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VioletGemel

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VioletGemel 19 ore fa

 


 

Ci sono respiri freddi che spengono...

che coprono ogni scintilla di polvere e cenere, relegando il fuoco nel regno delle ombre silenziose.

E ci sono soffi complici, nati dall'oscurità più profonda... che incendiano la notte e strappano il velo al buio.... facendo brillare la fiamma, fiera e indomita, più forte di prima.

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18
VioletGemel 28 maggio

Nuova alba, stessa strada

 

Erano le 6:30 e mi ritrovavo di nuovo lì. Di nuovo in macchina, di nuovo a misurare l’asfalto, ma con gli occhi ancora pieni di un'altra notte. Questa volta la meta ha il nome del dovere, della giornata che ricomincia, del lavoro che aspetta. Eppure, il legame è sottile e indistruttibile: la strada chiama, l'auto risponde.

Attraverso la campagna prima che le curve si arrendano alla città. Fuori dal finestrino scorrono i campi avvolti nell'aria frizzante del mattino, costeggiando quel grosso parco che sembra fare da guardiano al silenzio.

 All'orizzonte, il sole si alza e tinge il cielo di un rosso intenso, quasi fiammeggiante, in attesa di un'altra torrida giornata che già si fa sentire nell'aria.

E poi, puntuale come un rito, eccolo: il solito falchetto, immobile sulla punta di un palo. Silenzioso, fiero, sospeso in un'attesa che solo lui conosce. Un frammento selvaggio a pochi passi dalla routine.
 

 

Giro la manopola della radio ed è un attimo. Parte lei. Take It Easy degli Eagles.

Lo speaker non dice una parola, sfuma la sigla e la lascia correre.

Non ne ha bisogno, non c'è bisogno di annunciarla. Certe canzoni non si presentano, si riconoscono e basta.

E in quel momento, con le chitarre che vibrano... la strada non è più solo un percorso per andare al lavoro. Diventa uno spazio aperto. Diventa libertà.

Mentre le note country-rock riempiono l'abitacolo, ripenso a quel testo.

"Take it easy, don't let the sound of your own wheels drive you crazy" – prendila con calma, non lasciare che il rumore delle tue stesse ruote ti faccia impazzire.

È incredibile come una canzone nata per i lunghi viaggi americani si adatti perfettamente a questo mio inizio di giornata.

Spesso corriamo, intrappolati nei nostri stessi pensieri, nei giri a vuoto della mente, inseguendo scadenze e preoccupazioni che creano solo rumore di fondo.

Ma la strada, stamattina, mi sussurra un consiglio diverso.

Mi dice di alleggerire il carico, di non farmi travolgere dal ritmo frenetico del mondo e dalle mie stesse aspettative..

Sotto quel cielo rosso, con il falco testimone e gli Eagles alla radio, il viaggio verso il lavoro diventa un promemoria: respirare, guardare avanti e, semplicemente, prenderla con leggerezza.

Oggi il mio Buongiorno per voi e per me è: Take it easy...

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23
VioletGemel 26 maggio

🌌 Quaranta chilometri dopo le 23

 

 

C’è un momento preciso, quando la porta del lavoro si chiude alle spalle e la notte è già alta, in cui la strada diventa l'unico spazio possibile....

Davanti, chilometri di asfalto da percorrere; dietro, i resti di una giornata dal caldo soffocante e dai ritmi che non hanno lasciato respiro.

In quel viaggio, basta abbassare il finestrino per avvertire la svolta. L’aria fresca della notte entra leggera, pulita, e porta con sé il profumo di una tregua tanto attesa.

Nel buio, il trambusto delle ore precedenti inizia a scivolare via, un chilometro alla volta, svanendo fuori dal finestrino. Restano solo i fari che tagliano l’oscurità e quel silenzio che rimette a posto i pensieri.

A volte il miglior rifugio non è una stanza ferma, ma una strada deserta che riaccompagna verso se stessi, mentre il mondo intorno dorme.

La notte sa sempre come riparare i danni del giorno.

Basta saperla ascoltare, e trovare la pace quando si accendono le stelle.

 

 

Waiting for a ride in the dark

 

"Driving into the dark…"

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31
VioletGemel 24 maggio

 

 

 

​"La promessa più vera è quella che non ha bisogno di parole per essere mantenuta."

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26
VioletGemel 21 maggio

 

 

Puoi specchiarti nei suoi occhi per ore... ⏳

Smarriti tra le pieghe del suo tempo.

Stringere tra le mani i suoi silenzi.

Ma Lei è acqua profonda.

Puoi berne un sorso, puoi bagnarti le mani, ma non potrai mai stringerla nel pugno.

Ti scivola tra le dita, lasciandoti solo il brivido del freddo. 🖤

Segui la corrente, continua sul suo corso segreto...

Lasciati trasportare. 💜

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28
VioletGemel 20 maggio

 

 

Si guardavano. Fino a quella notte, i loro sguardi si erano incrociati solo dietro le palpebre chiuse, in quel territorio nebbioso dove la mente si spoglia di ogni difesa.

Eppure, lì, nella penombra della stanza reale, si erano riconosciuti all'istante.

Non servivano spiegazioni.

C'era una comprensione totale, immediata, come se le loro anime si parlassero da sempre in una lingua antica che nessun altro poteva sentire.

La loro vera essenza era lì, svelata: un segreto immenso, fragile, da custodire a ogni costo dal mondo esterno.

Il gatto, immobile come una statua di velluto scuro sulla credenza, teneva i suoi occhi ambrati fissi sull'uomo: una diffidenza felina e assoluta che pesava nell'aria più di qualsiasi accusa. Era come se il felino avvertisse l'intrusione di quel legame impossibile nella realtà.

Il corvo ruotò la testa, dirigendo lo sguardo lucido prima sulla donna, poi fissandolo dritto sull'uomo, riconoscendolo per l'ombra che era sempre stata nei sogni di lei.

Corvo: «Vi muovete nel buio come se vi appartenesse, ma dimenticate che anche le ombre hanno un limite. Soprattutto la tua, che finora ha camminato solo nei corridoi del sonno e ora pretende di calpestare il pavimento del risveglio. Questa notte la città non nasconderà i tuoi passi, uomo dalle piume invisibili.»

La donna accennò un sorriso amaro.

Tra loro non servivano parole; c'era quella condivisione silenziosa di visioni, di promesse notturne e di desideri nati tra le lenzuola e la nebbia, così forti da essere quasi dolorosi ora che erano fatti di carne e ossa. Cosa sarebbe successo adesso? Il futuro era una pagina bianca e spaventosa.

Donna: «Le ombre non ci nascondono, vecchio mio. Ci accolgono. Nei sogni eravamo liberi, è la luce del giorno che ci trova sempre impreparati. Il nostro desiderio è lì, a un passo... lo sento. Ma non ora. Non ancora. Se muoviamo la carta sbagliata adesso, se sveliamo questo legame prima del tempo, distruggeremo tutto. Il momento deve essere quello giusto.»

L'uomo, avvertendo il peso degli occhi del gatto e la verità vertiginosa nelle parole del corvo, rimase appoggiato allo stipite della finestra.

Sistemò il bavero del cappotto, lo sguardo rivolto alla strada bagnata, ma la sua voce era bassa, calibrata solo per lei, custode dello stesso mistero sospeso tra il sonno e la veglia.

Uomo: «So aspettare. Abbiamo camminato sui carboni ardenti delle nostre illusioni per trovarci fin qui, nel mondo reale. Non sarò io a bruciare tutto per un attimo di impazienza. Ma la corda è tesa, e lo sai anche tu: svegliarsi fa paura. Allora, corvo... parliamo di fatti o continui a fare l'indovino sulla nostra natura?»

Fece un impercettibile passo avanti.

Il gatto tese subito i muscoli ed emise un sommesso soffio di avvertimento, vigilando su di lui come una guardia silenziosa, per assicurarsi che non rompesse quel patto di attesa, quel delicato confine tra il sogno e la realtà.

Il corvo spiegò per un attimo le ali, un fruscio cupo prima di posarsi di nuovo, imperturbabile.

Corvo: «I desideri sono fili invisibili, ma stringono più delle catene. E tu, che finora sei stato fatto della stessa sostanza della notte, dovresti saperlo. Sta a voi decidere se difendere questo segreto prima che l'alba cancelli le vostre tracce... e le vostre illusioni. Perché il risveglio, a volte, bussa senza chiedere il permesso.»

Un respiro profondo, spezzato, tagliò l'oscurità.

La donna aprì gli occhi di scatto, il cuore che batteva a ritmo forsennato contro le costole. Nessuna strada bagnata fuori dalla finestra, nessun uomo dal bavero sollevato appoggiato allo stipite. Solo la penombra familiare della sua stanza, il ticchettio reale della sveglia e il ticchettio della pioggia sui vetri.

Era tutto un sogno.

Mentre cercava di riprendere fiato, si mise a sedere sul letto e tese lo sguardo verso i suoi due compagni di sempre.

Il gatto era accovacciato ai piedi del letto, una sfinge scura che la fissava senza battere ciglio. Sul trespolo vicino alla finestra, il corvo teneva la testa inclinata, le piume lucide che riflettevano la debole luce della notte.

Entrambi la guardavano con un'intensità innaturale, come se fossero appena tornati da quel viaggio oltre le sue palpebre insieme a lei.

Il gatto si stirò lentamente, socchiudendo gli occhi ambrati in un'espressione di sorniona sufficienza.

Gatto: «Davvero romantico, mia cara. Ma la prossima volta che decidi di invitare uno sconosciuto nella tua testa, potresti evitare di farmi fare la parte della guardia giurata? Ringhiare a comando persino nei sogni è decisamente faticoso per i miei standard.»

Il corvo scosse le ali con un fruscio secco, sollevando lo sguardo verso il soffitto prima di emettere un verso roco, che risuonò come un'eco antica nella stanza.

Corvo: «I cancelli del sonno si sono chiusi, ma i fili sono stati tesi. Hai bagnato la carne con l'inchiostro dei fantasmi, donna che cerchi la notte. Lui cammina ancora tra i tuoi pensieri, e l'eco di quel passo reale o immaginario che sia... ha già iniziato a consumare il tuo risveglio.»

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23
VioletGemel 20 maggio

L'eco nell'ombra

 

 

 

Non sono risalita per vedere il sole, ho solo imparato a respirare dove annegavo nel silenzio, lì, dove le mie ombre danzano con i ricordi e il dolore non è che il ricamo nero sulla mia pelle.

Non cerco la guarigione che cancella i segni: le mie cicatrici sono costellazioni antiche, perché ogni ferita è diventata una lezione incisa nel marmo, segreta e fedele.

Ricompongo il mio volto nel riflesso di specchi incrinati, pezzo dopo pezzo, con la lentezza di un rituale, senza fretta di tornare a essere intera per chi non sa guardare oltre la superficie.

E quando, tra le pieghe del crepuscolo, si inizia a trovare la luce, non è il giorno che cerco, ma il bagliore tenue di una candela, perché, in fondo, io rimarrò sempre un po' nell'ombra, ed è proprio lì, nel mio posto più vero, che ho finalmente smesso di cercare la fine
 

 

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23
VioletGemel 19 maggio

 

 

Donna: (Fissando un punto imprecisato nel vuoto, oltre i vetri rigati dalla pioggia) «Mi manca, sai... È come se una parte della mappa del mio mondo fosse stata strappata via. Guardo le cose e non so più a chi dirle, come se le parole avessero perso il loro destinatario naturale.»

Gatto: (Socchiudendo gli occhi gialli, senza smettere di fare le fusa) «Voi umani trattate le persone come se fossero pezzi di ricambio della vostra anima. Quando ne perdete uno, pensate di essere difettosi. Per me, chi non c’è più è solo un odore che il vento ha portato lontano. Non cerco chi è sparito; mi godo il calore di chi è ancora qui, sul marmo.»

Donna: (Ignorando il gatto, rivolgendosi direttamente alla sagoma scura sul cornicione) «E tu? Tu che voli tra le ombre e vedi ciò che noi non possiamo scorgere. Dimmi, Corvo... dove va a finire tutto quel pezzo di vita che condividevamo? Svanisce nel nulla o resta sospeso in attesa di essere ritrovato?»

Corvo: (Raddrizzando il busto, le piume che sembrano assorbire ogni raggio di luce) «Vedo un dolore che cerca una logica dove esiste solo il silenzio. Mi chiedi del vuoto? Il vuoto non è un luogo, Donna, è una frequenza. Ciò che ti manca non è una persona, ma lo specchio in cui ti riconoscevi. Quando perdi qualcuno che amavi, perdi anche la versione di te che esisteva solo attraverso i suoi occhi.»

Donna: «Quindi è per questo che fa così male? Perché mi sento svanire anch'io?»

Corvo: «Senti il peso dell'assenza perché cerchi di stringere un’ombra con mani di carne. L’anima che cerchi non è "altrove", è diventata parte del tuo stesso respiro. Ma voi preferite chiamarla "perdita" perché avete paura della trasformazione. La morte non interrompe il legame, lo rende invisibile per costringerti a guardare dentro di te invece che fuori.»

Gatto: (Stiracchiandosi pigramente) «Troppe parole per dire che le cose cambiano. Se un raggio di sole sparisce, io non piango il sole; vado a cercare un’altra fonte di calore. Dovresti fare lo stesso, umana. Il freddo è l’unico vero nemico.»

Donna: (Sussurrando, mentre un brivido le percorre la schiena) «Ma se il freddo è tutto ciò che mi è rimasto di lei?»

Corvo: (Aprendo le ali per un istante, come a voler abbracciare il buio) «Allora impara ad abitarlo. La nostalgia non è una condanna, è la prova che la bellezza è passata di qui. Non cercare risposte nel buio, Donna. Accetta di essere tu stessa il monumento vivo di ciò che hai perso. Finché il ricordo brucia, non sarai mai davvero sola... sarai solo abitata da un silenzio che ha la forma di un nome che non vuoi pronunciare.»

 

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