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Allegoria della Virtù

Superbo autografo del protagonista del Rinascimento parmense databile al 1525 fu nel celebre studiolo mantovano di Isabella d’Este, per passare nella collezione Aldobrandini nel 1603. Il dipinto Doria Pamphilj fu lasciato incompiuto per ragioni ignote. Rispetto alle coeve tempere su tela, questa ha una superficie più liscia, ottenuta con una preparazione di maggior spessore e fragilità, che si rivelò adatta a stendere lo sfumato e le velature dolci tipiche del Correggio. Composizione ed iconografia sono complesse e negli inventari antichi l’opera è descritta come un “concerto di varie figure di donne”. Gian Lorenzo Bernini verosimilmente scolpì la “Verità svelata dal Tempo” (Roma, Galleria Borghese) ispirandosi a quest’opera.

 

 

 

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Questa splendente figura e risalendo ancora con lo sguardo, osserviamo un volto di adolescente, di profilo, assorto che nonostante il suo ciuffo dorato e ribelle, che a tratti si confonde con le tinte autunnali dell’albero che lo sovrasta, ci fa pensare ad un essere disceso dal cielo.

Ma l’Angelo, osserviamo che, non è in adorazione; l’Angelo ha in mano un violino, e lo sta suonando; suona in onore della Vergine Maria; suona quello che lo spartito, retto da un Vecchio San Giuseppe, gli mostra.

Il testo dello spartito recita: “Io dormo, ma il mio cuore veglia”.

L’Angelo suona per il riposo della Vergine ed il bianco panneggio drappeggiato intorno a lui sembra sottolineare e seguire nello spazio l’affascinante motivo musicale.

Alcuni musicologi che hanno ben analizzato l’opera del grande maestro, hanno decifrato lo spartito e vi hanno riconosciuto un “mottetto” del musicista fiammingo Noel Bauldewijn, basato sul testo del “Cantico dei cantici”.

 

Non si conosce il committente di questo capolavoro giovanile dell’artista, ma vista l’importanza che si è data al tema della musica si è ipotizzato l’ambiente degli Oratori di San Filippo Neri.

 

 

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Sotto la protezione di un grande albero dai colori autunnali appare, al centro del quadro, l’Angelo.

Con il suo splendente corpo, secondo uno schema già in uso nella pittura rinascimentale, divide a metà la perfetta composizione pittorica; e se non fosse per questa splendida luminosa presenza il gruppo potrebbe essere agevolmente scambiato per una qualsiasi sosta di povera famiglia di contadini in fuga.

Alla sinistra dell’Angelo l’artista ci narra, mediante la raffigurazione del vecchio San Giuseppe, “la vita attiva”, umana; mentre alla sua destra con la raffigurazione della Vergine Maria ed il suo Bambino “la vita contemplativa”, la spiritualità.

La luce del dipinto si diffonde quasi esclusivamente dall’Angelo; un Angelo musicante.

Ritratto di spalle, ma bellissimo, accentua per la tenera soavità delle carni nude, l’ambiente di idillio naturale.

Due gambe perfette avvolte da un drappo candido che gli cinge i fianchi e che lascia indovinare un giovane corpo; c’è una infinita dolcezza nella posizione di quelle gambe.

Man mano che lo sguardo risale lungo l’elegante figura si scoprono grandi ali di uccelli di rondine.

 Ali nere; raccolte e innestate in un corpo efebico; ali nere in assoluto contrasto con quel corpo che fa pensare al candore.

Ali scure e corpo candido, certo una raffigurazione del bene e del male.

Forse che, attraverso questa stupenda espressione pittorica, il Caravaggio ci invita a considerare che, per l’equilibrio umano, è importante che ci sia una compensazione tra il bene ed il male?

Con il suo “racconto” ci vuole significare che il lato oscuro è in ogni creatura di Dio, anche in un Angelo.

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 Il violino che l’angelo sta suonando: c’è una corda spezzata, ed è un’allegoria della fragilità della vita, costantemente in bilico tra la povertà (simboleggiata da san Giuseppe) e la Vita Eterna (simboleggiata dalla Vergine ed il Bambino).

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Riposo durante la fuga in Egitto" è un dipinto singolare che Caravaggio realizzò nel 1597 su una tela di Fiandra, tessuto allora usato per confezionare tovaglie. Il quadro è stato dipinto nel periodo romano dell'artista, che visse una vita breve e piena di guai a causa del suo temperamento rissoso. Forse l’artista era a corto di denaro e non poteva comprare una tela per la pittura, o forse semplicemente ha voluto sperimentare: non ne sapremo mai la vera ragione. Fatto sta che questo straordinario quadro è stato dipinto su una tela di Fiandra, che all’epoca (e non solo) veniva utilizzata per confezionare le tovaglie.
Michelangelo Merisi (1571-1610), in arte Caravggio, ha avuto una vita breve e burrascosa. Indiscusso caposcuola del Barocco, è un artista che possiamo considerare un ”fotografo” per l’intensa precisione dei dettagli delle sue opere.

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Ai piedi della Vergine il pittore ha dipinto piante simboliche che alludono alla verginità di Maria (l'alloro), alla Passione (il cardo e la spina della rosa) e alla Resurrezione (il Tasso barbasso).

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