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Alla fine del XVIII secolo S. Antonio di Ranverso godeva di un consolidato potere sul territorio e la zona circostante appariva abbastanza popolata, a tal punto da giustificare la presenza di svariati edifici rurali. Nel 1776, dopo la soppressione dell'Ordine Ospedaliero degli Antoniani, i possessi di Sant'Antonio di Ranverso contavano circa un quarto dei terreni del comune di Buttigliera Alta e quattro grandi cascine alle sue dipendenze; queste proprietà furono assegnate da papa Pio VI all'Ordine Mauriziano, ancora attuali detentori dell'abbazia.

 

 

Il complesso è stato dichiarato monumento nazionale nel 1883 e restaurato prima da Alfredo D'Andrade e da Cesare Bertea all'inizio del Novecento.

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L'ubicazione, infatti, era strategica poiché rappresentava un'importante tappa della Via Francigena di entrambi i percorsi provenienti dai vicini valichi del Moncenisio e del Monginevro, prima di entrare nelle città di Rivoli e successivamente di Torino.

In seguito, con l'avvento dell'epidemia di peste della seconda metà del XIV secolo, l'ospedale di Ranverso svolse un ruolo fondamentale per la cura e l'assistenza agli appestati, poiché venivano attuate apprezzabili pratiche di isolamento e cura delle piaghe infette mediante il grasso dei maiali per evitare l'espandersi dell'infezione, tant'è che la stessa iconografia di sant'Antonio abate divenne esplicita, raffigurando il santo sempre accanto a un suino.

 

 

 

 

Il complesso fu rimaneggiato più volte nel corso dei secoli alterandone fortemente la forma originale e l'ultimo intervento conclusivo a completamento della chiesa fu operato nell'ultimo trentennio del XV secolo su volere di Jean de Monthenou, che venne nominato commendatario nel 1470; all'epoca il complesso comprendeva un ospedale, di cui rimane solo una facciata, la precettoria e la chiesa

 

 

 

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La precettoria di Sant'Antonio di Ranverso è un edificio religioso piemontese  fondato dall'Ordine ospedaliero di Sant'Antonio di Vienne e situato a Buttigliera Alta, in città metropolitana di Torino, al principio della Valle di Susa.

 

La nascita del complesso monastico risale agli ultimi anni del XII secolo su volere del conte Umberto III di Savoia e il suo nome combina la dedica a sant'Antonio abate e il toponimo di rivus inversus, riferito a un canale situato a nord delle colline moreniche nelle vicinanze.

 

 

Le prime notizie di una cappella presso il luogo del Rivus Inversus si hanno già a partire dal 1156 ma soltanto nel 1188 è documentata la donazione del terreno da parte di Umberto III di Savoia, che diede in uso l'area ai canonici regolari di Sant'Antonio di Vienne, in seguito noti come "Antoniani e Fan di lazza ", con l'intento di creare una struttura dotata di una foresteria per i pellegrini e anche una sorta di lazzaretto per coloro i quali erano afflitti dal "fuoco di sant'Antonio".

 

 

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Buona giornata❤️🧡

 

Non c'è nessuno al mondo che possa essere come te, e questa è la tua forza.

 

 

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La carrozza di Napoleone

 

 

 

 

La carrozza, che presenta lo stemma napoleonico sulle portiere, probabilmente ha fatto parte del corteo che nel 1805 portò Napoleone a Milano per l’incoronazione a Re d’Italia, con una prima tappa intermedia a Stupinigi dove soggiornò insieme alla moglie Giuseppina. La berlina passò poi alla seconda moglie Maria Luigia d’Austria, dal 1816 duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla, come attesta lo stemma che sostituisce le insegne napoleoniche originali. Nel 1845 la carrozza fu acquistata da Antonio Delavo, un farmacista appassionato di storia napoleonica, che la inserì nel museo dedicato alla battaglia di Marengo allestito nella sua villa. Nel 1947, quando la residenza venne venduta, la berlina passò all’antiquario Edilio Cavanna che la conservò senza particolari attenzioni in un capanno adibito a magazzino.

Nel 1953 il celebre sensitivo Gustavo Adolfo Rol decise di acquistare la carrozza e di farla restaurare a Torino. La carrozza venne poi destinata alla Palazzina di Caccia di Stupinigi il 3 giugno 1955.

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Camera da letto del Re. Anche in questo caso la volta è stata affresca da Michel Antonio Milocchi e rappresenta sempre scene della vita di Diana. Sia i lambriggi che le porte volanti sono di disegno juvarriano, eseguiti nel 1737/41 

 

 

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