLO DI BEREGUARDO” … VERRANNO RACCOLTE IN UN FASCICOLO CON I DISEGNI DI TERESA RAMAIOLI

… e sarà messo a disposizione di eventuali lettori.

Scrivere a (dinobarili@libero.it)

Le storie di Lucrezia continueranno domani, 1 maggio 2021,(153^puntata)

Miniracconto (862) del  30 aprile 2021 – DINO SECONDO BARILI

(dinobarili@libero.it) DISEGNO DI

TERESA RAMAIOLI

 

 

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PAVIA “PICCOLA PARIGI”

“MISTERO A BEREGUARDO” ROMANZO A PUNTATE (475^)

(mini racconto (861) del 29 aprile 2021)   DINO SECONDO BARILI

L’AMORE A PAVIA (152^ puntata) 

“IL CASTELLO DI BEREGUARDO” (seconda puntata)

Quando una persona vede per la prima volta il Castello di Bereguardo si fa inevitabilmente delle domande. La prima: “Come mai è stato costruito il Castello proprio dove si trova?” Ecco la risposta. Nel 1300 il potere della Famiglia Visconti si stava espandendo a macchia d’olio. Dove i Visconti mettevano gli occhi si impadronivano di qualsiasi cosa. La prima cosa a cadere nelle mani dei Visconti, è stata “La Grangia della Zelata”, una proprietà di diecimila pertiche di terreno (circa) che costeggiava (e costeggia) la riva sinistra del fiume Ticino … boschi, acquitrini, campi coltivati … soprattutto ricca di selvaggina di cui i Visconti erano ghiotti. La Grangia era di proprietà dei Monaci di Morimondo, ma di fronte ai Visconti non potevano fare nulla. I Visconti l’hanno incamerata … e i Monaci sono rimasti a guardare (d’altro canto cosa potevano fare?) I Visconti avevano il coltello dalla parte del manico. Gestire una “Grangia” di diecimila pertiche di terreno … richiede potere e anche “denaro fresco, immediato” I Visconti erano gente pratica, nulla lasciavano al caso. Tra Vigevano e Pavia l’unico attraversamento del Fiume Ticino era, ed è, al Ponte di Barche di Bereguardo, sulla strada Garlasco, San Biagio (Ponte di Barche) Bereguardo. Il tratto da San Biagio alla prima rampa di Bereguardo è “area golenale”. Il Fiume Ticino l’ha sempre allagata ogni volta che andava in piena. Prima del 1300, l’area golenale si poteva attraversare a piedi. Il fiume si allargava in mille rigagnoli (fossi). Da sempre, da diecimila e più anni, gli uomini si sono sempre mossi su quel sentiero per passare dalla Lomellina al Pavese e viceversa. I Visconti (o meglio i Consiglieri dei Visconti) hanno messo gli occhi sul sentiero Garlasco, San Biago, attuale Piazza della Chiesa di Bereguardo. E’ stato un gioco da ragazzi, piazzare un Corpo di Guardia in quel punto del sentiero … e far pagare (il pedaggio) coloro che vi transitavano. Con i soldi incassati …  COSTRUIRE UN CASTELLO. Come? A base quadrata, cento metri per lato, diecimila metri quadrati di area coperta. Per fare cosa? Per rendere permanente l’incasso “del passaggio” … e finanziare il divertimento dei Visconti, i quali … avevano una fantasia illimitata. Oltre a tenere in ordine la Grangia della Zelata, curare il territorio, la selvaggina, ripopolarla, pagare le guardie per combattere il bracconaggio (caccia abusiva)… Si certo (caccia abusiva) per tutti … tranne che per i legittimi proprietari, i Visconti, i parenti e gli amici. Anzi per mettere ben in chiaro le cose, nel Castello di Bereguardo, c’era un Giudice ad hoc, il quale, con rito immediato condannava per ogni infrazione … fino alla pena di morte. Impossibile raccontare ciò che avveniva nel Castello di Bereguardo. Coloro che finivano nelle mani della “legge” potevano solo raccomandare l’anima a Dio. Nei sotterranei del Castello avveniva di tutto. Nessuno era al sicuro, anche coloro che vi prestavano servizio … bastava una soffiata, un voce, per finire nelle prigioni dalle quali si usciva per andare al Cimitero … Già, il Cimitero. Da sempre, l’uomo nasce, vive e muore … Dal 1300 al 1600 chi aveva la fortuna di non incappare in qualche frangente (momento grave) aveva diritto al luogo di sepoltura, il Cimitero … che a Bereguardo era nella attuale Piazza, davanti alla Chiesa. In fianco alla attuale Chiesa c’è ancora l’Ossario, il luogo dove venivano raccolte le ossa dopo la decomposizione del corpo. Quando si scrive del proprio paese … non si finisce mai di avere sorprese … Il primo edificio “chiamato Chiesa a Bereguardo” è stato costruito su ordine del Duca Filippo Maria Visconti, il quale, prima di firmare ci ha pensato cento volte. Quando alla fine ha firmato era il 23 novembre 1425 di cui rimane copia della lettera presso l’Archivio di Stato di Milano. Intorno a quella data sono nate una serie di leggende … che poi, leggende non erano. A quell’epoca, la proprietà dei Visconti si estendeva su diciannove Cascine, con a Capo degli affittuari che si facevano la guerra ogni giorno … l’un l’altro. La natura umana è fatta così … se l’uomo non litiga per qualche cosa … sta male. Immaginarsi, poi se c’erano di mezzo gli interessi, i soldi, i denari … gli sghei … Per evitare i contrasti, c’era il sistema dei “matrimoni combinati”(per interesse). In questo caso era anche peggio … Bereguardo, in quell’epoca (1400 – 1600) era un inferno. Lotte di potere e di gelosia “Tu dovevi sposare mia figlia … invece, hai sposato la figlia del mio vicino” Fine del mondo … il resto la facevano le “soffiate”, le cattiverie gratuite … solo per fare dei danni all’avversario, al vicino di casa. Il 23 novembre 1425, il Duca Filippo Maria Visconti ha firmato la lettera con la quale autorizzava la costruzione della prima Chiesa di Bereguardo. Ora, si trattava di costruirla … e  inaugurarla. Il fascino della storia è ineguagliabile … come “mangiare le ciliegie” … dopo una curiosità … ne emerge subito un'altra.

Domani vedremo di raccontare come sono andate le cose dopo quella firma del 23 novembre 1425. … a domani.

LE STORIE DEL CASTELLO DI BEREGUARDO … VERRANNO RACCOLTE IN UN FASCICOLO  a disposizione di eventuali lettori.

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Le storie di Lucrezia continueranno domani, 30 aprile 2021,(152^puntata)

Miniracconto (861) del 29 aprile 2021 – DINO SECONDO BARILI

(dinobarili@libero.it) DISEGNO DI

TERESA RAMAIOLI 

 

 

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PAVIA “PICCOLA PARIGI”

“MISTERO A BEREGUARDO” ROMANZO A PUNTATE (474^)

(mini racconto (860) del 28 aprile 2021)   DINO SECONDO BARILI

L’AMORE A PAVIA (151^ puntata)  “IL CASTELLO DI BEREGUARDO”

Bereguardo ha un Castello … uno dei più bei Castelli costruiti dai Visconti nel XIV Secolo … per i loro divertimenti … nella più grande Riserva di Caccia del Ducato di Milano, la Zelata (con cervi, daini, ecc. ecc). Oggi, il Castello è la Sede del Comune di Bereguardo, quindi “patrimonio pubblico”. Purtroppo, anche se tenuto con tutti i crismi delle Opere Importanti, non è più il Castello da sogno del tempo dei Visconti e degli Sforza. Costruito su base quadrata, cento metri per lato, diecimila metri quadrati … mura alte dieci metri, merlate … con un solo ingresso munito da Ponte Levatoio con tanto di Corpo di Guardia permanente. Il Castello di Bereguardo è costruito su due piani. Un Primo Piano con una infinità di camere segrete (tra cui la “Camera delle Torture e dei Supplizi”, le Prigioni, ecc.) e corridoi segreti … oggi, quasi completamente interrato. Il Secondo Piano di cui rimane visibile, anche oggi, la parte occupata dalle Istituzioni Locali. Purtroppo, nel 1635, “la meraviglia di Bereguardo” da vedersi e da viverci, è stato assaltato del Maresciallo Francese Crequì, il quale, dopo aver depredato i Castelli di Breme e Sartirana, si è avventato su Bereguardo “gioiello dei Visconti e degli Sforza” creando danni irreparabili quali possiamo vedere oggi. A quell’epoca (1635) viveva stabilmente nei sotterranei del Piano Terra (diecimila metri quadrati) del Castello, lo Stregone Vidia, che in quella occasione (stando alle leggende) è morto “bruciato vivo”. Si sa, però, che gli Stregoni non muoiono … sono come il mitico uccello “La Fenice” … rinasce dalle fiamme e continua a vivere nel Castello di Bereguardo … anche oggi. Si può accedere liberamente al Castello di Bereguardo dall’unica Porta d’ingresso e trovarsi in un immenso Cortile molto ben tenuto. Da lì è possibile vedere (e immaginare) cosa  voleva dire vivere in un Castello dei Visconti tra il 1300 e il 1600 … dove gli svaghi e il lusso avevano raggiunto vette inimmaginabili. Basti pensare che nel Castello di Bereguardo c’era il Teatro Permanente … e una muta di cani (i Visconti ne avevano 5000 di tutte le razze) tenuti deliberatamente affamati per “annientare” chiunque tentasse di disturbare o attentare alla vita dei “Signori del Castello”. La lugubre fama del Castello di Bereguardo era nota in tutto il Pavese e Milanese. Il solo sentire il nome Bereguardo, ad alcuni venivano le vertigini (tremavano dalla paura) e tale fama ha alimentato una infinità di leggende. Oggi, nel Cortile interno del Castello di Bereguardo ci sono SETTE PANCHINE DI GRANITO, una per ogni giorno delle settimana (Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica) Parecchi decenni fa, ho conosciuto una donna ottantenne che mi ha raccontato la seguente storia. “Dino, siccome so che sai mantenere i segreti, ti racconto la storia di quelle sette panchine. Quando sono state sistemate  nel Cortile, lo Stregone Vidia (ormai, Fenice - Uccello di Fuoco) ha voluto prenderne visione e possesso. Ha fatto uno dei suoi sortilegi. Su ogni panchina ha lasciato una virtù (un segno). Chiunque si siede su una panchina ed esprime un desiderio … il desiderio viene esaudito … a condizione che quando esce dal Castello … giri per tre volte intorno ad esso. Dino ricordalo … te lo dice una che è la nipote di una delle più famose “streghe di Pissarello” il paese (Vigna del Pero) che è stato portato via dal fiume Ticino in una notte da lupi” Naturalmente, io, la racconto come mi è stata raccontata. Ogni lettore o lettrice ne faccia l’uso che vuole. Intanto, a Bereguardo si è costituito un “Gruppo Amici di San Riccardo Pampuri” che si ritrova una volta al mese (Prima Domenica, alle ore 8,30)  presso la Chiesa di Bereguardo per la S. Messa “Vivi e Defunti”. In tale occasione il Gruppo aggiorna il proprio Programma. Per esempio, il Gruppo ha deciso di raccogliere  in fascicoli le migliori “Storie e Leggende del Castello di Bereguardo” e di tenerle pronte per quando … saremo tutti liberi dal Covid-19 … e chi lo vorrà potrà sedersi sulle panchine del Cortile del Castello di Bereguardo … ad ascoltare dalla viva voce tutte le notizie, storie e leggende del Maniero Bereguardino. Bisognerà aspettare ancora un po’, ma un giorno la gente sarà libera di muoversi e sedersi a chiacchierare su quelle panchine. Cosa c’è di meglio di riandare con la memoria alle storie del tempo che fu? Visto che quelle di oggi ce le raccontano i giornali e la TV 24 ore su 24? Le persone hanno bisogno di “sognare”, di “immaginare” … di desiderare qualcosa che tenga alto il morale. Cosa c’è  di meglio della famosa “storia del quadro che appare e scompare”? Sono centinaia di anni che tale storia del Castello di Bereguardo passa di bocca in bocca. Ci sono persone che ci credono … altre no. Eppure, a Bereguardo sono giunti anche dei Luminari da Parigi per studiare il fenomeno … anche se tale fenomeno tale è … e tale rimane.

Le storie di Lucrezia continueranno domani, 29 aprile 2021,(151^puntata)

Miniracconto (860) del 28 aprile 2021 – DINO SECONDO BARILI

(dinobarili@libero.it) DISEGNO DI

TERESA RAMAIOLI 

 

 

 

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PAVIA “PICCOLA PARIGI”

“MISTERO A BEREGUARDO” ROMANZO A PUNTATE (473^)

(mini racconto (859) del 27 aprile 2021)   DINO SECONDO BARILI

L’AMORE A PAVIA (150^ puntata)  “CLAUDIA E SILVANO”

Un mese fa, Claudia, bellissima trentenne milanese … alta, bionda, occhi azzurri, fisico mozzafiato … era in crisi. Oltre al fatto che non riusciva a trovare l’uomo ideale … bello come il sole, ricco come il mare … da parecchie notti aveva un sogno ricorrente. Quando una persona sogna una volta ogni tanto, non ci fa caso, ma quando sogna, “lo stesso sogno” notti e notti di seguito comincia a preoccuparsi. Nel sogno Claudia si trovava in un Castello … camminava lungo un corridoio in penombra … e non riusciva a trovare l’uscita. Ad certo punto una voce d’uomo la chiamava “Claudia vieni, sono qui …” In quell’istante la trentenne si svegliava senza sapere chi fosse l’uomo che l’aveva invitata. Per parecchi giorni la trentenne non ha detto nulla con nessuno … poi è scoppiata. Si è sfogata con la sua amica e coetanea. “Rosanna sono sul disperato. Ho un sogno ricorrente che mi  assilla ogni notte … non so più cosa pensare” L’amica Rosanna ha cercato di alleggerire la preoccupazione. “Claudia, non farci caso … vedrai che come è venuto, se ne andrà” A volte i consigli aiutano … ma la mente umana è un complesso di possibilità, contenuti intellettuali, ricordi e specificità spirituali che non ha uguali. Più una persona cerca di NON PENSARE … più la sua mente si arrovella per capire il perché. Claudia era coinvolta emotivamente … “voleva sapere chi era l’uomo che l’invitava, l’uomo che, durante il sogno, la chiamava “Claudia vieni, sono qui …” Dove? – si chiedeva la trentenne. Il bello della vita sono le sorprese … Quando, però, ci sono di mezzo i sogni ricorrenti … tutto diventa complicato. Claudia ha deciso di rivolgersi al suo Psicologo di fiducia, il Dott. Franco. Ha spiegato il caso e il Dott. Franco si è riservato di studiarlo. Intanto il sogno ricorrente continuava … al punto che Claudia ha pensato di non andare a letto. Di resistere sulla poltrona davanti alla TV accesa … Niente da fare. Appena Claudia crollava dal sonno e le si chiudevano gli occhi … ecco la scena del corridoio in penombra nel quale cercava di trovare l’uscita … e la voce dell’uomo, sempre la stessa “Claudia vieni, sono qui …” seguito da un risveglio che ormai era diventato un incubo. Quando una persona giunge al massimo non vede l’ora di vedere la soluzione del dramma. Un mese fa, di notte verso l’alba, dopo l’ennesimo risveglio da incubo … Claudia si è vestita, e ben coperta, ha deciso di prender un po’ di aria fresca  sul balconcino del suo appartamento a Milano dal quale si vedeva uno spicchio di cielo. In quel momento, in quello spicchio di cielo … transitava la Luna. Claudia si è ricordata di una canzoncina che cantava da bambina … “Luna che fai? / Non dormi mai?” ed è stato in quel momento che, trasportato da una folata di vento, è arrivato un pezzetto di giornale sul quale compariva una notizia “… domani, al Bosco delle Fate si svolgerà l’annuale Raduno delle Streghe” … Il pezzo di giornale doveva essere di parecchi decenni prima. Lo si poteva intuire dal colore ingiallito della carta. A quel punto la trentenne Claudia si è ricordata che al compimento del diciottesimo anno aveva partecipato ad una festa tra coetanei in un bosco lungo la riva sinistra del Ticino … tra Pavia e Torre D’isola … il sogno ricorrente doveva riferirsi proprio a quella Festa nel Bosco durante la quale si è innamorata pazzamente di Silvano, un bellissimo coetaneo che non ha più incontrato dopo quella occasione. Ora, la voce poteva essere quella del sogno ricorrente. Claudia ha deciso. Un mese fa, si è recata da sola, senza dire nulla con nessuno, al Bosco delle Fate in un bosco tra Pavia e Torre D’Isola … In un primo momento la trentenne si è trovata disorientata  … era passato troppo tempo da quando aveva compiuto il diciottesimo anno. Ora ne aveva compiuti trenta. Poi, facendo uno sforzo mentale, si è ricordata di certi particolari … come una grande pozza d’acqua in mezzo al bosco … e lì, seduto sulla riva del piccolo lago, con la lenza in mano … c’era Silvano, ormai uomo fatto. Claudia lo ha subito riconosciuto. Anche Silvano … la cui voce era proprio quella del sogno ricorrente … Dopo tanti anni i due si sono ritrovati. Avevano una sacco di cose da dirsi … ed ora, però, avevano tutto il tempo a disposizione. Silvano ha chiesto a Claudia se era disposta a seguirlo. Una sua Zia, “la Zia Carlotta”, l’aveva nominato erede universale di un Castello nell’Oltrepò Pavese. Un mese fa, Silvano e Claudia si sono ritrovati dopo tanti anni … al Bosco delle Fate  tra Pavia e Torre D’isola … Sono partiti per prendere possesso di un Castello da sogno nell’Oltrepò Pavese … dove vivere la più bella avventura della vita … l’amore.

W L’AMORE … VIA VIVA PAVIA ,,, CITTA’ DELLA FANTASIA.        

Le storie di Lucrezia continueranno domani, 28 aprile 2021,(150^puntata)

Miniracconto (859) del 27 aprile 2021 – DINO SECONDO BARILI

(dinobarili@libero.it) DISEGNO DI

TERESA RAMAIOLI 

 

 

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PAVIA “PICCOLA PARIGI”

“MISTERO A BEREGUARDO” ROMANZO A PUNTATE (472^)

(mini racconto (858) del 26 aprile 2021)   DINO SECONDO BARILI

L’AMORE A PAVIA (149^ puntata)  “MICHELA E GOFFREDO”

Tanto tempo fa, a Pavia, c’era un detto riferito a uomini e donne  indistintamente “… quand nasan ien tut bei … quand sa spusan ien tut sciur … quand mòròn ien tut brav” (traduzione: “Gli uomini e le donne, quando nascono sono tutti belli … quando si sposano sono tutti ricchi … quando muoiono sono tutti buoni”) Certo è che, almeno la maggioranza delle donne (quasi tutte) … sognano ardentemente di incontrare (e sposare) l’uomo del sogno … bello come il sole, ricco come il mare. Questo avviene ovunque … anche a Milano. Purtroppo la vita ha le sue luci e le sue ombre. Ci sono donne che a trent’anni, non hanno ancora trovato l’uomo giusto. Un mese fa, Michela, bellissima trentenne milanese … alta, bionda, occhi azzurri, fisico mozzafiato, impiegata presso una Casa Editrice, era sul disperato. Ogni mattina, da parecchie settimane, si guardava allo specchio e si faceva la solita “menata”:  “Cosa mi manca per raggiungere l’obiettivo?” Dopo essersi guardata ben bene, scrollava la testa ed usciva sconsolata con la solita frase “forse dovrei farmi benedire … da chi?” Il nostro tempo è un po’ complicato. Le persone, uomini e donne, hanno più dubbi che certezze e questo è dovuto al fatto che (parecchi) credono che basta un Diploma o una Laurea per sapere tutto. No, non è proprio così. Il Diploma o la Laurea servono … diceva, però, un detto pavese di tanti anni fa: “L’uomo intelligente si fa colto sulla strada … (a furia di capitomboli vari e svariati)” Un mese fa, Michela era negli affanni … e cercava la risposta ai propri interrogativi. Ne ha parlato anche con il “Postino” che portava la posta al mattino, il Signor Giuseppe … un sessantacinquenne che non vedeva l’ora di andare in pensione. “Signor Giuseppe, lei che ne ha viste tante … cosa dovrei fare per incontrare l’uomo giusto da sposare?” Il Postino ha preso la domanda come una supplica, una domanda di aiuto. Ci ha pensato un pochino, poi ha trovato la risposta. “Michela, se vuole trovare l’uomo del sogno, deve andare a Pavia … alle sei del mattino … e camminare avanti e indietro sul Ponte Coperto. Non mi dica dove l’ho letto. Io non sono di Pavia, ma è una leggenda che si tramanda da generazione in generazione” Michela ha ringraziato … ma ha subito messo avanti i suoi dubbi. “Adesso, ci mancavano pure le leggende. Racconti di cui non si conosce l’origine e neppure i risultati” Per un paio d’ore, la trentenne non ha fatto altro che pensarci. A Pavia non c’era mai stata … e tanto meno sul Ponte Coperto. Immaginarsi alle sei del mattino … con l’aria gelida che arriva dal Lago Maggiore. “Cosa potrebbero pensare le persone? Come minimo che alla trentenne interessata (cioè, io) manca qualche venerdì” Si sa, tuttavia, che quando una persona comincia a pensarci … poi, alla fine, ci prova. Michela, nel pomeriggio di un mese fa, ha deciso. Ha telefonato alla sua Collega, amica e coetanea pavese. “Paola, questa sera sono a Pavia … mi ospiti per una notte? Domani mattina, alle sei, ho un appuntamento” L’amica Paola ha imparato a non fare domande. Accetta tutto ciò che le veniva detto, ma si astiene dal fare domande. E’ stata Michela a svelare il mistero. “Paola, domani mattina, devo trovarmi alle sei sul Ponte Coperto … ho … l’appuntamento con l’uomo che si incontra una sola volta nella vita” Anche in questo caso, Paola, si è astenuta dal fare commenti … ha solo aggiunto “ l’importante è crederci” Il mattino successivo, alle sei, Michela, puntuale come un orologio svizzero, ha iniziato ad andare avanti e indietro sul Ponte Coperto. Faceva un freddo terribile. Un’aria gelida tagliava la faccia. In giro neanche un anima. Michela ha continuato ad andare avanti e indietro per oltre tre quarti d’ora. Qualche persona si stava movendo. Correva come se qualcuno l’inseguisse. Verso le sette meno un quarto. Michela si trovava all’altezza della Chiesetta di San Giovanni Nepomuceno (a metà Ponte Coperto) … era quasi sfinita, non riusciva più a muovere le gambe. A fatica si è appoggiata alla Porta d’ingresso della Chiesetta … e si è seduta perché non riusciva più a muoversi … ed è stato in quel momento che un aitante cinquantenne che stava facendo allenamento, si è accorto della situazione. “Miss. Miss … non sta bene? Posso aiutarla?” A fatica Michela ha chiesto aiuto. Il cinquantenne si è presentato. “Sono il Dott. Goffredo. Si appoggi a me … l’accompagno a casa mia … e vedrà che in brevissimo tempo non avrà più problemi” Michela si è appoggiata a Goffredo il quale ha aperto le porte di casa sua … che non era una casa, ma un ampio, lussuoso appartamento con una enorme terrazzo che dava sul Fiume Ticino. La trentenne milanese non sapeva se credere ai propri occhi oppure no. Goffredo, poi, era di una bellezza e gentilezza insuperabili. Ha fatto accomodare Michela su un divano che, da solo, sembrava di essere a teatro … uno di quei salotti fastosi che si vedono nelle Operette di Franz Lehàr. “Michela, rilassati … hai bisogno di rilassarti, non pensare a niente” La trentenne ha chiuso gli occhi … ma la sua mente ha cominciato a roteare come un vortice. “E se adesso mi bacia? – si chiedeva – cosa faccio?” Si fa presto a dire che nella vita bisogna avere coraggio, Michela, voleva, desiderava che Goffredo la baciasse … e il bacio tardava ad arrivare. Come mai? Dopo un po’ di tempo Michela ha aperto gli occhi ed ha visto un vassoio pieno di prelibatezze … ed una fumante caffettiera vecchio stile con profumato caffè. “Goffredo, quanto disturbo ho recato … come faccio a sdebitarmi?” Quando un uomo è un uomo sa sempre come e cosa rispondere. “Michela, a me basta un tuo bacio …” Lo ha detto come se fosse la cosa più naturale di questo mondo. Detta, però, come l’ha detta, sembrava la battuta di un Attore … anzi, Michela ne ha avuto la certezza … “Goffredo, ma tu sei l’Attore Goffredo?” – “Si, certo, sono io … non temere. Io cercavo proprio te, sul Ponte Coperto … ed ora siamo qui, te ed io, pronti ad iniziare la nostra vita da sogno … tra baci, abbracci e molto di più” Questa volta, Michela non ha avuto più dubbi “Adesso o mai più” Si è lanciata in un bacio stratosferico da fine del mondo … lento, caldo, appassionato, impudico (senza pudore e senza ritegno). A Goffredo gli è sembrato di soffocare … Si è permesso un lungo respiro, poi ha baciato Michela da capo ai piedi … cosa che solo gli Attori sanno fare … VIVA L’AMORE, VIVA PAVIA … E COSI SIA.

Le storie di Lucrezia continueranno domani, 27 aprile 2021,(149^puntata)

Miniracconto (858) del 26 aprile 2021 – DINO SECONDO BARILI

(dinobarili@libero.it) DISEGNO DI

TERESA RAMAIOLI

 

 

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PAVIA “PICCOLA PARIGI”

“MISTERO A BEREGUARDO” ROMANZO A PUNTATE (471^)

(mini racconto (857) del 25 aprile 2021)   DINO SECONDO BARILI

L’AMORE A PAVIA (148^ puntata)  “FILIPPO E CLARA”

Pavia è una città magica … e quando una città è magica, può accadere di tutto. Un mese fa, il Dott. Filippo, cinquantenne milanese, single, si trovava Pavia per la prima volta. Ne aveva sempre sentito parlare, ma non aveva mai avuto occasione di mettervi piede. Un mese fa, il cinquantenne, dopo aver svolto la sua attività di consulente presso una Ditta … ha voluto dare una occhiata alla città del Fiume Ticino. A volte è bello concedersi quattro passi in libertà … senza un preciso itinerario. Così, tanto per camminare … fermarsi … guardare i Palazzi … fare le proprie considerazioni. Insomma soddisfare le curiosità immediate che sono di ogni comune mortale. Cosi il Dott. Filippo si è soffermato a guardare la Statua della Minerva, così imperativa (quasi corrucciata)  … il Palazzo Bottigella in Corso Cavour. Non ha mancato neppure di gironzolare per Piazza della Vittoria di cui ne ha sentito palare bene. Da ultimo, il Dott. Filippo,  ha voluto dare una occhiata ai Palazzi dell’Università di Pavia … che sono di una bellezza assoluta e inconfondibile. Dove si respira “l’atmosfera del tempo andato” … e si sente il bisogno quasi impellente di sedersi sulle panchine sparse lungo i portici. Ed è stato proprio il fascino di quelle panchine a spingere il cinquantenne a godersi lo spettacolo, il piacere di osservare le persone che vanno e vengono … E’ stato in quel momento che il Dott. Filippo ha riconosciuto un lontano compagno di Università. “Giovanni cosa fai a Pavia? Pensavo insegnassi a Milano” Il coetaneo è stato ben felice dell’incontro. “Filippo, insegno a Milano … ma faccio dei corsi anche a Pavia” Insomma, tra i due vecchi (per modo di dire) compagni di Università si è instaurato “il feeling dei ricordi” Così Filippo e Giovanni hanno goduto maggiormente del piacere di una siesta seduti su una panchina sotto i Portici dell’Università. E’ stato durante quel “piacevole viaggio tra i ricordi” che il Prof. Giovanni ha ricevuto una telefonata. Era sua cugina Clara “Giovanni, so che sei a Pavia … perché non passi da casa mia per un caffè? E’ parecchio tempo che non ci vediamo” Il Prof. Giovanni ha spiegato che si trovava con un suo compagno di Università. La Cugina Clara è stata rapida nella decisione. “Giovanni porta anche il tuo amico … a casa mia c’è posto per almeno due persone … “ E si è messa ridere, come fosse una battuta di spirito. Ormai era fatta. Giovanni ha spiegato a Filippo … l’invito della Cugina Clara a gustare un caffè ed in pochissimo tempo il Destino ha intrecciato i suoi fili … come se tutto fosse già preordinato. Infatti, Giovanni e Filippo hanno lasciato la panchina … e si sono avviati verso l’abitazione della Cugina Clara in uno dei Palazzi del Centro Storico. Se l’Università di Pavia ha lasciano il segno … il Centro Storico non è stato da meno. Giovanni e Filippo, con l’ascensore, si sono trovati all’ultimo piano in un appartamento che sembrava da sogno … Se, però, l’appartamento era un sogno … ancora di più lo era Clara, Cugina del coetaneo Giovanni … una bellissima trentenne pavese … alta, bionda, occhi azzurri, fisico mozzafiato. Il Dott. Filippo era affascinato dalle trentenni … specialmente le bionde. Purtroppo il suo lavoro di Consulente in giro da una città all’altra non gli permetteva di gustare un caffè seduto tranquillamente in totale relax. Anzi, il clima che si respirava in quell’appartamento era indescrivibile. Il cinquantenne se ne è subito innamorato … ma soprattutto si è innamorato di Clara … la Cugina di Giovanni, il quale ha guardato l’orologio, e si è ricordato che doveva tenere una lezione. In parole povere … Giovanni se ne è andato … e Filippo è rimasto anche su insistenza della trentenne Clara. Quando il Destino vuole e le cose devono capitare, non c’è alternativa. Il cinquantenne è stato ben felice di gustare un secondo caffè … di chiacchierare e rispondere a tutte le possibili domande di Clara. Non solo, la trentenne non riusciva a togliere gli occhi di dosso dal cinquantenne il quale sembrava pendere dalle sue labbra. Non era passata neppure mezz’ora e i due sembravano due vecchi amici … che si conoscevano da sempre. Si davano del tu … si tenevano la mano … ridevano come due sciocchi per delle battute senza né capo né coda … Insomma si vedeva lontano un miglio che si stavano innamorando l’un l’altra … quelle belle, improvvise, infatuazioni che fanno perdere il senso del tempo … dove l’unico desiderio è … baciare! Il Dott. Filippo non era molto esperto in baci … ma Clara, si. Aveva il senso del movimento, lento, calcolato, inesorabile quando le sue labbra si sono posate su quelle del cinquantenne. Risultato? Fuochi d’artificio … Filippo non ha capito più nulla. Non sapeva più quale giorno della settimana fosse, quale mese, quale anno … tutto dimenticato. Esistevano solo le labbra di Clara … roventi come tizzoni ardenti. Ormai, Filippo rispondeva “Si” a qualsiasi domanda. Anche a quella di Clara: “Filippo cosa ne diresti se ti fermassi a pranzo? … e poi a cena? … per il dopo cena ho un programmino di tutto rispetto” E il cinquantenne, come fosse in trance … “Si” “Si” “Si” Del resto, nella vita cosa c’è di meglio dell’amore? … solo e soltanto l’amore.      

VIA PAVIA, CITTA’ DELL’AMORE … E DELLE BELLE DONNE.

Le storie di Lucrezia continueranno domani, 26 aprile 2021,(148^puntata)

Miniracconto (857) del 25 aprile 2021 – DINO SECONDO BARILI

(dinobarili@libero.it) DISEGNO DI

TERESA RAMAIOLI 

 

 

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