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LA FATA DEL LOTO

Giovane studentessa di Scienze naturali, Maria Pellegreffi portava a Mantova dall’università di Parma, dove studiava, alcuni rizomi di Nelumbio ottenuti da missionari italiani in Cina.
Era la fidanzata del geometra Aurelio Zambianchi, poi suo marito: con lui e con l’amica Elvira Zampolli, nell’ottobre 1921 metteva a dimora i rizomi davanti alla valletta di Belfiore. Il Nelumbio trovava l’ambiente ideale per crescere e svilupparsi. Alla fata del Loto sono state intitolate vie di Mantova e delle Grazie.

 

 

 

 

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Mantova e l’incanto della spettacolare fioritura dei Fiori di Loto. Non tutti lo sanno ma Mantova che è famosa come Patrimonio mondiale Unesco e città dei Gonzaga, essendo circondata dalle acque del fiume Mincio ha d’estate uno spettacolo unico in tutta Europa: la straordinaria fioritura del Fior di Loto, che riempie con i suoi grandi fiori di un rosa intenso la superficie di parte del fiume e del Lago Superiore. Nei mesi di luglio e agosto è un’esplosione di colori e grandi foglie galleggianti sull’acqua, unico spettacolo e il più grande che si ammira in assoluto fuori dalla Thailandia e dal Giappone. La bellezza e il profumo inebriante, le gradazioni di colore di questi fiori hanno portato a Mantova un nuovo fascino che si ripete ogni estate da un secolo circa, grazie all’introduzione di questa pianta acquatica ad opera di una botanica del luogo. Sarà possibile navigare nelle Valli del Mincio su imbarcazioni di dimensioni limitate alla bellezza dei canali e paesaggi fluviali e lacustri per ammirare da vicino la stupenda fioritura, immersi in una vegetazione ancora intatta e in vista della bellissima fauna del luogo: cigni, anitre, aironi cinerini e altri animali.

 

 

 

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La fioritura dei fiori di loto a Mantova, che si verifica principalmente tra luglio e agosto, è uno spettacolo naturale imperdibile. Le grandi foglie e i fiori rosa intenso del loto trasformano il Lago Superiore in un paesaggio mozzafiato, simile a quelli asiatici. È possibile ammirare questa meraviglia partecipando a escursioni in barca sul fiume Mincio, che offrono una prospettiva unica e immersiva tra i canali e le distese di fiori. 

 

 

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Il fiume Mincio

 

 

 

 

 

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Felice domenica❤️🧡

 

L’esistenza è qualcosa di prodigioso e misterioso. Di solito si pensa che sia un miracolo camminare sull’acqua o nell’aria. Io credo invece che il vero miracolo sia poter camminare sulla terra.

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Le circostanze della committenza e la datazione dell'opera sono sconosciute, a causa della mancanza di documenti contemporanei. Il ritratto tradizionalmente riferito a Lucrezia Buti nel volto della Madonna farebbe pensare a un'opera del periodo pratese (1452-1466), mentre le dimensioni insolite hanno fatto ipotizzare che si trattasse di una celebrazione per un'occasione privata e personale dell'artista, come la nascita del figlio Filippino (1457), anche se la tradizione indica un ritratto del fanciullo nel bambino o, più probabilmente, nell'angelo che si volta in primo piano, spostando la possibile data al 1465 circa, in concordanza anche con l'analisi stilistica.

La Madonna col Bambino e angeli detta Lippina è un'opera tempera su tavola (92x63,5 cm) di Filippo Lippi, databile al 1465 circa e conservata agli Uffizi di Firenze. Sul verso riporta lo schizzo a pennello di un busto femminile. Si tratta probabilmente del più noto dipinto di Fra Filippo, molto ammirato e punto di riferimento per tutte le Madonne col Bambino successive, soprattutto quelle di Sandro Botticelli. Il dipinto è importante anche perché è considerato una delle rare opere interamente autografe del maestro, senza interventi della bottega.

 

Si tratta di un vero e proprio tributo alla bellezza di Lucrezia con quel profilo così sublime e gli occhi di un azzurro che pare quasi trasparente. Nella parte in basso a destra si riconoscono nei tratti di Gesù Bambino quelli del figlio Filippino.

Filippo Lippi passò a miglior vita nel 1469 e lasciò la moglie con i figli e con troppi debiti da saldare. Il figlio più grande però iniziò a essere un pittore molto richiesto tanto da diventare più celebre del padre. Riuscì a saldare i conti in sospeso e ad acquistare una casa per la madre, dinnanzi al Convento di Santa Margherita in cui aveva vissuto per i primi vent’anni.

 

Un'iscrizione settecentesca sul retro della tavola testimonia la presenza del dipinto, a quell'epoca, nella villa di Poggio Imperiale, di proprietà dei Medici. Il 13 maggio 1796 è registrata in ingresso nelle Galleria Granducali, nucleo originario degli Uffizi.

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