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sun.one 18 febbraio

Ti presento "Pasticciandria", la città dove le mappe si disegnano da sole ma non sono mai d’accordo.

 

Qui le strade fanno finta di essere dritte, ma appena le guardi si piegano per timidezza. I semafori danno consigli di vita invece di indicare il verde: “Respira”, “Chiama tua zia”, “Non fidarti delle zucchine sospette”.

 

Il municipio è costruito interamente con biscotti diplomatici, che si sbriciolano solo durante le riunioni importanti. Il sindaco è una giraffa in pensione che indossa ciabatte fosforescenti e firma i documenti con un timbro a forma di nuvola indecisa.

 

A Pasticciandria piove coriandoli al gusto di biblioteca, e il vento racconta barzellette troppo lunghe. Le fontane spruzzano aranciata frizzante solo il lunedì emotivo, mentre il martedì è riservato ai pesci che prendono l’autobus per andare al cinema.

 

Il monumento principale è una statua invisibile dedicata all’Inventore del Silenzio Rumoroso, visitata ogni anno da turisti immaginari molto educati.

 

Se decidi di trasferirti lì, ricordati di portare una scala per salire nelle pozzanghere e un cappello impermeabile ai pensieri. 

 

 

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sun.one 15 gennaio

Il martedì decise di essere un cucchiaio.

Non per protesta, né per ambizione culinaria: semplicemente si svegliò nel cassetto delle posate con un leggero sapore di minestra e la convinzione di dover girare il cielo in senso antiorario. La forchetta accanto a lui russava in latino, mentre il coltello leggeva un giornale scritto su fette di pane tostato.

 

Alle otto in punto, il frigorifero annunciò le previsioni del tempo: “Oggi piovono bottoni, con schiarite di marmellata verso sera.” Nessuno si sorprese, tranne il gatto, che era un ombrello in incognito e temeva di aprirsi per errore.

 

Il martedì-cucchiaio uscì a fare una passeggiata nel corridoio, che nel frattempo era diventato una foresta di appendiabiti migratori. Salutò il tappeto, impegnato a studiare filosofia del pavimento, e inciampò in una domanda retorica lasciata lì ad asciugare.

 

“Che ore sono?” chiese a una lampadina.

“Blu,” rispose quella, con grande precisione.

Soddisfatto, il martedì tornò nel cassetto. Si addormentò pensando che l’indomani avrebbe fatto il contrario: sarebbe diventato mercoledì, ma solo di profilo, per non dare troppo nell’occhio.

 

E nel silenzio della cucina, la minestra applaudì piano, per non svegliare il calendario. 

 

 

 

 

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