Ferirla quando era già ferita…
è lì che hai davvero fallito.
Lei non è arrivata da te perfetta.
È arrivata con ali spezzate che cercava ancora di muovere,
con un cuore pieno di cerotti che nessuno vedeva,
con un sorriso che provava ogni mattina davanti allo specchio
perché nessuno — tanto meno tu —
scoprisse che dentro di sé stava crollando.
E tu l’hai vista.
L’hai vista sanguinare in silenzio… e hai distolto lo sguardo.
Lei portava sulle spalle più di quanto ti abbia mai
confessato.
Paure che non ha detto.
Notti che non ha dormito.
Giornate intere a chiedersi se meritasse di restare in questo
mondo,
se meritasse di restare con te.
Ma nonostante tutto…
nonostante il peso che le piegava la schiena,
nonostante le voci nella sua testa che le dicevano che non era
abbastanza,
nonostante fosse spezzata in mille pezzi…
lei ti cercava.
Ti sceglieva.
Ti sorrideva come se fossi l’unico rifugio in mezzo alla sua
tempesta.
E tu?
Tu, che avevi i suoi pezzi tra le mani…
invece di ricomporli, li hai sparsi.
Quando aveva bisogno che la sostenessi,
l’hai lasciata cadere.
Quando aveva bisogno della tua mano,
le hai voltato le spalle.
Quando aveva bisogno di un riparo dove proteggersi,
sei diventato tu la tempesta.
Non hai visto il suo dolore…
lo hai reso più grande.
Non hai calmato le sue ferite…
ne hai aperte di nuove.
Non sei stato la sua pace…
sei stato un’altra guerra che ha dovuto combattere da sola.
E lei ha combattuto.
Dio, quanto ha combattuto.
Ha combattuto per amarti quando riusciva a malapena ad amare se
stessa.
Ha combattuto per restare quando tutto le diceva di scappare.
Ha combattuto per credere in te,
quando tu non credevi nemmeno in lei.
Ma tutto ha un limite.
Perfino l’amore più immenso.
Perfino il cuore più coraggioso.
Perché un giorno si è guardata allo specchio
e non si è più riconosciuta.
Aveva dato così tanto che di lei non restava quasi nulla.
Aveva amato così tanto che si era dimenticata di amarsi.
Aveva aspettato così tanto…
che ha capito che aspettare è anche un modo di morire.
È lì che hai fallito.
Non quando avete litigato.
Non quando non hai capito i suoi silenzi.
È stato prima.
È stato ogni volta che lei si è spezzata un po’ di più tra le tue
mani
e tu non hai fatto nulla per sostenerla.
Perché essere uomo,
essere compagno,
essere umano…
non significa esserci quando tutto brilla.
Significa restare quando tutto si spegne.
Abbracciare quando lei trema.
Restare in silenzio accanto a lei quando le parole sono
inutili
e l’unica cosa che l’anima chiede è non sentirsi sola.
E tu non c’eri.
L’hai lasciata sola nella sua oscurità
e nonostante questo ti aspettavi che fosse lei a illuminare la
tua.
Un giorno capirai
che l’amore che lei ti ha dato non era comune.
Non era facile da trovare.
Non era uno di quelli che si incontrano due volte nella vita.
Ma quando lo capirai…
quando lo specchio ti restituirà la verità,
quando cercherai le sue mani nel letto vuoto,
quando avrai bisogno della sua voce e troverai solo silenzio…
lei non ci sarà più.
Non spezzata.
Non piena di rancore.
Non amara.
No.
Lei sarà intera.
Sarà in pace.
Si guarderà allo specchio con amore,
con orgoglio,
con la certezza di essere sopravvissuta.
E la cosa più triste per te…
quella che farà più male…
è che ha imparato ad amare se stessa
con la stessa intensità con cui un giorno ha amato te.
Solo che tu…
non sarai più lì per vederlo.