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L’odierna Basilica di San Francesco venne realizzata intorno alla metà del IX secolo al posto di una precedente più piccola, costruita poco dopo il 450, voluta dal Vescovo Neone e dedicata agli Apostoli Pietro e Paolo. Tale titolazione venne mantenuta fino al 1261, quando l’Arcivescovo Filippo la passò in custodia all’Ordine dei Francescani. Questi dedicarono la chiesa al Santo d’Assisi e ampliarono il complesso costruendovi il convento, nel quale rimasero fino al 1810. In questa data, l’ordine venne espropriato dalle autorità napoleoniche e vi fecero ritorno solo nel 1949, dove si stanziarono in un fabbricato sul lato opposto al precedente convento, in cui risiedono attualmente.
La basilica di San Francesco è un'importante chiesa cattolica del centro storico di Ravenna: è situata in piazza San Francesco ed è sede di parrocchia affidata all'Ordine dei frati minori conventuali. L'attuale edificio risale al IX-X secolo, ed è stato più volte rimaneggiato sia all'esterno, sia all'interno. La chiesa è nota per essere stato il luogo delle esequie di Dante Alighieri nel 1321 ed è parte della cosiddetta zona dantesca .
Durante la seconda guerra mondiale la cassetta fu nuovamente nascosta per evitare che i bombardamenti la distruggessero. Fu prelevata dal tempietto il 23 marzo 1944 e ricollocata il 19 dicembre 1945; durante questo periodo rimase sepolta a pochi metri di distanza dal mausoleo sotto un tumulo coperto da vegetazione, oggi contrassegnato.
Luogo in cui fu ritrovata la cassetta contenente le ossa di Dante nel 1865.
Per anni, chi faceva visita alla Tomba di Dante faceva visita in realtà ad una tomba vuota. Fino a quando, il 27 maggio 1865, un operaio ritrovò quell’urna. Uno studente, tale Anastasio Matteucci, tradusse l’iscrizione che l’urna recitava dantis ossa a me fra antonio sarti hic posita anno 1677 die 18 e gridò allo stupore: le ossa di Dante erano lì, non nella tomba! Ed ecco che la sua salma fu ricomposta, con dei fili d'argento e sistemato su un cuscino di raso bianco in un'urna di cristallo. L'urna venne esposta al pubblico per tre giorni alla fine di giugno. Migliaia di persone accorsero a vederla; numerosissimi dalla Toscana.
Il giorno dopo il decesso, Dante fu subito sepolto all’interno del sarcofago in cui ancora oggi giace, ma che era posto all’interno del chiostro di Braccioforte; solamente alla fine del XV secolo, fu spostato sul lato ovest del medesimo. Firenze, però, non stette a guardare: iniziò a reclamare le spoglie del suo illustre cittadino, soprattutto quando furono nominati papi i fiorentini Leone X e Clemente VII. Leone X, insieme a Michelangelo, inviò una delegazione a Ravenna a recuperare i resti di Dante, ma ebbe una brutta sorpresa: il sarcofago era vuoto. Attraverso un buco che dal chiostro raggiungeva la tomba, i frati francescani li avevano “trafugati” per metterli in salvo e, una volta restituiti al sarcofago, ecco che questo venne spostato all’interno del chiostro così da poter essere costantemente sorvegliato. Anche una seconda volta, i frati tolsero le ossa dall’urna originaria per nasconderle: accadde nel 1810, in pieno periodo napoleonico. La cassetta fu murata nell’oratorio attiguo, e nessuno ne seppe più nulla.













