Ognuno sembra voler entrare nella mia vita privata con la presunzione di poterne avere accesso, senza sapere ,e forse senza nemmeno chiedersi ;che per farlo serve un consenso spontaneo, sincero.
Prima di scrivere, vorrei che ci si fermasse un istante a pensare alla mia giovane età, non come a una debolezza, ma come a una fase delicata, viva, che merita cura. Da lì in poi, mi auguro che ogni anima troppo eccentrica ritrovi una forma di rispetto, una compostezza gentile.
Non sono un luogo aperto, né una storia da interpretare a piacimento.
Sono una persona, con emozioni che sentono forte e confini che ho imparato a costruire anche grazie alla mia splendida famiglia.
La mia vita non è una piazza rumorosa: è uno spazio intimo, fatto di silenzi, paure, sogni ancora fragili. E non tutti hanno il diritto di entrarci.
La curiosità, quando supera il limite, fa male.
Le parole, se non sono attente, lasciano segni invisibili ma profondi.
Essere giovani non significa essere inconsapevoli, né tantomeno disponibili a sopportare giudizi che non ho chiesto.
Chiedo solo questo:
un po’ di delicatezza, uno sguardo più umano, parole che sappiano fermarsi prima di ferire, ed andare oltre il limite consentito.
Il resto è rumore, ed è un rumore che stanca il cuore.
E io, quel rumore, sto imparando, lentamente ma con forza,a lasciarlo fuori dalla porta, questo è il motivo perché rimango coperta, da sguardi indiscreti.



