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Nei sotterranei del Castello di San Pietro le statue di terracotta sono schierate in assetto da guerra, come lo erano nel III sec. a.C. quando furono poste a guardia del sepolcro monumentale di Qin Shi Huang, il primo imperatore della Cina; l’allestimento dell’esercito si sviluppa dai soldati semplici delle prime file, ai generali delle ultime, passando attraverso la fanteria e la cavalleria. Le figure, oltre ad avere pose differenti e armi specifiche corrispondenti alla loro funzione nell’esercito, mostrano anche capigliature e tratti fisionomici molto diversi dimostrando un’eccezionale qualità tecnica ed artistica e un sorprendente senso realistico.

 

 

 

 

 

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La tecnica usata per la loro fabbricazione è quella impiegata in antichità e consiste nel compattare cerchi di argilla per creare il torace, al quale è poi aggiunta la testa. La struttura è quindi ricoperta di blocchetti di argilla che creano le uniformi, decorata e dipinta. L’esercito non era certo una processione monocromatica di soldati e cavalli; era, al contrario, la manifestazione di una potenza soprannaturale dai colori chiassosi e brillanti quali il rosso, il verde, il porpora e il giallo.

 

 

 

 

 

 

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Sono oltre quaranta le statue di terracotta dei Guerrieri di Xian esposte nella penombra dei sotterranei del Castello di San Pietro in Cerro.
I Guerrieri sono fedeli riproduzioni, autenticate e certificate dal Museo di Storia di Pechino, realizzate su commissione del Governo Cinese in un unico irriproducibile lotto di 90 esemplari. Le statue, identiche alle originali, sono state impiegate per la promozione a livello internazionale del sito archeologico di Xian e del progetto museale ad esso connesso.

 

 

 

 

 

 

 

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Castello di San Pietro è una mirabile struttura quattrocentesca interamente visitabile.
Ospita nei suggestivi ambienti del sottotetto il mim, Museum in Motion, collezione di oltre millecinquecento opere di maestri contemporanei, italiani e stranieri, esposta a rotazione.

 

Osvaldo Barbieri detto BOT, Enricafuturista (caricatura in ferro), 1930-31 ferroplastica, ø 69x6un'opera dell'artista futurista piacentino Osvaldo Barbieri, noto come BOT (acronimo di Barbieri Oswaldo Terribile). 

 

 

 

 

 

 

 

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XIX secolo affascinante ciclo pittorico del salone d’onore del Castello di San Pietro prende vita la storia della Contessa Maria Teresa Zangrandi, moglie del Conte Alberico Barattieri. C'è un mistero dietro alla parte alta delle pareti dipinte con scene cavalleresche e paesaggi campestri dal gusto neogotico che si diffuse a Piacenza. Uno pseudonimo cifrato: Leonardo Hernani Magu. Nasconde probabilmente l'identità della Contessa-pittrice: "Dipingere le pareti non era di certo un’arte nobile, come invece era la pittura ad olio su tela: per questo motivo la Contessa Maria Teresa decise di utilizzare uno pseudonimo – spiegano gli attuali proprietari del Castello di San Pietro citando Rota Jemmi, 1984 - il mondo evocato nell'affresco non è più quello enigmatico del Medioevo delle cattedrali e dei monasteri, ma quello raffinato, colto e festoso delle corti della fine del XIV secolo, rivissuto in un’atmosfera fiabesca. Quanto all’autore, o autrice, sulle briglie dei cavalli sopra la prima finestra a sinistra, si legge la firma "Leonardo Hernani Magu”: questo è probabilmente lo pseudonimo con il quale si firmava Maria Teresa Zangrandi (1855-1941). Allieva di Stefano Bruzzi, la contessa si dedicò fin dall’adolescenza alla natura morta a olio ed acquerello; sue opere si conservano in raccolte private piacentine e alla Galleria d’arte moderna Ricci Oddi.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Buongiorno buon inizio settimana❤️💛

 

Fai attenzione a non ascoltare chi ti dice cosa puoi e cosa non puoi essere nella vita.

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