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Sarita.Casc

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Sarita.Casc 14 febbraio

 

 

 

 

 

Mi chiamo Sarita, vivo a Posillipo, Napoli, e studio Farmacia. Il mio nome vuol dire “piccola principessa”, tramandato da generazioni, e ci tengo che venga pronunciato bene e per esteso. Amo il mare, i silenzi intelligenti e i sogni grandi. Non sopporto volgarità né chi cerca solo allusioni sessuali: cerco dialoghi veri e persone con mente aperta.

 

 

 

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Mi descrivo

Mi chiamo Sarita, ho 18 anni e sono nata a Napoli, città che ti insegna a sentire prima ancora di capire. Studio Farmacia"Università Federico II, credo nella scienza, ma anche nell'ascolto: le persone non sono ricette, sono storie. Amo il mare d'inverno gurdarlo dalle alture di Posillipo, il questione che mi ha cresciuta. Amo i silenzi intelligenti. Cerco dialoghi veri, non ruoli preconfeziona

Su di me

Situazione sentimentale

single

Lingue conosciute

Inglese, Spagnolo, Francese

I miei pregi

Riservata, sincera, disponibile verso le persone bisognoso. Allegra ed empatica come una vera Campana.

I miei difetti

Odio i discorsi sessisti, dove sembra che sia l'unico argomento per conoscerci...allargate la mente

Amo & Odio

Tre cose che amo

  1. vedere la persona prima del genere
  2. ascoltare il pensiero, non il cliché
  3. curiosità invece di giudizio

Tre cose che odio

  1. Superficialità invece di profondità
  2. Le persone che mi chiedono informazioni intime
  3. Non parlo di sesso

I miei interessi

Passioni

  • Arte
  • Lettura
  • Sport
  • Moda
  • Viaggi

Musica

  • Techno
  • Disco
  • Rock
  • Raggae
  • Latino-americana

Cucina

  • Grigliatona tra amici
  • Burgers
  • Pizza
  • A tutto pesce e frutti di mare
  • Mediorientale

Libri

  • Classici
  • Psicologia
  • Avventura
  • Saggi
  • Romanzi rosa

Sport

  • Atletica
  • Beach volley
  • Vela
  • Sub
  • Surf

Film

  • Storico
  • Biografico
  • Romantico
  • Thriller
  • Fantasy

Orizzonte

C’era un vento sottile quel giorno, che scioglieva i miei lunghi capelli castani, mentre la salsedine incrostava le labbra di un sapore amaro, di mare e di attesa.
Non so se mi ha visto, o forse sì, in quel gioco di sguardi rimasti sospesi, sulla cresta di un’onda che non ha mai toccato riva.
Il suo viso restava un segreto dietro una ciocca ribelle o un’ombra di luce, mentre il sole bruciava la pelle già arsa dal sale.
Avrei voluto dirgli che il mondo finiva lì, tra il suo profilo sfuggente e il mio passo esitante, ma il vento ha scelto per noi il silenzio.
Siamo rimasti due rette destinate all’infinito, un incontro mai avvenuto eppure già eterno, scritto sulla sabbia che la marea, piano, ha bevuto.
Il sole scendeva lento, tingendo il cielo di arancio e viole, e io sentivo il peso leggero di ogni pensiero sospeso.
Ogni onda era un battito, un respiro tra me e lui, un sussurro che non aveva bisogno di parole.
Camminavo, con i piedi che affondavano nella sabbia umida, eppure leggera, come se ogni passo fosse già stato scritto da qualcun altro.
E in quel silenzio, in quella lontananza che ci teneva separati, percepivo una presenza: un fruscio tra le onde, una risata appena percettibile, come se il mare stesso sapesse ciò che il cuore ancora non osava.
Non ci siamo mai parlati, eppure il mondo sembrava pronto a raccontare la storia che il silenzio aveva custodito.
Due rette parallele, ma questa volta, forse, la marea non ci avrebbe cancellate.
Ci avrebbe solo spinte a guardarci da lontano, pronte a riconoscerci quando il tempo, finalmente, avrebbe deciso di aprire la porta al mai.

 

 

 

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