
The Noir Duo and the Raven: La Gloria degli Ultimi (Underdog)
Donna: (Osservando un vecchio pugile che si allena nell'ombra di un garage seminterrato, i colpi sordi che rimbombano tra i palazzi) «Guarda quell'uomo, Gatto. Non vincerà mai. Non ha i riflettori, non ha i soldi, non ha il fisico dei campioni. È l'ultimo della fila, quello su cui nessuno scommetterebbe un centesimo. Perché ci sentiamo così attratti da chi parte sconfitto? Forse perché in lui vediamo il riflesso della nostra stessa lotta disperata contro il mondo.»
Gatto: (Osservando un topo che si muove agilmente tra le fessure del cemento, evitando una trappola arrugginita) «Voi umani amate le storie di chi risale dal fango solo perché vi serve una scusa per restare seduti nel vostro. Chiamate "underdog" chi parte dal basso, come se la sfortuna fosse una medaglia al valore. Per me, non esiste chi parte ultimo; esiste solo chi ha fame e chi è sazio. E chi ha fame, di solito, morde meglio di chi ha la pancia piena e il trofeo in bacheca.»
Donna: «Ma c’è una dignità struggente nel provarci quando sai che le probabilità sono tutte contro di te. È la sfida al destino, l'idea che un sasso possa davvero abbattere un gigante. Se non credessimo nella vittoria dell'ultimo, la vita sarebbe solo una gerarchia gelida dove chi nasce nell'ombra è destinato a morirci.»
Gatto: «La dignità non riempie lo stomaco, umana. Il gigante cade solo se si addormenta o se è troppo grasso per muoversi. Ehi, tu che voli sopra le teste dei re e dei mendicanti! Tu che hai visto imperi crollare sotto il peso della loro stessa superbia, che te ne pare di questa fissazione per i perdenti che sognano il riscatto?»
Corvo: (Gracchiando mentre si sposta su un mattone pericolante) «Il mondo è una macchina progettata per schiacciare chi non ha ingranaggi d’oro. Voi chiamate "eroe" l'underdog che vince, ma dimenticate le migliaia che sono rimasti sotto la pressa senza che nessuno ne scrivesse il nome. La vostra è una speranza statistica: celebrate l'eccezione per non dover accettare la regola.»
Donna: «Quindi è tutto inutile? Chi è in svantaggio deve solo rassegnarsi a essere una comparsa?»
Corvo: «Al contrario. C’è una forza oscura e terribile nell'avere tutto da guadagnare e nulla da perdere. L'underdog non è pericoloso perché è "buono", ma perché è libero dal peso della conservazione. Chi è in alto deve difendere il castello; chi è in basso deve solo incendiarlo. Il vero potere non è vincere la gara, ma essere l'unico che corre senza aver paura di cadere, perché è già a terra.»
Gatto: «Esatto. Io non scommetto su chi ha i muscoli più grossi, ma su chi ha lo sguardo più cattivo. Chi è stato preso a calci impara a conoscere ogni angolo della strada. L'underdog ha una mappa che i campioni non avranno mai: la mappa del dolore. E quella mappa ti porta in posti dove la gloria non arriva, ma la sopravvivenza sì.»
Donna: «Forse allora siamo tutti underdog. Tutti in attesa del nostro momento, di quell'unico colpo di fortuna che dovrebbe cambiare tutto.»
Corvo: «Smetti di aspettare la fortuna. La fortuna è per chi crede nel sistema. L'underdog che diventa leggenda è quello che smette di giocare secondo le regole di chi l'ha messo all'ultimo posto. Non cercare di vincere la loro partita, Donna. Brucia il tavolo e gioca la tua. La bellezza non è nel riscatto finale, ma nel fatto che, nonostante tutto, sei ancora in piedi a dare fastidio al buio.»
Donna: (Stringendo i pugni nelle tasche del cappotto, mentre il pugile nel garage continua a colpire con ritmo ossessivo) «Quindi non si tratta di vincere. Si tratta di non farsi cancellare.»
Gatto: (Saltando agilmente oltre una pozzanghera) «Ora ragioni come un felino. Il successo è un rumore passeggero. Restare vivi quando tutti ti volevano morto... quella è l'unica vera vittoria.»