Guardando in basso, i muri bianchi e i muri ricoperti di tegole e intonaco, che circondavano il perimetro del castello, si confondevano intersecandosi tra loro. Gli alberi splendevano alla luce del sole e dal fogliame dei ciliegi si sentiva il canto sordo delle cicale. Il verde che ricopriva tutta la montagna creava una delicata armonia fra i colori tenui e il luccichio delle foglie. Nei pressi della cima il vento soffiava impetuoso e la luminosità degli alberi si spezzava sibilando. In un’ampia cavità della montagna gli alberi si facevano radi, e la luce riverberava abbagliante sull’erba e sui pochi tronchi. Le macchie candide che si vedevano sparse qui e là in mezzo al prato luminoso dovevano essere gigli. L’aria era limpidissima, soffiava una brezza profumata e tutto ciò che splendeva al sole restava immobile come un istante di paradiso. La dama aveva la sensazione di riuscire a sfiorare con le mani quelle montagne lontane, e il mare azzurro pallido all’orizzonte. Dentro di lei bruciava silenzioso il profondo orgoglio di poter raggiungere tutte le cose. In questi momenti sul suo volto smunto e pallido apparivano i colori brillanti di una gioia rara. La mano destra, delicata e piena come un cuscino di morbidissima seta bianca, sfiorava lievemente il crocifisso di argento brunito che portava al collo. Era forse quel contatto a donarle quella gioia soprannaturale?
Yukio Mishima - La foresta in fiore













